Traffico e inquinamento, in arrivo il pedaggio unitario da Monaco a Verona

27 aprile 2018

Sono 11,2 milioni i veicoli che ogni anno – con punte di 70.000 unità al giorno – attraversano l’Alta Valle Isarco. «Un flusso maggiore non è più gestibile» hanno detto i cittadini, ma in primi il presidente della Provincia Arno Kompatscher e l’assessore provinciale Florian Mussner in occasione della serata informativa del 26 aprile a Prati di Vizze. La priorità è quella di spostare sempre più soprattutto il traffico merci dalla gomma alla rotaia, ma anche rendere più sostenibile e attrattivo il trasporto pubblico su bus e treni, hanno sottolineato Kompatscher e Mussner. Il presidente della comunità comprensoriale Karl Polig e il sindaco Stefan Gufler si sono detti favorevoli all’attuazione di soluzioni immediate, possibilmente prima ancora del completamento del Tunnel di Base del Brennero (BBT).

BBT, rincaro dei pedaggi e incentivi al trasporto merci su rotaia

Le tariffe di pedaggio più economiche e i prezzi del carburante più convenienti in Austria attirano molto traffico di transito lungo l’asse del Brennero: fra 300.000 e 800.000 veicoli l’anno, ha detto Kompatscher. «Il Tunnel di Base del Brennero rappresenta in questo senso il nostro progetto più importante, che rappresenta un’opportunità di miglioramento significativa anche sul fronte dell’impatto ambientale e acustico» hanno ribadito gli esponenti dell’amministrazione provinciale. «Vogliamo spostare il più possibile il traffico merci su rotaia grazie al BBT. Per farlo occorre un innalzamento delle tariffe autostradali, un allineamento transfrontaliero dei prezzi del carburante e un divieto di circolazione sulla statale del Brennero» ha detto Kompatscher. Attualmente i contributi provinciali per l’utilizzo della Ro-La ammontano a 33 euro per ciascuna unità di trasporto (autoarticolati, rimorchi, container) e 19 euro per ciascuna unità non accompagnata a seconda che l’autista viaggi o meno sul treno. Una data chiave in questo senso è rappresentata dal Brennermeeting del prossimo 12 giugno, quando i ministri dei trasporti di Germania, Austria e Italia dovrebbero accordarsi per un pedaggio unitario da Monaco di Baviera a Verona. Altri temi chiave in tema di mobilità sono da un lato il rinnovo della concessione per l’A22 e la trasformazione della partecipata in una società interamente pubblica. Nel frattempo il management del traffico secondo Kompatscher si potrà gestire con limitazioni o blocchi. «Il nostro obiettivo è quello di pareggiare entro il 2027 e di capovolgere entro il 2035 l’attuale rapporto fra il traffico merci su strada, attualmente pari a tre quarti del totale, e quello su rotaia, oggi appena un quarto del totale» ha chiarito Kompatscher.

BBT, i lavoro procedono

I lavori del BBT intanto stanno procedendo secondo tabella di marcia, ha riferito il presidente della STA e direttore dell’Osservatorio BBT Martin Ausserdorfer. Attualmente sono stati scavati 82 chilometri del tunnel complessivo. «La talpa principale è appena stata consegnata a Trens e altre due sono pronte a iniziare l’attività. Entro il 2019 verrà aperto l’ingresso sud del BBT e verrà congelata l’area necessaria alla realizzazione del sottoattraversamento dell’Isarco» ha riassunto Ausserdorfer. Un feedback positivo è venuto dall’analisi della riorganizzazione della mobilità pubblica. «Dobbiamo ridurre il più possibile il traffico privato, spostando l’utenza su treni e autobus migliorando il servizio e le connessioni» ha rimarcato l’assessore Mussner, che ha rivolto un ringraziamento a coloro i quali già oggi utilizzano la mobilità pubblica. Sono in Alta Valle Isarco ogni giorno lavorativo vengono registrati quasi 5.000 spostamenti su mezzi pubblici. A livello provinciale gli spostamenti su rotaia sono passati da 6,2 milioni l’anno del 2012 a 9,9 milioni nel 2017, pari a un incremento del 55%.

Nei prossimi anni la strategia prevede sempre maggiori investimenti pubblici sull’infrastruttura ferroviaria, in coordinamento con Rfi. «Le infrastrutture necessarie sono indicate nel Piano per la mobilità» ha chiarito il direttore della STA Joachim Dejaco. Puntualità, comodità e convenienza maggiori rispetto al mezzo privato: sono questi i punti di forza del servizio secondo il direttore della Ripartizione provinciale mobilità Günther Burger. I nuovi orari illustrati da Burger contengono un miglioramento dei collegamenti fra Vipiteno e il Brennero e il completamento della variante della Val di Riga dal 2024, oltre a un collegamento a cadenza oraria sulla tratta Malles/Merano/Bolzano/Innsbruck senza necessità di cambiare al Brennero. Altre novità sono il collegamento a cadenza oraria sulla tratta Bressanone/Vipiteno con la realizzazione di un nuovo binario alla stazione di Vipiteno e il collegamento ogni due ore sulla tratta Bologna/Verona/Brennero con i regionali veloci. Burger ha anche fotografato la situazione delle stazioni dell’Alta Valle Isarco, con i lavori per l’innalzamento dei marciapiedi, l’allungamento del sottopasso e il rinnovamento degli ascensori a Vipiteno. Lavori sono previsti anche negli scali di Brennero, Fortezza, Campo di Trens e Colle Isarco. Interventi sono infine programmati anche per la riduzione dell’impatto acustico a Colle Isarco, con il potenziale coinvolgimento di ditte altoatesine, nonché a Campo di Trens, Mezzaselva e Aica.

Alto Adige Innovazione/Infrastrutture – 27/04/2018

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Una montagna di detriti in arrivo: il «no» di Varna

In arrivo due milioni di metri cubi di terra e sassi: iniziata una raccolta firme «Non si tratta dei cantieri del Bbt», ma potrebbe trattarsi delle tratte d’accesso

di Fausto Da Deppo

Un deposito di detriti provenienti dai cantieri del Tunnel di base del Brennero o da quelli collegati alla grande opera. Due milioni di metri cubi di terra e sassi. La paura di Varna è che questa montagna di materiale possa finire in un deposito individuato nei pressi del lago, dove c’è un castagneto. La zona, a nord di Varna, si chiama Prati Gatsch. La paura sta percorrendo il paese, ha movimentato già la gente, molti si sono riuniti in un gruppo e hanno promosso una raccolta di firme per scongiurare la possibilità, che sia solo un’ipotesi o già un progetto. Ci sarà anche una riunione, il 7 maggio a Varna: il gruppo dei cittadini più attivi vuol parlarne, assieme e con il resto della popolazione, vuol capire meglio cosa potrà o potrebbe succedere. E vuol imbastire, eventualmente, un intervento ufficiale per dire no, dopo aver ascoltato nel consiglio del 30 aprile la risposta all’interrogazione presentata dai consiglieri Peter Tauber e Günter Pallhuber della lista “Grüne Bürgerliste Vahrn” dal titolo “Deposito Prati Gatsch, cosa succede all’insaputa della popolazione di Varna?” Intanto, da Thomas Albarello della società Bbt, arriva l’assicurazione che “per quanto riguarda i cantieri della Galleria di base è escluso un deposito di materiale nella zona di Varna. Per i nostri scavi, che ammontano a oltre 200 chilometri di tunnel e cunicoli, è programmato il conferimento di ogni centimetro cubo dei circa 17 milioni di metri cubi di materiale stimati e il punto più a sud di deposito in Val d’Isarco è a Hinterrigger ad Aica, nel Comune di Naz Sciaves, nei pressi dell’uscita del cunicolo esplorativo in zona di Fortezza. Altri depositi, temporanei, sono localizzati più a nord, a Mules. Varna è fuori dal nostro perimetro di azione”. Se i cantieri del Bbt non c’entrano, a Varna le preoccupazioni comunque restano e puntano l’attenzione verso i lavori che riguardano le tratte d’accesso al tunnel transfrontaliero. dovrà consentire ai treni di raggiungere. Insomma, si teme che tra il lago e il castagneto possano finire i prodotti di scavo della galleria che
il Bbt superando il dislivello tra i 260 metri sul livello del mare di Bolzano e i 750 di Fortezza. Galleria che attende
il progetto e il successivo appalto (entro il 2019), ma che già incombe. E’ chiaro che, da ovunque possano arrivare, quei massi e quella terra alzano il livello di allarme della popolazione di Varna, apparendo ancora più “minacciosi” con l’eventuale accompagnamento dei mezzi pesanti destinati al loro trasporto (e conseguente inquinamento acustico e ambientale). L’area che comprende il lago e il castagneto, fanno notare a Varna, è una meta di passeggiate e attività del tempo libero, passeggiate e giri in bicicletta.

Alto Adige – 27/04/2018

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Porto Trieste, traffico treni traina crescita I° trim.

D’Agostino, da cura del ferro rinascimento scalo giuliano

Continua la crescita del porto di Trieste, trainata dalla costante performance del traffico ferroviario che nei primi tre mesi del 2018 ha raggiunto i 2.271 treni movimentati, pari ad un +12,59 % rispetto al primo trimestre 2017.

Registra un segno positivo anche la movimentazione complessiva delle merci nel primo trimestre, che segna un +3,63% e più di 15.000.000 di tonnellate lavorate. Il settore container segna 161.316 TEU (+17,6%). Crescono anche le merci varie (+10,25%) e le rinfuse solide (+15,49%). Trend positivo per il comparto RO-RO con 76.221 unità transitate ( +2,72%). Stabili le rinfuse liquide (+0,79%).

Per il presidente Zeno D’Agostino “se affianchiamo questi dati con il primo trimestre del 2015 vediamo una crescita senza precedenti sia sul numero dei treni (+66,74%), sia sui container (+40,55% TEU), segno che negli ultimi tre anni c’è stata un’inversione di rotta. La nostra strategia di puntare sulla cura del ferro sta dando risultati estremamente positivi”.

Ansa/Mare – 27/04/2018

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A22, passa il bilancio dei record

L’assemblea approva i conti che prevedono 81 milioni di utili e 35 di dividendi. Concessione ancora in stand by

L’A22 si conferma la solita macchina da soldi. Ieri l’assemblea ha approvato il miglior bilancio di sempre con utili che vanno si arrampicano fino alla vetta di 81,7 milioni di euro. Un bilancio che potrebbe essere l’ultimo se verrà costituita una nuova società in house per portare avanti la concessione trentennale. Mentre gli enti pubblici potranno liquidare i soci privati dell’A22 senza dover correre. I privati aspettavano proprio l’approvazione del bilancio per iniziare a far sul serio con le trattative. E adesso che il bilancio c’è gli advisor potranno iniziare a lavorare anche se è facile prevedere che trovare l’accordo sulla cifra da pagare non sarà né facile né breve. Infatti, la valutazione varia. Per i privati il 15 per cento scarso della società nelle loro mani vale ben più di 150 milioni di euro, mentre per gli enti pubblici, Regione in testa, il valore, del pacchetto è inferiore e si aggira sui 140 milioni.

Intanto c’è un’altra grana da risolvere, ovvero la decisione su chi dovrebbe la futura concessione trentennale. Per il Ministero delle Infrastrutture la concessione dovrebbe andare agli enti pubblici mentre per il Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrebbe andare alla nuova società in house. In attesa che venga sciolto l’arcano, l’A22 è stata ricevuta dall’Art, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti, per approfondire tutti i dati necessari per la definizione della tariffa che l’anno scorso era stata rimasta ferma. Una definizione che dovrà tenere conto dell’aumento del traffico e, soprattutto, degli investimenti che, a dire la verità, nel 2017 sono stati pochini.

Ieri i soci hanno festeggiato l’utile che è cresciuto di 10 milioni tondi rispetto al 2016 e, soprattutto, distribuisce 35 milioni di dividendi, 23 euro per azione, ai soci. Aumentano i ricavi, dalla gestione arrivano 13,8 milioni in più; il valore totale dei ricavi conseguiti nel 2017 è stato pari a 344,9 milioni. L’aumento è dovuto principalmente agli introiti da pedaggio derivanti da un aumento del traffico visto che le tariffe nel 2017 sono rimaste invariate. La ripresa economica, quindi, ha gonfiato le casse della società e le tasche dei soci. I costi sostenuti nel 2017 hanno subito un incremento dell’5,1% (raggiungendo il valore di 170,1 milioni) dovuto principalmente ad acquisti, servizi e costi del personale.

Nel 2017 il risultato è stato di 94,9 milioni contro gli 88,2 milioni del 2016. Nel 2017, l’apporto positivo della gestione finanziaria al risultato di gestione è leggermente diminuito, risentendo inevitabilmente soprattutto delle riduzioni dei tassi d’interesse che hanno segnato l’anno appena trascorso e dell’andamento dei mercati finanziari.

Quanto agli investimenti previsti nel piano economico e finanziario 2003-2045, nel corso del 2017, la Società ha realizzato investimenti per circa 17,5 milioni. I valori più consistenti hanno riguardato i sovrappassi e le vie di fuga (10,5 milioni), le innovazioni gestionali (4,1 milioni), la Terza Corsia Verona-Intersezione A1 (1,3 milioni) e l’adeguamento della corsia d’emergenza (un milione). Per quanto concerne le “innovazioni gestionali”, le attività volte dalla Società si sono concentrate in particolare su: barriere antirumore, aree di servizio, stazioni autostradali, parcheggi e tecnologie per la sicurezza.

Alla manutenzione, nel corso del 2017, la società ha destinato 50 milioni di euro. Lo scorso anno il traffico lungo l’A22 ha rafforzato la propria crescita, già rilevata nel 2016 dopo anni di dati negativi dovuti alla pesante crisi economica: nel 2017 si è registrato un incremento di veicoli/chilometro del 3,31%. I livelli di traffico raggiunti lo scorso anno sono il risultato dell’incremento dei veicoli /chilometro registrato sia tra i veicoli leggeri (+2,1%) che tra quelli pesanti (+6,4%). Nel 2017 è sttato raggiunto il minimo del tasso di incidentalità.

Soddisfatti il presidente Luigi Olivieri e l’amministratore delegato Walter Pardatscher.

Trentino/Economia – 27/04/2018

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Terza corsia, firmato decreto per interconnessione A4/A23 e Palmanova

26 aprile 2018

L’intervento produrrà un significativo incremento delle prestazioni e della qualità complessive dell’infrastruttura, dal punto di vista viabilistico, strutturale, idraulico, impiantistico, ambientale e di inserimento dell’opera nel territorio

L’assessore alle infrastrutture del Friuli Venezia Giulia Mariagrazia Santoro, nel suo ruolo di soggetto attuatore, ha firmato il decreto di autorizzazione all’elaborazione del progetto esecutivo e alla realizzazione dei lavori del secondo sub lotto (dal nodo di interconnessione fra la A23 e la A4 fino al casello di Palmanova) del quarto lotto (Gonars-Villesse) della terza corsia della A4.

Un ulteriore step è stato così aggiunto al percorso di realizzazione della terza corsia dell’A4.

Il progetto e i lavori saranno realizzati dall’Associazione Temporanea di Impresa costituita dalla CMB Società Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi, dal Consorzio Integra Società Cooperativa e  da C.G.S. S.p.A che già sta lavorando nel primo sub lotto Gonars-Nodo di Palmanova. I lavori, che interessano i comuni di Gonars, Bagnaria Arsa e Palmanova, prevedono anche il completo rifacimento dello svincolo e del casello di Palmanova, comprensivo del fabbricato di stazione, il rifacimento di tre sottopassi stradali, due sottopassi ferroviari (tra cui quello riguardante l’importante direttrice Cervignano-Udine), e tre attraversamenti idraulici.

L’intervento produrrà un significativo incremento delle prestazioni e della qualità complessive dell’infrastruttura, dal punto di vista viabilistico, strutturale, idraulico, impiantistico, ambientale e di inserimento dell’opera nel territorio.

Per quanto riguarda l’ambiente è prevista – come del resto in tutti gli altri lotti –  la realizzazione di un sistema di raccolta e trattamento delle acque provenienti dalla piattaforma autostradale per mezzo di canalizzazioni che convogliano i flussi in 8 aree di depurazione dedicate. Sono previste barriere fonoassorbenti di ultima generazione e numerose opere a verde con la messa a dimora di forestazioni, boschi idrofili e fasce arboree. Durante tutta la durata dei lavori, sarà attivo un monitoraggio ambientale eseguito sulla base delle indicazioni fornite dall’Arpa regionale. Oltre 48 milioni di euro l’importo complessivo dell’opera, di cui 29 milioni e 300 mila euro sono riferiti ai lavori.

Messaggero Veneto/Nordest Economia – 26/04/2018

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Piano da un miliardo per collegare i porti alla rete ferroviaria

L’obiettivo è spingere le merci sui treni

di Marco Morino

A fari spenti, senza clamore, si è messa in moto negli ultimi 12-18 mesi una maxi trasformazione che dovrebbe sfociare in un beneficio strutturale per il sistema logistico italiano. È la rivoluzione del penultimo/ultimo miglio. I risultati si potranno toccare con mano nell’arco dei prossimi 5 anni ma le fondamenta sono state gettate. Stiamo parlando dei progetti avviati da Rete ferroviaria italiana (Rfi, gruppo FS Italiane), con il sostegno del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), per potenziare i collegamenti della rete ferroviaria nazionale con porti, interporti, terminali e piattaforme logistiche. Un investimento in infrastrutture per circa un miliardo di euro, in piena linea con il programma strategico del Mit “Connettere l’Italia”, che va sommato ai quattro miliardi previsti per gli interventi dedicati al trasporto merci. L’obiettivo è lo sviluppo dei servizi intermodali e il trasferimento di quote crescenti di merce dalla strada alla ferrovia, cioè dai Tir ai treni.

Porti

Il sistema portuale è strategico per intercettare i flussi di merce che si muovono sullo scenario mondiale e mantenere l’Italia al centro dei traffici. Ma senza i collegamenti con la ferrovia, i porti rischiano di trasformarsi in colli di bottiglia accessibili solo dalla rete stradale. Il risultato sono porti assediati dai Tir. Uno svantaggio che il sistema logistico italiano non può sopportare. Ecco perché è di straordinaria importanza l’accordo che Rfi ha siglato lo scorso 6 aprile con la competente Autorità portuale per collegare il porto di Napoli alla rete ferroviaria. L’intesa prevede la creazione di una nuova stazione e terminal ferroviario con modulo 750 metri nell’area orientale del porto.

Napoli è uno dei porti Core della rete europea dei Core Corridor Ten-T. Al pari dei porti di Venezia e Chioggia. Le merci che transitano per il porto di Venezia intercettano due dei principali Corridoi europei: quello Mediterraneo, che collega la Penisola iberica al confine dell’Est europeo passando per la dorsale italiana Torino-Trieste e il Corridoio Baltico-Adriatico, che connette importanti porti italiani, come quello di Venezia, all’Austria e ai mercati del Nord Europa. L’8 febbraio 2018, Rfi e Autorità portuale hanno firmato un accordo per migliorare le connessioni dei due scali alla rete ferroviaria nazionale e dare ulteriore impulso al traffico merci. Verrà ampliata la capacità del nodo di Venezia Marghera Scalo: incremento del numero di binari, elettrificazione, centralizzazione e adeguamento modulo a 750 metri. Seguirà una seconda fase con la realizzazione di opere nella stazione di Mestre, finalizzate allo snellimento delle attuali operazioni di manovra. Il 15 novembre 2016 è stato siglato l’accordo tra Rfi, Regione Friuli Venezia Giulia e Autorità portuale per migliorare i collegamenti ferroviari da e per il porto di Trieste, considerato uno dei principali hub del sistema logistico italiano e internazionale. Rfi ha programmato numerosi interventi finalizzati al potenziamento e sviluppo delle infrastrutture ferroviarie visto il costante incremento delle merci movimentate nel porto. L’investimento economico complessivo è paria 70 milioni di euro, di cui 50 finanziati da Rfi e la restante parte dall’Autorità portuale. Dall’Adriatico al Tirreno. Il 16 dicembre 2016 è stato compiuto un ulteriore passo per fare del porto di Livorno uno dei più importanti scali ferroviari merci della Penisola. Quel giorno venne inaugurato il nuovo terminal di Livorno Darsena, in pratica una stazione ferroviaria lungo le banchine, che consente di caricare direttamente sui treni container sbarcati dalle navi.A quell’accordo ne ha fatto seguito un secondo, recentissimo: lo scorso 23 aprile Regione Toscana e Rfi hanno firmato un’intesa per potenziare ulteriormente i collegamenti ferroviari nel porto di Livorno. Verrà realizzato uno scavalco ferroviario per collegare direttamente il porto labronico e l’Interporto Amerigo Vespucci e sarà progettata una nuova linea che dall’interporto si colleghi direttamente alla Pisa-Firenze e quindi al Corridoio Scandinavo-Mediterraneo. I lavori partiranno entro fine 2018.

Interporti

Gli interporti costituiscono a loro volta degli snodi strategici, perché consentono lo scambio intermodale tra la strada e il ferro. Il 14 dicembre 2018 si sono accesi i fari sull’interporto di Trento (Interbrennero). L’accordo Rfi-Provincia autonoma di Trento mira a potenziare con due nuovi binari il terminal di Trento Roncafort e sviluppare l’autostrada viaggiante (RoLa/ Rollende Landstrasse). I due nuovi binari saranno elettrificati e di una lunghezza complessiva di 750 metri, con la possibilità di disalimentare la trazione elettrica durante le operazioni di carico e scarico dei camion a bordo dei treni merci. Sono previsti dispositivi per la manovra dei locomotori e della carrozza passeggeri dedicata al trasporto degli autisti, grazie a un binario di circolazione. Lo scalo rappresenta una assoluta novità nel panorama degli scali italiani. Il 19 luglio 2017 è stato firmato il protocollo d’intesa con l’interposto di Bologna per il potenziamento dell’impianto ferroviario e il nuovo ruolo dell’hub di Bologna. Sempre nel 2017 altri due accordi hanno interessato gli interporti di Verona (Quadrante Europa, 14 marzo) e Padova (5 luglio): a Verona sono in programma sia la realizzazione di un nuovo fascio di binari arrivi e partenze con modulo di 750 metri, per trasporto combinato terrestre, direttamente connesso con la Direttrice Brennero e con la linea per Bologna, sia un nuovo terminal di carico e scarico con gru a portale e area di stoccaggio. A Padova è in programma l’adeguamento di almeno un binario di arrivo/partenza al modulo 750 metri e la verifica delle soluzioni per un collegamento diretto dell’interporto con la linea storica Padova-Mestre.

Il Nord Ovest

Un accordo quadro per lo sviluppo del trasporto merci su ferro in Piemonte, Lombardia e Liguria, il cuore industriale del Paese, è stato firmato da Rfi e Regioni lo scorso 19 ottobre. Numerosi gli interventi programmati per incrementare il traffico merci su ferro nelle regioni del Nord Ovest, che prevedono il potenziamento della rete ferroviaria, l’adeguamento agli standard internazionali per il trasporto delle merci e una migliore connettività ai porti e alle infrastrutture di interscambio strada/mare-ferrovia.

Il Sole 24 Ore – 26/04/2018

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Italo a stelle e strisce, ma guiderà l’Italia

di Rosario Dimito

Italo diventa americano ma alla guida restano macchinisti italiani. Oggi a Roma verranno finalizzati gli adempimenti per la cessione del 100% del principale operatore ferroviario italiano ad alta velocità a Global Infrastructures Partners (Gip), un fondo Usa da 40 miliardi di dollari di asset gestiti nei trasporti, energia, gestione di acqua e rifiuti, proprietario dell’aeroporto londinese di Gatwick, di Equis Energy di Singapore e giacimenti di gas liquefatto in India.

Dalle ore 9 in via del Policlinico, quartier generale di Italo, dovrebbe partire la lunga maratona di formalità. Al lavoro gli avvocati Stefano Sciolla, partner dello studio Latham & Watkins Llp, Carlo Montagna, senior partner di BonelliErede. Dovrebbe essere firmato il closing con il passaggio delle azioni e il pagamento di 1,980 miliardi di prezzo. A seguire si riunirà l’assemblea di Italo per il cambio di governance con la nomina del nuovo cda. Ancora ieri l’ad Flavio Cattaneo che, assieme al presidente Luca Cordero di Montezemolo è stato l’artefice a febbraio della brillante operazione-blitz definita nelle more della quotazione in Borsa, stava mettendo a punto gli ultimi accordi con Michael McGhee, il partner di Gip che segue il trasporto.

Tutti i soci vendono ma la maggior parte di essi coglie l’opzione offerta da Gip di reinvestire parte dei soldi incassati fino a una quota massima del 25% con una exit mediante put esercitabile per metà entro tre anni e per l’altra metà al quinto a prezzi predeterminati. Tranne Intesa Sp, Generali, Diego Della Valle, tutti gli altri scommettono sulla nuova fase: Montezemolo, Cattaneo, Peninsula Capital, Gianni Punzo, Isabella Seragnoli, Alberto Bombassei dovrebbero reinvestire in una quota complessiva inferiore al 10%. Ma soprattutto Montezemolo e Cattaneo dovrebbero mantenere posizioni di vertice come richiesto dai nuovi azionisti forti, a titolo di garanzia per il proseguimento del track record. Montezemolo, simbolo del made in Italy, verrebbe confermato alla presidenza; Cattaneo diventerebbe vicepresidente con alcune deleghe, avendo al fianco Gianbattista La Rocca, attuale managing director. Un vertice di garanzia della continuità. Naturalmente anche la prima linea manageriale verrebbe confermata.

GLI OBIETTIVI
Nella nuova governance, il consiglio sarà formato da 7 a 13 membri. La maggioranza sarà indicata dal fondo americano ma ai rappresentanti dei soci italiani, finché figurano nella compagine sociale, spettano alcuni poteri di veto attinenti l’italianità di Italo. D’altro canto, comunque Gip intende mantenere l’identità della società nata con le insegne di Ntv per non disperdere il valore dell’investimento. E da qui avviare la nuova fase fondata sull’internazionalizzazione. Il mercato del trasporto ferroviario verrà aperto i Europa nel 2020 e Italo targata Gip punta a entrare in alcuni paesi dove il traffico ferroviario è molto fiorente.
La ex Ntv è stata costituita a dicembre 2006 da Montezemolo, Della Valle, Punzo, Giuseppe Sciarrone con il supporto del banchiere Pierfrancesco Saviotti. Subito dopo si è aggregata Inte Sp con il 20%. L’avvio dell’operatività è slittata, però da luglio 2011 ad aprile 2012 anche per l’ostruzionismo delle Fs. Oggi Italo opera con una flotta di treni composta da 25 Agv 575 in grado di viaggiare ad altissima velocità, fino a 360 Km/h e 17 nuovi Italo EVO costruiti da Alstom, di cui 4 già in servizio da dicembre 2017. Il treno privato compie 68 viaggi giornalieri collegando 19 stazioni di 14 città italiane integrando il suo network dell’Alta Velocità con il trasporto su gomma di Italobus.
Sul piano delle performance l’avvento di Cattaneo alla guida nel 2015 è servito a compiere un turnaround più che veloce. Nel 2017 i ricavi sono stati 454,9 milioni, l’ebitda 155,7 milioni e 13 milioni i passeggeri trasportati. Nel piano industriale fatto per l’ipo, nel 2021 i ricavi saranno 586 milioni, l’ebitda circa 200 milioni. Ma di sicuro i target saranno migliorati ancora.

Il Gazzettino/Economia – 26/04/2018

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Firmato l’accordo per il finanziamento europeo di 37 milioni di euro al progetto “Hub Portuale di Ravenna”

Il 28 febbraio il progetto ha concluso il proprio iter autorizzativo

Ieri a Lubiana in occasione dei TEN-T Days 2018, nel corso della riunione del Comitato di Coordinamento degli Stati membri, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale, Daniele Rossi, ha firmato l’accordo che ratifica l’assegnazione al porto di Ravenna di un finanziamento europeo di 37,377 milioni di euro per la realizzazione del progetto “Hub Portuale di Ravenna”. Il finanziamento era stato assegnato lo scorso mese a Ravenna dalla Commissione Europea nell’ambito del bando delle grandi reti di trasporto Connecting Europe Facility (CEF) per l’importanza riconosciuta al progetto quale investimento strategico per la rete logistica europea.

L’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale ha ricordato che questi oltre 37 milioni si vanno ad aggiungere ai 60 milioni già stanziati dal CIPE, ai 120 derivanti da un mutuo della Banca Europea per gli Investimenti ed a risorse proprie dell’Autorità di Sistema Portuale, che garantiscono la copertura finanziaria del progetto Hub.

Il progetto, che ha concluso il 28 febbraio scorso con l’approvazione del CIPE il proprio iter autorizzativo, prevede, nella sua prima fase, l’approfondimento dei fondali in avamporto e lungo tutto il Canale Candiano a -12,5 metri, la realizzazione di una nuova banchina per terminal container della lunghezza di oltre mille metri, l’adeguamento strutturale alla normativa antisismica e ai nuovi fondali di oltre 6.500 metri di banchine esistenti e la realizzazione di aree destinate alla logistica in ambito portuale per circa 200 ettari. Aree che saranno raccordate alla rete ferroviaria per traffico merci.

L’investimento previsto per il progetto (I fase) è di 235 milioni di euro. L’AdSP ha specificato che il progetto contribuirà ad attivare altri investimenti, anche di soggetti privati, per ulteriori 300 milioni di euro, che comprenderanno la realizzazione dell’impianto di trattamento dei materiali di risulta dell’escavo, investimenti privati nella logistica, l’ulteriore approfondimento del Canale Candiano sino a 14,50 metri, previsto nella seconda fase del progetto, e un deposito costiero di GNL.

L’ente portuale ha ricordato inoltre che, sulla base dell’accordo siglato da Comune, RFI, Autorità portuale e Regione Emilia-Romagna, sono previsti oltre 30 milioni di euro di investimenti nel settore ferroviario: si realizzeranno il prolungamento della dorsale ferroviaria di raccordo in destra Candiano e il raddoppio degli scali merci al servizio del porto (uno a nord, in fase di realizzazione, e uno a sud dello scalo.

InforMare – 26/04/2018

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Porti: aggiudicata la gara per la redazione del Prg di Monfalcone

A raggruppamento Modimar-Sjs-Archest

E’ stata aggiudicata dalla Regione Fvg la gara per l’affidamento del servizio tecnico di pianificazione, progettazione e coordinamento tecnico scientifico del Piano regolatore del porto di Monfalcone (Gorizia).

A prevalere – rende noto oggi la Regione – è stato il raggruppamento temporaneo formato da Modimar srl (mandatario), SJS Engineering srl e Archest srl (mandanti). La stipula del contratto potrà avvenire dopo 35 giorni dalla comunicazione del provvedimento di aggiudicazione, avvenuta il 29 marzo scorso.

L’Amministrazione regionale terrà un incontro finalizzato alla definizione aggiornata degli indirizzi puntuali di sviluppo dello strumento pianificatorio, momento di sintesi strategica e che coinvolgerà tutti i soggetti interessati alla formazione del piano regolatore portuale. Si terrà conto delle risultanze delle consultazioni preliminari di Vas svolte con i soggetti competenti in materia ambientale, e dei recenti sviluppi che interessano il sistema portuale regionale.

Ansa/Mare – 26/04/2018

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Ok al bilancio consuntivo 2017 dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale

24 aprile 2018

È stato approvato all’unanimità dal Comitato di gestione

Nei giorni scorsi il Comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2017 dell’ente e la connessa relazione annuale sull’attività dell’AdSP.

Evidenziando i quasi 11 milioni di euro della spesa in conto capitale, per pagamenti effettuati nel corso del 2017, con un significativo incremento rispetto agli anni precedenti, l’AdSP ha reso noto che l’esercizio finanziario appena concluso è stato caratterizzato anche da una positiva crescita delle entrate correnti, ammontanti ad oltre 24 milioni di euro (+4% rispetto all’analogo dato 2016), cui si è accompagnato il massimo rigore possibile nella voce delle spese propriamente di funzionamento nel rispetto delle diverse norme di contenimento della spesa.

A fronte di questo sforzo di contenimento della spesa corrente – ha sottolineato inoltre l’ente portuale – si continua a registrare nel bilancio il dato importante delle somme significative destinate ad investimenti considerati prioritari per lo sviluppo del porto di Ravenna, sia attraverso la progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali (tra le altre l’approfondimento all’imboccatura del Canale, il progetto di risanamento del Piombone, i pontili nella darsena dei servizi tecnico nautici, la sistemazione dell’argine di protezione nella zona del cimitero, la riparazione della banchina Eurodocks, la realizzazione di nuove briccole d’accosto in darsena Baiona, la demolizione del dente in banchina TCR per il miglioramento delle condizioni di sicurezza della navigazione, il raddoppio della strada di collegamento con le banchine nel canale Piombone, ecc.), per la sicurezza del lavoro, la security portuale e la salvaguardia dell’ambiente, sia per il mantenimento delle attuali prestazioni delle strutture portuali stesse, basti pensare alle manutenzioni ordinarie e straordinarie delle parti comuni in ambito portuale per un valore complessivo di 9.4 milioni di euro.
L’ente ha ricordato che a questa attività si è affiancato durante l’intero 2017 l’intenso lavoro connesso ad investimenti programmati in relazione al progetto “Hub portuale di Ravenna”, intervento essenziale ai fini del rafforzamento e del potenziamento delle strutture portuali e di tutte le attività connesse al porto, che ha concluso alla fine di febbraio 2018 il proprio iter autorizzativo e può ora passare alla fase degli affidamenti e quindi alla realizzazione.

InforMare – 24/04/2018

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