Sette manifestazioni d’interesse per il nuovo container terminal del porto di Rijeka

20 Maggio 2019

Una sarebbe stata presentata da un consorzio formato dalle cinesi Ningbo Port e China Road & Bridge Corporation

Sette società di Europa, Medio Oriente ed Estremo Oriente hanno manifestato interesse per la costruzione e gestione del nuovo container terminal in acque profonde nel porto di Rijeka, progetto per il quale all’inizio di marzo l’Autorità Portuale dello scalo portuale croato ha avviato una specifica procedura di gara. Lo ha annunciato il direttore generale della Port of Rijeka Authority, Denis Vukorepa, al quotidiano “Jutarnji List” senza rendere noto quali sono le aziende interessate ma sottolineando che si tratta di «importanti terminal operator». Il giornale croato ha tuttavia precisato che, secondo fonti vicine al governo, tra queste ci sarebbe un consorzio formato dalle cinesi Ningbo Port e China Road & Bridge Corporation. Quest’ultima società sta costruendo in Croazia un ponte sul canale di Peljesac (Sabbioncello).
La procedura prevede, che dopo 15 giorni in cui verranno esaminate le proposte presentate dalle sette società, queste saranno invitate a presentare le proprie offerte.

InforMare – 20/05/2019

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Zoppas (Confindustria Veneto) “Tav nel 2021? Scherzano con il fuoco”

18 Maggio 2019

Leggo oggi che verrà realizzato quanto chiediamo noi imprenditori, ossia la tratta veneta della Tav Verona-Padova. Solo che verrà realizzata dopo il 2021! Non è il momento di scherzare con il fuoco. Non ci interessa di chi sarà il merito della sua realizzazione post 2021, ma ci interessa che si inizi immediatamente.

“Leggo oggi che verrà realizzato quanto chiediamo noi imprenditori, ossia la tratta veneta della Tav Verona-Padova. Solo che verrà realizzata dopo il 2021! Non è il momento di scherzare con il fuoco. Non ci interessa di chi sarà il merito della sua realizzazione post 2021, ma ci interessa che si inizi immediatamente il processo di progettazione e cantierizzazione, senza tempi morti”.

Così Matteo Zoppas, leader degli imprenditori veneti, attacca sulla questione alta velocità a est di Milano. “Altrimenti – aggiunge polemico – siamo come quelle persone che dicono di volersi mettere a dieta ma la inizieranno comunque dal giorno dopo. Se non siamo capaci di sbloccare i cantieri già aperti, figuriamoci cosa succederà per ciò che verrà fatto dopo il 2021”.

Sono gli imprenditori che creano lo sviluppo economico dal quale si genera occupazione, rivendica il capo di Confindustria Veneto, “queste risposte non sono coerenti con le esigenze del territorio produttivo”. Le infrastrutture, avverte ancora, sono “opere fondamentali per restare competitivi in un mercato ormai internazionale”, per questa ragione “devono avere la precedenza. Devono essere realizzate nell’immediato”.

L’appello degli industriali veneti, conclude Zoppas “è che vengano riviste le priorità e le tempistiche dello sviluppo della Tav per tratta Verona-Padova. Ciò che può accadere tra oggi, il 2021 e quando forse potrà partire l’opera… lascia un certo amaro in bocca”.

Il Piccolo/Nordest Economia – 18/05/2019

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«Tav veneta ostaggio di Toninelli». Salvini punta il dito sul Mit, il M5s: «Colpa delle aziende»

E intanto Trentino e Veneto litigano con il ministro anche sulla Valdastico

di Martina Zambon

«Tav veneta ostaggio del Mit», tuona Matteo Salvini a metà giornata. Tempi (social) di reazione olimpionici del succitato Mit (Ministero per le Infrastrutture e Trasporti ndr) che fa girare a spron battuto le slide di Rfi (Rete ferroviaria italiana) che mettono in fila cronoprogramma, tempi di ultimazione dei cantieri, finanziamenti già stanziati per la Tav fra Brescia e Padova. L’effetto ping-pong è assicurato perché le agenzie battono a stretto giro la controreplica del vicepremier leghista: «Sono felice di aver sbloccato la Tav, una buona notizia per il Veneto e per il Paese». Gli occhi sulla pallina, distratti appena da qualche nota collaterale, su tutti quella della pentastellata veronese Francesca Businarolo che addossa la colpa dei ritardi al consorzio Cepav Due che si aggiudicò a suo tempo i lavori dell’alta velocità/alta capacità da Brescia a Verona. Il pasticciaccio della Tav veneta che affonda nelle sabbie mobili di un «no» mai detto ufficialmente torna prepotentemente d’attualità. A scatenare l’ennesimo putiferio mediatico, le rassicurazioni dei giorni scorsi del titolare del Mit, il pentastellato Danilo Toninelli, proprio sulla Tav fra Brescia e Padova. «Pubblicheremo a brevissimo l’analisi costi-benefici – ha detto Toninelli al Corriere del Veneto – che non l’ha mai rallentata e che servirà invece a migliorarla in termini di efficienza e sostenibilità».

Ammodernamento dell’esistente

La traduzione, per gli addetti ai lavori sostenitori della Tav, è da brivido perché sembra coincidere con l’ipotesi di potenziamento della linea storica così come si farà fra Venezia e Trieste, vale a dire niente Tav ma ammodernamento dell’esistente. «Leggo che il ministro Toninelli dice che la Tav veneta è finanziata e si farà. Sono felice di aver sbloccato un cantiere fondamentale per l’Italia e fermo da troppo tempo. – dice Salvini – Vuol dire che la pressione della Lega ha trasformato un ”no” in un “sì”». E nella chiusa è difficile non leggere una traccia di sarcasmo: «Una bella notizia per il Veneto e per lo sviluppo del Paese. Anche per le autonomie, la flat tax e la sicurezza auspico lo stesso costruttivo atteggiamento da parte dei 5stelle». I toni, fra i due alleati di governo, vanno dal gelido al furioso. È il caso di Businarolo, deputata M5s già nota per aver eletto a proprio domicilio parlamentare una casa espropriata proprio per la Tav nel Veronese. «Ma quale ostaggio del Mit! – si indigna Businarolo – L’Alta velocità Brescia- Verona è, semmai, ostaggio dei ritardi della Cepav Due, l’azienda che ha vinto la gara per la realizzazione del primo lotto. Sono state infatti richieste 309 ”prescrizioni” al progetto, cioè adeguamenti chiesti dal Cipe sulla base delle segnalazioni dei territori. Noi continuiamo a presidiare i nostri territori perché le opere rispettino la nostra salute e l’ambiente». Interviene anche il Pd con la deputata scaligera Alessia Rotta: «Le dichiarazioni del ministro Toninelli fanno mettere le mani nei capelli. Il “Ministro per caso” sta facendo solo danni al Veneto e pare non abbia intenzione di fermarsi. L’analisi costi benefici sulla Tav Brescia-Padova che è conclusa, è stata secretata». La rotta di collisione fra Veneto e Roma punta dritto al Mit. E non solo per la Tav al palo. Nelle ultime ore Toninelli ha fatto presente che Trentino e Veneto hanno inviato due ipotesi distinte di tracciato per la Valdastico diversamente da quanto richiesto, cioè un’ipotesi di tracciato unica. Il neo governatore di Trento, Maurizio Fugatti fa presente che a Roma si è inviato un documento unitario col Veneto. Il Mit smentisce categoricamente e lo staff di Toninelli aggiunge: «A questo punto demanderemo al concessionario di fare i dovuti approfondimenti». Fugatti spiega: «Tre mesi è il tempo entro cui si prevede che la concessionaria della A31 Valdastico realizzi lo studio di fattibilità sull’ipotesi del collegamento stradale tra Lastebasse, in Veneto, e Rovereto sud». La partita a ping-pong procede. Non si può dire lo stesso, nei fatti, per Tav e Valdastico.

Corriere del Veneto/Politica – 18/05/2019

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Zoppas in campo: «Ora facciamo squadra. La priorità è la Tav fra Verona e Padova»

17 Maggio 2019

Il numero uno di Confindustria Veneto favorevole al tavolo. L’assessore regionale De Berti: «Io ci sono, ma serve unità»

di Cristiano Cadoni

Rivolta, dunque. Il Veneto trascurato contro la classe politica romana, «miope e arrogante». Dal Frecciarossa diretto per Roma – soppresso in nome di calcoli economici non del tutto convincenti – alla Tav che procede a rilento, il fastidio è lievitato, diventando rabbia. E le categorie economiche non aspettavano altro che la chiamata alle armi lanciata ieri dal presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza. La sua proposta di una «cabina di regia a difesa degli interessi economici e politici del territorio» ha trovato cancelli spalancati in tutte le sedi.

Subito l’alta velocità.

Insieme a Pozza – e sull’eco della protesta del presidente di Assindustria Venetocentro, Massimo Finco che mercoledì aveva parlato di «schiaffo al Nord che produce» – ieri è intervenuto anche il numero uno di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas. «I problemi evidenziati da Finco si sommano a quelli delle altre associazioni territoriali venete che, come si evince dal piano delle Ferrovie dello Stato, sono gravemente penalizzate dal mancato sviluppo infrastrutturale», ha scritto Zoppas in una nota. «Ora serve un lavoro di squadra. Già oggi ho avuto un confronto con l’assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti: siamo d’accordo su un tavolo di lavoro che raccolga tutte le istanze. Dobbiamo sbloccare le opere che avanzano a una velocità incompatibile con le necessità di sviluppo e competitività. Iniziando dalla definizione di un piano strategico di sviluppo al medio termine dove tutti gli attori coinvolti – non solo su scala regionale – si prendano i propri impegni. Propongo quindi di mettere tra le prime priorità il tratto della Tav Verona-Padova».

Unità

Al tavolo del convegno di Unioncamere su “Sviluppo e territorio”, l’assessore De Berti è stata protagonista di un intervento appassionato. «Io sono a Roma ogni settimana per chiedere di mandare avanti i progetti, ma le battaglie non si fanno da soli», ha sottolineato l’assessore De Berti. «Bisogna essere uniti, cosa che non sempre succede. Gli enti locali non sono sempre uniti e anche le categorie economiche spesso si dividono. Invece bisogna essere capaci di fare sintesi». Sulla Tav De Berti è stata netta: «Va fatta e subito. Non ha senso arrivare con le merci a Verona e poi caricarle su un camion. Chi decide deve spogliarsi dalle ideologie e ascoltare il territorio. Ho fatto decine di riunioni sulla Tav, accompagnato i sindaci a Roma, ora bisogna insistere per la Brescia-Padova perché fermarla significa spegnere il motore dello sviluppo del Paese». Ma anche se l’attacco ai Cinque Stelle è sembrato chiaro a tutti, De Berti si è affrettata a precisare: «Se siamo così indietro la colpa non è solo di Toninelli, che è lì da dieci mesi». E, pur senza avere un tono polemico, ha aggiunto: «Padova non mi ha mai chiesto un tavolo sulla Tav. Forse perché comunque ci sono da sciogliere prima i nodi di Verona e Vicenza».

Coro unanime

Ma dagli industriali agli artigiani ai commercianti, la proposta di mobilitazione ha raccolto immediatamente un coro di adesioni. Franco Miller, l’esperto di Tav per gli industriali, ha sottolineato l’importanza dell’opera «non solo in chiave locale, ma nell’ottica dei corridoi europei (ce ne sono ben tre che passano per il Veneto su nove)» e ha puntato il dito contro la politica: «È vero che Brescia non ci ha fatto nessun favore e abbiamo un conto in sospeso con loro, ma il problema è tutto politico, perché Rfi ha sempre ascoltato le nostre richieste. Qui abbiamo linee vecchie e congestionate, incompatibili con le nostre ambizioni di sviluppo».

Il Mattino di Padova – 17/05/2019

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Tav, allarme sui progetti «Ritardi a est di Verona»

di Enrico Giardini

Mentre sulla Tav alta velocità alta capacità ferroviaria nel tratto Brescia-Verona si attende un via libero definitivo dal Governo a procedere con i cantieri – dopo l’analisi sul rapporto tra costi e benefici, è allarme delle categorie produttive contro i ritardi della Tav alta velocità alta capacità ferroviaria nel Veneto e in particolare a est di Verona. «L’annuncio dato da Ferrovie dello Stato del piano industriale 2019-2023 certifica che l’alta velocità a est di Verona è in grave ritardo, quella da Vicenza a Padova non è finanziata né progettata». Lo ha denunciato il presidente di Assindustria Venetocentro Massimo Finco, al convegno su «Territorio e sviluppo», svoltosi a Padova, a cura di Unioncamere Veneto e Uniontrasporti. Sono dati che allarmano Franco Miller, di Confindustria Verona, delegato di Confindustria Veneto ai corridoi ferroviari europei, intervenuto ai lavori. «Più che di Tav del Veneto dovremmo parlare di reti ferroviarie connesse ai corridoi europei Ten-t: sono nove e, di questi, tre passano dal Veneto. Quindi la questione va valutata nel suo complesso. Se invece scendiamo alla questione regionale delle tratte Brescia-Verona e Verona-Padova, il problema è essenzialmente burocratico», ha sottolineato. «Infatti Rete ferroviaria italiana non ha ancora concesso la disponibilità dei terreni per la linea della Tav al Consorzio che deve realizzare l’opera. I soldi ci sono, per la Verona-Padova si tratta di 1,5 miliardi, ma siamo ancora fermi appunto per intoppi burocratici. Ma giocano contro anche fattori localistici e interventi vicini al ministero dei Trasporti, che rallentano il programma della Tav».«Tutta la regione rischia esiti marginali inaccettabili rispetto alla densità produttiva e di flussi internazionali a cui si deve il 13,7% delle esportazioni italiane. È solo l’ultima di una serie di scelte, indifferente alle ragioni delle istituzioni locali», ha proseguito Finco, come riporta una nota dell’agenzia Il Sole 24 Ore-Radiocor Plus, «inaffidabile rispetto a impegni già assunti dalle stesse Fs, mortificante nei confronti di migliaia di imprese di quest’area che produce il 40% del valore aggiunto manifatturiero del Veneto». Al convegno è intervenuto anche Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, spiegando che «nel Veneto l’alta velocità non esiste ed è paradossale che su 1.800 chilometri di ferrovie non ci siano chilometri di Tav. E ci sono solo 612 chilometri di ferrovie a doppio binario con il 65% di linee elettrificate. Quindi il 35% delle linee ferroviarie venete non è elettrificato, come 50 anni fa».Quindi Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto, ha chiesto di accelerare i tempi per concludere Pedemontana veneta, Tav, Galleria del Brennero, la terza corsia della A4 Venezia Trieste. «Siamo pronti a mettere a disposizione di Fs il nostro Ufficio studi e le nostre competenze».

L’Arena – 17/05/2019

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Trasporti: al via gara per collegamento marittimo Ts-Slovenia-Croazia

E’ stata avviata la procedura di gara per l’affidamento del “Servizio di trasporto passeggeri marittimo internazionale di linea tra i porti della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e quelli delle limitrofe Repubbliche di Slovenia e di Croazia per il triennio 2019-2021” che permetterà, di collegare Trieste alle località di Pirano (Slovenia) e Parenzo, Rovigno e Lussinpiccolo (Croazia).

Lo ha reso noto la Regione, attraverso l’assessore alle Infrastrutture e Territorio.

Il numero dei collegamenti giornalieri a base d’asta è di 2 (con diversi punti di approdo) per 6 giorni su 7, con partenza prevista il primo anno il 29 giugno 2019 e durata fino al 15 settembre 2019, per un totale di 67 giorni di navigazione. Il secondo e il terzo anno il servizio sarà avviato a fine maggio e si prolungherà fino a fine settembre. L’affidamento comprenderà le stagioni estive 2019, 2020 e 2021 ed è finalizzato a dare continuità al servizio che la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia ha finanziato fin dagli anni 2000.

Tra le principali novità della procedura figura la presenza di tariffe già definite dalla Regione in sede di gara (ulteriormente integrabili in sede di offerta migliorativa), scelta questa finalizzata a rendere maggiormente attrattivo il servizio. In questa ottica le tariffe individuate sono state significativamente ridotte e orientate alla promozione di offerte per i nuclei familiari o di gruppi.

A titolo di esempio, il biglietto di andata e ritorno tra Trieste e Pirano – gratuito per i bambini fino ai 6 anni – costerà 14 euro. Questa tariffa si riduce però a 9 euro per i ragazzi tra 7 e i 15 anni, a 11 euro per i giovani tra i 16 e i 26 anni, i disabili, gli over 65 e i gruppi di almeno 10 adulti, mentre una famiglia al completo potrà viaggiare con soli 27 euro. Il trasporto di animali di piccola taglia sarà gratuito, quello per animali di media e grande taglia – sempre sulla Trieste Pirano e ritorno – richiederà una maggiorazione di 6 euro. Tre euro il costo per il trasporto della bici. Per quanto riguarda i biglietti ordinari di andata e ritorno – salvo ulteriori ribassi dell’aggiudicatario – si andrà dai 14 euro di Trieste-Pirano, ai 53 di Trieste-Lussinpiccolo. I biglietti di sola andata vanno dai 9 euro di Trieste-Pirano ai 35 di Trieste-Lussinpiccolo.

La procedura di gara definita dalla Regione ha un valore a base d’asta complessivo per il triennio di 2.330.000,00 euro. L’aggiudicazione avverrà con l’offerta economicamente più vantaggiosa premiando in particolare le ulteriori agevolazioni tariffarie, gli ulteriori servizi che potranno essere offerti, le azioni di promozione del servizio, la qualità dell’imbarcazione in termini di età, velocità e capacità del mezzo, un maggiore numero di biciclette trasportate. In corso di esercizio è previsto un sistema di premialità e penalità che impegnerà e incentiverà ulteriormente l’affidatario a migliorare il fattore di riempimento del mezzo nautico, cioè a porre in essere azioni volte ad incrementare i passeggeri trasportati in rapporto alla capacità della nave. Tra gli elementi dell’offerta migliorativa che i partecipanti potranno proporre in sede di gara vi è anche un anticipo della partenza dei servizi per il primo anno al 22 giugno, lo svolgimento degli stessi per 7 giorni su 7 e l’incremento delle corse settimanali.

Particolare attenzione è posta all’accessibilità al servizio da parte dei soggetti a ridotta mobilità, all’assistenza ai viaggiatori in caso di ritardi o soppressioni del servizio. E’ prevista inoltre la possibilità di una modifica di servizi e tariffe, sempre nell’ottica di assicurare una maggiore attrattività al collegamento marittimo, in base agli esiti del primo anno che assume pertanto una valenza sperimentale.

L’apertura delle offerte è prevista per il 10 giugno, con una previsione di conclusione dell’iter di aggiudicazione entro la stessa settimana. Stante i tempi ristretti è stato previsto che l’aggiudicatario si impegni ad avviare il servizio in regime di urgenza, quindi entro il successivo 29 giugno.

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 17/05/2019

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ACI Europe: nel primo trimestre passeggeri in crescita del 4,4%

Passeggeri in crescita del 3,8% a marzo sugli aeroporti europei, con un incremento più spiccati, pari al 4,1%, per gli scali dei Paesi aderenti all’Ue e del 2,7% per quelli dei Paesi non Ue. In aumento del 2% anche i movimenti aerei mentre il traffico cargo ha riportato un lieve decremento, dello 0,2%. Secondo i dati di ACI Europe, il consiglio degli aeroporti europei, nei primi tre mesi dell’anno l’incremento passeggeri è stato del 4,4%, mentre il traffico merci ha riportato un calo dell’1,8%. “Anche se in maniera inferiore rispetto agli ultimi due anni, il traffico passeggeri resta dinamico, soprattutto nell’Ue – ha commentato Olivier Jankovec, direttore generale di ACI Europe -. Un risultato che riflette il miglioramento economico dell’Eurozona e una prospettiva economica mondiale più favorevole. Tuttavia i punti negativi abbondano ancora: i prezzi volatili del petrolio, il continuo consolidamento delle compagnie aeree, l’aumento dei vincoli della capacità aeroportuale limiteranno la crescita delle compagnie nei prossimi mesi”. Nel trimestre i Paesi Ue hanno riportato una crescita del 4,8%, con un aumento a due cifre per gli aeroporti di Austria (+21,6%) e Estonia (+13,3%); anche quelli di Polonia, Slovacchia, Romania, Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Lussemburgo sono però cresciuti oltre la media. Solo la Svezia ha riportato dati in calo (-4,1%). Gli scali dei Paesi non Ue hanno invece registrato un incremento del 2,9% nel trimestre, in particolare per le performance negative della Turchia, che ha perso il 3,7%, e dell’Islanda (-8,8%), a seguito della bancarotta della compagnia WOW a fine marzo. Crescita a doppia cifra invece per Russia, Ucraina, Georgia e Bielorussia.

Trasporti-Italia.com – 17/05/2019

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Al via progetto Beat della Ue sulla Blue Economy

Il progetto Beat arriva all’atto finale, a Venezia la firma del Memorandum fra partner ed imprese della Blue Economy. Avviato nel gennaio 2018, Beat (Blue enhancement action for technology transfer) è il progetto finanziato dal Programma Ue Interreg V Italia-Croazia 2014-2020.

Il progetto Beat arriva all’atto finale, a Venezia la firma del Memorandum fra partner ed imprese della Blue Economy. Avviato nel gennaio 2018, Beat (Blue enhancement action for technology transfer) è il progetto finanziato dal Programma Ue Interreg V Italia-Croazia 2014-2020, coordinato da Unioncamere del Veneto, che ha rafforzato l’innovazione e la cooperazione fra le imprese e i centri di ricerca consentendo di fornire a una quarantina di aziende italiane e croate dei report sulle attitudini e gli atteggiamenti del personale aziendale verso l’innovazione. L’incontro finale di progetto fra il partenariato internazionale si svolgerà mercoledì 22 maggio, al Vega di Mestre. Durante la conferenza finale saranno illustrati i risultati delle attività di benchmark della capacità innovativa delle imprese italiane e croate, le implicazioni manageriali, di policy e le opportunità di un cluster transfrontaliero del mare Adriatico a supporto dell’industria marittima. Alcune imprese coinvolte in BEAT (Cantieri Navali Vittoria, Cantieri Navali Serenissima, General Fluidi, Murgons d.o.o) forniranno poi la loro testimonianza sulle attività di monitoraggio del clima aziendale verso i processi innovativi. A conclusione verrà firmato il MoU (Memorandum of Understanding – Accordo di collaborazione) tra partner croati, italiani e le imprese per un impegno comune e condiviso verso future collaborazioni in ambito di Blue Economy.

Il Piccolo/Nordest Economia – 17/05/2019

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Aeroporti, a Venezia incontro Save-Enac su masterplan 2012-2021

La riunione ha rappresentato l’occasione per condividere l’avanzamento del piano di sviluppo previsto dal Master Plan 2012-2021: le opere previste al Marco Polo nel piano sono stimate ad oggi per circa 900 milioni di euro, 507 dei quali già realizzati.

Il Presidente di Enac, Nicola Zaccheo, il Direttore Generale, Alessio Quaranta, e il Direttore Centrale Vigilanza Tecnica, Roberto Vergari, hanno incontrato il Presidente del Gruppo Save, Enrico Marchi, e l’Amministratore Delegato, Monica Scarpa. La riunione ha rappresentato l’occasione per condividere l’avanzamento del piano di sviluppo previsto dal Master Plan 2012-2021: le opere previste al Marco Polo nel piano sono stimate ad oggi per circa 900 milioni di euro, 507 dei quali già realizzati.

Dopo l’illustrazione da parte di Save delle principali opere già concluse, quali l’edificio della nuova darsena, il moving walkway di collegamento con il terminal, le nuove caserme di Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco, la centrale di trigenerazione e il primo ampliamento dell’aerostazione, è stato affrontato il tema dell’intervento di riqualifica e adeguamento delle piste di volo avviato lo scorso 1 settembre e attualmente in corso.

Concluse le prime due fasi di lavori, l’1 aprile ha preso avvio la terza fase relativa principalmente al rifacimento della pavimentazione e degli impianti della pista principale, all’ammodernamento dei raccordi esistenti e alla realizzazione di nuovi raccordi ad alta velocità tra la pista principale e quella secondaria. La riapertura al traffico della pista principale è prevista l’1 luglio. L’intero intervento, dal costo complessivo di 135 milioni di euro, terminerà a settembre 2020.

Proseguono nel frattempo i lavori di ampliamento dell’area extra Schengen del terminal e sono in fase di gara quelli relativi al futuro ampliamento lato Nord. Sono attualmente nove i cantieri attivi in aeroporto. Parte dell’incontro si è focalizzato sull’impegno di Save e dell’aeroporto in termini di sostenibilità ambientale. Il Master Plan approvato dall’Enac prevede investimenti in quest’area pari a 46,5 milioni di euro, 25,5 dei quali ad oggi già impiegati. «L’Aeroporto di Venezia – ha dichiarato il Presidente dell’Enac Zaccheo – costituisce, insieme a Roma e Milano, una delle principali porte d’ingresso al nostro Paese». «L’incontro con Enac è stato estremamente proficuo, in quanto ci ha permesso di analizzare e condividere lo stato di avanzamento del piano di sviluppo del Marco Polo, focalizzandoci in dettaglio anche su progetti ed attività meno noti, ma altrettanto elaborati e complessi, come quelli finalizzati alla sostenibilità ambientale» ha concluso Marchi.

Il Piccolo/Nordest Economia – 17/05/2019

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Regione Fvg: investimenti per 146 mln euro con Cdp

La Giunta regionale ha autorizzato, su proposta dell’assessore alle Finanze e Patrimonio, la stipula con la Cassa depositi e prestiti spa (Cdp) del contratto di mutuo per 146 milioni di euro. Si tratta, informa una nota, di un importo che coprirà i finanziamenti nel triennio 2019-2021.

La Giunta regionale ha autorizzato, su proposta dell’assessore alle Finanze e Patrimonio, la stipula con la Cassa depositi e prestiti spa (Cdp) del contratto di mutuo per 146 milioni di euro. Si tratta, informa una nota, di un importo che coprirà i finanziamenti nel triennio 2019-2021 (37.413.050,00 euro nel 2019, 81.326.950,00 nel 2020 e 27.260.000,00 nel 2021) per interventi suddivisi fra i settori delle attività produttive, autonomie locali, sicurezza e politiche dell’immigrazione, cultura e sport, finanze e patrimonio, infrastrutture e territorio, risorse agroalimentari, forestali e ittiche, salute, politiche sociali e disabilità, ambiente ed energia.

Ad ogni singola erogazione corrisponderà uno specifico piano di ammortamento che potrà essere regolato, a scelta dell’Ente, in tasso fisso o variabile. Il mutuo ad erogazione multipla, secondo l’amministrazione regionale, prevede degli importanti benefici perché consente la disponibilità immediata dei 146 milioni di euro ma interessi e quota capitale verranno conteggiati solo con la richiesta di erogazione e in base alle esigenze specifiche. Infine, lo spread verrà fissato solo al momento della stipula.

Nel dettaglio i 146 milioni saranno così ripartiti: Infrastrutture e territorio (68.050.000), Attività produttive (23.179.150), Autonomie locali, sicurezza e immigrazione (4.728.000), Cultura e sport (31.425.000), Risorse agroalimentari e forestali (9.736.000), Finanze e patrimonio (1.640.000), Ambiente ed energia (600.000), Salute e politiche sociali (6.641.850). L’iter di questo provvedimento, ricorda ancora la nota, parte dalla legge di Stabilità 2019 che, come è stato ricordato, ha aperto al ricorso al mercato finanziario mediante la contrazione di mutui per una cifra massima di 319 milioni di euro nel triennio 2019-2021.

Di questa somma, la Giunta ha già autorizzato nel corso del corrente anno un finanziamento di 48 milioni di euro destinato a molteplici interventi per i quali era prevista una copertura a bilancio con mutuo. Per i restanti 271 milioni, la Giunta ha previsto un mutuo di 125 milioni con la Banca europea per gli investimenti (Bei) e quello autorizzato oggi di 146 milioni con Cdp. Risorse finalizzate, soprattutto per quanto riguarda la parte infrastrutturale, a sostenere lo sviluppo sostenibile e il rilancio economico del territorio.

Il Piccolo/Nordest Economia – 17/05/2019

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