Save via dalla Borsa il 23 ottobre

17 ottobre 2017

Con la conclusione dell’Opa, Agorà Investimenti detiene complessive 53.329.420 azioni di Save, pari al 96,37% del capitale sociale. Dopo il delisting, ha detto il presidente Enrico Marchi, si procederà con la semplificazione con un unico veicolo, Milione, che controllerà Save

Annunciati oggi i risultati definitivi dell’offerta pubblica di acquisto obbligatoria totalitaria promossa da Agorà Investimenti e avente a oggetto 21.762.371 azioni Save, rappresentative del 39,32% del capitale, a un prezzo di 21 euro per ciascun titolo. Durante il periodo di adesione, che è terminato la scorso venerdì, sono state portate in adesione 19.136.791 azioni, pari al 87,94% circa dei titoli oggetto dell’Opa e al 34,58% circa delle azioni del capitale di Save, per un controvalore complessivo di 401.872.611 euro.

Con la conclusione dell’Opa, Agorà Investimenti detiene complessive 53.329.420 azioni di Save, pari al 96,37% del capitale sociale. Avendo superato la soglia del 95%, ricorrono i presupposti di legge per l’esercizio da parte di Agorà Investimenti del diritto di acquisto delle azioni residue ancora in circolazione, pari al 2,44% del capitale di Save.

Borsa Italiana, infine, disporrà che le azioni di Save siano sospese dalla quotazione sul Mercato Telematico Azionario (MTA) nelle sedute del 19 e 20 ottobre 2017 e revocate dalla quotazione a partire dalla seduta del 23 ottobre 2017.

Dopo il delisting, ha detto il presidente di Save Enrico Marchi, si procederà con la semplificazione con un unico veicolo, Milione, che controllerà Save e ci saranno risorse per investimenti per almeno 100 milioni ogni anno per 5 anni.

Completati i piani, infine, si potrà ripensare alla quotazione.

La Nuova di Venezia – 17.10.2017

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Autotrasporto, Ferrobonus: riaperti i termini, domande fino al 20 ottobre

Il ministero dei Trasporti ha riaperto il termine per la presentazione delle domande per ottenere l’incentivo Ferrobonus. Ora le istanze potranno essere presentate fino al 20 ottobre; il termine precedente era invece stato fissato per il 2 ottobre.

La finalità del Ferrobonus è lo spostamento del traffico delle merci dalla rete stradale a quella ferroviaria attraverso un incentivo volto a favorire l’uso del trasporto combinato e trasbordato su ferro da e verso nodi logistici e interporti italiani. È rivolto in particolare all’Italia meridionale, in cui lo squilibrio tra l’uso delle ferrovie e della strada è decisamente più marcato.

Possono usufruire dell’incentivo imprese utenti di servizi di trasporto ferroviario intermodale e/o trasbordato e operatori del trasporto combinato (MTO) che commissionano alle imprese ferroviarie treni completi e che si impegnino a mantenere dei volumi di traffico in termini di treni/chilometro e a incrementarli nel corso del periodo di incentivazione. I beneficiari del contributo sono tenuti a ribaltare una quota dell’incentivo ricevuto verso gli utenti del servizio ferroviario.

Trasporti-Italia.com – 17.10.2017

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Imprese: Serracchiani, per Fvg nuova centralità europea

Sviluppo, infrastrutture, lavoro, ambiente e salute. Sono stati questi i temi affrontati dalla presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nell’ampio dibattito a 360 gradi organizzato a Trieste dall’Associazione imprenditrici e donne dirigenti di azienda (Aidda).

Un incontro che Serracchiani, affiancata dalla presidente dell’Aidda, Lilli Samer, ha aperto evidenziando l’importanza dei rapporti “tra il governo regionale e quello nazionale, perché il Friuli Venezia Giulia non è un luogo chiuso, ma una regione di confine inserita in un contesto europeo, nel quale dobbiamo assumere una nuova centralità, anche grazie all’importante ruolo del comparto scientifico”.

Parlando di infrastrutture l’attenzione si è concentrata sulla A4, sul porto di Trieste e sul polo intermodale dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari. In merito alla prima la presidente ha ricordato che “è stato sbloccato l’intervento molto impegnativo dal punto di vista ambientale al Lisert con l’ampliamento del piazzale in ingresso e uscita delle corsie per il telepass”. In merito allo scalo giuliano Serracchiani ha rimarcato la crescita dei traffici e dell’occupazione, mentre per l’aeroporto ha precisato che “la realizzazione del Polo intermodale sta andando avanti in modo spedito. La notte del 20 ottobre verrà montata la passerella che collegherà la prima stazione ferroviaria predisposta per l’alta velocità del Nordest con l’aeroporto e se tutto va bene la struttura sarà inaugurata a gennaio 2018”.

Sul fronte della salute Serracchiani ha ribadito che “quella sanitaria, dato il peso della spesa sul bilancio regionale, è la riforma delle riforme. Prima di essa la sanità regionale cresceva nei costi senza migliorare i servizi, per cui l’abbiamo dovuta riadattare ai nuovi bisogni della popolazione. In particolare sono stati potenziati i servizi sul territorio, anche con l’avvio dei Centri di assistenza primaria (Cap)”. La presidente ha inoltre rimarcato “la rilevanza della digitalizzazione in ambito sanitario e il forte investimento per l’edilizia sanitaria e gli impianti tecnologici, come il robot chirurgico, ma anche i mezzi di soccorso e la risonanza magnetica a 3 Tesla dell’ospedale di Cattinara, oltre all’apertura del Centro di riferimento unico amianto (Crua)”.

Sul fronte delle relazioni internazionali la presidente ha illustrato gli accordi siglati dalla Regione con l’Iran, la Baviera e gli Stati Uniti e l’importanza che “Trieste sta assumendo per la Cina, come terminale della nuova via della seta. Per questo a dicembre è in programma una missione a Pechino e Shangai proprio per chiudere gli accordi sui quali stiamo lavorando in questo ambito”.

In merito al lavoro Serracchiani si è soffermata sui dati dell’occupazione, mettendo in luce come “pur venendo da 8 anni di crisi pesantissima stiamo risalendo la china. Il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2017 è del 6,4%, mentre nel 2015 era del 8,5%”.

Sull’ambiente Serracchiani ha evidenziato la necessità di “tutelare la salute, garantire il lavoro e proteggere l’ambiente”, mentre per la cultura ha spiegato che “il Friuli Venezia Giulia è la prima regione in Italia per risorse investite in questo ambito, con risultati evidenti”.

Regione Autonoma FVG/Notizie dalla Giunta – 17.10.2017

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Infrastrutture, più fondi. Sul resto decide Roma

Anche Trentino Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia dipendono dal governo Ma in una Regione più autonoma si troverebbero le risorse per Veneto Strade.

di Eleonora Vallin

Nel pamphlet «Le cento domande dei veneti a Luca Zaia» il governatore spiega come «con maggiori competenze e potere legislativo si possano migliorare le reti infrastrutturali della regione che, nonostante la capacità di sviluppare infrastrutture con poche risorse pubbliche sconta un gap con altre regioni». È questo l’effetto dell’autonomia nel campo delle infrastrutture?

L’asfalto regionale. «Più autonomia significa avere più risorse finanziarie e quindi aumentare i lavori sulla rete regionale e provinciale: abbiamo una marea di richieste per la manutenzione ordinaria e sempre meno fondi» conferma Silvano Vernizzi ad di Veneto Strade, la società regionale che gestisce 1.900 chilometri di rete con 20,4 milioni di attività di manutenzione svolte nel 2016. Due anni fa erano 25,2 milioni, quest’anno saranno 17. Eppure c’è chi non vede grandi differenze: «La gestione delle strade urbane ed extra-urbane è simile tra Veneto e Fvg – spiega Bortolo Mainardi, esperto di infrastrutture e componente della Commissione Via-Vas al ministero dell’Ambiente – qui abbiamo Veneto Strade e in Fvg c’è Friulia Strade. Ma Veneto Strade è con l’acqua alla gola e vanno studiate eventuali sinergie con Cav. Già oggi per la gestione del trasporto pubblico la Regione finanzia ogni anno per 400 milioni di cui 210 per servizi su gomma urbani/extraurbani, 150 milioni per servizi ferroviari e 40 milioni per la navigazione. Qualche risorsa in più potrebbe mettere ordine ma entro gennaio c’è il closing finanziario della Pedementana e vedremo come va a finire».
Veneto Strade nasce nel 2001 da un accordo con lo stato per il trasferimento di infrastrutture ex Anas che comunque mantiene circa 600 chilometri di rete in Veneto. Ma i soldi sono sempre meno e avere competenze senza risorse non ha senso. «Negli ultimi anni si fa poco, non ci sono più disponibilità finanziarie» conferma Vernizzi.

Oltre il confine. Ma cosa succede nella vicina Trento? Lì Anas non c’è più e la competenza della Provincia è su tutte le strade. Trento programma, progetta e realizza. Ma sulle autostrade, come in Friuli Venezia Giulia, scende a patti con Roma e per la concessione scaduta dell’A22, così come accade oggi ad Autovie per l’A4, si sta sperimentando il passaggio a in-house di concerto con il Mit. E si passa per il governo anche per decidere la grande partita della Valdastico Nord oltre la Valle dell’Agno.

L’autonomia in montagna. Ma da qualche mese Trento e Bolzano hanno una delega speciale in tema di gestione delle strade approvata dalla «Commissione dei 12», l’organismo competente per tutte le questioni Trentino-Alto Adige/Südtirol. In questo caso l’autonomia si esprime al meglio nella gestione delle strade di montagna, stabilendo chiusure, pedaggi e regolazioni del traffico in completa autonomia senza dipendere dal commissariato del governo per la regolazione. La sperimentazione è già stata fatta sulla strada del Sella ma vale per tutti passi dolomitici. E creerà uno iato forte con Belluno e la regione Veneto che invece dovrà chiedere autorizzazione al prefetto.

Trento gestisce le rotaie. Sul fronte treni la regione Veneto ha stipulato i suoi accordi con Rfi per la gestione della rete regionale e i convogli hanno la scritta «Regione Veneto». Oltre confine a Nord, Rfi gestisce la tratta del Brennero ma è proprietaria della Trento-Malè che inoltre gestisce, mentre ha stipulato un accordo di collaborazione con Rfi per la Valsugana. C’è una prospettiva di cessione all’orizzonte, ma lo scenario è ancora futuribile, dicono le nostre fonti.

Nessuna trattativa avviata. «Non vedo differenze marcate tra Veneto e Fvg in tema di strade come invece può essere con Trento e Bolzano – spiega Ivano Strizzolo, parlamentare nella Commissione paritetica Stato-Regioni per il Fvg -quello che posso dire è che già oggi grazie al titolo V della Costituzione è possibile per tutte le Regioni negoziare con lo stato maggiore autonomia anche nelle infrastrutture ma non mi risulta che il Veneto abbia mai avviato trattative o negoziati».

I nodi altrove. «I veri nodi sono i project financing fermi da anni come la Valdastico Nord, Pian di Vedoia-Macchietto, la Treviso mare o la Orte Mestre che non hanno nulla a che fare con l’autonomia. Anche la Tav è ferma ma qui non decidono le Regioni. Gli interventi in aeroporto sono finanziati direttamente dalla società di gestione. Idem per il Porto – ricorda Mainardi – La Regione Veneto con l’autonomia avrà di certo più risorse finanziarie e questo mi pare l’unico obiettivo che intravvedo a sostegno del referendum. È evidente che con più risorse si potranno avviare nuovi progetti, ma mi auguro che non si tratti di pagliacciate come il miliardo per il trenino delle Dolomiti».

La Tribuna di Treviso/Veneto – 17.10.2017

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Il Canova è pronto a riaprire dopo due settimane di lavori

I lavori sono puntuali: salvo imprevisti , giovedì Ryanair torna a Treviso dopo il forzato esilio veneziano e l’aeroporto Canova, al termine dei lavori di sistemazione della pista

I lavori sono puntuali: salvo imprevisti, giovedì Ryanair torna a Treviso dopo il forzato esilio veneziano e l’aeroporto Canova, al termine dei lavori di sistemazione della pista durati due settimane, riprende la sua normale attività. Primo decollo alle 5.20 di giovedì mattina, quando il volo Ryanair FR792 collegherà Treviso a Londra Stansted. Save-AerTre, società di gestione dello scalo, continuano a tenere la bocca cucita per quanto concerne il futuro a lungo termine dello scalo (il master plan per l’ampliamento continua a restare in un cassetto del ministero), ma assicurano che per quanto riguarda il cantiere in fase di ultimazione è tutto a posto, tanto che sia sul sito Ryanair che su quello del Canova i voli di giovedì e dei giorni successivi sono regolarmente programmati. Durante i lavori è stato rifatto l’asfalto della pista ed è stato implementato il sistema di drenaggio. Le due settimane di stop non sono state sufficienti a placare le polemiche dei residenti. C’è chi ha protestato per il rumore del cantiere nelle ore notturne. È i residenti hanno evidenziato anche la cattiva collocazione delle centraline Arpav per il rilevamento del rumore.

La Tribuna di Treviso – 17.10.2017

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Parte il cantiere più difficile: caos annunciato sull’autostrada A4

16 ottobre 2017

Scatta oggi la fase preparatoria dei lavori fra Gonars e il nodo di Palmanova. Velocità massima destinata a scendere a 60 all’ora per tutti i veicoli.

di Marco Ballico

È un altro passo per completare la tratta chiave della terza corsia, i 40 chilometri da Palmanova a Portogruaro, i più critici e congestionati della A4: obiettivo da centrare tra il 2020 e il 2021. Da oggi partono i lavori propedeutici all’apertura del cantiere del primo stralcio del quarto lotto, 5 chilometri da Gonars al nodo di Palmanova: distanza breve, ma con le complicazioni dell’incrocio tra A4 e A23 e la necessità di realizzare due cavalcavia e 9 attraversamenti idraulici, oltre a un sistema di trattamento acque e all’installazione di barriere fonoassorbenti.

Nel novembre 2016 a Ronchis, presente il ministro per le Infrastrutture Graziano Delrio, fu posata la prima pietra del terzo lotto Alvisopoli-Gonars. Poco meno di un anno dopo si apre un nuovo fronte, nel rispetto di un cronoprogramma rimodulato in conseguenza della scelta “spezzatino”: la slide che anni fa illustrava 4 lotti evidenzia ora i 3 stralci del secondo lotto (Portogruaro-Alvisopoli, San Donà Noventa-Cessalto, Ponte sul Livenza-Portogruaro) e gli altri 3 del quarto (Gonars-Palmanova, nodo di Palmanova-svincolo, Palmanova-Villesse). Via d’uscita determinante, quella dei piccoli passi, che ha consentito di sciogliere il nodo di una complessa bancabilità in tempi di crisi. «In cassa abbiamo oltre 250 milioni – fa sapere il presidente e ad di Autovie Venete Maurizio Castagna – e contiamo poi sui 300 milioni di Cassa depositi e prestiti che rientrano all’interno di un finanziamento complessivo da 600 milioni negoziato con la Banca europea degli investimenti». Dato che ogni anno c’è un’entrata da pedaggi per 60-70 milioni, si può procedere senza affanni di tipo economico (malgrado altri 5 milioni di accantonamenti dopo i 20 dell’anno scorso, Autovie chiuderà l’esercizio 2016-17 con 8,7 milioni di utile netto). «L’opera è coperta», garantisce anche la presidente del Fvg e commissario straordinario Debora Serracchiani.

L’avvio odierno delle operazioni riguarda uno stralcio da 65 milioni (38 per i lavori, il resto per oneri accessori), affidato alla Cmb di Carpi in Ati con due imprese locali, la Cgs di Udine e la Celsa di Latisana (con conseguenze positive anche sull’occupazione nel territorio). La predisposizione del cantiere si svolgerà in più fasi nell’arco di 15 giorni. La prima attività, da oggi appunto, riguarda il rifacimento della segnaletica orizzontale, la riduzione delle corsie e l’installazione della segnaletica verticale coi nuovi limiti di velocità. L’intervento interesserà da un lato la direzione da Villesse fino oltre lo svincolo di uscita per Palmanova, dall’altro il tratto che va da subito dopo la confluenza fra A23 e A4, verso Venezia, fino all’inizio del cantiere del terzo lotto, poco prima dell’uscita di San Giorgio di Nogaro.

I disagi saranno inevitabili ma, assicura Castagna, inferiori a quelli che hanno visto la A4 terreno di incidenti quotidiani in primavera e in estate, soprattutto causa i mezzi pesanti, in un 2017 in cui si toccherà quota 50 milioni di veicoli sulla rete, il 20% in più del 2008. Il trend dei flussi infatti, spiega l’ad, «diminuisce fisiologicamente negli ultimi mesi dell’anno, e dunque contiamo di ridurre le situazioni di grave emergenza». Le misure preventive studiate da Autovie contemplano comunque la chiusura dell’autostrada dalle 20 di sabato 21 ottobre alle 10 di domenica 22, quando saranno istituite uscite obbligatorie a Udine Sud per chi arriva dalla A23, a San Giorgio di Nogaro per chi arriva da Venezia e a Palmanova per chi arriva da Trieste. Chiuse anche le entrate, negli stessi caselli, ma in direzione opposta (i percorsi alternativi in viabilità ordinaria sono già indicati con segnaletica di colore giallo). Al termine dei lavori, il traffico scorrerà su una sola corsia della larghezza di 3,5 metri e la velocità massima consentita sarà di 60 km/h per tutti i veicoli (inferiori dunque agli 80 per i mezzi leggeri e ai 70 per i camion nelle altre zone di cantiere).

Sulla carta il Gonars-Palmanova sarà completato in 900 giorni (ma è previsto un premio di accelerazione) con consegna lavori attesa a inizio 2020. L’agenda fissa a fine 2020 la chiusura del primo stralcio del secondo lotto (da Portogruaro ad Alvisopoli, 8,5 km per 152 milioni, progetto approvato in agosto) e per inizio 2021 (ma Rizzani de Eccher, sempre col premio accelerazione lavori, potrebbe farcela già a metà 2020) quella del terzo lotto (26 km da Alvisopoli a Gonars, 442 milioni). A quel punto, da Palmanova a Portogruaro si andrà a tre corsie (come già da Quarto d’Altino a San Donà, i 18 km del completato primo lotto). Resteranno i 25 km da Portogruaro a San Donà e, in tempi più lunghi, i 10 km dal casello di Palmanova a Villesse.

Il Piccolo – 16.10.2017

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Air France-KLM: dal 29 ottobre via al nuovo orario invernale

Prenderà il via dal 29 ottobre il nuovo orario invernale Air France-KLM, in vigore fino al 24 marzo 2018, che vedrà il lancio di 52 nuovi collegamenti. Il Gruppo prevede un aumento di capacità del 5,5% rispetto alla scorsa stagione invernale. Per quanto riguarda il network delle destinazioni, previsto un incremento del 4,7% sulle rotte a lungo raggio, +5,5% è la previsione di crescita sulle rotte a medio e corto raggio; +14,6% è l’incremento previsto sulle operazioni della low cost Transavia.
“Con un aumento di capacità del 5,5% questo inverno, Air France-KLM riprende l’offensiva al mercato del trasporto aereo, mantenendo i propri obiettivi di crescita – ha spiegato Jean-Marc Janaillac, amministratore delegato del Gruppo -. Grazie al nostro network, alle partnership strategiche e a una gestione più flessibile siamo in grado di rispondere alla domanda in continuo rafforzamento, sia sul fronte leisure che business”.
Sul lungo raggio saranno in totale 10 le nuove rotte coperte: due nuovi voli da Parigi de Gaulle per Chicago e Malè (Maldive) e il nuovo volo da Pointe-à-Pitre (Guadalupa) ad Atlanta operati da Air France; 7 nuove destinazioni raggiungibili da Amsterdam-Schipol – Cartagena (Colombia), Freetown (Sierra Leone), Mauritius, Minneapolis, Monrovia (Liberia), Mumbai (India) e San José (Costa Rica) – operate da KLM.
Per quanto riguarda il medio-corto raggio, saranno 16 le nuove rotte attivate, tra cui il nuovo collegamento Amsterdam-Catania operato da KLM. Previsti, inoltre, nuovi voli operati da Air France per Marrakech, Palma di Majorca e Porto.
Per quanto riguarda il segmento low cost del Gruppo, Transavia prevede l’ampliamento del proprio newtwork con 26 nuove destinazioni raggiungibili dalle basi in Francia e in Olanda: per quanto riguarda l’Italia, via ai nuovi voli Rotterdam-Venezia e Amsterdam-Olbia.
Dal 1° Dicembre, inoltre, partiranno le operazioni della nuova low cost di Air France, Joon, con i primi voli verso Barcellona, Berlino, Porto e Lisbona.

Trasporti-Italia.com – 16.10.2017

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Dalla Valsugana a Feltre via allo studio di fattibilità

14 ottobre 2017

La Provincia di Trento insiste per il collegamento ferroviario tra la Valsugana e Feltre. Che oggi non c’è ma che con il “Treno delle Dolomiti” potrebbe diventare realtà.

La Provincia di Trento insiste per il collegamento ferroviario tra la Valsugana e Feltre. Che oggi non c’è ma che con il “Treno delle Dolomiti” potrebbe diventare realtà. Si completerebbe, in questo modo, l’anello intorno alle montagne più belle al mondo. Da Trento a Belluno e, su su, fino a Cortina, poi a Bolzano.

È quanto auspica il Comitato per il Fondo dei Comuni di confine, che ha messo a disposizione 200 mila euro per lo studio progettuale del tratto fra Primolano e Feltre; analoga cifra per quello tra Calalzo, Cortina e la Val Pusteria. Ieri la Giunta provinciale trentina ha approvato lo schema di protocollo d’intesa. La proposta era dell’assessore alle infrastrutture e ambiente Mauro Gilmozzi.

Una volta firmato, il documento impegnerà la Regione del Veneto, la Provincia di Belluno e la Provincia autonoma di Trento. Si farà, dunque, l’atteso studio di fattibilità. Oggetto del protocollo è infatti la collaborazione per lo sviluppo di un progetto per la realizzazione di un collegamento ferroviario, destinato al traffico passeggeri. A questo scopo sarà elaborato uno studio di fattibilità e per questo sarà creato un gruppo di lavoro che definirà il programma delle attività da svolgere e curerà l’avanzamento dei lavori.

«L’iniziativa – sottolinea l’assessore Gilmozzi – rientra nel quadro degli investimenti per sviluppare la mobilità sostenibile, in particolare quella ferroviaria. Di particolare interesse è stata giudicata poi l’opportunità di portare ulteriori forme di collegamento verso la periferia, in grado di contribuire all’innalzamento della qualità della vita di tutta la comunità. Allo stesso tempo un efficace sistema di reti si pensa possa contribuire a rendere il territorio ancora più interessante anche sul fronte turistico e produttivo in generale, tenuto conto delle possibili interconnessioni col nascente Corridoio del Brennero».

Adesso, afferma Roger De Menech, dovrà essere il Veneto a dimostrare tutta la sua disponibilità alla collaborazione. «Noi siamo prontissimi – conferma il governatore Luca Zaia –. Fondamentale era questo atto da parte di Trento».

Secondo De Menech, fra l’altro, il collegamento tra Feltre e Primolano dovrebbe andare avanti anche a prescindere dall’altra parte dell’anello ferroviario, quella cadorina.

Nelle premesse del protocollo si ricorda che le dolomiti costituiscono un patrimonio ambientale e culturale tutelato dall’Unesco e rappresentano una risorsa fondamentale per l’Italia e per l’Europa; però anche le regioni alpine devono essere accessibili in modo da garantire l’efficienza economica nel rispetto della sostenibilità. 

Corriere delle Alpi – 14.10.2017

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Nordest, Delrio: «Treni e grandi opere ecco cosa faremo»

13 ottobre 2017

Visto dalla Fiera di Vicenza, il Veneto è una locomotiva che può davvero riprendere a correre. Sui binari dell’Alta velocità, ma anche sull’asfalto di Pedemontana e Valdastico Nord, nonché sulla laguna solcata dal Mose e dalle Grandi Navi. Annunci miliardari in questo senso sono arrivati ieri, dagli ospiti dell’assemblea nazionale di Anci, in materia di infrastrutture e trasporti.

IL GOVERNO
Dal ministro di comparto Graziano Delrio il punto sui principali dossier accatastati sul tavolo del governo. Semaforo verde per la Pedemontana: «Abbiamo dato alla Regione il nostro contributo, le siamo stati vicini e ha trovato una soluzione, quindi si va avanti. Mi pare che nel rispetto delle reciproche competenze ognuno abbia fatto la sua parte». Acceleratore premuto anche per la Valdastico Nord: «Direi che la questione, che era stata bloccata due anni e mezzo fa, ora è definitivamente risolta. Adesso i tecnici stanno progettando la parte esecutiva del tratto veneto e stanno studiando il corridoio di fattibilità con la Provincia autonoma di Trento sulla parte trentina. Quindi le cose vanno avanti, abbiamo avuto una riunione con l’autostrada anche l’altro ieri». Avanti tutta pure sul Mose: «Ho sempre detto che le opere vanno completate e quindi abbiamo stanziato le risorse per il suo completamento. Sono risorse già disponibili, già stanziate nel decreto ultimo firmato dal presidente del Consiglio su mia proposta. Abbiamo quindi dato garanzia che l’opera si completa. Adesso stiamo affrontando con i commissari il tema della manutenzione del sistema di dighe mobili, perché è una grande opera anche il fatto di far funzionare e far manutenere il Mose, quindi stiamo ragionando sullo strumento più idoneo». Novità in vista per le Grandi Navi: «Ne parleremo la settimana prossima». Domanda: dunque comitatone prima delle elezioni? Risposta: «Molto prima».
All’indomani delle parole di Sergio Mattarella sulla «priorità della Repubblica» costituita dalla manutenzione di scuole e strade, in capo alle Province rimaste senza soldi dopo la riforma che porta proprio il cognome di Delrio, il ministro ha assicurato di voler cogliere il monito del capo dello Stato: «Sono qui per rendere conto di un piano di investimenti mai visto prima nella storia della Repubblica, sul trasporto pubblico locale, sulle metropolitane, sulle ferrovie regionali, sul rinnovo del parco autobus, perché davvero siamo di fronte ad una svolta epocale. Le risorse ci sono tutte e sono tantissime, adesso abbiamo solo il problema di correre per spenderle». Nel dettaglio: «C’è un piano per la sostituzione degli autobus e dei treni con risorse statali e regionali da 10 miliardi e un altro piano per le metropolitane da ulteriori 10 miliardi». Soldi per i veicoli ma pure per gli utenti. «L’anno scorso sono stato sconfitto ha autoironizzato Delrio ma quest’anno torno alla carica. Nella legge di Stabilità vi devono essere agevolazioni fiscali per chi fa l’abbonamento ai mezzi pubblici e per chi ha tanti figli. Con poco più di 70 milioni di euro daremo agevolazioni fiscali sugli abbonamenti ai trasporti locali per oltre 2 milioni di cittadini».

LE FERROVIE
A proposito di pendolari e viaggiatori, per l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato la visita in Veneto è stata l’occasione per ribadire l’impegno sulla sicurezza nei convogli («telecamere su tutte le nuove carrozze e triplicazione dei monitor») e per stilare il cronoprogramma dell’Alta velocità. «Il gruppo Fs ha affermato Renato Mazzoncini sta andando avanti con i lavori necessari per completare il collegamento fra Milano e Venezia, che non è ancora presente nella tratta fra Brescia e Padova. Tra la fine di quest’anno e i primi mesi del prossimo partiranno i cantieri della Brescia-Verona ed entro ottobre avremo il Cipe sulla Verona-Padova, quindi direi che anche lì l’obiettivo è che i cantieri si aprano nel 2018, tanto che il progetto sarà pronto a brevissimo. Il Padova-Mestre è già costruito, nel senso che è già ad alta velocità. Da Venezia a Trieste, poi, il progetto è stato ridefinito con 1,8 miliardi per una velocizzazione della linea a 200 chilometri all’ora, e non a 300, in modo da permettere una riduzione sia dell’investimento che soprattutto dei tempi». Rassicurazioni sui fondi a disposizione per il completamento dell’infrastrutturazione ferroviaria. «Sui finanziamenti non abbiamo problemi di timing, perché andranno di pari passo all’avanzamento dell’opera e non vediamo criticità». Una puntualizzazione che probabilmente non piacerà molto ad Enrico Marchi, numero uno di Save, ha infine riguardato la stazione principale dell’Alta velocità nell’area di Venezia: «Mestre, non il Marco Polo. Lo scalo attuale è già di per sé lo snodo cruciale, considerato il numero di binari. Naturalmente lavoreremo al progetto di un anello per raggiungere l’aeroporto, ma a percorrerlo potranno esserlo al massimo le Frecce, come accade per Fiumicino, non treni ad alta velocità».

Il Gazzettino – 13.10.2017

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Aeroporto Fvg: la Giunta regionale delibera aumento capitale sociale

La Giunta regionale ha deliberato la ricapitalizzazione della società Aeroporto Friuli Venezia Giulia Spa per 5 milioni di euro, portando il capitale sociale dagli attuali 3,5 milioni a complessivi 8,5 milioni di euro.
“L’operazione segue alla ricapitalizzazione prevista nell’assestamento di bilancio di luglio – ha confermato l’assessore alle finanze Peroni, ricordando che – un precedente aumento di capitale per quasi 1,3 milioni di euro era stato effettuato ad aprile con le stesse finalità, ovvero per adeguare l’assetto finanziario della società ai vincoli ministeriali, in coerenza con la crescita di traffico dello scalo che sta raggiungendo gli obiettivi di incremento dei passeggeri in tempi più brevi di quelli previsti dal piano industriale 2016-20”.
In base alle previsioni di traffico aggiornate a settembre la società stima che la soglia di un milione di passeggeri annualmente movimentati potrà essere raggiunta già nel 2018, con il conseguente obbligo di adeguamento del capitale minimo alle prescrizioni  del Decreto ministeriale 521/1997, in base al quale il capitale minimo delle società di gestione aeroportuale con traffico passeggeri di tale dimensione deve essere almeno pari a 7.746.853 euro.
Già a febbraio il cCa della società aveva approvato il budget 2017 con una previsione di incremento del fatturato d’esercizio del 27% (dai 12,6 milioni del 2016 ai 16 milioni del 2017) e un utile di esercizio di 2,76 milioni, con un risultato quindi sensibilmente migliore, non solo rispetto al preconsuntivo 2016, ma anche al piano industriale 2017.
“Il rinnovo dei vertici della società, la razionalizzazione delle partecipate, la riduzione dei costi e il recupero di efficienza della struttura organizzativa hanno concorso a ridare equilibrio ai conti della società aeroportuale – ha evidenziato Peroni – che ora guarda con fiducia ai successivi passi per il completo rilancio dello scalo regionale, a partire dalla realizzazione delle opere infrastrutturali di collegamento con il polo intermodale e dalla ricerca di un partner privato idoneo a fare dell’aeroporto un fattore determinante per lo sviluppo di traffici strategici per il Friuli Venezia Giulia, tanto sul versante commerciale quanto su quello turistico”.

Trasporti-Italia.com – 13.10.2017

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