Terza corsia dell’A4. Finanziamenti a quota 720 milioni

28 febbraio 2017

Ieri la firma da 600 milioni ma la BEI ne annuncia altri 120. Serrachiani: “Messo in sicurezza un asse strategico”.

di Diego D’Amelio

Il finanziamento da 600 milioni ad Autovie Venete per la realizzazione della terza corsia dell’A4 potrebbe presto toccare i 720 milioni. La notizia è arrivata ieri, durante la firma dei contratti di finanziamento proposti alla concessionaria regionale da Banca europea per gli investimenti e Cassa depositi e prestiti. Poco prima della stipula, il vicepresidente di Bei, Dario Scannapieco, ha dichiarato che «altri 120 milioni potranno essere messi a disposizione quando l’assetto proprietario sarà definito», ovvero quando la nuova società interamente pubblica di Autovie sarà costituita e otterrà il rinnovo della concessione autostradale fino al 2038, grazie alla newco formata tra Regione (50,1%), Anas (43,9%) e Veneto (6%). La linea di credito aggiuntiva è insomma già prevista e richiede soltanto di essere autorizzata quando si aprirà il nuovo scenario. Scannapieco ha inoltre informato di aver «discusso con la presidente Debora Serracchiani di nuovi possibili impegni di Bei sul territorio, dal sistema delle piccole e medie imprese a opere di rinnovamento urbano che riguardano il porto di Trieste e l’area vicina». Interventi non a fondo perduto, ma in forma di prestito, sebbene «con tassi di interesse molto vantaggiosi», ha sottolineato il rappresentante della banca. Nel caso della terza corsia, i finanziamenti andranno restituiti da Autovie entro la fine del 2029 e la sostenibilità dell’operazione è già inclusa dal piano economico e finanziario che Autovie si è vista approvare dal Cipe ad agosto. Le risorse serviranno a proseguire i lavori sui tratti Alvisopoli-Gonars (terzo lotto), Gonars-Nodo di Palmanova (primo sublotto del quarto lotto), Alvisopoli-Portogruaro (primo stralcio del secondo lotto), nodo di Palmanova-Casello di Palmanova (secondo sublotto del quarto lotto). Una parte servirà poi per la costruzione del nuovo casello del Lisert e per una serie di interventi per la realizzazione di cavalcavia e barriere fonoassorbenti, nonché per le procedure di esproprio. I 600 milioni comprendono i 300 già messi a disposizione da Cdp (con due diverse linee di credito da 150 milioni ciascuna), cui si aggiungono i 300 stanziati dalla Bei sulla base del piano Juncker per le infrastrutture europee. La presidente Debora Serracchiani ha sottolineato che «oggi si riconosce che quest’opera è un asse strategico fondamentale per l’Europa centro-orientale e per il corridoio Adriatico-Baltico. Per questo è stata finanziata dal governo italiano e dal piano Juncker, di cui rappresenta la prima opera per cui si è passati ai fatti». Serracchiani ha aggiunto che «la procedura di creazione della newco di Autovie Venete sta andando avanti per ottenere la nuova concessione» . La sua costruzione ha richiesto al momento poco meno di un miliardo: ai 600 milioni si sommano infatti i 168 di risorse proprie impegnate da Autovie e i 153 garantiti dal governo a fondo perduto. Il presidente Maurizio Castagna ha evidenziato che il prestito Bei-Cdp «permetterà di chiudere il tratto Portogruaro-Palmanova, che è il più critico: sarà finito nel 2021. L’impegno di Bei e Cdp testimonia la bontà di un’iniziativa di respiro europeo». Antonella Baldino, chief business officer di Cdp, ha manifestato infine soddisfazione perché «il finanziamento è il primo della piattaforma Bei-Cdp per sostenere interventi infrastrutturali strategici».

Il Piccolo – 28.02.2017

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Quadrante Europa nuovo record: 16mila treni

L’anno 2016 registra dati di traffico ferroviario che qualificano il 2016 come l’anno del nuovo record storico. L’ennesimo. Sabato 16 dicembre 2016 si è contato infatti il 16.000 esimo treno lavorato in Quadrante Europa. Si è trattato di un convoglio che fa spola fra Verona ed il porto di Amburgo in Germania con una frequenza tri settimanale. Il precedente record, ottenuto l’anno scorso, aveva visto fermarsi il traffico ferroviario a 15.172 convogli totali.

L’anno 2016, identifica il volume totale in 16.294 treni. Più 7,4 % rispetto al precedente record storico, quello appunto dell’anno 2015. È con evidente soddisfazione che il Presidente Gasparato illustra questi importanti risultati che contribuiscono a confermare una volta di più l’eccellenza dell’Interporto Quadrante Europa, primo a livello europeo per qualità dei servizi e come indicato per volumi di traffico. In estrema sintesi, primo in Europa, per le varie e diverse opportunità che a Verona e nel suo Inteporto le imprese che sviluppano logistica – trasporti e sopratutto intermodalità, trovano disponibili in maniera competitiva. A Verona Quadrante Europa si realizza oltre il 30% dell’intermodalità ferro gomma italiana, anche se a dire il vero, il carattere del traffico di Verona è, nella stragrande maggioranza, transnazionale interessando in modo determinate il corridoio del Brennero.

L’Arena – 28.02.2017

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Fiume alla conquista della Germania

Lo scalo croato approfitta della saturazione di Capodistria

di Alberto Ghiara

Il porto di Fiume (Rijeka) ha problemi che hanno afflitto anche molti porti italiani, primo fra tutti quello di Genova: colli di bottiglia infrastrutturali, ritardi nel modernizzarsi, un operatore ferroviario pubblico che non punta sulle merci, ma frena la concorrenza. Se lo scorso 21 febbraio 2017 l’operatore ferroviario Rail cargo (gruppo Öbb, ferrovie federali austriache) ha avviato un nuovo servizio che collega Fiume con la città renana di Ludwigshafen, vuol dire che alle spalle c’è un’esigenza forte da parte della merce di seguire questa rotta mediterranea, piuttosto che quella tradizionale che serve la Germania meridionale attraverso le banchine dell’Europa settentrionale. Fiume, nonostante i propri limiti, sfrutta la saturazione che sta interessando il vicino porto di Capodistria (Koper). Da Fiume partivano fino a sette giorni fa due coppie di treni alla settimana, contro le ottanta di Capodistria. Ma un servizio ferroviario verso il Reno va a pescare in un bacino produttivo (a Ludwigshafen ha sede, ad esempio, la multinazionale Basf) che dovrebbe guardare piuttosto ai porti liguri. La distanza da Fiume è di 880 chilometri contro i 730 chilometri da Genova. Il nuovo collegamento ferroviario è stato richiesto dal terminalista Dp World, che ha una sede a Mannheim, a pochi passi da Ludwigshafen. I treni partono dal Rijeka adriatic gateway (in concessione al terminalista indonesiano Ictsi) tre volte alla settimana per ogni senso di marcia, facendo sosta a Monaco di Baviera e poi arrivando al terminal Ktl Ludwigshafen. I treni sono composti da 14 vagoni da 90 piedi e 4 vagoni da 80 piedi. Il servizio è una prima per i collegamenti merci ferroviari fra Croazia e Germania e potrebbe rappresentare una svolta per il paese balcanico. Finora infatti i collegamenti ferroviari hanno dovuto scontare ritardi. Gli operatori logistici lamentano che la privatizzazione del settore ferroviario sia rimasta soltanto sulla carta. Le licenze sono state assegnate, ma le Ferrovie statali croate (Hz, Hrvatske Zeljeznice) invece di accompagnare il processo, difendono il proprio monopolio. Anche lo sdoppiamento del gruppo, con una parte dedicata all’infrastruttura e l’altra al servizio, non ha finora dato frutti. Si sta ripetendo quanto già avvenuto in Italia, dove le Fs sono state spesso criticate perché avrebbero utilizzato Rfi come freno per ostacolare la crescita dei concorrenti di Trenitalia. Quest’ultima non aveva le risorse per sviluppare in proprio il settore cargo, ma non voleva che altri operatori acquisissero quote di mercato. Quest’anno, con la nascita di Mercitalia, Fs italiane ha ricominciato a investire sul settore del trasporto merci. In Croazia questo rallentamento ha finora impedito lo sviluppo del traffico ferroviario del porto di Fiume. Sarebbero necessari lavori per evitare che i convogli nell’ultimo tratto si spezzino per arrivare in banchina. Servirebbe il raddoppio della linea alle spalle del porto che ha una pendenza troppo elevata. Inoltre il parco ferroviario portuale attende l’entrata in funzione di due gru su rotaia che ne aumenterebbero l’efficacia, ma i lavori non sono ancora terminati. Il corridoio adriatico sta crescendo di importanza grazie a nuovi servizi delle alleanze 2M e Ocean Three. prima le grandi compagnie a fermavano le navi madri nei porti di transhipment e arrivavano qui con servizi feeder. Adesso si vedono arrivare portacontainer anche da 14.000 teu. Negli stessi giorni in cui partiva il treno da Fiume, a Trieste è stato inaugurato un servizio intermodale a lunga percorrenza dallo scalo giuliano sulla direttrice Kiel-Göteborg, in arrivo e partenza via mare dalla Turchia e dalla Grecia. Il servizio promosso da Ekol, operatore logistico turco che ha acquisito di recente la partecipazione di maggioranza del terminal Emt, rappresenta il primo collegamento operativo lungo il corridoio Ten-T Adriatico-Baltico.

L’Avvisatore Marittimo – 28.02.2017

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La Regione si prende Veneto Strade

25 febbraio 2017

L’assessore regionale De Berti incontra i dipendenti, li rassicura e poi annuncia il piano di Palazzo Balbi per la società

di Mitia Chiarin

«II Consiglio di amministrazione di Veneto Strade ha deliberato, sulla base delle garanzie fornite con lettere presentate dalla Provincia di Belluno, di mantenere il servizio sulla rete provinciale bellunese e di chiedere il ritiro della Cassa Integrazione per i 90 dipendenti richiesta nei giorni scorsi». L’annuncio di Silvano Vernizzi, amministratore e direttore generale di Veneto Strade è arrivato ieri poco prima delle 13.30 fuori dalla sede della società di via Baseggio a Mestre dove erano riuniti, con le loro tute arancioni e le bandiere sindacali, i 90 lavoratori bellunesi arrivati su due bus per sentire di persona la conferma degli impegni presi dopo l’accordo di giovedì in Provincia a Belluno. In strada si è svolto il presidio. Al nono piano del palazzo, invece, l’assemblea e il Cda della società regionale, il braccio operativo della Regione per la gestione della rete viaria regionale.
Vernizzi ha confermato lo stop alle Cig e poi se ne è andato, visibilmente stanco.
Assemblea con la De Berti. Ad anticipare la buona notizia era stata ieri mattina l’assessore regionale Elisa De Berti che ha discusso con lavoratori e i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil, in una assemblea all’insegna della schiettezza: «Per il 2017 ce l’abbiamo fatta. La procedura viene bloccata, posso dirlo. Ma occorre lavorare per garantire che vicende come queste non si ripetano a dicembre 2017 e quindi il decreto enti locali deve garantire le somme per cui si è impegnata la provincia di Belluno», dice la De Berti. L’accordo siglato prevede l’arrivo di 5 milioni del fondo speciale Anas, di 6 milioni per le ex strade storiche e di 4 milioni dal decreto enti locali nelle casse della società.
Confronto Regioni-Province. La partita ieri ha riguardato il caso Belluno con lo stop alle Cig ma in primo piano era anche il futuro di Veneto Strade con il confronto tra i soci, in primis Regione e sette province venete. «Ho chiesto in assemblea se hanno interesse di compartecipare a finanziare la società. Sei province su sette, esclusa Belluno che è legata dalla convenzione, hanno detto di no. Sarà fatta una perizia per valutare il valore economico dell’azienda e il costo della manutenzione visto che la Regione intende arrivare al 71 per cento di controllo dell’azienda per essere libera di gestirla con fondi propri. Veneto Strade serve, assieme al suo personale, e le manutenzioni stradali sono di qualità e devono continuare ad esserlo», ha spiegato l’ assessore regionale. Confermato quindi che la giunta Zaia intende controllare la maggioranza della società che sovrintende a 1.165 chilometri di strade regionali e a 738 chilometri di strade provinciali storiche ed ex Anas del territorio bellunese. E si dialoga anche con la Cav.
La polemica. Con le province tira quindi aria di polemica. «Il rappresentante della città metropolitana di Venezia ha proposto di ridurre la qualità della manutenzione della strade.
Per me questa è una proposta irricevibile. Il livello di sicurezza delle strade regionali deve rimanere elevato e non ho alcuna intenzione di risparmiare sulle manutenzioni viarie. Sulla sicurezza non si scherza», spiega la De Berti a sindacalisti e lavoratori. Padova, invece, sulla perizia ha deciso di astenersi. «Se le province vogliono restare dentro la società possono farlo ma devono mettere la loro parte di soldi altrimenti vadano fuori e la società la finanziamo noi. Attendo per la primavera la perizia dell’advisor esterno e poi porterò la questione in giunta per ottenere i fondi necessari. Se servono 34 milioni saranno messi 34 milioni», ha ribadito decisa la politica. No comment sulla questione invece da Vernizzi.
Chi sono i soci. La Regione Veneto oggi controlla il 30% del pacchetto azionario, le sette amministrazioni provinciali hanno una partecipazione pari al 50%, il restante 20% è delle società autostradali: Serenissima, Autostrade per l’ Italia, Autovie Venete e A4 Holding.
Partita chiusa? La perizia trova l’ accordo dei sindacati, spiega Renzo Varagnolo della Filt Cgil Trasporti, presente assieme alla segretaria della Filt bellunese, Alessandra Fontana, e alle altre sigle sindacali che hanno tirato ieri un sospiro di sollievo per il caso Belluno, per ora chiuso, e chiesto rassicurazioni per il futuro. Spetta al governo garantire alle province i fondi per manutentare scuole e strade. «Se a settembre 2017 ci ritroveremo in questa situazione di nuovo, la Regione sarà ancora con voi», ha detto l’assessore ai lavoratori. «Ovviamente speriamo di non doverci rivedere. Ma oggi abbiamo tutti vinto una battaglia, resta da vincere la guerra».

Corriere delle Alpi – 25.02.2017

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Italia-Cina: Delrio, grande interesse a potenziale rete porti

Ministro a Pechino in ambito visita del presidente Mattarella

L’Italia come porta di ingresso e di uscita per l’Europa e come “cerniera tra Europa occidentale e orientale” nell’ambito della Nuova via della Seta: è quanto ha illustrato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio negli incontri avuti a Pechino con le controparti al Ministero dei Trasporti e alla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme cinesi. L’iniziativa, a margine della visita di Stato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha registrato “un grande interesse. I miei obiettivi – ha spiegato il ministro raggiunto telefonicamente dall’ANSA a Chongqing, altra tappa della visita del Capo dello Stato – erano di avere rapporti più stretti e scambi di esperienze con la Cina, e mostrare la particolarità dell’Italia come risorsa per l’ingresso e l’uscita dall’Europa”. Sotto questo aspetto, i porti del mar Ligure e dell’Alto Adriatico possono offrire alla Cina l’attuazione della strategia “One Belt One Road” (la Nuova via della Seta) sia sul versante marittimo sia su quello ferroviario, oltre alla possibilità di investimenti infrastrutturali e di sviluppo di progetti congiunti e collaborazioni in ambito aereo. Tra i temi discussi, c’è stato quello delle connessioni aeree, con una nuova individuata da Nanchino. “A Chongqing c’è un volo per Roma, ma parliamo di una realtà di 35 milioni di abitanti. In generale, lo scopo è aumentare le destinazioni e non solo su Roma o Milano. E’ importante, in modo da fare dell’Italia il punto di approdo di milioni di turisti destinati a essere più numerosi con la classe media che cresce”. Delrio, all’Amministrazione cinese per l’Aviazione civile, ha rimarcato la reciprocità e l’apertura del mercato a nuovi operatori. In tale contesto, ha sostenuto la richiesta di Alitalia di ottenere migliori condizioni operative sull’aeroporto di Pechino. Altro argomento è quello del turismo crocieristico. Delrio ha menzionato l’accordo da 1,5 miliardi di dollari appena siglato da Fincantieri in Cina per la costruzione di due navi, più altre quattro in opzione: insomma, “c’è una grande prospettiva, con Venezia come hub”. Sul futuro, “ci siamo dati appuntamento a maggio per conferenza sulla connettività tra Ue e Cina di Trieste. Ho invitato il mio omologo, ad esempio, a verificare di persona le procedure di sdoganamento e la nostra riforma sulla digitalizzazione delle procedure”. Sempre di investimenti, il ministro Delrio ha parlato con l’ad di ICBC, la più grande banca mondiale per attivi totali, che punta ad ampliare il portafoglio di attività internazionali, includendo anche l’Italia.

Ansa/Mare – 25.02.2017

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Italia-Cina: Delrio, l’Italia c’è, i nostri porti sono pronti

Il ministro tra Pechino e Chongqing per la “nuova via della seta”

L’Italia c’è e i nostri porti sono pronti per diventare il terminale della “nuova via della seta”, un gigantesco progetto della Cina per ampliare le rotte e gli scambi verso l’Europa. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che si trova a Chongqing per una serie di colloqui di carattere commerciale. Il ministro ha ricordato che le realtà portuali dell’Adriatico del nord (Trieste e Venezia) e di Genova e Vado ligure sono pronte ad accogliere container cinesi, sottolineando di aver spiegato ai suoi interlocutori cinesi che “l’Italia è una cerniera tra l’Europa dell’est e dell’ovest, una sorta di molo europeo”. A dimostrazione dell’importanza dell’exporto cinese, Delrio ha ricordato che la sola Chonqing (33 milioni di abitanti) movimenta 4,5 milioni di Teu. L’Italia sei milioni. E, per fare un altro esempio, il mancata ingresso di container fa perdere all’Italia miliardi di introiti fiscali.

Ansa/Mare – 25.02.2017

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Linea dei Bivi, il ministero conferma il finanziamento «Piano operativo da 120 milioni»

24 febbraio 2017

Centoventi milioni di euro per ripristinare la linea dei «Bivi». La risposta, all’ interrogazione del deputato veneziano Michele Mognato, è arrivata direttamente dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. «Nel piano operativo del settore ferroviario – scrive il ministero – è previsto il finanziamento di 110 milioni di euro dell’ investimento “ripristino della linea dei dei Bivi”, si è in attesa della pubblicazione della delibera del Cipe che sancirà la destinazione del finanziamento». A quei 110, poi, si aggiungono altri 10 milioni «dedicati alla copertura dei costi di progettazione». Il finanziamento dovrebbe permettere di rimettere a nuovo la linea ferroviaria che farebbe da bypass per il centro di Mestre per i treni merci del corridoi «Mediterraneo» e «Baltico Adriatico». Altra questione, invece, è quella del parco ferroviario di Marghera e il suo collegamento con il porto, per i quali il sindaco aveva detto di voler usare i 110 milioni di euro. «E’ necessario che ci sia chiarezza nella destinazione dei fondi per la città – dice Mognato – per la linea dei bivi è fondamentale la qualità progettuale che deve ridurre al minimo l’ impatto ambientale urbano».

Corriere del Veneto – 24.02.2017

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Progetto Tav Brescia-Verona, Cipe a marzo «Subito i cantieri, da completare in 3 anni»

23 febbraio 2017

Il sottosegretario De Caro conferma: «Vicini a completare l’iter». Il lotto sul Garda parte per primo

di Claudio Trabona

Tav davvero al dunque? L’esercizio del dubbio su una maxi opera così discussa, complicata e controversa è sempre auspicabile, ma gli annunci del governo si infittiscono: dopo quelli, ripetuti, del ministro Graziano Delrio nei mesi scorsi, ieri è toccato al sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro, ospite all’inaugurazione di Samoter in Fiera: «Se il Cipe a marzo approverà il progetto esecutivo, nei prossimi mesi partiranno i bandi di gara e poi i cantieri. Da quando consegnano l’opera, i lavori si potrebbero finire in 36 mesi». Cioé 3 anni. Ovvero entro la fine del 2020.

La (molto ottimistica) previsione del sottosegretario è riferita alla tratta Tav BresciaVerona, l’unica da costruire che – a parte l’attraversamento della città lombarda – sembra aver superato tutti i nodi progettuali e di tracciato. La novità è appunto data dall’approssimarsi del Cipe, a marzo, che dovrebbe sbloccare i fondi (ingenti) necessari. Facciamo un po’ il punto della situazione: dei 3,9 miliardi che servono a costruire l’intera rete ad alta velocità BresciaVerona (costo medio: 70 milioni a chilometro) ne sono stati stanziati circa 2,3. Soldi che bastano per far partire il primo e il secondo lotto. I primi cantieri previsti entro l’anno (sempre secondo le previsioni del governo, ma anche secondo Rfi, la società della rete delle Ferrovie) riguardano la costruzione del tunnel sotto Lonato nel Bresciano, e quello di San Giorgio in Salici (comune di Sona) nonché di Colle Baccotto nel Veronese, nei pressi di Peschiera.

A livello istituzionale le cose sembrano essersi sistemate. Interpellata a questo proposito, Rfi conferma che «nel corso dell’iter di approvazione del progetto definitivo, sono state approfondite con i Comuni del Basso Garda tutte le possibili soluzioni per ridurre l’impatto sul territorio. Nel caso specifico dei Comuni di Peschiera e Ponti sul Mincio, sono state individuate le soluzioni per mitigare l’impatto dei cantieri nelle vicinanze del Santuario della Madonna del Frassino, garantendo inoltre un miglior inserimento ambientale della nuova linea Ac/Av in galleria artificiale, nel tratto in questione». Insomma c’è l’accordo con i sindaci interessati. In particolare, il costruttore rinuncerebbe al cantiere operativo per la costruzione della linea, mantenendo solo quello logistico da 50 mila metri quadri, non lontano dal Santuario.

Proprio il sito religioso, insieme ai vigneti del Lugana, è stato al centro delle proteste e delle attenzioni come potenziale «vittima» di un’opera così impattante. Secondo quanto sottoscritto nei mesi scorsi, Rfi si impegnerebbe in una serie di mitigazioni e anche di compensazioni: tra queste, il consolidamento statico del Santuario e il restauro degli affreschi sulla facciata.

Ora il Cipe dovrebbe mettere a marzo il bollino definitivo sull’avvio dell’opera di cui si occuperà il Consorzio Cepav 2. Ma gli oppositori alla Tav sperano ancora di mettersi di traverso e stoppare tutto. La carta da giocare è sempre quella, il ricorso al Tar già discusso in udienza ai primi di gennaio. «Mi sembra improbabile che i cantieri aprano entro l’anno, prima si dovrà attendere la sentenza sul nostro ricorso. E in caso di sconfitta siamo già pronti ad appellarci al Consiglio di Stato». Così dichiarava nell’occasione Fausto Scappini, l’avvocato veronese che sta difendendo una sessantina tra comitati, istituzioni locali e privati sparsi tra il Bresciano e la provincia scaligera.

In realtà, in caso di ricorso respinto al Tar, i cantieri potrebbero aprire ugualmente. Così come non sembra un ostacolo vero il pronunciamento recente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che ha evidenziato una serie di criticità e affermato che «il progetto definitivo in esame deve essere rivisto, modificato e integrato nel rispetto delle aggiornate e vigenti nuove norme tecniche per le costruzioni». Secondo chi segue con attenzione questi dossier, al di là delle formule di rito il parere non è stato del tutto negativo. E soprattutto si tratta di un parere: il Consiglio superiore è un organo consultivo e non ha potere di interdizione sul governo.

Corriere di Verona – 23.02.2017

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«C’è il piano logistico: occasione da cogliere»

Del Basso De Caro: «Tav? La settimana prossima il Cipe potrebbe dare il via al progetto esecutivo»

di Valeria Zanetti

La convocazione del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) è attesa per la prossima settimana. Sotto la lente, il progetto esecutivo della tratta di alta velocità Brescia-Verona, già finanziato per circa 3 miliardi. «Si tratta del primo lotto che interessa la provincia scaligera – osserva il sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit), Umberto Del Basso De Caro -. Il secondo, Verona-Padova per il quale si prospetta un’identica spesa, finanziata al momento solo per competenza, interessa un’altra fase esecutiva». Per Verona, ricorda il sottosegretario, si tratta di un’opera essenziale che metterà subito in collegamento la provincia con Nord-Ovest e Torino. «Approvato l’esecutivo si potrà andare in gara. Nel giro di 36 mesi saremo in grado di realizzare l’opera, che tra l’altro, come tutte le tratte ferroviarie, è esclusa dalle prescrizioni del Codice degli Appalti», aggiunge.

Sulla Tav e sul sistema di logistica e trasporti, Del Basso De Caro è stato incalzato ieri, durante la cerimonia di inaugurazione di Samoter, direttamente dal presidente di Verona Fiere, Maurizio Danese. «All’ordine del giorno del Governo – sottolinea il sottosegretario – c’è anche il Piano nazionale della logistica, che comprende la riforma della portualità, per implementare il traffico e lo stoccaggio delle merci. Verona, in posizione strategica come collegamento Nord-Sud ed Est-Ovest Europa potrà realizzare grandi aspirazioni». Nessuna nuova invece per altre grandi infrastrutture: le autostrade A22 del Brennero, dopo la firma – oltre un anno fa – del protocollo con il Governo per il rinnovo trentennale della concessione “attende ancora il via libera che viene dall’Ue”, ricorda Dal Basso Di Caro. Infine, allargando sul Veneto, la Pedemontana, con un punto interrogativo grande come una casa: le risorse, circa 900 milioni, che non ci sono.

L’Arena di Verona – 23.02.2017

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Inaugurato il primo collegamento tra Nordest e il Baltico

22 febbraio 2017

Partito il primo treno del nuovo servizio intermodale a lunga percorrenza dal porto di Trieste a quello di Kiel, in Germania. La linea prosegue poi via mare sulla direttrice Kiel-Göteborg, con collegamenti anche per Malmö e Oslo, realizzando concretamente le linee guida del corridoio europeo Adriatico-Baltico.

Inaugurato oggi il primo collegamento logistico fra l’Adriatico e il Baltico, con la partenza del primo treno del nuovo servizio intermodale a lunga percorrenza che collega il porto di Trieste al porto di Kiel (Germania).

La linea prosegue poi via mare sulla direttrice Kiel-Göteborg, con collegamenti anche per Malmö e Oslo, realizzando concretamente le linee guida del corridoio europeo Adriatico-Baltico. L’obiettivo è il trasporto di contenitori, semirimorchi e casse mobili, in arrivo e partenza via mare dalla Turchia e dalla Grecia, avente come origine e destinazione il mercato dell’area baltica.

La cerimonia di inaugurazione si è svolta al terminal Emt del Porto nuovo di Trieste, alla presenza della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e del presidente dell’Autorità Portuale dell’Adriatico orientale, Zeno D’Agostino.

Dopo i saluti introduttivi di Francesco Parisi, presidente dell’omonima Casa di spedizioni, ha preso la parola l’amministratore delegato dell’operatore logistico turco Ekol, Ahmet Mosul, che ha acquisito di recente la partecipazione di maggioranza del Terminal Emt del Molo VI: «Istanbul e Trieste collegano l’Europa del nord, centro ed est al Mediterraneo orientale. Le opportunità per Trieste includono anche l’Estremo oriente: il porto italiano dell’Alto Adriatico potrebbe diventare la loro piattaforma per raggiungere l’Europa». Per l’ambasciatore di Svezia, Robert Rydberg «l’economia svedese va bene, in buona parte grazie al libero commercio. Questo progetto consentirà di portare nuovi sviluppi collegando non solo Italia e Svezia, ma due aree geografiche». Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha ricordato che «in un momento di crisi Trieste continua a correre con Porto nuovo, Porto vecchio, area Exit».

Il Piccolo/Nord Est – 22.02.2017

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