Aziende tedesche nel Veronese. «Snodo logistico per le merci»

30 marzo 2017

L’interscambio con il Veneto tocca i 16,7 miliardi. Jörg Buck (Camera di Commercio Italo-Germanica): «La ragione decisiva? Il polo ferroviario a Verona»

di Andrea Lugoboni

Adigeo lo ha realizzato un gruppo imprenditoriale tedesco. Ma non solo. Gmp Architekten von Gerkan, Marg und Partner ha vinto il concorso per la copertura dell’Arena. Nella provincia di Verona sono attive circa 200 aziende tedesche. Realtà imprenditoriali di grande rilievo, quali Volkswagen Group, Man, Lidl, Fresenius, Arag, Das, Douglas hanno la loro centrale italiana in provincia di Verona (Bhw banca ha sede a Verona e direzione centrale a Bolzano). Si tratta di un felice episodio della collaborazione commerciale tra Germania e Italia, che vede principalmente coinvolte Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia.

Il 2016 ha visto il volume degli scambi commerciali tra i due paesi crescere del 3,5% rispetto al 2015, raggiungendo il record storico di 112,1 miliardi. La Germania si conferma perciò primo partner commerciale italiano, sia per  quanto riguarda l’import (59,4 miliardi, +3,3% rispetto al 2015) che l’export (57,2 miliardi, +3,9%, rispetto al 2015). L’Italia è per la Germania sesto mercato di sbocco e quinto per le importazioni.

Perché questa preferenza particolare per Verona? Jörg Buck, consigliere delegato della Camera di Commercio Italo-Germanica, risponde: «Questione di logistica. Da Verona sono possibili eccellenti connessioni con il sud, l’ovest e l’est della Germania e con l’est e ovest dell’Europa; da quest’area si può rifornire tutta Italia. Una ragione decisiva è lo snodo ferroviario presente in città, che permette una connessione con alcuni porti marittimi italiani».

L’interscambio economico con il Veneto, da solo, vale per la Germania 16,7 miliardi, secondo per volume solo a quella della Lombardia (39,4 miliardi). «Siamo in ottimi rapporti con Confindustria Veneto, con cui abbiamo un accordo per l’internazionalizzazione delle pmi italiane. Siamo noi il ponte verso la Germania». I rapporti con i fornitori e subfornitori veronesi sono ottimi, così come con le istituzioni: «A Verona, come in altre città, abbiamo un rappresentante della camera: Silvio Marzari che è in stretto rapporto con gli imprenditori veronesi. Nel nostro Cda siedono rappresentanti di ogni provincia in cui sono presenti aziende tedesche». I 5 settori principali in cui sono attive le aziende tedesche a Verona, così come in tutta Italia, sono: macchinari industriali, automobile, elettrotecnica, chimica farmaceutica e siderurgia.

L’Arena – 30.03.2017

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In treno da Trieste a Villaco. Nuova linea da giugno 2018

Il treno che già collega Udine e Villaco: fra un anno arriverà anche a Trieste

Estensione a Trieste, a partire da giugno 2018, nei fine settimana, del treno Villaco-Udine, gestito da Ferrovie Udine Cividale (Fuc) nell’ambito del progetto regionale Micotra, e biglietti integrati tra il trasporto pubblico locale del Friuli Venezia Giulia e il servizio ferroviario della Slovenia: sono i risultati dell’approvazione, in sede di Commissione europea, del progetto Connect2Ce – Improved rail connections and smart mobility in Central Europe, a valere sul cosiddetto asse prioritario 4 inserito nel secondo bando Interreg Central Europe di cui è capofila il segretariato esecutivo dell’Iniziativa centro europea (Cei). «È un successo di cui siamo orgogliosi e che aggiunge nuovi tasselli nel mosaico delle connessioni transfrontaliere del Friuli Venezia Giulia, sulla direttrice del Corridoio AdriaticoBaltico e sull’asse est ovest, tasselli che sono concreti e percepibili per i cittadini», ha commentato la governatrice Debora Serracchiani, a proposito delle notizie inerenti proprio i trasporti transfrontalieri, di cui la Regione ha reso noti i dettagli in un comunicato stampa ufficiale. «La possibilità di estendere a Trieste, nei fine settimana, il treno Udine – Villaco arricchirà il Friuli Venezia Giulia di un collegamento con la Carinzia strategico sotto il profilo turistico, anche per la connessione con la rete ciclabile, mentre per quanto riguarda la Slovenia si apre finalmente l’opportunità di attivare, con una semplificazione dei biglietti, un’integrazione operativa del traffico passeggeri». E soddisfazione in questo senso è stata espressa anche dai vertici di Fuc, Ferrovie Udine – Cividale, «per l’aggiudicazione di un progetto europeo che dimostra la qualità delle nostre iniziative industriali. Ora siamo da subito impegnati nella costruzione del modello di esercizio Udine – Trieste, per corrispondere alle esigenze del mercato e dei tour operator». Il prolungamento pilota su Trieste del Villaco – Udine scatterà a giugno 2018 per la durata di un anno e assicurerà l’estensione del collegamento ferroviario il sabato e la domenica. Per quanto riguarda il biglietto integrato Italia – Slovenia, tra le possibilità allo studio c’è l’acquisto di un ticket ferroviario unico che con un piccolo sovrapprezzo garantisca ai passeggeri in arrivo alla stazione di Villa Opicina di imbarcarsi direttamente sui mezzi della Trieste Trasporti. Il progetto Connect2Ce, nel suo insieme, interessa sette Paesi dell’Ue, per una durata di 36 mesi (dal primo giugno 2017 al 31 maggio 2020) e un budget totale di due milioni e 850mila euro. Per l’Italia, accanto a Cei, capofila, i partner sono Ferrovie Udine – Cividale (che è una società a capitale interamente regionale), Regione Veneto ed Eurac (Alto Adige), con la Regione Friuli Venezia Giulia che è partner associato e la cui presidenza ha promosso e sostenuto l’iniziativa. Attualmente il progetto ferroviario Micotra (acronimo di “Miglioramento dei collegamenti transfrontalieri di trasporto pubblico”), che è sorto nell’ambito del programma operativo per il sostegno alla collaborazione transfrontaliera per le zone di confine Italia Austria Interreg I, assicura con due coppie di treni un collegamento ferroviario regionale diretto transfrontaliero tra le stazioni centrali di Udine e Villaco con fermate intermedie a Gemona, Venzone, Carnia, Pontebba, Ugovizza, Tarvisio Bosco Verde, Thörl-Maglern, Arnoldstein, Villach Warmbad e Villach Westbf.

Il Piccolo – 30.03.2017

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Stazioni Fs, arrivano 12 milioni

29 marzo 2017

Stanziati dalla Regione per riqualificarne sei sulla Venezia-Trieste

di Giovanni Monforte

Maxi investimento da 12 milioni per riqualificare sei stazioni ferroviarie del Veneto Orientale, tutte poste lungo la linea ferroviaria Venezia-Trieste. La Regione predisporrà i progetti esecutivi, mentre Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) si occuperà della realizzazione delle opere. Quanto ai finanziamenti necessari, i fondi arriveranno dallo Stato attraverso il cosiddetto “Bando periferie”, a cui ha partecipato la Città Metropolitana, sfruttando i progetti preliminari già redatti dalla stessa Regione.

Il protocollo d’intesa tra la Regione e Rfi è stato approvato dalla giunta regionale nella sua ultima seduta. L’accordo prevede la realizzazione di una serie di interventi di riqualificazione delle stazioni di San Donà, San Stino, Meolo, Fossalta di Piave e Ceggia, per un importo complessivo di 12 milioni di euro. L’intesa consentirà inoltre di sbloccare i finanziamenti per la ristrutturazione della stazione di Portogruaro. «Con questo atto diamo attuazione alla risoluzione siglata lo scorso dicembre per il completamento del Sistema ferroviario metropolitano regionale, l’Sfmr», commenta l’assessore regionale ai trasporti e alle infrastrutture Elisa De Berti, «la Regione completerà sino alla fase esecutiva la progettazione che aveva già iniziato. Mentre Rfi realizzerà le opere, utilizzando i fondi statali derivanti dal cosiddetto Bando Periferie, ottenuti grazie alla partecipazione della Città Metropolitana avvalsasi dei progetti preliminari e definitivi predisposti a suo tempo dalla Regione. Questo è il primo di una serie di accordi che stiamo concretizzando attraverso una proficua collaborazione con Rfi e, in questo caso, anche con la Città Metropolitana, a cui si deve il reperimento delle risorse necessarie». Sono diverse le tipologie d’intervento previste sulle stazioni.

Si tratterà di dotarle di nuovi servizi d’ informazione all’utenza, ma anche di intervenire per l’ampliamento delle pensiline, la ristrutturazione degli edifici, la costruzione di parcheggi e percorsi pedonali, nonché la sistemazione dei piazzali, l’eliminazione di barriere architettoniche attraverso l’innalzamento dei marciapiedi, la realizzazione di rampe, ascensori e parapetti. Soddisfatto dell’accordo raggiunto anche il vicepresidente della Regione, Gianluca Forcolin, che è pure assessore al bilancio.

La Nuova di Venezia/San Donà-Jesolo-Portogruaro – 29.03.2017

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Porti: Ravenna, tre interventi per accessibilità ferroviaria

28 marzo 2017

Accordo da 21 milioni tra Comune, Ap, Regione e Rfi

Tre interventi da 21 milioni complessivi per migliorare l’accessibilità ferroviaria del porto di Ravenna: Comune, Regione, Rete ferroviaria italiana e Autorità portuale hanno firmato uno schema di accordo operativo che riguarda il sottopassaggio ferroviario carrabile sostitutivo del passaggio a livello in via Canale Molinetto, il prolungamento della dorsale ferroviaria di raccordo sulla destra del canale Candiano e l’adeguamento del cavalcavia Teodorico.

Il primo intervento è il più costoso: 15 milioni, di cui 10 finanziati da Rfi e i restanti 5 dall’Autorità portuale. Per il sindaco Michele de Pascale, l’eliminazione del passaggio a livello in via Canale Molinetto rimuoverà “una barriera per il traffico e un elemento di ostacolo per il passaggio delle merci”. L’adeguamento del cavalcaferrovia costerà invece 5 milioni (a carico di Rfi), mentre sarà l’Autorità portuale a finanziare il prolungamento della dorsale ferroviaria in destra Candiano, investendo un milione. Per tutti e tre gli interventi si punta a completare l’iter di progettazione entro il 2017, per aprire i cantieri nel 2018.

Secondo il presidente dell’Autorità portuale Daniele Rossi, “il sistema ferroviario è strategico per il porto di Ravenna: l’escavo dei fondali aprirà il porto a navi più grandi, che scaricheranno più merci, le quali, però, dovranno uscire dal porto in modo efficiente. Un primo passo – ha spiegato Rossi – sarà l’attivazione di una bretella ferroviaria, già esistente, che permetterà a circa 2.000 dei 7.000 treni merci in partenza dal porto ogni anno di non passare attraverso la stazione”.

L’assessore regionale alle infrastrutture Raffaele Donini ha posto come ulteriori obiettivi, entro la fine del mandato, “cantierare il progetto di escavazione dei fondali del Candiano” e “potenziare e velocizzare i collegamenti ferroviari tra Ravenna e Bologna”, scendendo sotto l’ora di percorrenza per i treni regionali, come richiesto dal Comune.

Ansa/Mare – 03.04.2017

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Verona tappa intermedia tra Sud e Nord Europa

di Davide Pyriochos

Da settembre l’operatore privato Lugo Terminal collega tre volte la settimana il Quadrante Europa col porto pugliese di Giovinazzo (Bari), e esegue sei viaggi settimanali tra Verona e la città tedesca di Lubecca, sul Mar Baltico. Un’attività sviluppata lungo l’asse dal Mediterraneo al Nord Europa, e che ieri ha dato lo spunto per un convegno sulle prospettive logistiche che attendono Verona, con l’apertura nel 2026 del valico del Brennero.

Enzo Poli, presidente della Lugo Terminal, spiega che la società di trasporti nasce come spin-off dell’azienda di famiglia, la Imola Legno. «In origine» fa sapere l’industriale emiliano, «il problema che dovevamo risolvere era portare in Italia il legno per la nostra azienda, che trovavamo per lo più nel Nord Europa. Questo ci ha spinto a impegnarci nella logistica, ma se all’inizio la Lugo Terminal lavorava quasi totalmente per le esigenze della Imola Legno, ora l’azienda di famiglia occupa poco più del 20% dell’attività della nostra società logistica». Ecco perché, sviluppando la partnership col Quadrante Europa, la Lugo Terminal si propone come ponte tra Nord e Sud: «La nostra base è il porto di Giovinazzo e la nostra speranza è promuovere i flussi verso il Nord Europa. La logistica è il cuore dell’economia e oggi nell’ortofrutta la Spagna ci batte perché è meglio collegata. In futuro vogliamo dare più occasioni all’Italia».

Come ha spiegato il professore Giuseppe Cirillo, «è difficile trovare dati esatti sulle diverse modalità del trasporto merci, ma confrontando varie ricerche, possiamo dire che in Italia il 61,7% delle merci viaggia su gomma, il 7% su ferro e il 31,3% via mare». Se si pensa che l’impegno preso con l’Europa dal ministro Graziano Delrio e battezzato «cura del ferro» prevede di arrivare al 30% di trasporto du rotaia nel 2030, si capisce che la strada da fare è molta. «L’Europa», aggiunge Cirillo, «non è però messa molto meglio, perché a livello continentale la merce che viaggia su gomma è il 46,1%, quella su ferro il 10%, il 39% è mossa via mare e il 4% tramite navigazione interna». L’urgenza di sviluppare le ferrovie per la movimentazione della merce è emersa a fine anni Ottanta, per i gravi problemi di traffico che si andavano affermando, ma da quando nel 1991 le ferrovie sono state liberalizzate, «in Italia sono nati 50 operatori privati di intermodalità, e oggi ne restano 29 perché è un mercato difficile».

La data da segnare sul calendario è il 2026, quando saranno ultimati i lavori al valico del Brennero. Rosa Frignola, direttore commerciale Area Nord di Rfi, ha spiegato che «il nuovo tunnel permetterà di ridurre la pendenza dall’attuale 26 per mille al futuro 4, massimo 6 per mille». Significa che la capacità ferroviaria del Brennero passerà dagli attuali 290 treni al giorno, a 400. Senza considerare che si tratterà di convogli più lunghi, da 750 metri. Per il senatore Gianni Fontana, che ha moderato il dibattito, «Verona in questo contesto deve diventare cerniera, polo attrattivo e di raccordo di tutto il Paese».

L’Arena – 28.03.2017

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Porti, progetti Ue per 140 milioni

In primo piano autostrade del mare, intermodalità e ultimo miglio.

di Raoul de Forcade

Nove progetti europei del valore complessivo di circa 140 milioni per studi pilota e opere in materia di trasporti e logistica nel biennio 2015­-2016. E altri sette progetti, del valore di oltre 80 milioni, presentati nel febbraio 2017 e in attesa di approvazione. Sono i numeri che Ram (Rete autostrade mediterranee), la società inhouse del ministero dei Trasporti, presenterà la prossima settimana al 2° Forum nazionale sulla portualità e la logistica che si tiene a Livorno il 5 aprile. Una kermesse alla quale parteciperà il ministro del Mit Graziano Delrio. I progetti in questione, dei quali Ram ha contribuito all’avvio e alla realizzazione (i primi nove) o alla presentazione in Ue (gli altri sette), riguardano le autostrade del mare (cioè la movimentazione via nave di merci che altrimenti viaggerebbero su gomma) ma anche, più in generale, il trasporto intermodale e l’infrastrutturazione di porti e interporti. Ram, insomma, oltre ad avere impostato le pratiche per l’approvazione del marebonus e del ferrobonus, incentivi per chi trasporta le merci in mare o su ferrovia, ha allargato, negli ultimi anni, il proprio campo di azione per lavorare, spiega il presidente e ad della società, Antonio Cancian, «con approccio scientifico e strutturato, per uno sviluppo del sistema portuale e logistico, inquadrato in una visione complessiva del Mediterraneo».

Solo la conoscenza di quest’area, prosegue Cancian «permette di evitare sovrapposizioni e duplicazioni, sia in termini di programmazione che di progettazione, e quindi di evitare lo spreco di risorse». Gli obiettivi che Ram si è posta sono fondamentalmente quattro: l’aggancio di porti e interporti agli assi core (Ten­T) europei, cioè i tratti del cosiddetto ultimo miglio («qui – dice Cancian – c’è l’aggancio con la ferrovia, con la gomma e quindi le infrastrutture che devono essere semplici e agibili per collegare asse e nodo»); rendere i porti smart e green; favorire l’intermodalità interna agli scali («in modo che le quattro modalità di trasporto riescano a scambiarsi in maniera da renderle uguali nell’uso»); agevolare l’efficienza e la sostenibilità della navigazione.

Dei nove progetti Ue per 140 milioni avviati, tre, per oltre 4 milioni complessivi, riguardano appunto l’ultimo miglio e coinvolgono l’interporto triestino Fernetti, l’Autorità di sistema dell’Adriatico Orientale (Trieste e Monfalcone) e quella dell’Adriatico settentrionale (Venezia e Chioggia). Su smart& green ports, è stato lanciato un progetto da 44 milioni per lo stoccaggio, il bunkeraggio e la distribuzione di Gnl: vi partecipano i porti di Ravenna, La Spezia, Genova, Livorno e Venezia, nonché operatori privati. Sull’intermodalità ci sono 4 progetti per oltre 88 milioni: partecipano Trieste, Monfalcone, Ancona, Interporto Marche, Regioni Veneto e Friuli. Sulla navigazione, infine, vi sono 2 progetti per oltre 2 milioni: uno è sull’eurobonus (cioè l’incentivo europeo per spostare in nave il traffico su gomma,) e l’altro punta a creare corridoi intermodali di prodotti deperibili ecoinvolge Marsiglia, Koper, Venezia e La Spezia. «Il 25% dei 140 milioni citati – aggiunge l’ad di Ram- è stato finanziato da fondi Ue».

Il prossimo step previsto, ricorda ancora Cancian, che si avvia a concludere, entro maggio, il suo mandato triennale alla guida della società, attiene a 7 progetti, del valore complessivo di oltre 80 milioni, che nel febbraio 2017 Ram ha contribuito a presentare all’Inea (agenzia Ue che gestisce i progetti infrastrutturali e di ricerca nei settori trasporti, energia e telecomunicazioni), l’approvazione dei quali è prevista per luglio. In aggiunta a questi, sono in fase di valutazione in Ue altri 10 progetti: 8 nell’ambito del programma Adrion uno in Horizon 2020 e uno nel programma Erasmus.

Il Sole 24 Ore/Impresa e Territori – 28.03.2017

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A4 Holding: deserto il bando per la vendita del 16,8% della società

Abertis si prepara a rafforzare ulteriormente la presa su A4 Holding, la società che controlla la concessione dell’autostrada A4 fra Brescia e Padova e della A31 specie dopo il forfait al bando di cui era capofila la provincia Vicenza

Abertis si prepara a rafforzare ulteriormente la presa su A4 Holding, la società che controlla la concessione dell’autostrada A4 fra Brescia e Padova e della A31.

È andato infatti deserto il bando che vedeva capofila la provincia di Vicenza e coinvolgeva altri enti pubblici e puntava ad alienare il 16,8% della società con un prezzo pari a 377,39 euro per azione. A questo punto sul tavolo rimane l’offerta del gigante spagnolo che, dopo aver acquisito il 51,4% di A4 Holding lo scorso anno e un ulteriore 8,5% nei mesi scorsi, ha offerto 300 euro per azione ai soci pubblici, che complessivamente pesano per il 32,23%. La proposta di Abertis è valida fino al 30 aprile e sembra che siano diversi gli enti pubblici pronti a vendere dopo l’ennesimo bando andato deserto.

Anche la Camera di Commercio di Verona nei mesi scorsi aveva infatti cercato di vendere il proprio 1,5%, con una base d’asta a 419 euro per azione: non è arrivata tuttavia nessuna offerta.

La Tribuna di Treviso/Nord Est Economia – 28.03.2017

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Porti: Trieste, crescita a due cifre (+20,99%) a gennaio

26 marzo 2017

Movimentazione merci +8,7%,treni +16,7% e Rinfuse liquide +12,2%

Aumenti a due cifre a gennaio (sullo stesso mese 2016) per il primo porto italiano in quanto a volume di merci. L’impennata si registra nella movimentazione di contenitori/Teu, che sale a 38.292 (+20,99%) mentre complessivamente la Movimentazione merci gennaio 2017 è stata di 5.139.356 tonnellate (+8,66%). Tipico per lo scalo triestino, la gran parte della movimentazione dalla voce “Rinfuse liquide”, pari a 3.973.052, è in crescita del 12,23%, così come le Merci varie (1.134.001; +11%). Aumento a due cifre anche per i treni (Porto industriale e nuovo Porto franco): 629 nel gennaio scorso (+16,70). Crolla, invece, il traffico – decisamente marginale per l’attività del Porto di Trieste – di Rinfuse solide: da 167.865 tonnellate a 32.303 (-80,76%). Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, Zeno D’Agostino, ha segnalato in particolare la “buona ripresa del traffico container”.

Ansa/Mare – 26.03.2017

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C’è l’alternativa low-cost al nuovo porto

Invece di una piattaforma da 2,5 miliardi con 100 milioni si può sistemare la diga lunata di Malamocco

di Alberto Minazzi

Ha le idee chiare, Pino Musolino, nuovo presidente dell’Autorità di Sistema portuale dell’ Alto Adriatico. Ha subito confermato tra i suoi obiettivi la realizzazione della parte “inshore”, cioè dentro la Laguna di Venezia, del progetto Voops lanciato dal suo predecessore Paolo Costa: il nuovo terminal merci di terra, da far sorgere a Porto Marghera. Un’ affermazione che implicitamente escludeva proprio la parte più discussa del progetto, ovvero la piattaforma “d’ altura” offshore, fuori Laguna, dove accogliere le grandi navi cargo provenienti da tutto il mondo ed effettuare la “rottura di carico”, per far entrare le merci in laguna a bordo di navi più piccole e sostenibili (le cosiddette Mama Vessel).
Musolino ora ha approfondito il tema, presentando una soluzione che, pur sugli stessi presupposti del progetto originario, avvicina di molto alla costa la piattaforma in cui far approdare i colossali bastimenti porta-container transoceanici. Ha illustrato il suo progetto con un termine inglese: “Deep waters banks”, cioè “banchine ad alti fondali”. Una sorta di “mini-offshore”, soprattutto per quanto riguarda i costi: si parla di un centinaio di milioni, rispetto ai 2,5 miliardi previsti dal progetto di Costa.

Il piano verrebbe realizzato all’interno della diga lunata realizzata per il Mose, e quindi già esistente, alla bocca di porto di Malamocco, con il benestare (a quanto si vocifera) anche del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e del presidente dell’ex Magistrato alle acque Roberto Linetti.
«L’ipotesi – ha ammesso Musolino – è sul piatto e ne stiamo già discutendo in modo concreto, anche perché abbiamo l’obbligo di varare soluzioni che siano sostenibili anche economicamente: il tempo delle grandi opere a debito è finito». Potrebbe essere anche la soluzione di una delle principali problematiche per la navigazione delle grandi navi in Laguna: l’adeguamento della conca di navigazione, che ormai è fuori mercato rispetto alla crescita sempre maggiore delle dimensioni degli scafi. In pratica, la lunata verrà adattata a banchina portuale, offrendo possibilità di approdo sia all’interno che all’esterno, con la base logistica posizionata in parte ai suoi lati, in parte nell’area di venti ettari oggi abbandonata dopo l’ utilizzo per la realizzazione dei cassoni di calcestruzzo del Mose.

La nuova Autorità di sistema, dunque, parte, come da proclami, cercando di individuare soluzioni concrete (ovviamente da far avallare a livello ministeriale). Il prossimo passo, si spera, potrebbe essere quello per la crocieristica, dove la principale difficoltà sembra quella di trovare un’unità di intenti dentro il Governo. Intanto, nonostante la prolungata situazione di stallo abbia ridotto il numero di crociere, ormai quasi interamente concentrate nel fine di settimana, le 41 compagnie di navigazione che hanno inserito Venezia nelle loro tratte provano a dare ancora fiducia all’home port lagunare. Lo testimonia il rinnovo per 12 mesi dell’accordo volontario “Blue Flag” che impegna a limitare al minimo le emissioni nocive delle navi in arrivo, utilizzando combustibili per uso marittimo con tenore di zolfo non superiore allo 0,1%, sia in fase di ormeggio che durante la navigazione e le manovre in Laguna.

Il Giornale di Vicenza – 26.03.2017

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Capodistria-Divaccia verso il raddoppio. Lubiana ora accelera

25 marzo 2017

Il governo punta a far approvare la legge entro luglio Ungheria, Slovacchia e Cechia fra i potenziali investitori

Il ministero dei Trasporti sloveni ha pubblicato la bozza di legge per il raddoppio della linea ferroviaria Capodistria-Divaccia: passaggio ulteriore dopo che un anno fa Lubiana aveva rotto gli indugi appoggiando il progetto di Luka Koper, per rafforzare il collegamento ferroviario verso il Nord Europa. La bozza prevede un partenariato pubblico-privato per finanziare l’opera in parte con fondi statali e in parte con fondi di altri Paesi e privati interessati. Offerte concrete sarebbero già giunte da Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, le cui merci destinate all’export passano per il porto di Capodistria. Resta da capire la contropartita pretesa dagli eventuali investitori: Lubiana non sembra voler cedere quote del pacchetto azionario. Come detto dal segretario di Stato Jure Leben, il governo potrebbe discutere la legge già il 30 marzo così da farla approvare con iter d’urgenza entro metà luglio. Così la 2Tdk, la società cui Lubiana ha delegato il coordinamento del progetto per il secondo binario, potrà concorrere ai fondi Ue. L’opera è stimata avere un costo di 1,4 miliardi di euro: cifra che però secondo “Iniziativa civile”, associazione creata da esperti nel campo di infrastrutture, edilizia e economia, si potrebbe dimezzare adottando accorgimenti per superare il dislivello della ferrovia sul Carso, riducendo a uno solo il numero dei tunnel da costruire. Ma ridiscutere il progetto, ha già replicato il ministro delle Infrastrutture Peter Gaspersi”, significherebbe tornare indietro di venti anni. La maggioranza parlamentare ha scartato la proposta di Iniziativa civile – supportata dall’opposizione – di chiedere una nuova verifica dei progetti e avviare un dibattito pubblico su nuove soluzioni tecniche. Il governo ha da tempo accantonato anche l’osservazione della Ue, secondo la quale sarebbe meno costoso collegare Capodistria al Corridoio europeo AdriaticoBaltico sfruttando le ferrovie esistenti che passano perTrieste: una soluzione – questo il pensiero di Lubiana – che farebbe perdere competitività a Capodistria rispetto a Trieste. Il nuovo passo dunque conferma la volontà della Slovenia di fare del porto di Capodistria uno snodo logistico continentale, potenziando ulteriormente il suo ruolo di leader nel movimento merci nell’Alto Adriatico. L’anno scorso il movimento merci è arrivato a quota 22 milioni di tonnellate, il 6% in più su base annua, il doppio rispetto a Fiume.

Il Piccolo/Istria-Quarnero-Dalmazia – 25.03.2017

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