Mit: disponibile la nuova edizione del Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti

13 luglio 2018

La nuova edizione del Conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti (CNIT) è disponibile sul sito del Mit. La quarantaseiesima edizione, relativa al 2016 – 2017, è presentata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Direttore Generale per i Sistemi Informativi e Statistici e contiene, anche in questa occasione l’aggiornamento delle informazioni statistiche attinenti gli ambiti di interesse del Ministero, oltre ai risultati delle tradizionali rilevazioni ed elaborazioni.

La pubblicazione è redatta annualmente dall’Ufficio di Statistica dell’Amministrazione in collaborazione con il Ministero, le altre Amministrazioni Pubbliche Centrali e Periferiche, l’Istat e numerosi Enti, Aziende ed Istituti di ricerca di settore.

Al suo interno si trovano set di dati relativi a numerose voci: trasporti, statistiche ed indicatori relativi a infrastrutture, tipologie di mezzi, traffico passeggeri e merci per modo di trasporto, mercato dell’automobile, trasporto pubblico locale, domanda ed offerta di mobilità ed indicatori di mobilità urbana.

“Le statistiche diffuse con il CNIT rappresentano un patrimonio informativo di rilevanza strategica per la programmazione ed il conseguimento degli obiettivi di adeguamento sul piano infrastrutturale, di riqualificazione urbana e del territorio più in generale, di sviluppo sostenibile a livello ambientale, dell’attività di edilizia e di realizzazione di opere pubbliche, nel contesto del processo di riequilibrio modale a favore di sistemi di trasporto sicuri e meno inquinanti, rispondenti alla crescente domanda di mobilità e di servizi efficienti ed al passo con i tempi da parte di cittadini ed imprese” evidenzia il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.

I dati più rilevanti

Le statistiche illustrate nel volume e desunte da fonti ministeriali, Istat e di altri Enti di settore, mettono in rilievo il consolidamento della tanto attesa ripresa economica, con un progressivo consolidamento della fase ciclica positiva che sta caratterizzando anche i settori dei trasporti e delle costruzioni, motori e volani di sviluppo del nostro Paese e dell’Unione Europea.

Dai dati emerge che l’industria di fabbricazione dei mezzi di trasporto è cresciuta del 6,8% nel 2017, con un incremento del 18,9% nell’ultimo quadriennio. Oggi rappresenta circa l’1,5% del valore aggiunto dell’intera economia.

In sensibile crescita anche il comparto dei servizi di trasporto che assorbe il 5% circa del valore aggiunto dell’intera economia. Segnali di ripresa (+0,1% nel 2016 e +08% nel 2017) anche per l’andamento del valore aggiunto del settore costruzioni.

Il traffico merci interno 2016, pari a 183 miliardi di tonnellate-km, registra un aumento superiore del 2,9% rispetto a quello dell’anno precedente e confermano l’assoluta prevalenza del trasporto su strada, che assorbe il 50,6% delle tonnellate-km di merce complessivamente trasportate. Le stime, ancora provvisorie, relative al traffico interno di merci per l’anno 2017, evidenziano un totale di 187 miliardi di tonnellate-km e mettono in rilievo un aumento del 2,2% del traffico complessivo rispetto all’anno precedente.

Per quanto concerne la mobilità, si registrano dei cambiamenti modali. Nel 2016 è cresciuta la mobilità dolce ossia gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Gli spostamenti con i mezzi pubblici sono aumentati (+741 mila nel 2016) e quelli intermodali, ossia pubblico + privato, (+212mila). Crollano gli spostamenti in auto (-6,7 milioni). Alla luce di questi cambiamenti si registra un incremento del +3,2% rispetto al 2015 del trasporto interno di passeggeri che raggiunge quasi i 930 miliardi di passeggeri-km. Incremento che secondo le stime riguarderà anche il 2017 raggiungendo quota 970 miliardi.

Il rapporto conferma che l’eMobility prende piede in Italia, sono state infatti vendute 67.961 nuove auto elettriche e ibride durante il 2017, ma costituiscono appena il 3,5% dell’intero parco auto totale.

Per numero di auto elettriche e ibride ogni 1000 abitanti per Comuni capoluogo di Provincia/Città metropolitana ai primi posti c’è Trento con 14,2 auto elettriche ogni 1000 abitanti, seguita da Bolzano con 9, Aosta con 4,3 e Milano con 4,2. Bologna, Bergamo, Como e Reggio Emilia superano le tre vetture più indietro invece Roma con 2,2, Firenze con 1,8, Perugia con 1,2, Ancona 1,1. Sotto la soglia di una vettura Palermo e Bari allo 0,6, e Napoli 0,3.

 Trasporti-Italia.com – 13/07/2018

© Riproduzione riservata

Incontro Toninelli-Bulc: si discute di Pacchetto Mobilità Ue, Torino-Lione e Brennero

Pacchetto Mobilità I, investimenti per la Connecting Europe Facility (Lione-Torino), Brennero e oneri di servizio pubblico in Sardegna. Questi i temi sul tavolo nel cordiale faccia a faccia, oggi al Mit, tra il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, e la Commissaria Europea ai Trasporti Violeta Bulc.

Il Ministro Toninelli ha evidenziato l’importanza centrale che lo sviluppo del settore infrastrutture e trasporti riveste nella visione del nuovo Governo e ha confidato in un finanziamento forte per la parte Trasporti nella nuova proposta della Commissione per il Quadro Finanziario pluriennale 2021-2027. Il titolare del Mit ha confermato l’intenzione dell’Italia di lavorare in stretto raccordo con le istituzioni Ue e con gli altri Paesi per lo sviluppo dei progetti europei e internazionali. Ha ribadito inoltre l’interesse dell’Italia per un compromesso qualificante sul Pacchetto Mobilità.

Entrando nel merito dei temi, circa il Pacchetto I il Governo italiano ha espresso perplessità sul compromesso presentato dalla Presidenza bulgara, sottolineando i punti qualificanti e dirimenti: l’aspetto sociale (accesso alla professione e al mercato, tempi di guida e di riposo, distacco dei lavoratori, noleggio) deve essere uno dei temi principali della regolamentazione del settore, mentre il cabotaggio deve essere un’attività solo temporanea, che non può essere svolta in maniera continuativa e sistematica e che necessita di una disciplina chiara che consenta di evitare fenomeni di concorrenza sleale. Inoltre, la sua regolamentazione  deve consentire controlli efficaci. Agli autisti, il cui impegno è altamente gravoso fuori dal proprio domicilio, vanno assicurati le tutele dei lavoratori distaccati, trattamenti che evitino accumuli di fatica e garantite condizioni ottimali di riposo, con rientri a casa in termini congrui. Nel corso dei negoziati sono stati fatti alcuni progressi, ma gli aspetti principali continuano a rimanere irrisolti. Comunque l’Italia lavorerà con la Commissione e con gli altri Stati membri in modo costruttivo, anche sotto la Presidenza austriaca, per giungere a soluzioni equilibrate.

L’Italia apprezza gli sforzi della Commissione volti ad assicurare dotazione e continuità finanziaria per il completamento delle reti e dei corridoi trans-europei nel bilancio Ue 2021-2027. La dotazione trasporti, sostanzialmente riconfermata nell’importo pari a 12,8 miliardi, seppur da destinare al nuovo assetto a 27 Stati membri, non dovrà quindi  subire alcuna riduzione, anche alla luce dell’esperienza dello scorso negoziato che ha quasi dimezzato il budget totale dello strumento Cef.
Per l’Italia è importante poi garantire le priorità orizzontali legate alle Autostrade del Mare e al sistema europeo di segnalamento e controllo ferroviario Ertms. E’ fondamentale poter contare sulla conservazione della dotazione finanziaria dello strumento, sia rivolta alla rete globale che centrale, soprattutto sotto la forma di finanziamenti a fondo perduto: a tal proposito, infatti, la nostra stima di investimenti per il periodo 2021-2030 ammonta a circa 76 miliardi di euro. Il co-finanziamento europeo sarà quindi elemento imprescindibile.

Per quanto riguarda invece il Progetto transfrontaliero Torino-Lione, il ministro Toninelli ha evidenziato l’opera di razionalizzazione delle tratte di adduzione, con una riduzione dei costi da 4,3 a 1,7 miliardi. E ha confermato che, nel rispetto degli accordi internazionali, si sta provvedendo a una analisi costi-benefici scientifica ed econometrica, i cui esiti saranno condivisi con la Commissione Ue.

Circa il Tunnel del Brennero, Toninelli ha chiesto a Bulc di valutare la conformità con le norme Ue dei blocchi settoriali imposti al traffico pesante dall’Austria, divieti che danneggiano fortemente le imprese italiane.

Il Ministro ha poi sottoposto alla Commissaria Ue il tema della continuità territoriale della Sardegna. Il Governo, infatti, intende portare a conclusione la procedura di definizione del nuovo regime degli oneri di servizio pubblico per gli aeroporti sardi di Cagliari, Alghero e Olbia con Roma e Milano. E’ indispensabile garantire parità di trattamento per tutti i cittadini dell’Unione residenti in tali aree. Dunque, si fa affidamento sulla collaborazione degli Uffici della Commissione per accelerare al massimo la definizione della procedura che porterà al nuovo regime degli oneri di servizio.

In relazione alla proposta di revisione della direttiva sul telepedaggio, Toninelli ha apprezzato l’equilibrio raggiunto nell’Orientamento generale del Consiglio del 7 giugno scorso e ha chiesto che il suo impianto non fosse modificato durante il negoziato con il Parlamento europeo. Tuttavia, il Governo ritiene che vada esteso l’obbligo di copertura del servizio al fine di assicurare l’interoperabilità europea, per un servizio fruibile nell’intera Ue. Infine, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha auspicato che il nostro Paese possa essere maggiormente rappresentato nei gradi apicali delle istituzioni e delle agenzie Ue, anche in riconoscimento del contributo italiano a tutti i livelli e della rilevanza che i trasporti hanno per il nostro Paese e la nostra economia. Toninelli si è augurato una maggiore attenzione della Commissione nella valutazione delle candidature di funzionari  italiani nelle strutture della Commissione e in quelle direttamente collegate (quali Emsa o Eurocontrol), riscontrando l’apertura in tal senso di Bulc.

Trasporti-Italia.com – 13/07/2018

© Riproduzione riservata

Interporto, il terminal sarà svizzero

Appaltata alla Hupac la gestione del traffico merci dai camion alla rotaia che sarà operativo da gennaio 2019. Nuovi binari e polo logistico: lavori in corso fino a fine anno. I futuri servizi del centro richiederanno circa 250 nuovi addetti

di Davide Lisetto

I grandi lavori all’Interporto di Pordenone stanno proseguendo senza soste. E il cantiere-madre – quello che vedrà la realizzazione del terminal ferroviario attraverso il collegamento in entrata e in uscita dalla linea ferrata Venezia-Udine – dovrebbe terminare nel gennaio 2019. Salvo intoppi dovuti a situazioni meteo. Ma per accelerare sui tempi Interporto ha già affidato l’appalto della gestione complessiva del futuro terminal. Ad aggiudicarsi la gara – vi hanno partecipato tre società, tra le quali una tedesca e una mista italo-tedesca – è stata la Hupac spa, con sede a Busto Arsizio (Varese) controllata dalla casa madre che ha sede a Chiasso in Svizzera. L’avvio del terminal richiederà un indotto di circa 250 addetti. Tra operatori al trasporto e amministrativi (la Dogana raddoppierà l’organico) Interporto passerà dai circa mille attuali a 1.250 addetti.

L’ACCORDO
L’intesa per l’appalto della gestione del terminal è stata siglata ieri tra l’amministratore delegato di Interporto Giuseppe Bortolussi e il direttore amministrativo di Hupac spa Roberto Paciaroni. Ma che cosa dovrà fare la società italo-svizzera rispetto al bando? Hupac dovrà occuparsi dell’intera gestione del terminal e dell’acquisizione di traffico merci. Dovrà dunque trasferire le merci dalla gomma alla rotaia: portare i treni e il traffico di Tir a Pordenone – e in questo la vicinanza all’autostrada e la nuova bretella in via di costruzione sono cruciali – e trasferire il traffico su rotaia. In sostanza, togliere i camion dalla strada e dare la possibilità alle aziende del sistema manifatturiero non solo regionale ma anche veneto (l’Interporto più vicino è quello di Padova) di trasportare le merci in tutta Europa, sia verso nord ma anche verso est. Un passaggio fondamentale per Interporto che – anche grazie al fatto che la linea ferroviaria è ora predisposta per l’alta capacità, cioé per il trasporto merci in maniera performante – potrebbe fare diventare Pordenone uno snodo fondamentale per la logistica di una grande area produttiva verso i mercati internazionali. Il collegamento diretto dalla linea ferrata Ve-Ud con i binari del terminal abbattono anche i costi di manovra nella movimentazione dei treni che non dovranno più raggiungere la stazione di Pordenone per cambiare direzione di marcia.

LA SCOMMESSA
La Hupac spa (fondata nel 1967) gestisce da tempo l’interporto di Busto Arsizio-Gallarate, uno dei maggiori poli logistici europei, ha deciso di puntare su Pordenone. «Crediamo che quest’area imprenditoriale – ha sottolineato il direttore Paciaroni – presenti una realtà consolidata nel manifatturiero e nella logistica. Per noi si tratta di cogliere un’opportunità importante per dare un servizio innovativo a una grande area industriale che esporta moltissimo. Inoltre, teniamo a sottolineare quali potrebbero essere i vantaggi in termini ambientali dal passaggio dalla gomma alla rotaia: i dati parlano di un risparmio di Co2 pari al 90%». Un treno merci completo arriva a caricare fino a 40 Tir: tra andata e ritorno dalle destinazioni sono 80 camion in meno sull’asfalto. E con l’autostrada A-4 che registra un traffico di mezzi pesanti di 14 milioni annui l’impatto non sarebbe indifferente. «L’importante novità di questo accordo – sottolinea Bortolussi – è che la Hupac farà arrivare i treni movimentandoli e dando certezza 365 giorni all’anno attraverso un servizio completo e puntuale al mondo imprenditoriale in un territorio friul-veneto che registra un export del valore di oltre 31 miliardi di euro per merci che vanno e vengono da tutta Europa». Insomma, potrebbe essere la vera svolta a 25 anni dall’inaugurazione di Interoporto.

Gazzettino/Pordenone – 13/07/2018

© Riproduzione riservata

Tav veneta, il ministro fa il conto delle penali per rescindere il contratto

Toninelli (M5S), critico verso l’Alta velocità, rimette in discussione la Brescia-Verona: «Sia sostenibile» Le reazioni Miller (Confindustria): «Cantieri in partenza, quanto sta succedendo ha dell’incredibile»

di Alessio Corazza

Una breve nota del Ministero delle Infrastrutture diramata ieri «in merito al vivace dibattito in corso sulla tratta AV/AC Brescia-Verona» cambia in modo radicale anche se non del tutto imprevisto i destini della Tav veneta.

Che il ministro Danilo Toninelli del Movimento Cinque Stelle fosse da annoverare tra i critici dell’opera lo si era già ben compreso quando aveva annunciato un’«analisi dei costi/benefici» come condizione per proseguire con i lavori, già finanziati, autorizzati e di ormai prossima cantierizzazione. Ora dalla nota si apprende già di un passo in più, visto che «è in corso un esame dell’analisi trasportistica già fatta, che aveva escluso l’ipotesi del potenziamento della linea esistente». Si tratta dell’ipotesi di Tav «low-cost» già studiata per la Venezia-Trieste, con tanto di lodi della Corte dei Conti Europea, che per il resto ha definito la Tav e in particolare la Milano-Venezia, tra le tratte più costose d’Europa. Allo stesso modo «si stanno rivedendo pure le Conferenze dei servizi e la Valutazione di impatto ambientale» e «si porrà la massima attenzione a tutti i vincoli in termini di sostenibilità». Ma è il passaggio successivo della nota che suona come un vero e proprio attraversamento del Rubicone. «Inoltre – scandisce il Mit – stiamo vagliando con precisione l’entità delle eventuali penali di rescissione».

All’inizio di giugno, con il governo da poco insediato, era arrivata la firma del contratto tra Rete Ferroviaria Italiana e il Consorzio Cepav 2 per la realizzazione del primo lotto costruttivo della Brescia-Verona, per un valore di 1,6 miliardi di euro. La notizia era stata commentata con subitaneo entusiasmo dal governatore Luca Zaia, che intendeva così far capire con chiarezza da che parte stava la Lega, che aveva promesso di difendere le infrastrutture venete, dalla Tav alla Pedemontana. Ma quella firma aveva fatto infuriare l’ala dura del Movimento Cinque Stelle, come la deputata veronese Francesca Businarolo, che ha il suo ufficio parlamentare a casa di un espropriando Tav.

Che adesso il governo, pur di fermare il progetto di Tav tra Brescia e Verona i cui cantieri sono programmati per partire entro poche settimane e comunque entro l’anno, sia disposto a valutare il pagamento di penali (sicuramente milionarie), apre scenari del tutto nuovi, oltre che segnare un de profundis sui progetti ancora a venire, tra cui la Verona-Vicenza-Padova. Franco Miller, che segue la partita della Tav per Confindustria Veneto da molti anni, è a dir poco scioccato. «Non ho parole, non so che dire – commenta – Le parole della nota sono allarmanti. Non riesco a capire come si possa arrivare a seguire una strategia così antistorica». Miller per altro conferma che i cantieri sono praticamente in partenza. «Sono stato anche recentemente al consorzio Cepav 2, tutto funzionava perfettamente, sono in piena attività per procedere all’apertura dei cantieri. Quanto sta succedendo è incredibile». Da capire, adesso, come reagirà la Lega che pare voler nominare un manager di provata fiducia come Giuseppe Bonomi (già presidente di Sea, la società aeroportuale di Milano-Malpensa) al vertice delle Ferrovie, al posto di Renato Mazzoncini.

Ieri Toninelli si è sottoposto al suo primo question time al Senato, dove sulla Tav è stato incalzato dal senatore veronese del Pd Vincenzo D’Arienzo, membro della commissione Infrastrutture. «I grillini sono una iattura. La loro impostazione ideologica porterà solo danni alla nostra economia ed allo sviluppo che l’alta velocità porterebbe con se. Fermare la Brescia-Verona significa affossare tutto il corridoio ferroviario 5 ed anche il percorso verso il Brennero. Per il futuro della logistica veronese sarebbe la morte. Auspico che tutto il territorio reagisca a questo triste scenario è non faccia finta che nulla stia accadendo. Il loro sogno del “governo del cambiamento” per Verona e per il Veneto sarà un incubo». Ma per il Mit si sta semplicemente lavorando «per dare la soluzione migliore ai cittadini e al territorio».

Corriere del Veneto – 13/07/2018

© Riproduzione riservata

A4: Tosi lascia, Carlos del Rio ai vertici della concessionaria

12 luglio 2018

Carlos del Río Carcaño, mantenendo l’attuale presidenza di A4 Holding, diventa presidente con deleghe operative anche nella concessionaria autostradale

Carlos del Río Carcaño, mantenendo l’attuale presidenza di A4 Holding, diventa presidente con deleghe operative anche nella concessionaria autostradale. Il mandato viene conferito al manager dell’azionista spagnolo Abertis a seguito delle dimissioni del presidente Flavio Tosi, rassegnate in data odierna.

“La società e tutto il gruppo ringraziano l’ex sindaco di Verona per l’impegno profuso in questi 5 anni di mandato e per il continuo supporto dato ai programmi legati allo sviluppo infrastrutturale del territorio, fra gli ultimi quelli approvati proprio su sua proposta oggi dallo stesso Cda e concernenti i progetti esecutivi per la sistemazione dello svincolo della Tangenziale Sud di Verona e la nuova autostazione di Castelnuovo del Garda (Verona). A4 Holding occupa oltre 600 addetti” spiega una nota.

Nel 2017 ha prodotto 422 mln di euro di ricavi e gestisce 235 km di autostrade e 60 di tangenziali nel Nord Est italiano. Del Gruppo fanno parte la società Autostrada Bs-Vr-Vi-Pd, nata nel 1952 da una alleanza di enti pubblici ed economici e che amministra in concessione le tratte A4 Brescia-Padova e A31 Valdastico, la società A4 Trading che assolve il compito di gestione delle aree di servizio e di sosta, parcheggi per automezzi pesanti e servizi di accoglienza al viaggiatore e A4 Mobility attiva nei sistemi di pedaggio, controllo del traffico, verifica e sicurezza degli accessi e progetti legati alla smart mobility.

Dal 2016 A4 Holding fa parte del gruppo spagnolo Abertis, gestore di oltre 8.600 Km di strade a pedaggio e presente in 15 paesi fra Europa, Asia e le Americhe.

La Nuova di Venezia/Nordest Economia – 12/07/2018

© Riproduzione riservata

Trasporti: Pizzimenti, dal 14/7 al 9/9 servizi sperimentali bici/bus

Tre servizi sperimentali bici più autobus saranno attivi dal 14 luglio al 9 settembre, il sabato e i giorni festivi, nell’ambito del Trasporto pubblico locale (Tpl). Collegheranno Grado e Lignano, un anello tra Tolmezzo Resiutta, Venzone e il capoluogo della Carnia, e Maniago con Gemona. Il trasporto delle biciclette su apposito carrello trainato dal bus sarà gratuito.

Lo annuncia l’assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti, evidenziando che tali servizi si aggiungeranno a quelli già attivati negli anni scorsi, sviluppati sulla direttrice Udine-Grado e tra Gorizia e Grado, che saranno riproposti anche nel 2018.

Come anticipa Pizzimenti, ciò consentirà ai molti utilizzatori della rete di ciclovie regionali di disporre di ulteriori servizi di trasporto pubblico locale dotati di carrello portabici, in connessione con alcuni tra i più significativi percorsi ciclabili del Friuli Venezia Giulia.

Si tratta, secondo l’assessore “di potenziare ulteriormente la rete dei servizi del trasporto pubblico locale, sia per la connessione del territorio, che a sostegno della fruizione e della promozione dello stesso territorio e del sistema turistico”.

“Un’iniziativa di particolare significato – afferma Pizzimenti – che attiene a uno dei temi prioritari che saranno sviluppati dal futuro gestore dei servizi di Tpl su bacino unico regionale, com’è previsto dalla gara già bandita dalla Regione”.

“Una sperimentazione – prosegue – in attesa dell’avvio, previsto per il prossimo anno, di nuovi servizi che punteranno a sviluppare ulteriormente il tema bici più bus”.

“Un segmento – puntualizza l’assessore – al quale la Regione guarda con grande interesse, vista la crescita costante dei frequentatori delle ciclovie regionali e dei viaggiatori con bici al seguito sui servizi Tpl finora attivati; in particolare, sulla direttrice della Ciclovia di Alpe Adria, in questo caso valorizzata anche grazie all’importante investimento dell’Amministrazione regionale sui nuovi treni”.

Per illustrare i nuovi servizi sperimentali, è stato realizzato un depliant informativo, in collaborazione con PromoturismoFVG e con tutti i gestori dei servizi Tpl, che avrà ampia diffusione. I servizi, bici più bus, attivati nell’ambito di alcuni progetti di cooperazione territoriale nell’ambito del programma Interreg 2014-2020 interesseranno la tratta Grado-Lignano e ritorno, gestito SAF Autoservizi F.V.G. spa, con fermate ad Aquileia, Cervignano, San Giorgio di Nogaro, Marano Lagunare, Latisana: questo percorso consentirà, tra l’altro, l’interscambio con i servizi ferroviari treno più bici da e per Verona, ma anche con alcuni dei collegamenti barca più bici, da Marano Lagunare; l’anello stradale tra Tolmezzo-Resiutta-Carnia, Venzone, Carnia-Tolmezzo, sempre gestito dalla SAF; la tratta da Maniago e Gemona e ritorno, gestito dalla società ATAP spa, in connessione tra le ciclovie FVG1 (Adriabike) e FVG3 (la Pedemontana e del Collio) e con possibilità di interscambio con i servizi ferroviari.

Sempre in via sperimentale, sono altresì previsti: il prolungamento di una corsa pomeridiana del servizio bici più bus Grado-Udine, fino a Cividale del Friuli; e una corsa bici più bus tra Cividale e Udine, che consenta il rientro a Udine o di usufruire dei treni in partenza dal capoluogo udinese per i ciclisti, singoli o in gruppi, in visita al capoluogo delle Valli del Natisone e alle sue vallate, integrando così le possibilità già offerte dalla ferrovia Udine-Cividale.

Va specificato che i nuovi servizi bici più bus offrono una capacità costante del trasporto biciclette che varia dalle cinque bici sui treni della Udine-Cividale, alle sette della Sacile-Maniago, alle trenta sui treni tra Trieste e Tarvisio a cura di Trenitalia, alle centocinquanta bici sui treni Mi.Co.Tra. che svolgono un servizio diretto tra Trieste e Villaco, via Cervignano del Friuli/Udine, e sono gestiti dalla società regionale delle Ferrovie Udine Cividale con la collaborazione con la compagnia nazionale austriaca OBB.

Sui servizi imbarcazione più bici, sulle tratte Trieste-Grado, gestito dall’APT spa, Marano-Lignano, gestito dalla SAF, e Lignano-Bibione, la capacità di trasporto varia da sei a dieci biciclette.

Regione Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 12/07/2018

© Riproduzione riservata

Autovie: tir a 60 l’ora e più polizia, scatta il piano straordinario

11 luglio 2018

La Regione Friuli Venezia Giulia investe 600 mila euro per implementare il personale a supporto della Polizia Municipale. La concessionaria riduce da Portogruaro a Pamanova la velocità dei Tir da 70 a 60 km orari

Un piano straordinario per far fronte alle criticità e diminuire i disagi in caso di incidenti sulla autostrada A4 interessata dal cantiere della terza corsia. La Regione Friuli Venezia Giulia investe 600 mila euro per implementare il personale a supporto della Polizia Municipale a presidio della viabilità alternativa nei comuni di Latisana, Palazzolo e San Giorgio di Nogaro durante i periodi di maggiore congestione della circolazione di auto e tir. Non solo: per cercare di ridurre l’incidentalità dovuta al mancato rispetto della distanza di sicurezza, la concessionaria autostradale, di concerto con la Polizia Stradale, ha deciso di ridurre ulteriormente la velocità dei mezzi pesanti nel tratto di A4 interessato dai cantieri, portandola dai 70 attuali ai 60.

Questo alla luce di una situazione attuale che vede i lavori in fase molto avanzata con la previsione di concludere l’intero terzo lotto, Portogruaro – Palmanova, il più critico dal punto di vista del traffico, “entro il 2020”.

Uno dei maggiori problemi in questo momento è legato al fatto che i cantieri per i lavori della terza corsia in A4, con le corsie a larghezza ridotta e la mancanza di corsia d’emergenza hanno, come ricaduta, la necessità di chiudere l’autostrada più spesso – otto i casi da inizio del cantiere – per poter intervenire in caso di incidente per la rimozione dei mezzi e per far defluire il traffico bloccato. La circolazione dei mezzi è cresciuta del 6,6% dal 2015 al 2017 con un milione di transiti in più nell’ultimo anno (da 47 milioni 033 mila 427 a 48 milioni 273 mila veicoli). Parallelamente nel 2017 ci sono stati 701 incidenti, complessivamente, (erano 631 nel 2016), con un’inversione di tendenza che si è registrata nel tratto San Donà di Piave – Quarto D’Altino, dove, grazie proprio alla conclusione dei lavori della terza corsia, i sinistri si sono addirittura dimezzati (da 240 a 118).

Per non rallentare i lavori della costruzione della terza corsia sulla A4, Autovie Venete ha deciso di concedere – alle ditte impegnate nei lavori – due chiusure notturne anche nel mese di luglio. Si tratta di due week end in cui il bollino è rosso (traffico molto molto intenso) e quindi i transiti per quanto sostenuti saranno gestibili. La prima chiusura è stata programmata nella notte fra sabato 14 e domenica 15 luglio dalle 21 alle 6 del mattino e riguarderà il tratto di A4 compreso fra Portogruaro e lo svincolo di Palmanova in direzione Trieste e il tratto da nodo di Palmanova fino a Portogruaro in direzione Venezia (quindi potrà entrare al casello di Palmanova soltanto chi è diretto verso Udine).

La seconda chiusura, pianificata nella notte fra il 21 e il 22 luglio sempre dalle 21 alle 6 del mattino, è legata alla demolizione del cavalcavia sulla Strada Provinciale 80 che porta da Palmanova a San Giorgio, effettuato il getto della soletta dell’impalcato del cavalcavia sulla Strada Comunale di Porpetto-Corgnolo e varato il cavalcavia Fauglis-Torviscosa.

L’altra misura a favore della sicurezza è stata annunciata dall’assessore Pizzimenti, prossimo soggetto attuatore e commissario della terza corsia su indicazione del presidente Fedriga. E riguarda “la decisione concordata con gli autotrasportatori – ha spiegato Pizzimenti – di ridurre ulteriormente la velocità dei mezzi pesanti nel tratto di A4 interessato dai cantieri, portandola dai 70 agli attuali 60. Inoltre la distanza di sicurezza sarà di 50 metri.

 I limiti su tutto il tratto Palmanova-Alvisopoli saranno uniformi e quindi più facili da rispettare. Si è ritenuto di intervenire in questo ambito perché a fronte di una velocità minore diminuisce anche lo spazio di frenata e quindi cala il rischio di tamponamento”.

Messaggero Veneto/Nordest Economia – 11/07/2018

© Riproduzione riservata

A4: Fedriga, subito misure tampone ma fine lavori va anticipata

La Regione Friuli Venezia Giulia mette in campo risorse e strategie per affrontare l’emergenza esodo e contro-esodo estivo sulla A4 alle prese con i lavori per la terza corsia. Fissati, in accordo con gli autotrasportatori, il limite di velocità a 60 km/h e la distanza di sicurezza minima a 50 metri per i mezzi pesanti nei tratti interessati da cantieri. Inoltre, attraverso un finanziamento di 600 mila euro, si va a rafforzare la campagna informativa e implementare la compagine di ausiliari del traffico da utilizzare sui percorsi alternativi all’autostrada in caso di rallentamenti o stop forzati sull’arteria di principale scorrimento.

Lo ha annunciato oggi a Trieste, nel corso di una conferenza stampa svoltasi nel palazzo della Regione, il governatore Massimiliano Fedriga, affiancato dal presidente di Autovie Venete, Maurizio Castagna, e dall’assessore a Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, “che – come anticipato dal governatore in qualità di commissario straordinario per la A4 – sarà il soggetto attuatore dell’emergenza terza corsia”.

Fedriga ha quindi precisato di puntare dritto sull’obiettivo di completare in anticipo, presumibilmente prima dell’estate 2020, i lavori del terzo lotto della III corsia autostradale che interessa il tratto Alvisopoli-San Giorgio di Nogaro.

“L’attenzione della Regione – ha spiegato Fedriga – alle attuali problematiche legate alla A4 è massima, ben consapevoli che servono soluzioni tampone ora ma è anche fondamentale riuscire ad anticipare il più possibile la conclusione dei lavori maggiormente impattati sul traffico complessivo”.

Tra il 2015 e il 2017, ha evidenziato il governatore, il traffico è aumentato del 6,6% e in misura anomala, ovvero con un rapporto alla pari, 50-50, tra veicolare e pesante rispetto ad una media europea di 70-30.

Un concetto ripreso da Castagna che ha sottolineato quanto il terzo lotto sia particolarmente delicato perché non offre percorsi alternativi all’altezza. A questo proposito, ha dettagliato Pizzimenti, le risorse messe a disposizione dalla Regione serviranno in primis ad attivare quanti ausiliari del traffico necessari per fronteggiare 24 ore al giorno i flussi straordinari che vanno ad intasare le arterie stradali in caso di blocchi sulla A4, con particolare riferimento ai semafori di San Giorgio di Nogaro, Palazzolo e Latisana.

Regione Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 11/07/2018

© Riproduzione riservata

A4: Pizzimenti, confronto con categoria autotrasportatori è costante

“Ho incontrato recentemente le associazioni di categoria degli autotrasportatori in merito alla criticità del traffico sulla A4 e tutte le rappresentanze hanno ritenuto l’occasione particolarmente positiva in quanto ha permesso di avanzare proposte utili per affrontare le criticità derivanti dai lavori della terza corsia”.

Lo afferma l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Graziano Pizzimenti, in merito all’incontro che si è tenuto giorni fa a Trieste e a cui erano presenti le rappresentanze di Confartigianato imprese, Cna, Confindustria, Confapi, Federazione autotrasportatori italiani (Fai) del Friuli Venezia Giulia.

“In quella sede ho illustrato – precisa Pizzimenti – le iniziative messe in campo dalla Regione per migliorare la situazione e ho assicurato che ci saranno altri incontri che coinvolgeranno tutti i soggetti interessati”.

Regione Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 11/07/2018

© Riproduzione riservata

Appalti, il piano del governo via i controlli anticorruzione

10 luglio 2018

Si torna al modello Berlusconi: più spazio ai privati, meno all’Anac. Vitalizi dei deputati: da Bassolino a Pomicino, chi ci perderà e quanto

di Gianluca Di Feo, Claudio Tito

La corruzione non è più un’emergenza. La priorità è sbloccare gli appalti pubblici.
Liberarli dalle presunte pastoie burocratiche. E quindi rivedere alla radice il Codice degli appalti e anche il ruolo dell’Anac, l’Autorità presieduta da Raffaele Cantone.
La nuova parola d’ordine del governo è liberalizzare e privatizzare. La normativa che ha garantito trasparenza nella assegnazione dei lavori pubblici è diventata un impaccio per la maggioranza giallo-verde. Bisogna tornare al modello della famigerata “Legge Obiettivo” del governo Berlusconi, che delegava ai privati tutte le scelte ed è stata poi archiviata proprio per la degenerazione che aveva prodotto, con opere sempre in ritardo e bustarelle a pioggia.
Del resto il presupposto “politico” su cui si fonda l’orientamento dell’esecutivo è sorprendente: al governo ci sono Lega e M5S, quindi non c’è bisogno di procedure in grado di arginare le derive corruttive perché le percezioni cambiano. Che poi la stragrande maggioranza degli appalti pubblici siano in carico agli enti locali – in particolare ai comuni – e non al governo centrale, è un aspetto secondario per la coalizione Di Maio-Salvini. Resta il fatto che la squadra guidata da Giuseppe Conte ha fatto partire l’iter per modificare il cuore del Codice degli appalti.
L’idea è quella di arrivare alla effettiva revisione entro quest’anno. Portando il provvedimento ad una approvazione parallela rispetto alla Legge di Bilancio 2019.
Anzi, proprio la riforma di queste procedure dovrebbe essere – secondo Palazzo Chigi – il principale volano per far ripartire l’economia e permettere di mettere in cantiere le due misure-bandiera di leghisti e grillini: flat tax e reddito di cittadinanza.
È stato istituito con questo fine presso il ministero delle Infrastrutture un tavolo incaricato di studiare rapidamente tutti i possibili cambiamenti. Di questo organismo fanno parte, oltre al dicastero guidato dal pentastellato Toninelli, l’Economia, la Presidenza del consiglio, la Ragioneria generale dello Stato, l’Ance (l’associazione dei costruttori) e, appunto, l’Anac. Le intenzioni del governo sono già abbastanza chiare. Il punto di partenza è semplice: il Codice degli appalti è talmente complicato da aver bloccato la pubblicazione dei bandi di gara e da averne arrestato l’aggiudicazione.
Sostanzialmente il complessivo iter degli investimenti pubblici – vera garanzia di un impulso al pil – sarebbe compromesso da una normativa troppo attenta a tutelare la moralità dei lavori.
Una valutazione, però, contestata dai dati: il primo semestre 2018 segna un più 55,9 per cento nell’importo di bandi pubblicati rispetto allo stesso periodo del 2017 e un più 75,5 per cento di bandi assegnati. Nonostante questi numeri, il governo è pronto ad abbattere anche alcuni capisaldi in passato condivisi da Lega e M5S al grido di “onestà, onestà”.
La modifica propedeutica, infatti, riguarda l’Anac. Nelle proposte il suo ruolo viene ridotto drasticamente. Viene sottratta all’organismo pilotato da Cantone la possibilità di impugnare i bandi di gara e di stabilire le regole di vigilanza.
Così come verrebbe ridimensionato il controllo sugli equi compensi e l’accreditamento delle imprese.
Quasi tutta la vigilanza preventiva, insomma, verrebbe soppressa. Al tavolo del confronto la stessa Autorità anticorruzione – anche con l’intenzione di limitare lo smantellamento delle procedure più importanti – ha dichiarato la disponibilità a rinunciare ad alcune verifiche, come quelle sulle stazioni appaltanti.
La seconda direttrice lungo la quale Palazzo Chigi si propone di muoversi è quella che viene definita la “privatizzazione” degli appalti. Nella sostanza il controllo dei processi di affidamento e realizzazione delle grandi opere sarebbe sottratto al “pubblico” e trasferito ai privati.
Questo riguarderebbe le funzioni connesse alla direzione dei lavori e alla certificazione di qualità dei progetti. Nelle discussioni al ministero delle Infrastrutture, il quadro di riferimento è infatti la “Legge Obiettivo” di Berlusconi.
Il meccanismo sarebbe allora quello della “concessione”: lo Stato dà in “concessione” ai privati il lavoro e la gestione dell’esecuzione è completamente, o quasi, esternalizzata. Con il governo di centrodestra la figura utilizzata era il “general contractor”. Una soluzione che è stata però foriera di diversi scandali e di sostanziosi ritardi nel completamento delle opere pubbliche, dall’Expo all’Alta Velocità, dalla Salerno-Reggio al Mose. Sul tavolo c’è pure il ritorno alla trattativa privata, seppur all’interno di liste preselezionate di fornitori, e l’ipotesi di dare più spazio alla scelta in base all’offerta minima, che spesso poi viene rimpinguata con costose varianti in corso d’opera. Ossia i meccanismi che più spesso hanno alimentato il mercato delle tangenti.
Il terzo punto riguarda i subappalti. Notoriamente una delle fonti più drammatiche di corruzione e di ritardi. Al momento l’attuale normativa prevede un tetto del 30 per cento ai subappalti. Il disegno – anche approfittando del fatto che la direttiva europea non lo prevede – è quello di cancellare il tetto o di elevarlo.
La somma di questi tre fattori stravolgerebbe nella sostanza il Codice degli appalti e soprattutto ne minerebbe l’efficacia anti-corruzione.
Anche perché i presupposti da cui prende le mosse questa nuova forma di “privatizzazione” delle opere pubbliche appaiono fragili.
L’idea che la lotta alla corruzione non serva più in quanto la presenza di M5S e Lega al governo sarebbe di per sé una garanzia, si scontra su un dato di fatto: la stragrande maggioranza degli appalti riguardano gli enti locali, in particolare i Comuni.
Quelli gestiti dagli enti centrali (quindi riferibili al governo) ammontano a meno dell’8 per cento del totale.
Per non parlare della denunciata paralisi: le ultime statistiche spiegano che l’importo dei bandi pubblicati è cresciuto del 55,9 per cento rispetto al 2017. Tra questi i bandi più consistenti, ossia quelli con una spesa superiore ai 50 milioni di euro, sono raddoppiati. Persino quelli aggiudicati (quindi in via di realizzazione) sono cresciuti: del 75,5 per cento. Gli “appalti di sola esecuzione” (quelli con il progetto già approvato e solo da compiere) sono addirittura saliti del 252 per cento.
Ma davvero la corruzione in Italia è solo una questione di percezione?

La Repubblica – 10/07/2018

© Riproduzione riservata