«Salva la sorgente di Spino, la Valdastico si può fare»

15 Settembre 2019

L’annuncio di Fugatti. Il presidente della Provincia: «A31, pronto lo studio di fattibilità» Il Comitato: «Tutta la zona è a rischio». Valduga: «Aspettiamo di approfondire: molte le criticità».

Lo studio di fattibilità per la A31 Valdastico con uscita a Marco è pronto e verrà presentato nelle prossime settimane. L’annuncio lo ha dato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti a margine di una conferenza stampa a Luserna. «Per quello che possiamo dire – ha aggiunto Fugatti – lo studio risolve l’impatto sull’acquedotto di Spino, dunque l’opera non avrà contraccolpi sull’ambiente». Il presidente della Provincia ha anche ribadito che il tracciato, con uscita a Rovereto Sud, avrà un uscita a Terragnolo, con un casello dell’A31. L’intenzione della giunta provinciale è di presentare lo studio entro la fine del mese, poi inizierà il confronto con i territori coinvolti dall’opera. «Un confronto – conclude Fugatti – al quale non saremmo tenuti».

Il Comitato contro la A31

Gli risponde a distanza Aaron Iemma, presidente del Coordinamento dei Comitati contro la A31 Valdastico Nord, nonché presidente del Wwf Trentino. «Le criticità del progetto sono tante, non si limitano all’acquedotto di Spino. Tutta la montagna ha caratteristiche tali che dei perforamenti possono compromettere l’ambiente in maniera irreparabile. Siamo comunque molto curiosi di apprendere come i problemi verrebbero risolti sotto il profilo tecnico. In ogni caso, i problemi non sono risolti, anzi. Il progetto stesso ha un’impostazione sviluppista, sul modello degli anni 60, che non è più riproducibile, né attuabile in un territorio che ha più volte evidenziato la propria delicatezza e fragilità. Bisogna poi ricordare – prosegue Iemma – che si tratta di un’opera che verrebbe costruita non per una reale utilità – e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario con dati alla mano – bensì per mera speculazione, cioè per ottenere il rinnovo della concessione alla società A4 Serenissima». Un rinnovo che è stato giudicato illegittimo dalla Corte dei Conti, che ha imposto alla Serenissima una multa salatissima, 600 milioni per aver ottenuto la concessione senza aver completato la A31. «Mi preme dire – prosegue Iemma – che siamo aperti a soluzioni diverse, purché ispirate a un modello di sviluppo sostenibile. Quanto all’affermazione di Fugatti sul confronto “non dovuto” con i territori, prima di devastare una zona naturale il confronto con i cittadini ci pare il minimo». Il Comitato si riunirà, come ogni ultimo martedì del mese, il 24 settembre: un incontro aperto a tutti per informare la popolazione sugli ultimi sviluppi.

Lo scetticismo di Valduga

Scettico anche il sindaco di Rovereto Francesco Valduga: «Prendiamo atto che c’è uno studio di fattibilità, ora attendiamo di conoscerne i dettagli per approfondirne i contenuti. Siamo curiosi di capire come verrà salvaguardato l’acquedotto di Spino, fermo restando – conclude il sindaco – che non è l’unico punto critico del progetto, ma solo una delle criticità del completamento della A31».

Trentino – 15/09/2019

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Polesine, una strategia di fuga

Il territorio si scopre poco competitivo e con minore attrattività industriale. Ci sono correttivi in vista?

Polesine non strategico per industria ed economia? Sembrerebbe così ad analizzare le motivazioni che hanno spinto Ecolab ad abbandonare il sito produttivo di Rovigo per trasferire la produzione in Francia. Una scelta che comporta pesanti ricadute sull’immediato e che pone seri interrogativi sul futuro a medio-lungo termine del panorama economico-occupazionale del Polesine.

Ecolab infatti spiega che la chiusura dello stabilimento di Rovigo è legata ad una revisione industriale che ha portato in superficie costi operativi che a Rovigo risultano più alti che in altri siti della multinazionale che si occupa di detergenti industriali. Costi maggiori, dunque, determinati da una logistica più complessa in quanto la maggior parte dei clienti Ecolab proviene da oltre i confini italiani, inoltre dal fatto che la maggior parte delle materie prime per la lavorazione proviene dall’estero. E quindi costi di trasporto più onerosi e tempi di consegna più lunghi. Il Polesine e Rovigo, quindi, si scoprono, detta in parole povere, meno competitivi dal punto di vista strategico-industriale, almeno per quelle attività imprenditoriali che lavorano molto nell’export. Ecco allora che l’interrogativo primario a cui cercare di dare risposta è il seguente: il Polesine è in gradi di competere, a livello economico e industriale, con le sfide della globalizzazione e di un mercato sempre più aperto e ‘competitivo’? Stando alle motivazioni, ovviamente ‘di parte’, di Ecolab, non sarebbe così.

E la cosa fa specie se si pensa che l’alternativa scelta dalla multinazionale americana non è un Paese delle cosiddette economie emergenti, dove esistono contributi o sgravi fiscali, ma la Francia, dove è probabile che il costo del lavoro non sia tanto diverso rispetto alla media italiana. I punti di forza, o di debolezza, su cui ragionare, a questo punto, vanno declinati su quello che molti esperti del settore chiamano la “competitività” di un territorio. E qui entrano in campo logistica, infrastrutture materiali e digitali, costo delle materie prime, trasporti. Ragionando da un punto di vista delle mere vie di comunicazioni non si può dire che Rovigo non sia al centro di uno snodo infrastrutturale interessante (autostrade, ferrovia, idrovia, superstrada). Il punto però è un altro perché le infrastrutture devono servire per portare e fare arrivare merci e prodotti, e secondo Ecolab questi punti di partenza, o di arrivo, non sono per niente vicini al Polesine, che quindi si rivela poco strategico.
E quindi? Quindi politici e categorie del mondo produttivo dovrebbero approntare correttivi e misure per invertire, o stoppare, questa tendenza. Uno di questi correttivi potrebbe essere la Zes, il meccanismo di sgravi fiscali per aziende che decidono di insediarsi nel territorio (16 Comuni polesani e l’area di Marghera per il progetto di Zona economico speciale in Veneto). Ecco allora che il territorio polesano (considerato nel suo complesso anche grazie ai benefici dell’indotto) tornerebbe ad essere strategico e favorevole a chi vuole “fare impresa” e “creare lavoro”. La Zes, come più volte sottolineato da Confindustria e dai sindaci polesani, è dunque la priorità, utile a sviluppare non solo nuovi insediamenti, ma anche un tessuto economico-sociale in grado di autosostenersi e ampliarsi.

Interrogativi a cui dare risposte nel breve. Perché Ecolab sta chiudendo i battenti adesso, tagliando 43 posti di lavoro (ma potrebbero essere di più), ma il rischio è che nei prossimi mesi il mondo economico-produttivo si impoverisca ulteriormente.

La Voce di Rovigo.it – 15/09/2019

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Fs Italiane: Rfi ottiene la certificazione in asset management. E’ la prima in Italia

13 Settembre 2019

Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane), gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale, ha ottenuto la certificazione del sistema di gestione degli asset aziendali, in accordo allo standard internazionale ISO 55001.

Si tratta della prima e unica certificazione ottenuta in Italia, attraverso Accredia, per la gestione di asset materiali. In ambito internazionale la società del Gruppo FS Italiane si colloca tra i primi gestori dell’infrastruttura ferroviaria a vantare un simile riconoscimento, in considerazione della vasta estensione della rete ferroviaria gestita, oltre 16.700 km, circa 2.000 stazioni e 26.000 dipendenti.

I principali benefici di un sistema di gestione degli asset integrato e ottimizzato includono ritorno sugli investimenti e crescita stabile, pianificazione a lungo raggio e sostenibilità delle performance, miglioramento della gestione del rischio e della governance aziendale, possibilità di dimostrare le scelte come migliori in termini di costi/benefici all’interno di un sistema di finanziamenti regolamentato, nonché il miglioramento generale della soddisfazione del cliente.

La norma ISO 55001 fornisce i requisiti per un sistema di gestione degli asset efficiente e integrato, in grado di facilitare le organizzazioni nell’ottimizzare la disponibilità e profittabilità dei propri asset per l’intero ciclo di vita, dall’acquisizione fino alla dismissione.

La certificazione ottenuta si inserisce all’interno di una strategia più ampia, in linea con il Piano industriale 2019-2023 di Gruppo, che attraverso l’approccio asset-centrico mira a garantire ulteriormente una gestione efficiente della rete e a creare valore, sia all’interno della Società sia verso gli stakeholder.

Trasporti-Italia.com – 13/09/2019

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Eva+, attive in Italia e Austria 200 stazioni per la ricarica elettrica veloce

Completata l’attivazione delle infrastrutture di ricarica veloce sulle strade a lunga percorrenza di Italia e Austria. Attive 200 stazioni con una potenza pari 50kW per un totale di 400 punti di ricarica disponibili per i clienti finali.

L’iniziativa fa parte del progetto di mobilità elettrica EVA+ coordinato da Enel e co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Connecting Europe Facility Transport.

Le infrastrutture di ricarica di EVA+ presenti sul territorio italiano sono interamente sviluppate e installate da Enel X. Permettono di fare un pieno di energia a due veicoli contemporaneamente in circa 30 minuti. Ogni stazione è compatibile con tutti i modelli di auto elettriche attualmente sul mercato e rispetta gli standard internazionali nell’ambito dell’e-mobility: CCS, CHAdeMO e Type 2.

Grazie al recente accordo di interoperabilità tra Enel X e SMATRICS, gli utenti delle due aziende potranno accedere ai punti di ricarica di EVA+ e delle rispettive reti di ricarica nazionali in totale libertà e senza limiti territoriali nei due Paesi. Inoltre, grazie alle funzionalità avanzate di Juicepass, la nuova app per la mobilità elettrica di Enel X, è ancora più semplice ricaricare il proprio veicolo presso le stazioni fast del progetto.

Electric Vehicles Arteries

EVA+ è il progetto europeo per lo sviluppo della mobilità elettrica nato nel 2016, che prevedeva entro tre anni l’installazione di 200 infrastrutture di ricarica veloce, 180 in Italia e 20 in Austria, lungo le strade a lunga percorrenza extraurbane dei due Paesi.

Il programma ha visto la collaborazione di Enel in qualità di coordinatore, con Verbund, principale utility austriaca, SMATRICS, il più importante operatore austriaco di reti di ricarica. Hanno partecipato anche alcuni tra i più importanti marchi automobilistici a livello mondiale come Renault, Nissan, BMW Group e Volkswagen Group Italia (con le marche Volkswagen e Audi).

Trasporti-Italia.com – 13/09/2019

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A22: più traffico tir e meno incidenti in primi 6 mesi 2019

Oggi Cda della società autostradale

Nei primi sei mesi del 2019, lungo l’Autostrada del Brennero c’è stato un leggero aumento del traffico (+0,58%), riconducibile per lo 0,06% ai veicoli leggeri e per l’1,71% ai mezzi pesanti. A metà dell’anno, lungo la A22 sono già stati complessivamente percorsi 2,37 miliardi di chilometri.

Cala, invece, il tasso di incidentalità globale (Tig), unità di misura che esprime il rapporto tra incidenti accaduti e chilometri percorsi moltiplicato per 100.000.000. Il 2018 si è chiuso con un tasso di 16,83, nei primi sei mesi del 2019 il Tig si è assestato a 16,21.

I dati sono stati resi noti oggi nel corso del cda semestrale della società A22.

Ansa/Trentino A.A. – 13/09/2019

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Sabato notte autostrada A4 chiusa tra Latisana e nodo di Palmanova in entrambe le direzioni

Per quanto riguarda la A23, non sarà percorribile il tratto da Udine Sud al nodo di Palmanova, quindi il casello di Udine sud sarà aperto solo per chi deve andare a Tarvisio

Non si sono mai fermati i lavori per la realizzazione della terza corsia, nemmeno d’estate, ma sono stati “traslati” i lavori che avrebbero richiesto la chiusura dell’autostrada per non creare disagi al traffico di chi andava in vacanza. Ora che i flussi sono rientrati nella normalità, i week end vengono nuovamente utilizzati per lavorare in notturna.

Nella notte tra sabato 14 e domenica 15 sono in programma il varo del nuovo cavalcavia di svincolo del casello di San Giorgio di Nogaro e la demolizione completa del vecchio ponte sul nodo di Palmanova lungo la direttrice Trieste – Venezia. Questi interventi comporteranno la chiusura dell’autostrada A4 dalle 21,00 di sabato 14 alle 7,00 di domenica 15 tra Latisana e il nodo di Palmanova in entrambe le direzioni. Il casello di Palmanova sarà chiuso in direzione Venezia, ma aperto in direzione Trieste o Udine. Il casello di Latisana sarà chiuso in direzione Trieste ma aperto in direzione Venezia. Il casello di San Giorgio chiuso in entrambe le direzioni. Per quanto riguarda la A23, non sarà percorribile il tratto da Udine Sud al nodo di Palmanova, quindi il casello di Udine sud sarà aperto solo per chi deve andare a Tarvisio. Tutti gli itinerari alternativi sono segnalati con le frecce gialle.

I lavori in programma

Nel corso della notte di chiusura, nell’area del nodo di Palmanova verrà demolito il moncone del vecchio cavalcavia, il cui impalcato è stato smontato in cinque parti a metà giugno e sarà completata l’installazione delle barriere di sicurezza all’altezza dell’area di servizio di Gonars Nord. La posa delle reti di protezione del cavalcavia di Valderie e il varo del nuovo cavalcavia dello svincolo di San Giorgio di Nogaro sono gli altri interventi in programma. Il nuovo cavalcavia di San Giorgio è il penultimo manufatto, dei nove complessivi, abbattuti e ricostruiti sul terzo lotto (Gonars – Alvisopoli).  Spostato utilizzando due enormi carrelli a sei assi, sarà imbracato, sollevato da due gru (una da 500 tonnellate e una da 400 tonnellate), posizionato e quindi saldato alle travi. L’infrastruttura in acciaio del cavalcavia è lunga circa 100 metri e pesa 424 tonnellate. E’ qui che passerà lo svincolo il cui asse stradale è formato due corsie di marcia da 3,75 metri separate da uno spartitraffico. Il nuovo cavalcavia di San Giorgio verrà aperto al traffico nei prossimi mesi al termine degli interventi di asfaltatura e posa delle barriere di sicurezza. Nel frattempo il traffico continuerà a scorrere sul ponte vecchio. Una volta terminati i lavori, il nuovo svincolo ricalcherà la tipologia dell’esistente, cosiddetto “a trombetta”, con un miglioramento dei raggi di curvature delle rampe. Attualmente nel terzo lotto sono stati demoliti otto cavalcavia (manca all’appello il vecchio svincolo di San Giorgio) e varati sette: Case Padovane (aperto al traffico), Modeano (aperto), Valderie (in fase di completamento), Pampaluna – Corgnolo (aperto), Palmanova – San Giorgio (aperto), Porpetto – Corgnolo (aperto) e Porpetto – Castello (gettata la soletta). L’ultimo manufatto a essere varato sarà il cavalcavia di Zavattina.

L’intervento più complesso. Completare nella parte centrale i manufatti di attraversamento posti al di sotto dell’autostrada è un intervento complesso, che si può fare certo, ma non a traffico completamente aperto perché richiede, forse più di altri, precisione e controllo. L’operazione si rende necessaria in quanto l’apertura anticipata su tre corsie subito dopo il nodo di Palmanova, attivata durante il periodo estivo di esodo e controesodo, che tanto ha giovato alla fluidificazione del traffico in quel delicato tratto, ha però impedito l’ultimazione dei sottopassi proprio nella loro parte centrale. Per questo motivo nel tratto compreso fra il nodo di Palmanova e Gonars in direzione Venezia, dove attualmente il traffico scorre già su tre corsie, sarà necessario chiuderne una. Se d’estate i flussi di veicoli crescono nel week end, durante il resto dell’anno si concentrano – soprattutto quelli pesanti – il martedì. Quindi? Il cantiere non sarà operativo il lunedì, il martedì e il mercoledì, ma soltanto nella seconda parte della settimana. A partire dal 18 settembre, ogni settimana il giovedì, venerdì, sabato e domenica, la terza corsia non sarà transitabile perché ci saranno gli operai al lavoro. Il cantiere sarà attivo per quattro settimane, quindi fino a metà ottobre circa. Massima attenzione e prudenza nel transitare in questo tratto. Si tratta veramente dell’ultimo intervento così invasivo prima della fine dei lavori.

Treviso Today – 13/09/2019

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Finanziamenti regionali per la mobilità e la sicurezza stradale: 119 interventi in 111 comuni veneti per circa 38 milioni di euro complessivi.

L’assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti, Elisa De Berti, in rappresentanza della Regione, ha sottoscritto per via telematica 119 accordi di programma con 111 Comuni del Veneto, finalizzati alla realizzazione di interventi riguardanti la mobilità e la sicurezza stradale.

I finanziamenti sono stati assegnati per effetto dello scorrimento di due graduatorie approvate nel 2017 e nel 2018 per lavori di consolidamento e messa in sicurezza della viabilità di interesse comunale: uno riguarda 51 interventi, per complessivi 3.691.231,63 milioni di euro, di cui 2.301.599,86 milioni dalla Regione; l’altro 68 interventi, per un investimento di circa 34 milioni di euro, di cui 13,5 milioni di contributo regionale.

“Con questi ulteriori interventi infrastrutturali proseguiamo concretamente la nostra azione per rendere più sicura e funzionale la rete stradale veneta – sottolinea l’assessore –, dando soluzione in modo mirato a situazioni di riconosciuta criticità, a ‘punti neri’, come nel caso di intersezioni a raso in area extraurbana, adottando tecniche di moderazione del traffico in area urbana o suburbana, ammodernando la viabilità esistente, completando tracciati alternativi agli attraversamenti dei centri urbani, attivando segnaletica a messaggio variabile e di informazione all’utenza, realizzando percorsi ciclabili e pedonali protetti in ambito urbano”.

“Le Amministrazioni comunali – conclude De Berti –, grazie a questi finanziamenti regionali hanno la possibilità di attuare iniziative, magari irrealizzate sino ad oggi per mancanza di risorse, per ridurre il rischio di incidenti sulle proprie strade, dando priorità agli interventi nelle situazioni che presentano una maggiore sinistrosità”.

Regione Veneto – Comunicato stampa N° 1480 del 13/09/2019

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Gruppo Moby: ricavi in crescita da merci e passeggeri

12 Settembre 2019

Il Gruppo Moby ha presentato oggi il bilancio semestrale che registra conti in netto miglioramento. Il margine operativo lordo (Ebitda) è balzato da -8,8 a più 47,8 milioni, con ricavi complessivi incrementati di 20 milioni e ottimizzazione di costi e razionalizzazione flotta: hanno inciso in modo determinante la conferma del trend positivo per quanto riguarda i passeggeri sulle sue navi ferries passati in crescita del 3,5% e l’incremento dei ricavi totali derivanti da un settore merci che ha beneficiato di una attenta politica commerciale di consolidamento delle posizioni.

Complessivamente i ricavi del semestre del Gruppo Moby sono tornati ad attestarsi sopra quota 253,6 milioni, con una crescita dell’8,7% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
Hanno contribuito al miglioramento anche fattori come l’assorbimento positivo dei costi di implementazione delle start up che erano state avviate nel 2018, una attiva gestione dei costi del bunker e dei consumi, le operazioni di razionalizzazione e di ottimizzazione attuate nella struttura della flotta e il consolidamento delle quote di mercato acquisite sui principali mercati strategici per il Gruppo, in primis quello siciliano e più in generale quello delle autostrade del mare.

Risultati questi, facilitati anche dall’entrata in servizio della nuova flagship Maria Grazia Onorato costruita nei cantieri di Flensburg e destinata a breve a essere affiancata sulle rotte del Gruppo dalla gemella “Alf Pollak”.
I risultati nel settore passeggeri sono frutto in Mediterraneo di una politica dei prezzi volta anche a favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici da e per la Sardegna, mentre nel Baltico, dove la crescita è stata del 4%, la maturazione del mercato sta, in un’ottica di lungo periodo, delineando scenari favorevoli per un ulteriore consolidamento nella presenza del Gruppo.

I dati relativi al primo semestre confermano e rafforzano quindi le indicazioni che erano emerse nel primo trimestre dell’anno, ovvero la netta inversione di tendenza, operativa e finanziaria, rispetto a un 2018, che – come detto – era stato archiviato con risultati condizionati in particolare dall’avvio di nuove linee.
“L’action plan varato nel 2018, che prevede anche un efficientamento nella composizione della flotta del Gruppo Moby – ha affermato il Ceo, Achille Onorato – sta centrando tutti gli obiettivi che ci eravamo proposti, consentendo alla compagnia di rafforzare la sua posizione finanziaria e di proseguire sulla rotta di razionalizzazione e ottimizzazione dei servizi. Dati confermati dagli investimenti in newbuilding sia nel settore delle merci che in quello passeggeri con le navi in costruzione nei cantieri cinesi GSI del Gruppo CSSC con una capacità di 4000 metri lineari di carico, di 2500 passeggeri, con 550 cabine, che daranno ulteriore impulso ai servizi”.

Nel settore merci la sostituzione di navi di minore capacità in termini di metri lineari, con navi di nuova costruzione più capienti ed efficienti, è sfociata in una ottimizzazione del servizio e in un forte ridimensionamento dei costi; anche nel settore passeggeri la sostituzione di navi, oltre ad aver generato plusvalenze, è parte integrante di una strategia complessiva focalizzata da un lato al miglioramento del servizio per la nostra clientela in funzione della domanda e quindi della capacità di trasporto da mettere in campo sulle varie rotte, modulando la capacità di stiva sulla domanda media di trasporto.
Il semestre ha anche segnato un’intensificazione nelle scelte tecnologiche di innovazione in chiave di protezione dell’ambiente.

“Oltre ai risultati reddituali, il miglior indicatore – ha concluso Achille Onorato – è fornito dalla crescita nei livelli occupazionali nei vari settori di attività del Gruppo, incluso quello portuale e della logistica, in particolar modo attraverso la società Manta in joint venture con il Gruppo Ars Altmann, che continuano a segnare un trend fortemente positivo sia per quanto riguarda l’occupazione diretta sia per quanto concerne l’indotto sui territori serviti dalle nostre navi”.

Trasporti-Italia.com – 12/09/2019

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C’è una data per il completamento del Mose: giugno 2020, consegna a fine 2021

Il 31 dicembre 2021 avverrà la consegna definitiva del Mose, il sistema di barriere mobili a protezione della laguna di Venezia dalle acque alte. La data è contenuta nel bilancio 2018 del Consorzio Venezia Nuova, il concessionario per la costruzione dell’opera. La realizzazione del Mose è costata finora 5.493 milioni di euro, assegnati per tranche in 15 anni, dal 2003 al 2018. Altri finanziamenti, programmati dal governo per la conclusione dei lavori, ammontano a 221 milioni di euro, a partire dal 2017 e fino al 2024.

La produzione complessiva svolta nel 2018 dal Consorzio, invece, ammonta a 74 milioni di euro. Il completamento degli impianti definitivi del sistema è previsto per il 30 giugno 2020, quindi sarà avviata l’ultima fase di gestione sperimentale.

Venezia Today – 12/09/2019

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Logistica: Zilli, Interporto Cervignano cresce e integra sistema

“L’attività dell’Interporto di Cervignano è un esempio positivo del percorso che porta il Friuli Venezia Giulia al centro degli snodi trasportistici europei entro una strategia che aggrega progressivamente tutte le strutture interportuali della regione”.

Lo ha affermato l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, a margine della visita all’interporto di Cervignano accompagnata dal presidente dello scalo, Lanfranco Sette, il quale a novembre avrà compiuto un anno di mandato.

Zilli ha espresso il suo “apprezzamento per il lavoro svolto negli ultimi dieci mesi, in quanto il riassetto societario si è accompagnato a un accrescimento delle strutture logistiche dell’interporto e una progettualità i cui risultati sono tangibili o vicini”.

Per quanto riguarda l’assetto societario, “l’Interporto di Cervignano – ha spiegato l’assessore – è ora strettamente legato a quello di Trieste, che ne detiene l’80 per cento, ma ciò avviene sotto la regia della Regione attraverso Friulia, che a sua volta detiene il 48,5 per cento dello scalo di Fernetti”.

L’esponente della Giunta Fedriga ha potuto visitare il nuovo piazzale dell’interporto di Cervignano, esteso su 60.000 metri quadri, realizzato con risorse proprie pari a 1,5 milioni e appena omologato, che può ospitare ogni tipo di automezzi ed è dotato di depositi per stoccaggi temporanei o prolungati. L’intermodalità si giova di sei binari che possono accogliere convogli lunghi fino a 750 metri; quattro di essi sono già utilizzati e si calcola che entro i primi mesi del 2020 saranno attivi a pieno regime.

“Il nostro impegno e il nostro mandato – ha spiegato Sette – è quello di spostare più traffico possibile dalla gomma alla rotaia e ciò avviene già con i semirimorchi che da Cervignano s’inoltrano fino a Rostock in Germania. L’interporto di Cervignano – ha aggiunto il presidente – è una società dinamica e anche molto ben patrimonializzata, per un valore di 65 milioni di euro in crescita, che sente la vicinanza della Regione”.

Tra i nuovi progetti illustrati a Zilli un collegamento ferroviario stabile tra Cervignano e Trieste “che si sta mettendo a punto – ha rilevato Sette – e che speriamo di poter far partire tra quattro mesi circa”.

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 12/09/2019

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