Tavolo delle infrastrutture: è scontro sul nodo-viabilità

23 febbraio 2018

Botta e risposta tra Camera di Commercio e Ance Belluno. Pozza si dice amareggiato «Ho il dovere di dialogare con tutti».

di Damiano Tormen

Botta e risposta. Da una parte il tavolo delle infrastrutture dall’altra la Camera di Commercio, che nei giorni scorsi aveva lanciato una preoccupazione e un invito. La preoccupazione che le opere per i Mondiali di Cortina 2021 vengano avanti a rilento, con il rischio di arrivare all’appuntamento iridato senza le varianti dell’Alemagna. L’invito a riprendere in mano le ipotesi di prolungamento dell’autostrada, come corridoio infrastrutturale in grado di far correre auto, camion, ma anche banda larga, gasdotti ed elettrodotti. Invito e preoccupazione mal interpretati dal “tavolo delle infrastrutture”, come il tentativo di costituire un altro, un nuovo, tavolo. Tanto che il coordinatore Domenico Limana aveva stroncato sul nascere tanto l’invito quanto le preoccupazioni ricordando al presidente della Camera di Commercio che da più di un anno è attivo proprio il “tavolo delle infrastrutture”. «Sono molto amareggiato della posizione assunta dal presidente di Ance Belluno – la replica di Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio Treviso-Belluno. Fin dall’unificazione delle due Camere di commercio di Treviso e Belluno ho sempre sostenuto la necessità di rafforzare la rete infrastrutturale della provincia, che lo dicono i dati economici del nostro osservatorio, perde pezzi, nonostante le straordinarie risorse produttive, paesaggistiche e turistiche. Con molto rispetto per il coordinatore del “tavolo delle infrastrutture” e del suo lavoro, la Camera di Commercio non è un associazione di categoria, ma un  ente pubblico che ha il dovere di dialogare con tutti e il compito istituzionale di sostenere la crescita del territorio e delle imprese che serve. Nessun tavolo di lavoro aggiuntivo è stato da me proposto: ce ne sono già troppi che probabilmente non riescono a produrre i risultati e gli obiettivi che si propongono».

Questione autostrada.

Nessun nuovo tavolo. Ma la discussione sul prolungamento autostradale va avanti.«Nei prossimi giorni, come concordato con le categorie economiche, ho in agenda un incontro con Veneto Strade e con l’Anas, oltre l’approfondimento che abbiamo concordato per il per il progetto strategico della costruzione di un infrastruttura che risolva il problema della mobilità delle persone, delle merci, delle reti immateriali e dei servizi attraverso il prolungamento dell’A27 – continua Pozza -. Se il tavolo delle infrastrutture vorrà usare l’autorevolezza della Camera di Commercio bene. Diversamente le 16 mila imprese bellunesi continueranno comunque ad avere nella Camera di Commercio di Treviso-Belluno un interlocutore vero, credibile e soprattutto capace di ricercare alleanze e relazioni utili per evitare l’isolamento che le comunità del bellunese non sopportano più».

Il Gazzettino di Belluno – 23/02/2018

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Fondi UE: 3,6 miliardi da spendere entro fine anno

Serve un’accelerazione per evitare il disimpegno automatico.

di Giuseppe Chiellino

Entro il 31 dicembre di quest’anno regioni e ministeri italiani dovranno spendere 3,6 miliardi di fondi strutturali europei, assegnati con la programmazione 2014-2020 attraverso il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo (Fse).

Per chi non ci riuscirà scatterà la tagliola del disimpegno automatico in base alla “regola N+3”: se entro tre anni dall’impegno di spesa indicato dalla regione o dal ministero che gestisce fondi strutturali non è stata presentata la domanda di pagamento alla Ue, Bruxelles “cancella” automaticamente (salvo alcune eccezioni) la relativa quota di finanziamento. L’obiettivo di spesa complessivo a fine 2018 per i 52 programmi italiani finanziati da Fesr e Fse è fissato a 8,55 miliardi di euro sui quasi 34 miliardi di risorse europee del periodo 20142020. A quell’obiettivo mancano appunto 3,6 miliardi, pari al 42,5%.

Se nei prossimi mesi non ci sarà un’adeguata accelerazione della spesa e delle rendicontazioni a Bruxelles, il rischio di perdere risorse già assegnate diventerà sempre più concreto. A livello di singoli programmi la situazione è variegata, con alcune sorprese e molte conferme, sia positive che negative.

L’infografica accanto illustra in dettaglio la situazione aggiornata a metà febbraio. Due programmi hanno raggiunto in anticipo l’obiettivo: il Por Piemonte Fse e il Pon Iniziativa per le Pmi. Si tratta tuttavia di programmi con dotazioni complessive contenute, in particolare il secondo che ha in tutto 100 milioni in sette anni. Nella classifica elaborata dal Sole 24 Ore su dati europei e nazionali, tra i grandi programmi operativi (quelli che hanno la dote di fondi comunitari più alta) la performance migliore è del Por Calabria, unico per Fesr e Fse, che da qui a fine anno deve spendere 149 milioni, un terzo del target di 446 milioni concordato con Bruxelles, ben al di sotto della media nazionale.

Una sorpresa positiva considerato che negli anni scorsi la Calabria era costantemente fanalino di coda. L’auspicio è che il dato si consolidi. Le regioni che hanno fatto meglio sono tutte del Centro-Nord (Lombardia, Friuli V.G., Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Toscana) con l’ eccezione della Basilicata che batte la Calabria di pochi decimali, ma solo per il Por Fse (mentre il Por Fesr è molto indietro). Si tratta però di programmi di dimensioni contenute: nessuno supera i 500 milioni di euro di dote europea mentre quello della Calabria, in quanto regione meno sviluppata, ha 1,784 miliardi di fondi Ue da spendere (che diventano più di 2,3 miliardi con il cofinanziamento nazionale) con la complessità che questo comporta.

I programmi delle altre quattro regioni meno sviluppate sono tutti più indietro. Sopra la media nazionale si collocano il Por Campania Fse (con un gap del 38,4% rispetto al target e una dote Ue di 628 milioni) e il Por Sicilia Fse (40,1% la distanza dall’ obiettivo N+3 pari a 53 milioni di euro e un budget complessivo di 615 milioni). Magra consolazione per la Sicilia che è negli ultimi posti per il programma Fesr, ben più corposo (3,42 miliardi Ue), con 534 milioni da spendere entro fine anno e una distanza del 61, 2% da colmare. Agli ultimi posti Bolzano (Fesr e Fse) Valle d’ Aosta,e Trento (Fesr).

La ragione è che tutte hanno nominato con enorme ritardo le autorità di gestione.

I dati, ottenuti con enorme difficoltà, sono considerati “sensibili” nel timore è stato detto di strumentalizzazioni elettorali. Un timore infondato, a giudicare dal peso che la politica di coesione europea ha nel dibattito e nei programmi dei partiti, nonostante l’annuncio di tagli per la prossima programmazione 20212027 che quasi certamente colpiranno anche l’Italia.

Tra i programmi nazionali (Pon) i più lontani dall’obiettivo sono il Pon Legalità, gestito dal ministero dell’Interno e quello Ricerca e innovazione (Miur) che devono spendere ancora più del 60% del target, e i programmi Governance (57,3%)e Città metropolitane (58,7%) gestiti dall’Agenzia per la Coesione. Quasi un paradosso, visti i compiti dell’Agenzia.

Oltre a Iniziativa Pmi e Imprese e Competitività (gestiti dal ministero dello Sviluppo) sono ben al di sopra della media nazionale Garanzia Giovani e Sistemi per le politiche attive per l’ occupazione (Lavoro) e Cultura (Mibact).

Il Sole 24 Ore – 23/02/2018

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Pozza: fare quadrato sulla viabilità legata ai Mondiali

Botta e risposta tra Camera di Commercio e Industriali «Nessuna fuga in avanti, appoggiamo il loro tavolo»

di Francesco Dal Mas

«L’ho detto anche al presidente Luca Barbini: gli industriali di Belluno stiano sereni, pardon tranquilli, perché la Camera di Commercio non ha intenzione di attivare nuovi tavoli. Semplicemente condividiamo la preoccupazione delle categorie economiche perché ci siano tutti i presupposti per far bella figura ai Mondiali di sci». Chi parla è Mario Pozza, numero uno della Cciaa di Belluno (e Treviso). Replica a Domenico Limana, componente del consiglio di presidenza di Confindustria Belluno Dolomiti e coordinatore del “Tavolo per le Infrastrutture della provincia di Belluno.

Si aspettava un rimprovero proprio da Confindustria che praticamente l’accusano di essersi svegliato dopo un anno dalla costituzione del tavolo sulle infrastrutture?

«Mi ha sorpreso questa reazione. Anzi, sarò sincero: sono rimasto basito e, un po’arrabbiato, ho telefonato al presidente Barbini. Che, a suo volta, mi ha manifestato il suo disagio».

Il nodo qual è?

«Camera di Commercio e Associazione degli Industriali hanno ottimi rapporti. Loro autorevoli rappresentanti sono i miei più stretti collaboratori. I quali hanno compreso bene che la nostra non era un’interferenza. Dopo aver letto l’intervista di Barbini a “Il Corriere delle Alpi”, ho desiderato condividere il suo allarme. Guai se ci presentassimo al mondo con le opere da finire. E ho inviato a far quadrato».

Intorno a un nuovo tavolo?

«Macché. So bene che ce n’è già uno attivo. E altri sui diversi temi in discussione. Riconosco puntualmente – l’ho detto anche a Barbini – lo sforzo che le varie categorie stanno producendo».

Ma lei, anziché concentrare l’impegno della Cciaa su questo sforzo, e cioè sulle varianti dell’Anas per la statale di Alemagna, ha rilanciato con la Venezia Monaco. Non è una fuga in avanti? 

«Ma quale fuga in avanti? Ho sollecitato il pressing sulle varianti e, al tempo stesso, ho posto l’opportunità che si avvii un approfondimento sull’ipotesi del prolungamento dell’A27. È o no un capitolo sui cui riflettere alla luce di quanto sia indispensabile uno sbocco a nord? Ben venga il treno delle Dolomiti, mi sembra, però, che i tempi si stiano allungando. Quindi, abbiamo la responsabilità di pensare anche ad altre ipotesi. Ma pensarle non vuol dire già concretizzarle».

Limana mette le mani avanti, precisando che al loro tavolo bisogna sedersi con spirito costruttivo e di condivisione.

«A me viene a dirlo? Anzi a noi tutti? Non siamo degli irresponsabili».

Limana afferma che «lo sbocco a Nord e il prosieguo dell’Autostrada è sicuramente un’ipotesi interessante, ma guardiamo – è il suo invito – a ciò che è fattibile ora: uno snellimento della viabilità per raggiungere Cortina, oltre al rilancio della viabilità ferrata con l’anello delle Dolomiti».

«Ma è proprio quello che desidera la Camera di Commercio: tutti concentrati sugli obiettivi possibili. La mia proposta, relativa all’A27, non va interpretata come un’azione di disturbo. Sarebbe fuorviante. Poniamo la necessità, lo ripeto, solo di un approfondimento, perché lo sviluppo delle terre alte, considerato nella sua complessità, richiede una strategia differenziata».

Corriere delle Alpi – 23/02/2018

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Internet ultraveloce per tutti

Banda larga per 7.700 comuni e 13 milioni di abitanti

di Antonello Giacomelli – Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico

Oggi che la costruzione di una rete moderna e ultraveloce è alla por­tata di tutti i comuni, sembra impossibile pensare come appena  qualche anno fa il ritardo  infrastrutturale in tema di banda ultralarga apparisse incolmabile; che il paese fosse diviso tra chi ave­va opportunità e chi non ne aveva.

Eppure, ancora nel 2014, le statistiche ci inchiodavano fanalino di coda in Europa. Gli scarsi investimenti di chi immaginava di poter lucrare su una rendita di posizione, la scelta prevalente dei privati di prolungare la vita della rete in rame e l’assenza di una stra­tegia nazionale anche a livel­lo pubblico ci condannavano a restare un paese arretrato sul fronte della connettività e, quindi, dello sviluppo delle politiche digitali. A Bruxelles, senza una strategia nazionale, le regioni procedevano in ordi­ne sparso.

Dalla consultazione pubbli­ca tra tutti gli operatori Tlc, lanciata all’indomani dell’in­sediamento del governo Ren­zi per capire dove i privati intendessero  realizzare una rete ultraveloce, è emerso con chiarezza che su 8 mila comu­ni italiani le aree in cui non investiva nessuno, dette a fal­limento di mercato, sarebbero state quelle di 7.700 comuni. La quasi totalità. Se si fosse lasciato fare unicamente agli operatori il paese sarebbe stato a due velocità: le grandi cit­tà avrebbero garantito oppor­tunità ad aziende e giovani, ma anche servizi innovativi ai cittadini, mentre il  resto del paese sarebbe rimasto in­dietro.

Per garantire a tutti l’uni­versalita del servizio e le stesse opportunità, abbiamo deciso nel marzo del 2015 di intervenire con un piano strategico nazionale, ambi­zioso e sfidante imponendo, anche a chi era riluttante, di misurarsi con le priorità del paese e cambiare passo. Con l’obiettivo di realizzare una rete pubblica la dove i privati non erano intenzionati ad intervenire, il governo ha de­ciso di investire 7 miliardi di euro: il più alto investimento pubblico mai stanziato per le infrastrutture di telecomuni­cazioni non solo in Italia ma anche in Europa. E, questo, non sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento delle regioni. Devo dare atto a tut­te le regioni, a cominciare da quelle del Sud, che rientrano nell’Obiettivo 1, di aver avuto la lungimiranza di accettare questa scommessa e la generosità di mettere in comune i finanziamenti comunitari a loro disposizione.

Con le risorse dello Stato e delle regioni e stato cosi fi­nanziato un piano nazionale che riguarda 7.700  comuni, 13 milioni di cittadini, più di 8 milioni di unita immobiliari. Un piano che garantisce uno sviluppo unitario del paese e che ha messo l’Italia in condizione di recuperare il ritardo sugli obiettivi europei.

Oggi il traguardo è vicino tanto che entro il 2020 sara garantita la banda ultralarga a tutti, con connessioni ultra­ veloci per almeno 1’85% della popolazione. E, questo, perché i governi Renzi e Gentiloni hanno creduto fin dall’inizio che l’accesso a Internet con una rete a prova di futuro do­veva essere un diritto di citta­dini e imprese tanto da costituire il vero moderno servizio universale. Un  servizio  che, a mio avviso, e possibile solo attraverso una rete a controllo pubblico in grado di assicura­re a tutti parità effettiva di sviluppo.

Dopo due bandi di gara, che hanno coinvolto 16 regioni e la provincia autonomia di Trento, e l’avvio dei lavori da parte del soggetto vincitore che realizzerà la rete, oggi la fibra bussa direttamente alla porta di cittadini e imprese attraverso il fattivo coinvolgi­mento delle amministrazioni comunali.

Non mi nascondo affatto che questo e un passaggio cruciale a cui lavoriamo da quattro anni e che per questo e fondamentale agevolare e accompagnare  la realizzazione  della rete pubblica, incentivando l’azione dei comuni nella realizzazione delle infrastrutture digitali e sostenendo le imprese a diffondere e utilizzar e i servizi digitali. Lo sforzo che si chiede alle amministrazioni e duplice: da un lato, accelerare i tempi dei permessi per la posa dei cavi e, dall’altro, far viaggiare sulla fibra servizi per cittadini e imprese. Una doppia sfida sia in termini di informazione al fine di far crescere la domanda, sia a sostegno dei lavori di  infrastrutturazione e realizzazione dei servizi per potenziare l’offerta.

In questo quadro si inseriscono i due progetti voluti dal Mise, quello di «Crescita digitale in comune» di Legautonomie e Ultranet di Unioncame­re, che dovranno supportare l’azione di comuni e imprese. In particolare, la nuova piattaforma digitale informativa predisposta da Legautono­mie consente al personale dei comuni di gestire le attività necessarie alla realizzazione delle infrastrutture digitali. Si tratta di un compito deli­cato, quello affidato ai comuni, chiamati ad avere un ruolo de­cisivo per la creazione di con­dizioni ottimali per lo sviluppo del Piano Banda ultralarga. Un piano che, prima di tutto, punta ad avvicinare i territori, garantendo loro lo stesso diritto di accesso alla rete e di sviluppo.

Fermo restando che la co­struzione di un’infrastruttura strategica a controllo pubbli­co e condizione imprescindibile per garantire il servizio universale, occorre guardare avanti.

La fibra e un fattore essen­ziale per lo sviluppo del 5G e l’Italia ha un vantaggio ac­quisito nell’ultimo anno sugli altri paesi europei nella spe­rimentazione del 5G che deve essere mantenuto. In questi mesi, lungo quella autostra­da moderna oggi rappresen­tata da Internet ultraveloce, occorre sperimentare i servizi in 5G investendo nel rapporto tra università e imprese per intercettare le esigenze dei territori, accrescere le compe­tenze digitali e la capacita della pubblica amministrazione e delle aziende di sfruttare le possibilità che si presentano. La realizzazione di un unica rete 5G a controllo pubblico potrebbe rappresentare un nuovo traguardo.

ItaliaOggi – 23/02/2018

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Infrastrutture: il Friuli Venezia Giulia verso la riqualificazione della statale Carnica

La Regione Friuli Venezia Giulia ha incontrato a Tolmezzo tra Comune e Anas per discutere dei primi interventi, pronti ad essere cantierati, relativi alla riqualificazione complessiva della SS 52bis Carnica (strada statale il cui percorso si sviluppa in provincia di Udine, in provincia di Belluno ed in provincia autonoma di Bolzano), recentemente finanziata da Anas con 63 milioni di euro. In dettaglio, sono stati presentati due interventi. Per il punto critico 6 tra il km 3+000 e il km 3+400 si prevede l’ampliamento verso monte della sede stradale alla sezione C2 con corsie da 3,5 m e banchine da 1,25 m, con realizzazione di nuova pavimentazione e segnaletica e sostituzione delle barriere esistenti per un totale di 675.000 euro con progetto esecutivo approvato.

Si è poi discusso del punto critico 7 tra il km 3+400 e il km 4+800 dell’incrocio in località Tramba per valutare la soluzione proposta da Anas, nel progetto definitivo elaborato, di messa in sicurezza con il minor impatto possibile sullo sbalzo nel corso d’acqua dell’alveo del But, che prevede la rimozione delle barriere esistenti, la realizzazione di un rilevato per consentire l’ampliamento della sede stradale con rifacimento delle asfaltature e segnaletica. Per questo intervento sono previsti 1.462.500 euro.

L’occasione è servita anche per condividere e concertare, prima della conclusione progettuale, altri punti di intervento nel territorio del comune di Tolmezzo che saranno oggetto di un’individuazione formale da parte dell’Amministrazione comunale.

 Trasporti-Italia.com – 23/02/2018

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Ciclovia del Sole: una gara europea per progettare il tratto Verona-Firenze

È stata pubblicata, dalla Città metropolitana di Bologna, la gara europea per l’appalto della progettazione di fattibilità tecnico ed economica del tratto da Verona a Firenze della Ciclovia del Sole.

La Ciclovia del Sole è il tratto italiano dell’Eurovelo 7, la ciclabile che collega Malta a Capo Nord, ed è una delle quattro ciclovie che fanno parte del Sistema nazionale di ciclovie turistiche. Il percorso oggetto di questa gara europea si sviluppa per 677 chilometri tra itinerario principale e integrazioni, di cui 150 già realizzati e 527 da realizzare o da riqualificare, da Verona a Firenze e interessa 4 regioni: Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, 7 province e città metropolitane ovvero Bologna, Firenze, Mantova, Modena, Prato, Pistoia e Verona nonché 75 comuni dei quali 18 nel territorio della Città metropolitana di Bologna.

L’obiettivo del progetto è di realizzare, lungo l’itinerario Verona-Firenze, una ciclovia continua, sicura, riconoscibile e fortemente attrattiva, in linea con gli standard nazionali ed internazionali. Il progetto dovrà essere quindi sviluppato ponendo particolare attenzione alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e naturalistico. Ma anche alla fruibilità dell’infrastruttura con particolare riguardo all’intermodalità con altri sistemi di trasporto, allo sviluppo di ricettività turistica ecosostenibile in particolare di infrastrutture e servizi dedicati al cicloturismo. Si riferisce anche alla sicurezza dell’infrastruttura come elemento imprescindibile ed essenziale.

Inoltre, avrà importanza la percorribilità adeguata a persone con normale preparazione fisica e con normali biciclette da turismo; e la segnaletica e riconoscibilità del percorso e della rete nel quale è inserito. Il bando, che scadrà il prossimo 26 marzo, prevede un importo a base di gara di 680 mila euro. La durata dell’appalto è di 100 giorni naturali e consecutivi decorrenti dalla data di stipula del contratto.

La Città metropolitana di Bologna, oltre a occuparsi del coordinamento e dell’attuazione del progetto di fattibilità tecnico-economica per la realizzazione del tratto Verona-Firenze, si sta occupando direttamente anche della costruzione dei 31 km di percorso ciclabile sul tracciato ferroviario dismesso Bologna-Verona su una lunghezza complessiva del percorso di 47 km, dei quali 16 già percorribili tramite piste ciclabili e viabilità ordinaria a basso traffico in prossimità dei centri abitati.

“Occuparsi della progettazione di un tratto di ciclovia del Sole, che attraversa ben quattro regioni- è il commento del consigliere delegato alla Mobilità sostenibile Marco Monesi – significa che la Città metropolitana di Bologna ha ormai assunto un ruolo di rilievo nazionale sul tema della ciclabilità. Stiamo parlando di un’infrastruttura di livello europeo che crediamo però possa avere un impatto anche sulla mobilità ciclistica quotidiana, oltre che dal punto di vista turistico”.

Trasporti-Italia.com – 23/02/2018

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Treni, scuole, comuni: distribuiti i 36 miliardi per gli investimenti

Cdm. Primo via libera al nuovo decreto

di Alessandro Arona, Gianni Trovati

Ferrovie, ponti e viadotti, edilizia scolastica e giudiziaria, ma anche progetti scientifici e tecnologici e una dote aggiuntiva per gli impianti sportivi.

Annunciato nei giorni scorsi, è arrivato ieri in consiglio dei ministri il decreto di Palazzo Chigi (Dpcm) che distribuisce fra i ministerii 36 miliardi di investimenti pubblici messi in campo dall’ultima legge di bilancio per il 2018­-2033. La nuova programmazione si intreccia con quella da 47 miliardi (per il 2017­-2032) avviata dalla legge di bilancio 2017, creando quella che per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è «una massa critica importante» per dare un carattere più strutturale alla crescita. Proprio gli investimenti pubblici, del resto, sono la voce che finora è mancata alla ripresa.

Per quest’anno i milioni “nuovi” sono 800, ma la dote complessiva è da 3,95 miliardi con la prima tranche assegnata dal Dpcm del luglio 2017; nel 2019 si passa a 1,615 miliardi (5,115 totali fra vecchie nuovi), 2,18 nel 2020 (5,18 totali), e così via fino al 2033. E i nuovi stanziamenti si intrecciano a quelli già avviati anche per gli enti locali: è il caso degli impianti sportivi dei Comuni, che nel Dpcm incontrano 75 milioni che si aggiungono ai 100 del fondo per lo sport.

Queste sono le cifre della “cassa”, la spendibilità concreta, ma tutti i fondi sono immediatamente impegnabili, dunque i soggetti beneficiari (Fs, Anas, Comuni, Ministeri, eccetera) possono pubblicare bandi di gara o per finanziamenti una volta avuta l’assegnazione ufficiale. Se poi la spesa marcia più veloce del previsto (o della capienza massima annuale), i beneficiari possono anticipare cassa con finanziamenti bancari, ordinari o tramite Bei o Cassa depositi.

Di fatto, il meccanismo ha innescato dallo scorso anno un’intensa attività programmatoria pluriennale da parte di ministeri e società statali, contando sugli 83 miliardi di euro totali in arrivo dal Fondo Investimenti.

Le ferrovie, ad esempio (Rfi, Rete ferroviaria italiana), grazie al Dpcm Investimenti 2017 (insieme ai fondi Fsc) hanno elaborato e fatto approvare dal Cipe un contratto di programma 2017­-2021 da 13,2 miliardi di euro, e altri interventi per circa 10 miliardi sono stati individuati a valere sul Dpcm firmato ieri. Su questa base Rfi conta ad esempio di mandare in gara entro il 2019 tutti i lavori residui per la Napoli­-Bari (4 miliardi) per completare l’opera nel 2026, e dare certezza di risorse anche alla nuova linea Catania-Palermo da 3,6 miliardi. Per metropolitane e tranvie, per fare un altro esempio, grazie ai Dpcm Investimenti 2017 e 2018 e all’Fsc il ministro Delrio ha messo in campo circa 10 miliardi di euro in due anni.

Resta tuttavia il rammarico espresso dall’Ance: moltissimi finanziamenti, certo, ma una capacità di spesa della Pa ancora limitata, visto che gli investimenti fissi lordi (effettivi) della Pa, dopo essere arrivati al minimo di 35,4 miliardi nel 2016 (2,1% sul Pil, rispetto al 3% di prima della crisi, fino al 2009), nei primi nove mesi del 2017 registrano ancora un calo dello 0,4% (dati Istat) e per i lavori pubblici il calo è ancora del 3% nel 2017 ( stima Ance), con previsioni però sul 2018 di un consistente aumento del 2,5% (Ance) o 4,8% (Cresme).

Il Sole 24 Ore – 23/02/2018

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Brescia-Parma: il sì di Rfi al Tibre alto fa ben sperare

Le ferrovie italiane privilegiano il percorso Parma-Piadena-Mantova-Verona rispetto a quello per Suzzara. A dirlo il sottosegretario Luciano Pizzetti (Pd) intervenuto in un recente convegno sul tema dei trasporti e dello sviluppo nell’area Oglio Po. L’alternativa su dove fare passare il corridoio Tirreno-Brennero (Tibre) aveva diviso politici ed amministratori. Ora la scelta di Rfi sembra essere caduta sul cosiddetto Tibre alto, che garantirebbe un minor costo a parità di miglioramento della rete. L’individuazione del corridoio potrebbe comportare possibili investimenti sulla tratta Parma-Brescia, da tempo nel mirino dei pendolari e degli utilizzatori per i continui ritardi. L’idea è quella di far transitare i convogli a lunga percorrenza per collegare le are del centro nord Europa con i porti del Tirreno. Secondo uno studio effettuato nel 2012, il tracciato per Piadena-Mantova sarebbe, oltre che più corto e veloce, anche meno costoso in termini di adeguamento. Sul tratto Piadena-Mantova sono già stati stanziati i fondi per il raddoppio della linea (34 km), oggi a binario unico. Altrettanto potrebbe essere fatto fra Parma e Piadena (40 km). Considerando che all’interno dei lavori per la linea ad Alta velocità (Tav) Brescia Verona è compresa l’elettrificazione del tratto fra Brescia e l’area sud di San Zeno Folzano, resterebbero circa 45 km (Piadena-Canneto-Asola-Ghedi) da sistemare.

Gazzetta di Mantova – 23/02/2018

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Ad Anas il 51 per cento di Veneto Strade: firmato l’accordo

Saranno trasferiti a “carico del contratto di programma Anas Mit” i costi di gestione e manutenzione di 700 chilometri di reste viaria per 21 milioni annui, oltre la manutenzione di 10 milioni l’anno.

E’ stato firmato venerdì 23 febbraio mattina l’accordo tra Veneto e Anas  per rafforzare la reciproca collaborazione in materia di infrastrutture viarie.

“La collaborazione prevede una serie di azioni che saranno attivate per promuovere e garantire la migliore fruibilità della rete stradale in Veneto, assicurando adeguati investimenti per la riqualificazione della rete esistente e individuando nuovi investimenti per l’ammodernamento della stessa”, spiega una nota.

Anas sarà socio al 51%  di Veneto Strade Spa con riclassificazione a Nuova Rete Statale di circa 700 chilometri di strade gestite dalla società veneta.

“Attualmente infatti la società Veneto Strade gestisce la rete stradale di competenza regionale nonché quella della provincia di Belluno. L’ingresso di Anas nella compagine societaria attraverso le sinergie attivabili ha lo scopo di rendere ancora più efficiente la gestione dell’attuale rete stradale sul territorio regionale e di ammodernare l’intero assetto infrastrutturale tramite la gestione unitaria del patrimonio stradale.
Alla nuova società così ricostituita competeranno la progettazione, la costruzione, la manutenzione e l’esercizio dell’intera rete stradale, al fine di garantire una migliore fruibilità della stessa al servizio dei cittadini e delle imprese sul territorio regionale” spiega la Regione Veneto.

Per il Veneto l’ingresso di Anas e la relativa riclassificazione della rete si tradurranno nel trasferimento a carico del Contratto di Programma Anas MIT dei costi di gestione e manutenzione dei  700 km riclassificati per una cifra annua di circa 21 milioni di euro, oltre a investimenti di manutenzione programmata per 10 milioni di euro/anno, con la previsione di uno specifico stanziamento complessivo pari oltre 100 milioni di euro per l’esercizio 2018-2022. A questi importi si vanno poi ad aggiungere, a regime, le economie derivanti dalle sinergie operative tra Anas e Veneto Strade e dall’aumento dell’efficienza complessiva stimabili in un recupero del 10% dei costi di gestione.

La Nuova di Venezia/Nordest Economia – 23/02/2018

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Bus: ok ai costi standard per il trasporto pubblico. Un passaggio storico atteso da anni

22 febbraio 2018

“Con decisione unanime, Governo, Regioni, Province e Città metropolitane hanno approvato oggi i costi standard per il trasporto pubblico locale. Un passaggio storico, atteso da decenni, che, insieme a tutte le misure adottate in modo condiviso per migliorare il trasporto pubblico locale, potranno garantire servizi più equi da Nord a Sud, in tutto il Paese”. Lo ha annunciato il ministro Graziano Delrio dopo l’intesa raggiunta oggi alla Conferenza Unificata su proposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il testo completa il quadro normativo in materia di Tpl definito con la Manovra correttiva 2017 e introduce parametri di ‘giusto prezzo’ dei servizi di trasporto, particolarmente attesi dagli operatori del settore per poter finalmente dare maggiore slancio alle gare.

In sostanza il decreto elabora le funzioni di prezzo sulla base di tre variabili: la velocità di connessione, la dimensione di scala e l’ammortamento dei mezzi. Al crescere della velocità di connessione si ridurrà il costo ‘giusto’ del servizio, mentre sulla base del principio delle economie di scala, il prezzo virtuoso sarà tanto più alto quanto minore è la dimensione delle aziende. In pratica, il principio di carattere generale sarà che le aziende piccole costano di più di quelle grandi ma per quelle troppo grandi varrà il principio opposto. Quanto all’ammortamento, il decreto introdurrà il criterio dell’ammortamento standard che andrà a colmare la lacuna finora presente nei contratti di servizio (sia per il trasporto su gomma che su ferro) che sono privi di ammortamento.

Trasporti-Italia.com – 22/02/2018

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