Elettrificazione linea della Val Venosta, investimento di 66 milioni di euro

27 luglio 2018

Il trenino che dal 2005 attraversa la val Venosta è stato portato dalla faz.net, il portale online del quotidiano germanico Frankfurter Allgemeinen Zeitung, come «esempio di successo regionale». La ferrovia della val Venosta conta attualmente circa 2 milioni di passeggeri. «Il coraggio degli altoatesini è stato ripagato» scrive la faz.net. Circa 2 anni fa sono iniziati i lavori per l’elettrificazione, illustrati accanto agli interventi che interesseranno in futuro la linea stessa per adattarla al transito di treni a trazione elettrica più lunghi e più veloci. L’assessore provinciale Florian Mussner sottolinea che «attualmente sono in corso i lavori in 9 stazioni, dove si stanno adattando i marciapiedi lungo i binari. Il prossimo anno verranno eretti 1.500 piloni dell’alta tensione lungo la tratta, mentre a breve partirà la gara d’appalto per l’ampliamento della rimessa di Mallesı. Secondo l’assessore gli obiettivi chiave di questo intervento sono il cadenzamento ogni mezz’ora, una maggiore capacità di trasporto e collegamenti migliori dei treni attraverso Bolzano verso Innsbruck e attraverso Bressanone verso Lienz. Nel 2021 tutto il sistema entrerà in funzione. Per la linea della Val Venosta gli investimenti superano i 66 milioni di euro.

I treni in val Venosta saranno alimentati con corrente a 25 Kilovolt e il sistema unico Etcs, utilizzato dai tre quarti delle linee ferroviarie europee. I treni Flirt oggi in funzione saranno adeguati allo scopo, mentre i nuovi convogli (acquistati insieme a Trenitalia, il primo è in fase di realizzazione in Svizzera) sono già adatti per questo tipo di alimentazione. Nel frattempo, per poter utilizzare il sistema di telecomunicazione mobile GSM-R (Global System for Mobile Communications – Railway) in grado di gestire gli input riguardanti partenze, arrivi ed eventuali pericoli, STA e RAS hanno avviato la pianificazione per l’installazione delle antenne sui piloni, antenne che andranno ad ampliare la rete telefonica e di comunicazione utilizzata da RFI e verranno collegate con la stazione di controllo di Venezia.

Il vantaggio apportato dalla ferrovia della Venosta per la mobilità, la qualità della vita e il turismo è stato anche confermato da uno studio ad hoc dell’Istituto di Ricerca Economica della Camera di Commercio di Bolzano. Secondo Mussner l’elettrificazione è un capitolo fondamentale del piano per la mobilità provinciale, che si basa sul potenziamento della ferrovia per il trasporto pubblico delle persone e sullo spostamento del traffico verso modelli di mobilità sostenibili. Maggior informazioni sulla ferrovia della val Venosta si possono trovare sulla pagina web della STA (Strutture trasporto Alto Adige), che gestisce il servizio del trasporto ferroviario per conto della Provincia e porta avanti i lavori di adeguamento e ampliamento della linea.

Alto Adige Innovazione – 27/07/2018

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Ferrovie: Hitachi Rail Italy costruirà 135 treni diesel-elettrici per Trenitalia

Una fornitura di 135 treni regionali a trazione diesel-elettrica per Trenitalia. Se l’è aggiudicata Hitachi Rail Italy attraverso una gara europea per un importo a base d’asta di 1,6 miliardi di euro.
I nuovi treni – che entreranno in esercizio a partire dal 2021 – saranno costruiti negli stabilimenti italiani di Pistoia, Napoli e Reggio Calabria, dove sono già in produzione i nuovi treni Rock ad alta capacità di trasporto, con positivi effetti sul piano occupazionale.

La gara che ha suscitato un grande interesse a livello globale, con la partecipazione dei più importanti player presenti sul mercato, è stata aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, come previsto dal Codice degli Appalti, valutando come aspetto prioritario e preminente le più evolute ed efficaci soluzioni tecniche.

L’accordo prevede un minimo garantito di 70 treni e conferma il continuo e costante impegno di Trenitalia per assicurare sempre crescenti livelli di qualità nel servizio del trasporto regionale grazie ai treni di nuova e innovativa concezione che integreranno la flotta. La nuova commessa garantirà il miglioramento del comfort, maggiore affidabilità tecnica e conseguentemente più puntualità.

Il nuovo accordo si aggiunge agli investimenti già attivati per la fornitura dei nuovi 500 treni del trasporto regionale Rock e Pop, già in produzione, per i quali è previsto un investimento economico complessivo di 4,3 miliardi di euro, che inizieranno a circolare già dalla primavera del 2019.

Trasporti-Italia.com – 27/07/2018

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Camion: studio Cnr, il costo del trasporto italiano rimane uno dei più alti in Europa

Al fine di comprendere meglio le caratteristiche del trasporto merci su strada (RFT) italiano ed il suo posto in Europa, nel 2017 l’ente francese Comitè National Routier ha aggiornato il suo studio sul settore.
Sebbene l’Italia stia tornando gradualmente alla crescita (+1,7% nel 2017), il debito pubblico è ancora molto elevato, al 132% del PIL. In termini di infrastrutture, con 251.042 chilometri di strade, il trasporto su strada è predominante nel Paese. L’Italia, tramite il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, intende aumentare il trasporto merci su rotaia, bloccando 1,5 miliardi di euro nel periodo 2017-2028. Pertanto, al fine di riequilibrare le varie modalità di trasporto e ridurre la congestione sulle autostrade del Paese, lo Stato sta investendo molto nel trasporto ferroviario e marittimo attraverso i programmi”Ferrobonus” e “Marebonus”.

Nonostante un costante calo dell’attività (-5,7% tra il 2008 e il 2016) per le attività sia nazionali che internazionali, il RFT italiano è riuscito a mantenere la sua posizione all’interno degli Stati membri UE. Il calo è più pronunciato a livello internazionale con una diminuzione di quasi il 10%, rispetto al -5% a livello nazionale. L’89% dell’attività RFT nel settore è quindi realizzata a livello nazionale.
Allo stesso modo, l’attività di cabotaggio dei vettori italiani è diminuita costantemente nel periodo di osservazione. Su una media di 8 anni, l’attività è diminuita di quasi il 9%/anno. I principali Paesi in cui l’Italia svolge attività di cabotaggio sono Germania e Francia, rispettivamente con il 33% e il 60% dell’attività di cabotaggio dei vettori italiani nel 2016. Dal 2013, la Francia è stato il Paese nel quale il RFT italiano svolge la più alta percentuale di cabotaggio. L’Italia, inoltre, riceve 3 volte più cabotaggio di quanto ne faccia.

I vettori italiani si affidano sempre più a conducenti stranieri dalle loro filiali con sede in Paesi dell’Europa orientale. Il CNR ha notato, durante gli studi, che ci sono differenze nella retribuzione pari a quasi il 20% tra i conducenti italiani e i conducenti stranieri, che lavorano tutti con contratti italiani. Allo stesso tempo, al fine di non perdere il loro mercato, le aziende italiane scelgono sempre più di trasferire una parte significativa delle loro operazioni internazionali RFT a queste controllate a basso costo. L’analisi inoltre rivela uno spostamento delle attività verso l’ambito delle spedizioni e dell’organizzazione dei trasporti piuttosto che il trasporto in sè. Infine, i “padrocini” sono quasi scomparsi dal panorama RFT internazionale, ma sono ancora significativi nel mercato nazionale italiano.

Un sondaggio condotto dal Cnr sugli operatori ha mostrato che il chilometraggio annuale per veicolo, registrato nel sondaggio del 2014 (su valori del 2013), è più alto in Italia che in Francia e continua a crescere. Anche il numero di giorni operativi è aumentato nel 2017. Il prezzo dei veicoli è aumentato dall’ultimo studio del CNR.

Anche il carburante in Italia rappresenta un costo particolarmente elevato (43.347 €/anno), a causa di tre ragioni: la percorrenza annua (135.540 km/anno), il costo unitario del carburante al netto del rimborso parziale delle accise (0,919 €/litro, più alto della Francia) e le caratteristiche geografiche del Paese sulle principali rotte internazionali verso il nord, che ha un effetto negativo sul consumo (circa 34,8 litri/100 km rispetto a 31,5 litri/100 km in Francia). I pedaggi rimangono una delle voci di costo più importanti, a € 17.500/anno, un livello che è rimasto relativamente stabile dal 2013.

Costo dei conducenti
Il costo per conducente è aumentato sensibilmente rispetto allo studio del CNR del 2014. In 4 anni è aumentato dell’1,75% all’anno, da 50.487 euro nel 2013 a 55.555 euro nel 2018. Ciò è dovuto in particolare all’aumento del salario minimo concordato. L’ultima versione del CCNL prevede un graduale aumento del salario minimo per gli autisti di 108 euro tra febbraio 2018 e ottobre 2019, ossia +6,5% in un anno e mezzo. Con ogni probabilità, questa tendenza continuerà nei prossimi anni.
Inoltre, nel tentativo di reagire alla concorrenza dei Paesi dell’Europa dell’Est, il CCNL ha introdotto una leggera flessibilità con possibili aggiustamenti nell’orario di lavoro, tenendo conto delle esigenze dei datori di lavoro.
Quest’ultimo può imporre una modifica dell’orario di lavoro sulla base di 4 settimane all’anno. Queste modifiche danno luogo alle cosiddette indennità “di disagio”, pagate € 50 a settimana. Il costo di un autista italiano è superiore del 16% rispetto a quello di un autista francese, ma la sua produttività è anche più alta: 17% in più in termini di percorrenza e 17% in più in termini di ore di guida. Il costo di un’ora di guida in Italia è stimato al 98% del costo francese, una differenza che si sta restringendo. Lo studio del 2014 riportava un costo di un’ora di guida in Italia corrispondente al 92% del costo francese. L’inflazione è la stessa rispetto al costo per chilometro di un autista italiano: € 0,44/km nel 2017 contro € 0,43/km nel 2013.

In conclusione, sembra che gli sforzi regolatori intrapresi per introdurre una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro abbiano incontrato la resistenza dei lavoratori e abbiano portato solo a modifiche marginali. Allo stesso tempo, l’Italia ha registrato costanti aumenti dei costi e la sua competitività è stata indebolita rispetto ai Paesi concorrenti. Il costo per chilometro di un veicolo pesante italiano, esclusi i costi strutturali, rimane uno dei più alti in Europa. La vicinanza di Paesi low-cost dell’Europa orientale come Slovenia, Croazia, Ungheria e Romania ha un impatto negativo sul settore. In risposta, le aziende italiane di RFT si stanno adeguando trasferendosi o spesso abbandonando la pura attività di trasporto a favore del trasferimento all’estero.

Trasporti-Italia.com – 27/07/2018

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Il Ministro giallo-verde che ama la logistica e vuole «aprire i porti al futuro»

Intervista esclusiva con il titolare del dicastero alle Infrastrutture e ai Trasporti, Danilo Toninelli, che racconta la strategia necessaria per dare nuova linfa al sistema della logistica, con un aiuto dalle nuove tecnologie.

di Claudio Sonzogno

L’ESORDIO AL GOVERNO DI DANILO TONINELLI, 43 ANNI, SENATORE DEL NORD, POLITICO DI PRIMA LINEA DEI CINQUESTELLE, NON È STATO FACILE. Il suo dicastero, Infrastrutture e Trasporti, ha in mano le chiavi delle porte di ingresso nel nostro Paese dal Mediterraneo. Così, nel braccio di ferro sui problemi migratori con l’Europa, mentre il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, difende le posizioni italiane, tocca a Toninelli gestire di fatto una situazione, per sua stessa ammissione diventata strutturale, «nel luogo di flussi più pericoloso del mondo», come il Mediterraneo. E non solo. Se è strategico chiudere i porti per sollecitare accordi fra i Paesi europei per la distribuzione degli immigrati, è quanto mai urgente e legato alla crescita dell’intero Paese, colmare le grandi carenze infrastrutturali del settore. Toninelli se ne rende benissimo conto: come spiega ad Economy in questa intervista, è in corso al suo dicastero una valutazione di tutte le opere necessarie con una project review basata sul principio costi benefici. «La logistica – rileva – è la chiave di volta per favorire e intercettare traffici che nei prossimi anni sicuramente aumenteranno malgrado le tensioni sui dazi». In particolare Toninelli si riferisce, e quindi guarda con favore, salvaguardando comunque i nostri prodotti e il made in Italy di qualità, al grande progetto infrastrutturale e di collegamento varato dal Governo cinese, la nuova “Via della Seta”. Sono infatti coinvolti i porti di Trieste, Taranto, Gioia Tauro e Genova e vengono previste anche lavorazioni in Italia di merci cinesi e loro trasporto a terra. E ciò dimostra, al di là dei pericoli e dei problemi, la grande opportunità che il Mediterraneo continua ad offrire ai nostri porti e all’intero Paese, e che Toninelli è impegnato a centrare con grande determinazione, invitando alla collaborazione tutti i player coinvolti.

L’Italia è il terzo Paese per movimentazioni di merci in Europa ed è la porta d’ingresso per le navi che transitano nel Mediterraneo. Risale a tre anni fa l’approvazione del PSNL, il Piano Strategico Nazionale dei Porti e della Logistica. L’attuale assetto la convince o lo riformerà? Sta attirando molte critiche, ma non è che in passato le cose andassero meglio.

C’è ancora tanto da fare. Ci sono carenze infrastrutturali da colmare e servono connessioni migliori per favorire l’intermodalità e la multimodalità. Dunque, il lavoro da portare avanti non è solo sui porti, ma anche sugli interporti e soprattutto sulla cura del ferro.

Cinquantotto porti sono stati riorganizzati in quindici autorità del sistema portuale che dovrebbero gestire anche nuove opere infrastrutturali finanziate in prevalenza con fondi Ue. L’obiettivo è realizzare i nodi della rete logistica che integra il trasporto marittimo con quello terreste e aereo in continuità con lo sviluppo al 2030 dei corridoi Tent-T che collegano l’Italia all’Europa, dal Baltico all’Adriatico e al Mediterraneo. È d’accordo sulla strategia?

Il mio ministero sta impostando un nuovo metodo. Serve una cooperazione reale tra i soggetti istituzionali e i player coinvolti, tanto più in una catena complessa e interdipendente come la catena logistica. E poi bisogna implementare le tecnologie che consentono di lavorare insieme in una logica di interoperabilità. Per il resto, stiamo valutando tutte le opere con una project review basata sul principio dei costi-benefici.

La crescita del Sud è in parte legata allo sviluppo del sistema aeroportuale che in molti casi è costituito da un patrimonio obsoleto da mettere in sicurezza promuovendo la sostenibilità. Cosa intende fare sulla ”rigenerazione”?

Bisogna uscire da logiche di campanile e da duplicazioni inutili, immaginando uno sviluppo, una collocazione degli scali che copra in modo armonico il territorio nazionale, esaltando le caratteristiche economiche e sociali dei vari territori.

Un fiume di soldi, circa 340 milioni di fondi Ue, sono in arrivo per i porti siciliani. Il rischio infiltrazioni mafiose ha costretto a un protocollo d’intesa in prefettura a Palermo per blindare gli appalti. Cosa farete per bloccare gli appetiti dei clan?

Regole semplici, controlli sempre più efficaci e una collaborazione stretta anche con l’Anticorruzione.

Eppure i controlli e la prassi di sdoganamento delle merci è considerata già eccessiva e una delle cause della scarsa competitività dei nostri porti, tanto più con una normativa disomogenea e iter procedurali stratificati. Come pensa di intervenire?

Stiamo implementando la soluzione dei controlli doganali in mare. Ci sono innovazioni tecnologiche, come il sigillo elettronico, che consentono il “pre-clearing”, ossia lo sdoganamento delle merce durante la navigazione prima ancora di arrivare a banchina. Le nostre Autorità portuali stanno portando avanti delle sperimentazioni e i tempi sono già stati abbattuti. Si potrà fare sempre meglio.

L’ex ministro Delrio ha stanziato un miliardo per collegare meglio porti e rete ferroviaria: questo progetto andrà avanti? E in che termini?

È sicuramente importante, come dicevo, spingere sul pedale dell’intermodalità per favore una mobilità più efficiente, pulita e sostenibile. La logistica è la chiave di volta per favorire gli investimenti e intercettare i traffici che nei prossimi anni sicuramente aumenteranno, malgrado le tensioni sui dazi. Sto pensando, ad esempio, al grande progetto di matrice cinese della nuova Via della Seta.

Rete ferroviaria: ottima l’alta velocità, inadeguata per il resto. Come migliorarla?

Trenitalia ha previsto investimenti per 4,5 miliardi per l’acquisto di 450 nuovi treni (300 Rock e 150 Pop) che entro il 2024 rinnoveranno l’80% della flotta dei treni regionali dimezzando l’età media dei treni dagli attuali 20 anni a 9. Dovremo puntare tantissimo sul trasporto regionale e pendolare, per migliorare la qualità della vita dei circa 5 milioni di cittadini che si spostano ogni giorno per lavoro.

Per superare l’individualismo portuale e rendere più efficienti le governance di sistema che cosa propone? Come considera la mappa interattiva realizzata per promuovere la nuova organizzazione del sistema portuale italiano e una maggiore integrazione con la rete di trasporti europea?

La mappa interattiva rappresenta un gran lavoro realizzato dai tecnici del mio ministero. Uno strumento utilissimo per chi voglia conoscere meglio cosa accade in seno alle autorità portuali. Bisogna abbandonare, pure qui, vecchie logiche di campanile e capire che senza integrazione e rilancio logistico, resteremo fuori dalle grandi direttrici del commercio internazionale. Inoltre, bisogna dare strumenti alle nostre imprese per far viaggiare al meglio le loro merci.

Ha detto che comunque le infrastrutture si faranno «perché ci sono enormi spazi in bilancio»… quali e quanti?

Solo in relazione all’ultima legge di Bilancio, abbiamo un Fondo investimenti da 36,1 miliardi da qui fino al 2033. La gran parte di essi sono a disposizione di programmi che fanno capo al mio ministero. Si tratta di accrescere la capacità di spendere questi soldi in opere sostenibili ed effettivamente utili al Paese. Al tempo stesso, se penso alla difficoltà degli enti locali di pianificare gli investimenti, è necessario liberare le risorse, semplificando le regole che presidiano i bilanci dei comuni.

Come pensa di migliorare la cosiddetta “continuità territoriale” con la Sardegna?

I sardi hanno il diritto di potersi spostare da e per la loro isola senza dover raggiungere scali che sono eccessivamente scomodi o remoti. Abbiamo dato il via libera alla conferenza dei servizi e mi sono già impegnato sul bando per la prossima continuità territoriale. Stiamo lavorando per migliorare e rendere meno onerosi anche i collegamenti marittimi. Chi vive in Sardegna deve sentirsi pienamente parte integrante del Paese.

E per la Sicilia, il Ponte sullo Stretto potrebbe tornare?

Ci sono infrastrutture che hanno una priorità ben più alta. Penso alla dotazione ferroviaria in Sicilia, per fare un esempio. Servono tante piccole opere diffuse sul territorio, che danno, è dimostrato, più lavoro, più ricchezza e aiutano a manutenere il territorio, senza impattare negativamente sull’ambiente.

Economy, n.8 Agosto – 27/07/2018

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Aeroporto di Treviso, passeggeri +10% nei primi sei mesi

Cresce il traffico aereo all’aeroporto Canova di Treviso. Secondo i dati di Assaeroporti, lo scalo della Marca ha infatti visto aumentare da gennaio a giugno 2018 i passeggeri del 10,8%, arrivando a toccare 1,6 milioni di utenti. Il numero di voli è incrementato nel primo semestre dell’anno del 7,2%, arrivando a quota 11.233, costituiti per il 90% da tratte gestite dal low cost Ryanair. Dati che pongono la piccola pista di Treviso – la cui vicinanza alle abitazioni di Quinto di Treviso provoca da tempo proteste per il rumore degli atterraggi – al terzo posto fra gli aeroporti italiani oltre i 10 mila movimenti che segnano la crescita maggiore nel numero di voli. Fanno meglio solo Napoli (+11,6%) e Palermo (+11,3%).

Rispetto agli altri due scali veneto, Treviso resta comunque quello con meno voli in termini assoluti: Venezia ne conta nel primo semestre dell’anno 43.148 (+0,5%), Verona si attesta a 14.521 (+5,8%). Sul fronte del numero di passeggeri invece il Canova supera il Catullo di Verona: i passeggeri transitati da Treviso da gennaio a giugno sono stati 1,6 milioni, contro i 4,9 milioni di Venezia e gli 1,4 dell’aeroporto scaligero.

Veneto Economia – 27/07/2018

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Porti: investimenti per 118mln per Venezia e Chioggia

Si aggiungono ai 215 per interventi già avviati.

Per i porti di Venezia e Chioggia (Venezia) saranno stanziati tra 2019 e il 2021, 118 mln di euro che si aggiungono ai 215 per interventi già avviati.

Lo ha deciso il Comitato di gestione dell’autorità di sistema portuale dell’adriatico settentrionale presieduto da Pino Musolino.

Il piano prevede investimenti per il miglioramento dell’accessibilità marittima nei porti di Venezia e Chioggia (35 mln di euro). In particolare, nel porto di Venezia, sono previsti importanti lavori di manutenzione e di ripristino delle opere di marginamento delle casse di colmata lungo il canale Malamocco-Marghera con un costo complessivo di 23,5 mln di euro.

Quindi 9 mln di euro saranno destinati agli escavi del canale Malamocco-Marghera, dei canali portuali interni e dei bacini di evoluzione a quota prevista dal Piano Regolatore portuale (Prp).

Nel porto di Chioggia sono previsti escavi per un importo di 3 mln di euro. I lavori interesseranno soprattutto la zona banchine Val da Rio e il canale di accesso al Porto. Le attività comprenderanno una campagna d’indagine per la caratterizzazione dei fanghi che consisterà in 225 sondaggi con prelievo di sedimento da analizzare chimicamente.

Ansa/Mare – 27/07/2018

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Assaeroporti: in crescita i passeggeri a giugno

26 luglio 2018

Sono stati 17.878.991 i passeggeri transitati negli aeroporti italiani nel mese di giugno, in aumento del 5,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Più contenuto il margine di crescita del traffico cargo, che registra  un aumento dell’1,6% nei volumi movimentati (101.585,3 ton) rispetto a giugno 2017.
Analizzando i risultati dei principali scali italiani, a Roma Fiumicino i passeggeri sono in crescita del 6,3% (4.088.050) – in leggera diminuzione, invece, i passeggeri nel secondo scalo romano, Ciampino (495.503 transiti, -0,5%).

In sensibile aumento risultano i passeggeri in transito all’Aeroporto di Malpensa, 2.257.696, +10,3% rispetto a giugno 2017 – anche in questo caso, registra invece una leggera flessione di traffico, -3,2%, l’altro aeroporto milanese, Linate, con 835.790 passeggeri.
Tra gli altri aeroporti principali, numeri significativi quelli dell’Aeroporto di Genova (+18,8%), Palermo (+14,2%), Olbia (+10,3%). Buono anche l’andamento del traffico passeggeri negli scali di Verona (9,6%), Bari (+8,9%), Alghero (+8,3%), Venezia (+7,6%), Napoli (+7,4%).
Complessivamente nel primo semestre di quest’anno sono stati 85.338.367 i passeggeri transitati negli scali nazionali, in crescita del 6% rispetto allo stesso periodo 2017.

Trasporti-Italia.com –  26/07/2018

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Infrastrutture: Confetra incontra Toninelli. La priorità sono i Corridoi e l’ultimo miglio reti-nodi

Il presidente di Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della  Logistica, Nereo Marcucci -accompagnato dal direttore generale Ivano Russo – ha incontrato il ministero delle Infrastrutture Toninelli.
Marcucci, riporta una nota, ha  sottolineato al ministro il profilo istituzionale della Confederazione: “Svolgiamo una funzione di rappresentanza che è declinata dall’art. 99 della Costituzione e dal Regolamento Ue sul Partenariato Economico Sociale. Dentro  questo perimetro, esprimiamo alle Istituzioni i bisogni e le  attese dell’intera supply chain logistica nazionale e di  tutte le 18 Federazioni di settore che rappresentiamo: cargo ferroviario, aereo, corrieri, gommato, terminal portuali, interporti, magazzini, industria delle spedizioni e tutti i servizi immateriali ed innovativi collegati alla  movimentazione ed al trasporto merce. Siamo confidenti che il  ministro saprà dedicare attenzione ed energie al nostro settore, che impegna decine di migliaia di imprese con oltre  800 mila dipendenti”.

“Tenevamo ad invitare personalmente il ministro alla nostra assemblea pubblica del prossimo 17 ottobre – ha detto ancora Marcucci – e ad anticipargli i temi che saranno in essa trattati e che rappresentano le  assolute priorità del sistema confederale: completamento dei Corridoi Europei Ten-T, accelerazione degli interventi di  collegamento di ultimo miglio tra reti e nodi, sostegno allo shift modale gomma/ferro e gomma/mare e rinnovata  attenzione alle relazioni industriali, nel nostro settore  particolarmente articolate e con non pochi elementi di criticità”.

Trasporti-Italia.com – 26/07/2018

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Lega e M5s divisi sul Brennero

Toninelli valuta il dossier autostrada del predecessore Delrio

di Filippo Merli

Dai binari alle ruote. Dalla Tav Torino-Lione all’autostrada del Brennero. Tra i dossier presenti sulla scrivania del ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli, c’è anche quello relativo al rinnovo della concessione della A22. La scorsa settimana, il ministro in quota M5s ha incontrato a Roma il governatore della provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, esponente del Partito autonomista trentino tirolese. Al centro del summit, la conferma dell’autorizzazione della gestione del tratto autostradale tramite il conferimento a una società in house, vale a dire interamente pubblica e in capo agli enti locali. Un tema sul quale la Lega e il M5s, i due alleati di governo, sono divisi.

Toninelli, durante il vertice con Rossi, ha ribadito l’importanza strategica del tunnel del Brennero. Posizione già sostenuta al Brenner Meeting, il vertice tra Italia, Austria e Germania che si è tenuto lo scorso giugno a Bolzano.

Sulla concessione della A22, invece, il ministro ha preso tempo. E si è riservato di approfondire con cura il dossier. Nel 2016, il predecessore di Toninelli alle Infrastrutture, il dem Graziano Delrio, aveva siglato un accordo che consentiva il rinnovo senza gara a una società in house con gli enti locali partecipanti alla Autobrennero spa, che con l’86% delle quote, di cui il 54% in possesso delle province di Trento e Bolzano, detengono la maggioranza a fronte del 14% di azioni diviso tra privati. Sia Rossi, sia il governatore di Bolzano e leader della Südtiroler volkspartei, Arno Kompatscher, vorrebbero raggiungere l’intesa con l’esecutivo gialloverde entro il 30 settembre, data della scadenza dell’accordo sottoscritto con Delrio.

«Confidiamo che, anche con l’impegno del ministro, l’articolo di legge che prevede la concessione in capo alla società in house espressione di questi enti venga attuato entro il 30 di settembre», ha confermato Rossi. «Il ministero», ha dichiarato Toninelli, «sta valutando il dossier che riguarda la concessione autostradale della A22, tenendo conto di tutti gli aspetti tecnici, finanziari e soprattutto giuridici, sia in relazione agli interessi dell’erario pubblico, sia delle regole del diritto europeo».

Pochi giorni fa, il presidente dell’Osservatorio nazionale liberalizzazioni e infrastrutture di trasporto (Onlit), Dario Balotta, ha chiesto a Toninelli di non concedere la proroga: «Lo stato annulli la concessione in atto di Autobrennero spa e prenda le redini della sua gestione».

Le due anime dell’esecutivo di Giuseppe Conte, sull’A22, hanno posizioni differenti. Almeno a livello locale. Il sottosegretario alla Salute in quota Lega, Maurizio Fugatti, è favorevole alla concessione.

Il consigliere provinciale del M5s di Trento, Filippo Degasperi, è contrario. «È auspicabile che la concessione della A22 sia affidata a una società in house», ha detto Fugatti al Corriere dell’Alto Adige. «Sarebbe un errore se il governo decidesse di andare contro le decisioni che l’autonomia ha già preso».

Degasperi, dal canto suo, ha espresso criticità sulla «gestione delle autostrade, da cui i territori delle due province non hanno tratto particolari vantaggi». Il tema della concessione dell’autostrada del Brennero potrebbe finire al centro della campagna elettorale per le provinciali del 21 ottobre. Nella tornata in cui Fugatti e Degasperi potrebbero sfidarsi come candidati del centrodestra e del M5s.

Italia Oggi – 26/07/2018

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Gli espropriandi della Tav a «lezione» dal Consorzio

Il progetto esecutivo della nuova linea ferroviaria ad alta velocità BresciaVerona comincia ad interessare direttamente anche alcune centinaia di cittadini calcinatesi proprietari dei terreni soggetti ad esproprio per la sua realizzazione.

MARTEDÌ 7 e mercoledì 8 agosto – alle 20, in due incontri distinti – saranno convocati nella sala consiliare del municipio, dove i tecnici del Consorzio Cepav due illustreranno «la procedura che verrà eseguita, i tempi di attuazione, nonché le attività che potrete eseguire a tutela dei vostri diritti, per una equa determinazione della indennità», come si legge nella lettera di convocazione recapitata nei giorni scorsi.

«L’amministrazione sta lavorando da parecchi mesi per organizzare degli incontri rivolti a tutti quei soggetti che saranno coinvolti dagli espropri della Tav, ma ha sempre incontrato società o professionisti che più che interessati a dare un servizio necessario e utile, miravano a racimolare clienti» spiega l’assessore ai lavori pubblici Mirco Cinquetti. «L’esposizione delle procedure da parte dei relatori – sottolinea – era volta a generare preoccupazione e rabbia, cosa che noi volevamo scongiurare. Abbiamo quindi optato per una collaborazione con Cepav due: l’incontro non è volto a trovare accordi, ma a dare spiegazioni. Naturalmente il tutto sotto la diretta supervisione del Comun». Nell’eventualità che qualcuno sia impossibilitato, i tecnici saranno disponibili ad incontrare queste persone singolarmente in un ufficio in municipio.

Brescia Oggi – 26/07/2018

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