Tav, i dubbi di M5S e Lega preoccupano le imprese venete

22 maggio 2018

di Katy Mandurino

Le nebbie che si stanno addensando attorno alla Torino-Lione inquietano gli animi anche a Nordest. Si teme una presa di posizione che possa bloccare l’iter già avviato di opere che riguardano l’Alta velocità sulla tratta Milano Trieste, ma anche la Valdastico Nord o la Pedemontana; infrastrutture strategiche che stanno attendendo l’attuazione da anni. «La messa in discussione di importanti opere infrastrutturali può avere ricadute dirette non solo a livello di rispetto degli accordi presi (e di eventuali penali), ma soprattutto sulla crescita economica e competitiva del nostro Paese – dice Matteo Zoppas, presidente degli Industriali veneti -. Il mancato completamento in tempi certi e rapidi delle linee di Alta Velocità e Alta Capacità, andrebbe ad incidere in maniera consistente sulla consecutiva congiunzione da Milano fino a Venezia, rischiando di mettere le imprese al margine dei principali corridoi europei di scambio commerciale».

In Veneto l’Alta Velocità lungo il Corridoio 5 Lisbona-Kiev è progettualmente divisa per stralci. Il tratto che si trova allo stato più avanzato è quello tra Brescia e Verona: a marzo è stato pubblicata in Gazzetta Ufficiale la delibera 42 del Cipe con l’approvazione del progetto, atto che rende definitiva la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, da realizzare in 87 mesi per un costo di 2 miliardi e 499 milioni. I lavori dovrebbero partire entro l’anno; ora comincia la fase degli espropri di case, terreni e capannoni industriali. Sull’opera, che parte a 25 anni dal primo studio di fattibilità, gravano, però, 309 prescrizioni, modifiche che dovranno essere apportate al progetto in recepimento delle osservazioni di enti locali, Comuni, Regioni e ministero dell’Ambiente.

Più indietro è il piano Av/Ac che riguarda il tratto tra Verona e Padova, compreso il nodo di Vicenza. Lo scorso dicembre il Cipe ha approvato il progetto definitivo della tratta Verona-Bivio Vicenza, finanziato con il contratto di programma tra ministero delle Infrastrutture e Rfi per 2 miliardi e 713 milioni, che si sviluppa dalla stazione di Porta Vescovo a Verona fino al Comune di Altavilla Vicentina. Più arretrato il tratto cittadino di Vicenza: il progetto di attraversamento della città vale 800 milioni e porta con sè una nuova viabilità. Attualmente è fermo in Conferenza dei servizi, che dovrà esaminare tutti gli interessi pubblici coinvolti, Conferenza che è in attesa del nuovo governo. E c’è da attendere anche la Valutazione d’impatto ambientale, di competenza del ministero dell’Ambiente, con riferimento a beni culturali, vincoli paesaggistici e idrogeologici. Ma per il sindaco di Vicenza Achille Variati, che assieme alla Regione si è speso non poco per trovare unanimità tra tutti gli attori e fare sintesi tra i progetti, i cantieri potrebbero partire «tra il 2019 e il 2020» e dovrebbero durare sei anni.

Man mano che si va verso est la situazione si fa più complicata. Padova, nodo strategico della logistica e dei servizi dell’intera regione, sembra essere tagliata fuori, per il momento, dall’Alta Velocità. La tratta Verona Padova a tutt’oggi attende finanziamenti e progettualità concreti. Qualche anno fa, con uno sforzo tecnico accurato, comprensivo di un’analisi dei costi, la Confindustria cittadina elaborò un progetto per far arrivare la Tav in città, ma lo studio non ebbe poi seguito. Ma su Padova Luigi Di Maio, nella sua campagna elettorale veneta dello scorso dicembre è stato chiaro: «La Tav Verona-Padova è inutile. La soluzione alternativa è il potenziamento della linea esistente. Non vogliamo opere dai costi altissimi e che non servono ai cittadini», ha scritto su Facebook.

Verso il Friuli Venezia Giulia, è attiva la linea Alta velocità/capacità Padova-Venezia (25 km), mentre la Av/Ac Venezia-Trieste conta su un progetto preliminare datato 2010. L’iter è proseguito fino alla Valutazione di Impatto Ambientale la quale però non è mai stata completata; nel frattempo considerazioni politiche ed economiche hanno portato allo sviluppo di soluzioni alternative incentrate sul potenziamento della linea esistente.

«Difenderemo le nostre infrastrutture – ribadisce Luca Zaia, presidente della Regione – mantenendo l’alveo della legalità e del controllo spasmodico». Riferendosi anche alla Pedemontana e alla Valdastico Nord, opere sbloccate dai recenti governi e grazie al lavoro della Regione. «E – aggiunge – tenendo conto che abbiamo l’autonomia, su cui presenteremo il conto».

«La direttrice Milano-Venezia – ribadisce il presidente di Confindustria Veneto Zoppas -, fa parte di un “pacchetto” di infrastrutture che riguarda soprattutto il completamento della Pedemontana, la Valdastico Nord e il superamento di alcuni nodi nevralgici per il trasporto eccezionale. Si tratta di opere strategiche che non vanno fermate, perché farlo vorrebbe dire mettere a repentaglio la ripresa appena iniziata e questo graverebbe tanto sulle imprese quanto sui cittadini».

Il Sole 24 Ore/Impresa & Territori – 22/05/2018

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Porti: Federazione del Mare, serve il Ministero del Mare

20 maggio 2018

L’economia marittima produce valore per 33 miliardi

E’ tempo di istituire in Italia il Ministero del Mare, o comunque una struttura all’interno del Ministero dei Trasporti che funga da coordinamento di tutto il cluster marittimo. Ne è convinta la Federazione del Mare, che raggruppa le organizzazioni di tutto il comparto marittimo e che a Livorno ha tenuto il simposio “Il ruolo del mare nell’economia nazionale”.

“Visto il peso dell’economia marittima nel nostro Paese – ha detto il segretario generale della Federazione, Carlo Lombardi continuato Lombardi – il nostro auspicio è che le istituzioni si dotino di un Ministero dedicato o un’unità specifica con poteri di coordinamento, un’Agenzia o Segretariato del Mare, eventualmente presso la Presidenza del Consiglio, in modo da dare maggiore efficacia all’attuazione legislativa e amministrativa delle decisioni in campo marittimo”.

Oggi il cluster marittimo industria spende annualmente quasi 20 miliardi di euro in acquisti di beni e servizi. Secondo l’ultimo Rapporto sull’economia del mare (il V) realizzato assieme alla Fondazione Censis, il valore dei beni o servizi prodotti dalle attività marittime, è di 33 miliardi di euro, pari al 2% del Pil e al 3,5 % della sua componente non statale, con una occupazione complessiva di 470mila addetti tra diretti e indiretti. Il trasporto marittimo serve il 90% del commercio mondiale, commercio che nell’ultimo decennio è cresciuto da 6 a 10 miliardi di tonnellate e salirà nel 2030 a 17 miliardi. Complessivamente, nei porti italiani le linee di navigazione internazionali hanno movimentato nel 2016 oltre 480 milioni di tonnellate Oggi la flotta mercantile di bandiera italiana è tra le principali al mondo (la 3/a dei grandi Paesi del G20) e si situa intorno ai 16 milioni di tonnellate di stazza, con posizioni di assoluto rilievo nei settori più sofisticati (ro-ro, navi da crociera, navi per prodotti chimici). L’Italia mantiene la leadership europea nel traffico crocieristico (con 4.600 scali di navi e 6,2 milioni di passeggeri), e nella costruzione di navi passeggeri e yacht di lusso.

Ansa/Mare – 20/05/2018

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Bolzano-Alto Adige: 17 nuove stazioni di ricarica per le auto elettriche

18 maggio 2018

Le auto elettriche stanno diventando sempre più numerose sulle strade dell’Alto Adige. Per dare un ulteriore impulso a questa forma di mobilità innovativa e sostenibile, negli ultimi mesi sono state installate 17 nuove stazioni di ricarica. L’operazione è stata realizzata nell’ambito di un bando nazionale su iniziativa di Green Mobility e con il coinvolgimento della STA (Strutture trasporto Alto Adige) . La maggior parte delle stazioni di ricarica è stata finanziata dal ministero dei trasporti italiano e le altre sono state prese in carico dalla Provincia.

“Siamo convinti – afferma l’assessore Florian Mussner – che l’elettromobilità sia la strada giusta. Per riuscire a convincere gli altoatesini della bontà di questa tecnologia, negli ultimi mesi abbiamo lavorato per sviluppare la rete di stazioni di ricarica pubbliche. Più opzioni di ricarica ci sono, infatti, più veicoli elettrici possono circolare liberamente in Alto Adige”. Secondo l’assessore, inoltre, era “importante coinvolgere attivamente fin dall’inizio le  comunità e i servizi pubblici locali”. Mussner nei giorni scorsi ha simbolicamente consegnato le 17 nuove stazioni di ricarica a Bressanone assieme al sindaco Peter Brunner, agli assessori comunali Paula Bacher e Josef  Unterrainer, al direttore dell’Asm, Karl Michaeler, e al direttore tecnico di Alperia Smart Mobility, Massimo Minighini.

Nella domanda di progetto originale, depositata presso il ministero dei trasporti italiano nel 2013, erano state previste in tutto 10 stazioni di ricarica. “Nell’ambito della realizzazione assieme ad Alperia Smart Mobility – spiega l’amministratore delegato di STA, Joachim Dejaco – il progetto è stato ampliato ed ora vi sono 8 stazioni di ricarica fast charger multipresa (Triple Charger, corrente alternata e continua) e ulteriori 9 stazioni a corrente alternata da 22 kilowatt. Quindi l’Alto Adige oggi dispone di un totale di 60 stazioni di ricarica pubbliche”. Le stazioni di ricarica multipresa si trovano a Bolzano, Bressanone, Brunico, Vipiteno, Chiusa, Salorno, Silandro e Dobbiaco; quelle da 22 kilowatt sono state installate a Vipiteno, Chiusa, Bressanone, Egna, Monguelfo, Nova Ponente, Renon, Fiè e Castelbello.

Con l’obiettivo di avere sempre una panoramica su dove si trovano le colonnine di ricarica e se sono libere o occupate, Green Mobility, in collaborazione con IDM Alto Adige e con Ecosystems ICT & Automation, ha creato il portale charge.greenmobility.bz.it . “In questa pagina internet – spiega Harald Reiterer coordinatore della Green Mobility – è disponibile una cartina dell’Alto Adige nella quale sono visualizzate tutte le stazioni di ricarica e si può sapere in tempo reale se sono libere o meno. Con questa mappa la mobilità elettrica diventa più vicina e appetibile per i cittadini”. Tutti i dati presenti sul sito sono disponibili come open data, il che significa che le informazioni sono disponibili per altre piattaforme e applicazioni online in qualsiasi momento e senza restrizioni.

Trasporti-Italia.com – 18/05/2018

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Logistica, Ravenna: Benevolo (Ram), lancia una strategia per il sistema infrastrutturale

Sviluppare i collegamenti marittimi e migliorare la connessione dei porti con la rete ferroviaria per rendere il sistema infrastrutturale e di trasporto maggiormente eco-compatibile. Questi i punti principali emersi durante il convegno che si è svolto a Ravenna presso l’autorità portuale. Punti lanciati dal direttore operativo di Ram, Logistica Infrastrutture e Trasporti Spa, Francesco Benevolo. Ram è una società in house del Mit, guidata da Ennio Cascetta.

Il titolo del convegno è stato “La sostenibilità ambientale quale elemento strategico per lo sviluppo della portualità”, presso l’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico centro settentrionale.

“Ma spostare traffici in un paese come l’Italia – ha spiegato Benevolo – dove la maggior parte delle merci viaggia ancora su gomma non è impresa semplice. Non a caso con “Connettere l’Italia”, il piano strategico promosso dal Ministro Graziano Delrio e per il quale sono state stanziate risorse per oltre 130 mld di euro, sono stati attivati numerosi interventi. Proprio per questo sono stati potenziati, negli ultimi anni, una serie di vantaggi per chi sceglie modalità più green. Ferrobonus e Marebonus portano avanti, infatti, la best practice, tutta italiana, degli incentivi per la ‘Cura del ferro’ e la ‘Cura dell’acqua’”.

“Questi incentivi – prosegue Benevolo – hanno già in parte consentito e consentiranno di trasferire quote di traffico su ferro e mare, accompagnando gli investimenti in infrastrutture ferroviarie e portuali già in atto. Ma dobbiamo guardare oltre gli scali italiani: il Mediterraneo è anche un mare europeo – sottolinea il direttore operativo di Ram– e presto presenteremo a Bruxelles, nell’ambito del progetto Med‐Atlantic Ecobonus, un altro strumento a sostegno del trasporto combinato strada-mare a livello internazionale. Un’ecobonus europeo’ di cui ogni Paese potrà avvalersi al fine di incrementare lo sviluppo delle linee delle autostrade del mare, rendendo così il trasporto più sostenibile a livello ambientale. Ma per fare questo occorre innanzitutto una base normativa, condivisa tra Paesi ed uniforme tra modalità di trasporto alternative alla strada, da cui, poi, scaturisca uno schema incentivante basato su un co-finanziamento europeo e nazionale”.

“La prossima sfida – ha concluso Benevolo –  oltre al miglioramento delle performance ambientali dello shipping (con l’entrata in vigore, dal 2020, del limite dello 0,5 per cento per il tenore di zolfo dei combustibili marini in navigazione e dello 0,1 per cento nei porti) riguarda l’integrazione delle autostrade del mare con la modalità ferroviaria. In tale direzione e nell’ottica di allargare il bacino di utenza di molti porti italiani sul segmento Ro‐Ro, vi sono già importanti iniziative in corso: tra queste il progetto penultimo/ultimo miglio nonché gli investimenti programmati di Rfi per il miglioramento della prestazione della rete ferroviaria e, lato incentivi, la possibilità di usufruire delle misure Marebonus/Ferrobonus”.

Trasporti-Italia.com – 18/05/2018

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Una sola App per 650 km di autostrada da Trieste a Brescia

È entrata ufficialmente in funzione “InfoViaggiando”, una app che fornisce agli utenti dell’autostrada le informazioni utili su viabilità e traffico delle reti gestite dalle tre Concessionarie del Nordest: Autovie Venete, Cav-Concessioni Autostradali Venete e Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova

L’informazione autostradale corre veloce da Trieste a Brescia.

È entrata infatti ufficialmente in funzione “InfoViaggiando”, una app che fornisce agli utenti dell’autostrada le informazioni utili su viabilità e traffico delle reti gestite dalle tre Concessionarie del Nordest: Autovie Venete, Cav-Concessioni Autostradali Venete e Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova.

Oltre 500 chilometri di rete autostradale (625 con le tangenziali) a portata di smartphone e tablet per informarsi prima di partire o durante il viaggio.

La nuova app (gratuita) va a sostituire AutovieTraffico, ma anche il sito www.infotraffico.autovie.it, lasciando spazio a www.infoviaggiando.it mentre l’account Twitter AutovieTraffic diventa InfoViaggiando: in sostanza un solo nome per tre Concessionarie, con l’obiettivo di rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni per chi viaggia.

L’applicazione è disponibile gratuitamente su tutti gli store e quindi per tutti i sistemi operativi, iOS (Apple), Android e Windows.

Il Piccolo/Nordest Economia – 18/05/2018

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Terminal passeggeri al Marco Polo, via all’ultima fase dei lavori

Il 25 maggio cerimonia di posa della prima pietra per l’ampliamento del terminal, extra Shengen

Al via i lavori per l’ampliamento del terminal passeggeri, area extra Shengen, dell’Aeroporto Marco Polo di Venezia.

La cerimonia della posa della prima pietra è stata fissata al 25 maggio, ore 15, presso il terminal passeggeri, piano terra, lato sud fronte palazzina SAVE.

Il progetto per il nuovo terminal di Venezia, individuato nel Master Plan aeroportuale 2021, risponde ad un programma di ampliamento per fasi del Terminal di oltre 100.000 mq per rispondere alla richieste più complesse dal punto di vista funzionale, architettonico e costruttivo, in area land side e air side, per la gestione degli oltre 15 milioni di passeggeri all’anno previsti negli anni futuri.

La prima fase di costruzione denominata Lotto 1, con un’estensione di 11.000 mq, è già stata completata ed è costituita da una nuova galleria vetrata lunga 280 metri, che sfrutta perfettamente lo spazio interstiziale e  sarà direttamente collegata, attraverso il nuovo Moving Walkway, con la darsena dove si attestano i trasporti acquei per Venezia.

La seconda fase denominata Lotto 2 prevede un nuovo ampliamento attraverso due corpi a nord e a sud del terminal attuale, soluzione che permette di conservare l’immagine architettonica ormai consolidata dell’intero complesso.

L’ampliamento a nord sarà destinato alla nuova area per i varchi di sicurezza e ai passeggeri, mentre le aree a sud saranno principalmente destinate ai passeggeri extra-Schengen.

I due lotti porteranno complessivamente all’ampliamento della superficie del terminal passeggeri di oltre 90.000 mq.

La Nuova di Venezia/Nordest Economia – 18/05/2018

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Porti: Revedin (Venezia) presidente gruppo Ue scali crociere

Gruppo di lavoro su servizi passeggeri e rapporti con città

Antonio Revedin, Direttore Pianificazione Strategica e Sviluppo dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico settentrionale, è stato nominato Presidente del “Cruise and Ferry Port Network”, think-tank della Espo (European Sea Ports Organisation) di cui fanno parte i rappresentanti dei maggiori scali europei per crociere e traghetti.

Il network affronta i temi della pianificazione delle infrastrutture, dei servizi per i passeggeri, delle relazioni tra porto e città, dell’ambiente e della security, ponendosi come interlocutore di riferimento rispetto al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea. Il “Cruise and Ferry Port Network” si occupa inoltre di redigere il “codice di buone pratiche” che costituisce un riferimento per le strategie in materia di crociere e traghetti per i porti.

“L’implementazione di corrette strategie di sviluppo del settore crociere e traghetti – afferma Revedin – deve essere costantemente monitorata. Non solo perché è necessario garantire una pianificazione in linea con i trend di mercato che porti allo sviluppo dei traffici; altrettanta attenzione infatti deve essere posta alla sostenibilità dei trasporti e della catena logistica, ed è ciò che accade a Venezia. La funzione di homeport dello scalo crociere e la progressiva crescita del settore traghetti, che ha superato il 40% nel 2017, ci impongono infatti di adottare le migliori best practice. La nomina a presidente del Cruise and Ferry Port Network mi permetterà di rappresentare, a livello europeo, le soluzioni adottate a Venezia e al contempo – conclude – garantirà un continuo confronto con le attività svolte negli altri porti Ue”.

Ansa/Mare – 18/05/2018

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Strategia paziente verso la Via della Seta

I rapporti con il Dragone. Per attrarre i traffici necessari investimenti sulla rete portuale, ma cautela verso eccessive aperture

di Pino Musolino

Nel prossimo futuro l’Italia è chiamata a tenere in considerazione almeno due fattori per garantire crescita e sviluppo del comparto marittimo portuale e dell’intero sistema Paese.

Il primo è l’implementazione della strategia della Via della Seta, un progetto ambizioso che, stando alle parole del presidente cinese Xi Jinping, è volto a costruire una «comunità dal destino condiviso». Concetti alti che nell’immediato rispondono più alle ambizioni del colosso asiatico che agli interessi italiani ed europei. La Cina infatti immagina la strategia della Via della Seta come risposta a esigenze interne: dare sfogo a una sovra-produzione industriale, controllare le linee di approvvigionamento (soprattutto energetico) influenzando le politiche dei suoi competitor e dare corpo a una proiezione geopolitica su scala planetaria.

Il secondo fattore riguarda la ridefinizione della politica europea relativa alle reti di trasporto Transeuropee TEN-T che scivola, nella sua declinazione più operativa – il programma Connecting Europe Facility -, verso una definizione più politica che tecnica, volta a privilegiare i sistemi portuali-logistici del Northern Range.

È indubbio che Rotterdam, Anversa e Amburgo sono incomparabili con i porti italiani per numeri assoluti e per dimensioni delle infrastrutture ma, proprio per favorire un riequilibrio logistico continentale imposto dalla “migrazione” del baricentro commerciale Europa-mondo dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, sarebbe necessario accelerare sugli investimenti portuali in Italia, anziché rafforzare ulteriormente le catene portuali e logistiche nord europee. Non si spiega quindi, se non assumendo miopi posizioni di rendita, perché nel periodo 2014-2020, il 73% dei fondi europei del programma Cef è stato assegnato al settore ferroviario: si tratta di 15,7 miliardi di euro, contro 0,9 miliardi assegnati al settore marittimo, una sproporzione imbarazzante.

Quali decisioni dovrebbe prendere l’Italia rispetto alla strategia della Via della Seta e all’implementazione “sbilanciata” della politica europea dei trasporti?

Per quanto riguarda il colosso asiatico, la prima decisione – sbagliata può essere quella di spalancare sic et simpliciter le porte agli investimenti cinesi, con il rischio di fare la fine della Grecia, dove i porti strategici sono ormai completamente assoggettati al controllo cinese. La seconda invece è quella di interloquire pazientemente con la Cina, facendo pesare la qualità produttiva e manifatturiera europea (italiana in primis), le potenzialità di innovazione logistica basata anche sulla digitalizzazione, l’accrescimento del know-how tecnologico nel settore dei trasporti. E tutto questo non per ottenere finanziamenti ma accordi di natura commerciale; non per elemosinare facili accessi a strumenti finanziari ma per sviluppare e ottimizzare le nostre catene logistiche; non per chiudere i mercati ma per aprirli a condizioni di reciprocità.

Quanto alla necessità di assestare rapidamente le decisioni assunte in materia di reti transeuropee di trasporto, è necessario agire immediatamente sugli strumenti di finanziamento della portualità europea, in primis sulla ripartizione dei fondi definiti nel programma Central Europe Facility, nonostante sia palese al momento come il cluster marittimo portuale nazionale non riesca a incidere sulle decisioni di Bruxelles.

Per uscire dall’impasse della scarsa rappresentanza, i porti dell’Alto Adriatico hanno dato vita all’associazione Napa, che conta fra i propri membri i porti di Ravenna, Venezia, Trieste, Koper (Capodistria) e Rijeka (Fiume). Un soggetto che, al netto delle difficoltà iniziali, si può considerare oggi uno strumento efficace per raggiungere obiettivi comuni di sviluppo portuale, incentrando la propria strategia sulla coopetition: collaborare, in Europa e nel mondo, per raggiungere risultati comuni e competere localmente per attrarre i traffici.

Una strategia che, in termini di finanziamenti europei, sta già pagando, visto che nel solo 2017 il Porto di Venezia ha ottenuto da Bruxelles oltre 21 milioni di euro tra grants e finanziamenti e che, ne sono certo, potrà dare risposte positive anche sull’impatto sui traffici generato dalla Bri e sul ribilanciamento della rete di trasporto della Ue per rafforzare i Paesi del Sud e i loro porti. Una strategia che, mai come ora, ha bisogno del sostegno e dell’attenzione nazionale per poter produrre il miglior risultato possibile, un risultato che condizionerà lo sviluppo del Paese peri prossimi decenni. Presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale

Il Sole 24 Ore – 18/05/2018

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Trasporti Ue: la Commissione presenta il terzo pacchetto Europa in movimento

17 maggio 2018

Modernizzare il sistema europeo dei trasporti attraverso una mobilità sicura, pulita ed automatizzata. Oggi la Commissione Juncker ha presentato una terza e ultima serie di misure, basandosi sui precedenti pacchetti l’Europa in movimento di maggio e novembre 2017, “per realizzare tale obiettivo nel settore della mobilità e consentire – scrive l’Esecutivo Ue in una nota – a tutti i cittadini di beneficiare dei vantaggi di un traffico più sicuro, di veicoli meno inquinanti e di soluzioni tecnologiche più avanzate, sostenendo nel contempo la competitività dell’industria europea”.

Con il terzo pacchetto l’Europa in movimento, la Commissione ritiene di aver completato la sua Agenda per la modernizzazione della mobilità. Sebbene il numero delle vittime della strada si sia più che dimezzato dal 2001, 25.300 persone hanno perso la vita sulle strade dell’Ue nel 2017, e altre 135 mila sono rimaste gravemente ferite. La Commissione propone che i nuovi modelli di veicoli siano equipaggiati con dispositivi di sicurezza avanzati, in particolar modo su frenata d’emergenza e sistemi di avviso di deviazione dalla corsia di marcia per gli autoveicoli o sistemi di rilevamento dei pedoni e dei ciclisti per i veicoli pesanti.

Bruxelles sta inoltre aiutando gli Stati membri ad individuare i tratti stradali pericolosi per indirizzare meglio gli investimenti. Si stima che il combinato disposto di queste due misure potrebbe salvare fino a 10.500 vite ed evitare 60 mila feriti gravi nel periodo 2020-2030, contribuendo alla realizzazione dell’obiettivo a lungo termine dell’Ue di azzerare il numero di vittime e lesioni gravi entro il 2050

Inoltre, proponendo per la prima volta norme sulle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, la Commissione completa la sua agenda per un sistema di mobilità a basse emissioni. Nel 2025 le emissioni medie di Co2 dei nuovi veicoli pesanti dovranno essere inferiori del 15% rispetto al livello del 2019. Per il 2030 si propone un obiettivo di riduzione indicativo di almeno il 30% rispetto al 2019.
Tali obiettivi sono coerenti con gli impegni dell’Ue nell’ambito dell’accordo di Parigi e consentiranno alle imprese di trasporto, in particolare alle piccole e medie imprese, di realizzare risparmi importanti grazie al calo dei consumi di carburante (25.000 euro in cinque anni).

Per consentire ulteriori riduzioni delle emissioni di CO2, la Commissione si adoperà per facilitare la progettazione di camion più aerodinamici e migliorare l’etichettatura dei pneumatici. Inoltre, presenta un piano d’azione globale per le batterie che contribuirà a creare un ecosistema competitivo e sostenibile per le batterie in Europa.

Le automobili e gli altri veicoli sono dotati sempre di più di sistemi di assistenza alla guida, e i veicoli completamente autonomi sono ormai dietro l”angolo. Oggi la Commissione propone una strategia che consentirà all’Europa di diventare un leader mondiale per i sistemi di mobilità connessa e automatizzata. La strategia prende in considerazione un nuovo livello di cooperazione tra gli utenti della strada, che potenzialmente potrebbe apportare enormi benefici per il sistema di mobilità nel suo complesso.

Il trasporto sarà più sicuro, più pulito e più economico, nonché più accessibile per gli anziani e le persone a mobilità ridotta. La Commissione propone inoltre di istituire un ambiente interamente digitale per lo scambio di informazioni nel trasporto merci. Ciò consentirà di ridurre la burocrazia e faciliterà i flussi di informazioni digitali per le operazioni logistiche.

 Trasporti-Italia.com – 17/05/2018

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Sostenibilità, Greenpeace: Italia deferita alla Corte Ue, serve una rivoluzione dei trasporti

“E’ urgente rivoluzionare la mobilità”. Lo afferma il responsabile della campagna Trasporti di Greenpeace Italia, Andrea Boraschi, commentando il deferimento dell’Italia davanti alla Corte europea, in materia di inquinamento atmosferico.

Il deferimento arriva nell’ambito di una procedura di infrazione cominciata nel 2014 e, dopo alcuni step, il 31 gennaio scorso il commissario Ue all’ambiente Karmenu Vella aveva convocato a Bruxelles i ministri di nove Paesi tra cui l’Italia. La documentazione fornita da Roma è stata sufficiente per evitare l’aggravamento della procedura di infrazione sull’NO2 ma non quella sul particolato, in quanto il piano italiano prevede una normalizzazione della situazione in tempi troppo lunghi.

Il provvedimento adottato dalla Commissione europea, si legge in una nota, ”non sorprende nessuno. Era annunciato da tempo e l’Italia ha fatto di tutto o quasi per meritarlo. È la conseguenza lineare dell’inazione dei governi succedutisi negli ultimi anni, e della marginalità delle politiche ambientali e sanitarie nel nostro Paese”.

”L’Italia è indietro su molti fronti, quanto a tutela della qualità dell’aria. Ma certamente quello dei trasporti mostra le maggiori criticità – osserva Greenpeace -. Abbiamo un livello di motorizzazione significativamente più alto degli altri Paesi dell’Unione, mentre la mobilità sostenibile stenta a crescere. Un sistema che si basa sul mezzo privato a benzina o gasolio è un sistema patogeno, oltre che antitetico agli accordi sul clima”, afferma Boraschi.

Greenpeace ricorda infine che oltre al Pm10, in Italia resta da affrontare seriamente il grave impatto causato dal biossido di azoto, un inquinante tipico del settore trasporti e dei diesel in particolare. Questo inquinante, in Italia, è responsabile di oltre 17.000 morti premature l’anno e sul biossido di azoto è aperta una ulteriore procedura di infrazione contro l’Italia. Secondo l’organizzazione ambientalista ”è ragionevole attendersi che, in assenza di provvedimenti radicali da parte dei prossimi esecutivi, anche la procedura d’infrazione per il biossido d’azoto possa concludersi con un deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia”.

 Trasporti-Italia.com – 17/05/2018

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