Autotrasporto: nel 2018 emesse 1,7% in più di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2017

21 gennaio 2019

Nel 2018 le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione sono state pari a 97.001.350 tonnellate, contro le 95.334.652 tonnellate registrate nel 2017. Nel 2018 vi è stato quindi un aumento delle emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione, aumento pari a 1.666.698 tonnellate, che rappresentano l’1,7% in più rispetto al 2017.

Questi dati derivano da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro sulla base dei dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico sui consumi di carburante. I dati elaborati dal Centro Ricerche Continental Autocarro consentono di identificare le tendenze che hanno caratterizzato il comparto della benzina e quello del gasolio. Nel 2018 le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina sono calate rispetto al 2017, con una diminuzione di 153.216 tonnellate, pari allo 0,7% in meno. Tale diminuzione, però è stata più che compensata dall’aumento delle emissioni di CO2 derivate dall’uso di gasolio per autotrazione, aumento che è stato di 1.819.914 tonnellate, pari al 2,5% in più rispetto al 2017.

Trasporti-Italia.com – 21/01/2019

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Due nuove gru per il gruppo ravennate Sapir

Saranno utili principalmente per la movimentazione dei ferrosi e dei pezzi di peso e dimensioni eccezionali

Nel porto di Ravenna sono giunte due nuove gru destinate al terminal general cargo del Gruppo Sapir e alla sua controllata Terminal Nord, mezzi di sollevamenti provenienti da Rostock, in Germania, che saranno impiegati principalmente per la movimentazione dei ferrosi e dei pezzi di peso e dimensioni eccezionali. Si tratta di una Liebherr 600 per Sapir e di una Liebherr 550 per Terminal Nord, le quali – ha reso noto il gruppo terminalista ravennate – unitamente a due benne da 23 metri cubi, fanno parte di un investimento complessivo di sette milioni di euro che porta a quasi 50 milioni di euro l’impegno economico sostenuto negli ultimi cinque anni dal gruppo per rafforzare l’equipaggiamento dei terminal e la funzionalità delle aree di movimentazione e stoccaggio al loro servizio.

Il nuovo mezzo acquistato da Sapir si aggiunge ad uno identico, già operativo nel terminal di Darsena San Vitale da un paio di anni: 208 tonnellate di portata, sbraccio di 58 metri, cabina a 30 metri di altezza, cinque in più rispetto allo standard, ecosoftware che consente una riduzione dei consumi fino al 50%. Sapir è ora in grado, operando con gru in abbinata, di sollevare pezzi anche oltre le 400 tonnellate di peso.

Il gruppo ha evidenziato che gli investimenti realizzati hanno incrementato la capacità del terminal di movimentare i pezzi speciali, una potenzialità spendibile soprattutto per l’imbarco di grande impiantistica industriale destinata all’export e a disposizione tra l’altro del distretto offshore, altra eccellenza dell’economia ravennate: «non si tratta – ha sottolineato Mauro Pepoli, amministratore delegato di Sapir e presidente di Terminal Nord – di un traffico percentualmente molto significativo sui volumi del gruppo ma di grande valore aggiunto e che crediamo potrà avere un forte sviluppo con la realizzazione del progetto “Ravenna Port Hub”. In altri porti dell’Adriatico la movimentazione di pezzi di eccezionale peso e dimensioni richiede l’utilizzo di navi dotate di mezzi di sollevamento di bordo. Nei nostri terminal, anche grazie alla professionalità ed esperienza maturata nel settore dal nostro personale tecnico e operativo, siamo in grado di fornire il servizio in totale autonomia, offrendo una valida alternativa alle navi heavy lift, che sono di difficile reperimento e hanno costi elevati».

Sapir ha reso noto di aver archiviato il 2018 con una leggera crescita e con una punta particolarmente promettente proprio sui ferrosi.

InforMare – 14/01/2019

 

 

Superstrada Pedemontana Veneta: puntualizzazioni della struttura di progetto della Regione su dichiarazioni esponenti del COVEPA

20 gennaio 2019

 

In merito ad alcune dichiarazioni di esponenti del Covepa relative al Terzo atto convenzionale (Tac) per la realizzazione e gestione della Superstrada Pedemontana Veneta, la struttura di progetto della SPV, diretta dall’ing. Elisabetta Pellegrini, puntualizza:

Fisco e pagamento Iva

Pare che il Covepa abbia perso qualche puntata della vicenda. La Regione da subito ha ipotizzato la necessità di dover pagare l’IVA sia sul canone di disponibilità ma anche di doverla incassare sui pedaggi. Pertanto è subito emerso chiaro che l’IVA avrebbe potuto essere annullata, considerato che le due somme in base alle stime si eguagliano. Per avere conferma di ciò la Regione, tramite lo studio Roedl&Partners ha proposto un interpello all’Agenzia delle Entrate già nel 2017. Nell’estate 2018  si è ottenuta la risposta positiva nel senso atteso: l’IVA, nel caso della Pedemontana, per la Regione non sarà un costo, sarà “passante”, come per una azienda privata.

Ricavi da traffico

Il Covepa discute ancora sulle stime del traffico. La Regione non ha aumentato le stime, bensì abbassato tali previsioni a 27.000 veicoli/ giorno rispetto agli iniziali previsti 33.000 veicoli/giorno. Si tratta ovviamente di stime, verificabili solamente ad opera ultimata e posta in esercizio. Ogni commento in merito, se non relativo alla tecnica utilizzata per arrivare alla stima, risulta inconsistente ed inutile. Vale la pena constatare che Corte dei Conti e Autorita anticorruzione (ANAC) non hanno rilevato nulla riguardo.

Ricorsi in atto

Il 23 gennaio al TAR si discuterà il ricorso presentato da Salini-Impregilo. Stupisce che il Covepa “tifi” per il ricorrente, se non come semplice espressione di puro spirito di contrarietà, quando è abbastanza evidente che gli obiettivi dei ricorrenti non collimano minimamente con quelli del comitato. Il TAR, anche qualora decidesse a favore di Salini-Impregilo, non potrà fermare Pedemontana, e quindi non potrà comunque essere soddisfatto il comitato il cui intento, almeno quello ufficialmente dichiarato, è quello di realizzare una Pedemontana ridimensionata.

Inesattezza dei numeri richiamati

Su Pedemontana si ritiene di fornire di nuovo  i numeri ufficiali affinché possano essere compresi correttamente e mandati a mente:

– il costo dell’opera ammonta a 2.258.000.000 di euro, invariati dal 2013;

– il costo dell’intero investimento comprensivo di costo dell’opera, costo del denaro, manutenzione ordinaria e straordinaria per i 39 anni di concessione e gestione nei 39 anni è di 9 miliardi di euro circa;

– i flussi di traffico stimati nel 2017 con le tariffe medie di 0,16 euro/km per i veicoli leggeri e 0,30 euro/km per i veicoli pesanti è di 27.000 veicoli/giorno,  contro 33.000 veicoli/giorno iniziali.

È del tutto intuitivo che nell’arco dei 39 anni tale numero sia destinato a salire, in coerenza con il trend rilevato delle altre infrastrutture autostradali.

Regione del Veneto/News Comunicati Stampa – 20/01/2019

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Cominciati i lavori di dragaggio. Sul fondale tonnellate di ferro

Il via con l’ordinanza della Capitaneria di porto, dureranno oltre due mesi Scavi concentrati lungo la banchina commerciale per arrivare a quota -11,70

Ha iniziato a lavorare nei giorni scorsi, dal 14 di gennaio il motopontone Vega della Polese per i lavori di dragaggio e per la manutenzione del canale di accesso del porto di Monfalcone.

Si scava nel cuore di Portorosega, in particolare nelle aree commerciali più appetibili per le navi da carico, ovvero le zone antistanti la banchina che riguardano gli attracchi 8 e 9 e poi anche il bacino di evoluzione. I dragaggi andranno avanti almeno due mesi, ma non in tutte le aree. Come fa sapere infatti l’Azienda speciale porto di Monfalcone ci sono ancora tratti di fondale che devono essere prima “ripuliti” dal rottame di ferro depositato negli anni e poi, dopo l’opportuno collaudo (non si sa mai che emergano altre sorprese sul fronte degli ordigni bellici) potranno essere dragati.

Un problema annoso quello del rottame di ferro nei fondali, Portorosega è stato fino a pochi anni fa tradizionalmente un porto di traffici di rottame e durante le operazioni di sbarco-imbarco molte tonnellate di ferro sono finite in mare e si sono depositate sul fondo.

Il progetto di manutenzione dei fondali prevede di riportare il livello medio di profondità del mare a quota 11,70 metri, con l’asportazione di circa 60 mila metri cubi di fanghi, ma per la sicurezza del dato bisognerà aspettare il bilancio finale delle opere.

Ci sono infatti delle zone specifiche da bonificare dai cosiddetti “mammelloni” di fango, soprattutto sotto banchina, creati dal movimento delle navi e dal moto delle eliche durante gli ormeggi.

Risale al 10 gennaio scorso l’ordinanza della Capitaneria di porto che riporta il numero 2/2019 e che dà notizia dell’avvio delle opere di dragaggio dal 14 gennaio fino a fine lavori. Le opere sono state affidate come è noto all’impresa Polese e l’ordinanza spiega che deve essere eseguita un’asportazione di materiale sopra la quota di 11,70 metri. E che l’intervento riguarda lo specchio acqueo antistante la banchina commerciale di Pororosega. E viene fornita anche una foto con la planimetria dell’area oggetto del dragaggio.

Un dragaggio che prevede il riposizionamento dei fanghi in mare, in un’area poco distante ma che non intralcia il traffico, si tratta di una zona di quasi 44 mila metri quadrati in prossimità della diga foranea di Panzano. Si tratta di una scelta che garantisce grandi vantaggi economici dovuti ai minori costi di smaltimento in quanto i fanghi dragati non dovranno essere trattati a terra (sono considerati rifiuti dalla normativa ambientale) con procedimenti molto costosi. Ma che in questo momento potrebbero risultare estremamente costosi considerato che non si hanno ancora notizie sul dissequestro del vicino impianto della Gesteco al Lisert dove vengono abitualmente smaltiti i fanghi da scavo.

Partito dunque il dragaggio che durerà come detto due mesi almeno con tutte le dovute cautele a causa del traffico di navi e alle varie prescrizioni. Prima del via tra l’altro la stessa Polese aveva posizionato in mare uno speciale strumento, un torbidimetro, per misurare la torbidità dell’acque durante le operazioni di dragaggio e inoltre panne galleggianti (speciali salsicciotti usati anche in caso di sversamento di olii o carburante in mare) per effettuare un «adeguato controllo di processo» durante i lavori di manutenzione.

Il Piccolo – 20/01/2019

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Camion: 2018 positivo per autocarri (+5,1%) e autobus (+36,7%), flessione per i trainati

19 gennaio 2019

A dicembre 2018, sono stati rilasciati 2.263 libretti di circolazione di nuovi autocarri (-18,1% rispetto a dicembre 2017) e 1.288 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, ovvero con ptt superiore a 3.500 kg (-2,9%), suddivisi in 86 rimorchi (-44,5%) e 1.202 semirimorchi (+2,6%). Lo comunica l’Anfia, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.

Per gli autocarri si conferma, comunque, un trend positivo nel 2018: 25.582 libretti di circolazione, il 5,1% in più del 2017. Segno negativo, invece, per i veicoli trainati nell’anno da poco concluso: 15.803 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, l’1,9% in meno rispetto a gennaio-dicembre 2017, così ripartiti: 1.443 rimorchi (-8,2%) e 14.360 semirimorchi (-1,2%).

Nel mercato degli autocarri per classi di peso nel 2018, si rileva che i veicoli medi-pesanti hanno registrato, un andamento positivo da gennaio ad agosto, un calo nel mese di settembre (-5,4%), un recupero ad ottobre (+10,3%) e una frenata nei mesi di novembre (-10,2%) e dicembre (-18,1%). Gli autocarri con ptt superiore a 16.000 kg, con 20.600 unità, chiudono l’anno con un aumento tendenziale del 5%.
Le vendite di autocarri rigidi riportano un incremento dell’8% nel 2018 e quelle di trattori stradali del 2%. Gli autocarri adibiti a cantiere stradale crescono invece del 18% (1.600 unità).
Per quanto riguarda le alimentazioni, nel 2018 raddoppiano i volumi degli autocarri ad alimentazione alternativa (+105%), che, con 1.157 unità, hanno raggiunto una quota di mercato del 4,5% (era del 2,3% nel 2017), grazie a 1.016 autocarri alimentati a gas. Tra quest’ultimi si segnala l’ottima performance del mercato dei veicoli a GNL (699 unità, +131%), appannaggio quasi esclusivo di Iveco.
Iveco è leader del mercato autocarri con circa il 36% del venduto, seguito, nell’ordine, da Scania, Volvo, Mercedes e DAF.
Guardando al mercato autocarri per aree geografiche, il 57% delle vendite è rappresentato dall’Italia settentrionale, con la regione Lombardia in testa (18% di market share), seguita da Veneto (11%) ed Emilia Romagna (10%); al quarto posto si piazza la regione Campania con una quota di mercato del 9,4%.
Passando al mercato dei rimorchi e semirimorchi pesanti, nel 2018 sono stati rilasciati 303 libretti in meno del 2017. E’ dal mese di maggio che il comparto registra volumi mensili in calo. Questa flessione è stata determinata soprattutto da una contrazione nelle regioni del Centro (-12,7%), pari a 299 veicoli venduti in meno. L’unica area con volumi in aumento è il Nord Ovest (+1,3%). La contrazione delle vendite ha riguardato maggiormente i marchi esteri (-2,6%), che rappresentano quasi il 60% del mercato. Il 9% dei veicoli trainati venduti ha riguardato i rimorchi.

Una delle maggiori sfide che interessano il settore dei veicoli industriali in questa fase è la definizione dei target europei di riduzione della CO2, per la prima volta applicati anche a questo comparto. A questo proposito, è in programma la prossima settimana un incontro di trilogo decisivo per la definizione della nuova regolamentazione. L’auspicio di ANFIA è che nella negoziazione tra le diverse posizioni, sia mantenuta la previsione di una possibile revisione – non solo al rialzo – del target al 2030, siano incluse premialità per i bus elettrici, e siano ridotte le penalità, decisamente sproporzionate rispetto a quelle previste per altri settori, considerando anche che il settore dei Veicoli Industriali è tra i più efficienti e innovativi.
Il raggiungimento degli ambiziosi target di riduzione di CO2 in via di definizione sarà possibile solo grazie ad una rapida diffusione sul mercato, di camion a emissioni zero e a basse emissioni. Sarà pertanto fondamentale proseguire su tutto il territorio europeo lo sviluppo omogeneo delle infrastrutture per le alimentazioni alternative, in particolare la rete di rifornimento dei veicoli industriali a CNG e LNG e i punti di ricarica ad alta potenza per i camion elettrici a lungo raggio.

Trasporti-Italia.com – 18/01/2019

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70 colonnine elettriche pronte per l’installazione. Polesine area pilota della sostenibilità

70 colonnine per la ricarica delle vetture elettriche o ibride sono pronte ad essere installate in Polesine ed i comuni che hanno intenzione di installarle hanno ancora un mese di tempo per aderire al progetto di Consvipo che punta sulla mobilità sostenibile

Tempo fino a metà febbraio per la raccolta delle adesioni da parte dei Comuni soci e per individuare le location. Sul fronte colonnine elettriche le cose procedono spedite in Consorzio di sviluppo del Polesine: venerdì 18 gennaio, il primo incontro tecnico alla presenza del presidente Guido Pizzamano e dell’Energy Manager Mauriel Vicentini ha visto intervenire almeno una trentina di rappresentanti delle amministrazioni comunali polesane.

Settanta – è confermato – il numero degli apparati che saranno resi disponibili (in linea di massima uno ogni 5mila abitanti) per la ricarica delle vetture elettriche o ibride, con il Polesine che punta dunque con decisione ad un primato non solo regionale ma anzi nazionale. Dopo l’intesa raggiunta a fine anno con la Provincia e l’accordo sulla sede di viale della Pace, adesso si fa sul serio e si viaggia verso la piena operatività, partendo da efficientamento energetico e mobilità sostenibile: entro metà febbraio sarà chiusa anche la manifestazione di interesse che si aprirà la settimana prossima e che punta a coinvolgere un player nazionale il quale metterà a disposizione dei Comuni le colonnine a titolo gratuito.

Ai sindaci e ai loro tecnici, cui è stato fornito a margine della riunione anche la bozza di protocollo d’intesa per l’adesione al progetto, è stato infine indicato la metà di maggio come termine ideale per il completamento della fornitura e della posa dei sistemi di ricarica elettrica delle autovetture, in tempo quindi per l’apertura della stagione estiva e l’arrivo di turisti tedeschi, olandesi, danesi e austriaci, provenienti da Paesi dove l’auto elettrica è già realtà consolidata e prassi diffusa.

Conclude Pizzamano: “L’intervento sulla mobilità sostenibile si sviluppa all’interno del progetto di area vasta legato ad un progetto più ampio di azioni sul clima che comprende anche l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e della pubblica illuminazione, l’aggiornamento dei Paesc e dei Piani per la pubblica illuminazione e passa per la sostituzione del vetusto parco mezzi di molti Comuni e della Provincia. Si tratta quindi di un progetto complesso che vedrà coinvolti anche altri partner pubblici e del mondo scientifico: il nostro territorio – le parole del presidente – sarà quindi ‘area pilota’ su cui sperimentare un nuovo sistema di azioni a basso impatto ambientale, primo passo per impostare una diversa e più attiva politica ambientale a livello di Pianura Padana, una delle aree maggiormente interessate dall’inquinamento da polveri sottili  in Europa”.

RovigoOggi.it – 19/01/2019

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Kompatscher, passi avanti per A22

18 gennaio 2019

L’accordo per la concessione autostradale di Autobrennero alla società di proprietà pubblica BrennerCorridor è stato al centro di una riunione del Cipe

Presenti all’incontro il premier Giuseppe Conte, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti e i ministri Giovanni Tria, Danilo Toninelli ed Erika Stefani, come anche il presidente della Provincia di Bolzano e della Regione Trentino-Alto Adige, Arno Kompatscher.

Al termine della seduta, il governatore altoatesino ha affermato che «è stato fatto un grande passo in avanti verso la concessione, in maniera particolare per quanto riguarda la nostra più grande preoccupazione, ovvero il rischio di dover restituire allo Stato gli utili accumulati e non investiti da A22 negli ultimi 4 anni. La proposta è stata definitivamente accantonata».

Kompatscher avrebbe trovato una sponda da parte dei membri del governo anche per il piano degli investimenti, compresi gli 800 milioni per la viabilità dei territori interessati dal percorso dell’autostrada del Brennero.

«La proposta di finanziare le opere tramite gli introiti derivanti dai pedaggi ha incontrato l’appoggio dei nostri interlocutori», ha spiegato Kompatscher. Per quanto riguarda gli ulteriori dettagli ancora da approfondire, il tutto è stato affidato ad un incontro fra i tecnici che dovrebbe svolgersi a Roma nel corso delle prossime settimane. «Siamo ad un buon punto – ha concluso il presidente altoatesino – per poter finalmente concludere la questione legata alla gestione dell’autostrada del Brennero, e poter operare per migliorare l’ambiente e la qualità di vita di chi risiede nei territori interessati dal percorso di A22».

Trentino – 18/01/2019

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Assessore De Berti: “Dai lavori per la Tav un’opportunità per realizzare un nuovo sistema di trasporto metropolitano a Verona”

“Un’opportunità irripetibile, da non lasciarsi sfuggire, per dotare l’area veronese di un servizio di metropolitana di superficie che assicurerebbe un notevole potenziamento del sistema di trasporto pubblico locale”.

L’assessore regionale alle infrastrutture e trasporti, Elisa De Berti, valuta così le prospettive per il nodo ferroviario scaligero conseguenti alla realizzazione della nuova linea dell’Alta Velocità ‘Brescia-Padova’ che libererebbe a un uso ‘regionale’ i binari oggi utilizzati.

“Il nodo ferroviario di Verona, posto all’intersezione degli assi nord-sud ed est-ovest, è tra quelli strategici sia a livello nazionale che internazionale – sottolinea l’assessore – e la realizzazione delle linee per i treni veloci dell’asse orizzontale padano determinano nuovi scenari per il trasporto regionale e soprattutto per il trasporto suburbano di Verona, che interessa la mobilità di un’area nella quale risiede il 62 per cento della popolazione provinciale”.

“La centralità del nodo ferroviario veronese – prosegue De Berti – è data dal fatto che i tre capoluoghi di Brescia, Vicenza e Mantova si trovano a una distanza di circa 50  chilometri e che tra i 14 e i 24 chilometri da Verona ci sono i centri di Villafranca, Peschiera, Domegliara, S. Bonifacio e Isola della Scala. Oggi le distanze tra le stazioni superano i sei/sette chilometri e non permettono un’adeguata accessibilità del territorio al servizio ferroviario, ma con la realizzazione di alcune nuove stazioni dotate di  strutture minimali (banchine e pensiline), collegate anche al servizio bus, dotate di parcheggi, raggiungibili attraverso percorsi ciclabili e pedonali protetti, sarà possibile creare un sistema di trasporto locale basato sull’intermodalità tale da rivoluzionare positivamente la mobilità in quest’area”.

“Questa è più di un’ipotesi – conclude l’assessore De Berti – ma è evidente che necessita di ulteriori e accurati approfondimenti di carattere trasportistico, anche al fine di fornire indicazioni chiare per la progettazione delle linee AV. Per questo chiederò la costituzione di un tavolo di confronto e di lavoro con i soggetti a cui, oltre alla Regione del Veneto, sono in capo i contratti di servizio delle varie linee”.

Regione del Veneto/News comunicati stampa – 18/01/2019

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Grandi navi a Venezia, al Ministero in corso analisi su tutela della città e del turismo

Sono arrivate al Mit le schede dei progetti depositati nel corso del tempo all’Autorità portuale di Venezia e relativi alla questione delle Grandi Navi in Laguna

Sono arrivate al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti le schede sintetiche dei progetti depositati nel corso del tempo all’Autorità portuale di Venezia e relativi alla questione delle Grandi Navi in Laguna. Lo annuncia una nota del Mit, valutando «alcune proposte interessanti e meritevoli di approfondimento tecnico. È dunque in corso – prosegue la nota – un intenso lavoro di analisi delle opzioni più adeguate a tutelare la città e il suo incredibile patrimonio culturale-paesaggistico, e allo stesso tempo l’attività turistica».

Il Mit aveva chiesto i progetti durante l’incontro, svoltosi a novembre, al Presidente dell’Autorità Portuale, Pino Musolino.

Il Piccolo/Nordest Economia – 18/01/2019

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Siglata l’intesa per l’estensione del Punto Franco di Trieste alle aree retroportuali

D’Agostino: questa giornata una data storica per il programma di sviluppo del porto, ma soprattutto per la nostra città e la nostra Regione

Oggi l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, la Prefettura di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia, i Comuni di Trieste e San Dorligo della Valle e il Consorzio di Sviluppo Economico Locale dell’Area Giuliana hanno sottoscritto un’intesa per lo spostamento del regime giuridico di Punto Franco presso Bagnoli della Rosandra, nell’area di proprietà dell’Interporto di Trieste – Fernetti, dove si sta incardinando un polo retroportuale logistico e industriale a servizio delle attività portuali di Trieste.

L’AdSP del Mare Adriatico Orientale ha sottolineato che «si tratta di un atto propedeutico, ma fondamentale per arrivare alla successiva emanazione del decreto a firma del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale e quindi alla partenza operativa, nei prossimi giorni, delle attività in capo all’Interporto di Trieste. La procedura prevede infatti che lo spostamento del Punto Franco avvenga con un provvedimento del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, previa intesa con la Regione, i Comuni e le altre istituzioni interessate». Entro pochi giorni il comprensorio godrà quindi dei benefici del regime di Punto Franco, anche se l’inaugurazione ufficiale delle struttura è prevista a febbraio.

La struttura di Bagnoli della Rosandra è stata acquisita dall’Interporto di Trieste da Wärtsila Italia nel dicembre 2017 con un investimento totale di circa 21 milioni di euro e comprende un’area di 240mila metri quadri, di cui 74mila coperti, e include un raccordo ferroviario con la stazione di Aquilinia. L’acquisizione è nata da una carenza di spazi a Fernetti per ospitare attività logistica.

L’Interporto sta già operando nei nuovi magazzini dal giugno scorso con l’acquisizione di ulteriori traffici (coils e forestali), e l’avvio di operazioni di movimentazione e deposito a supporto dell’industria locale come Wärtsila Italia e Mangiarotti. Ad oggi, ancor prima dell’introduzione del nuovo regime, sono già state movimentate 37mila tonnellate di merci. Una parte delle aree coperte verrà inoltre attrezzata come magazzino refrigerato con una prima unità di 20mila posti pallet, sia a supporto dell’export dei prodotti regionali, sia per l’import di prodotti deperibili in distribuzione in tutta Europa.

«Questa – ha commentato il presidente dell’Interporto di Trieste, Giacomo Borruso – è un’operazione fondamentale perché ha permesso la realizzazione di un’area retroportuale adeguata alle attuali esigenze di sviluppo dello scalo giuliano. Ora con il Punto Franco prevediamo un ulteriore aumento delle nostre attività».

«Questa giornata – ha concordato il presidente dell’AdSP,  Zeno D’Agostino – è una data storica per il programma di sviluppo del porto, ma soprattutto per la nostra città e la nostra Regione. Parte FREEeste la nuova free zone industriale di Trieste». Lo step successivo sarà rendere operativa la parte ferroviaria: «l’area – ha ricordato D’Agostino – è completamente efficiente proprio grazie alla presenza della ferrovia. L’Autorità di Sistema investe solo dove vi è la presenza di binari». Nel comprensorio esiste un raccordo ferroviario interno, che sarà completamente rimesso a nuovo e allacciato alla stazione di Aquilinia tramite una bretella di due chilometri di proprietà di COSELAG, il Consorzio di Sviluppo Economico Locale dell’Area Giuliana. I lavori di riattivazione della stazione di Aquilinia saranno invece portati avanti da RFI, con un investimento di circa 17 milioni di euro. L’AdSP ha specificato che con la fine dei lavori ferroviari, previsti entro l’inizio del 2020, Aquilinia diventerà stazione di riferimento per tutto il porto industriale, collegando FREEeste, Piattaforma Logistica e Area Ex-Aquila.

«Ora – ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Graziano Pizzimenti – ci aspettiamo che questo accordo, frutto di una preziosa sinergia tra istituzioni, possa alimentare crescita e sviluppo, favorendo l’insediamento di nuove aziende e quindi l’occupazione. Facendo leva anche sulla importante collaborazione che le nostre imprese hanno, dentro e fuori il porto di Trieste, anche con AREA Science Park, in termini di innovazione e trasferimenti di conoscenze di cui industrializzazione avanzata e logistica necessitano. Il tutto nella prospettiva della nuova Via della Seta marittima in cui Trieste potrà avere un ruolo chiave. Un ruolo che l’amministrazione regionale non mancherà di assecondare».

InforMare – 18/01/2019

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