Per le grandi navi a Venezia via libera al piano Duferco

30 novembre 2016

di Jacopo Giliberto

Via libera ambientale per un nuovo terminale cui far approdare a Venezia le navi da crociera. Cioè per togliere quelle grandi navi dalla vista di 20 milioni di turisti. La commissione di valutazione d’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ha espresso parere positivo, seppure con qualche ritocco per migliorarlo, al progetto di un nuovo ormeggio per le grandi navi.
Il progetto si chiama Venis, è del gruppo siderurgico Duferco e prevede che il terminale sia costruito al confine fra la laguna e il mare aperto, alla bocca di porto del Lido appena fuori dalle dighe mobili del Mose, appoggiato alla sponda di Punta Sabbioni.
Per ora, questo è l’unico che ha superato tutti i filtri. E gli altri progetti? Annaspano. Il primo fra tutti è quello che fu proposto dall’allora provveditore dell’Autorità del porto, Paolo Costa, oggi alleato con il sindaco Luigi Brugnaro; il progetto è in abbandono e si chiama Sant’Angelo-Contorta; prevede lo scavo di un canale importante attraverso i bassifondi della laguna.
In settimana la commissione Via del ministero dell’ Ambiente dovrebbe completare l’iter di questo progetto. E con ogni probabilità sarà una bocciatura.
In difficoltà anche il progetto cosiddetto Trezze, sostenuto dal sindaco Brugnaro e da Costa: venne presentato come semplice variante di progetto al Sant’Angelo-Contorta, e il ministero dell’ Ambiente l’avrebbe rispedito al mittente dicendo che non è una banale variante bensì un progetto tutto nuovo. E quindi, dovrebbe essere rifatta daccapo tutta la procedura di valutazione d’ impatto ambientale.
Un altro progetto prevede di trasferire il terminal crociere nelle aree abbandonate di Marghera. E poi è stato illustrato giorni fa un altro progetto (professori Carlo Magnani e Agostino Cappelli): spostare le crociere nel terminal petroli di San Leonardo, in bordo alla laguna remota oltre Fusina.
Tutto nasce dal fatto che tutta la laguna di Venezia è porto, e ogni tipo di nave ha una sua destinazione diversa. Le petroliere, le rinfuse metalliche, i traghetti per il Levante, i container, i pescherecci e così via: ognuno ha un approdo differente e ben lontano dagli altri.
Le crociere, che in condizioni di piena efficienza esprimono circa 600 approdi l’anno, ormeggiano alla stazione marittima addossata al centro storico. Per entrare e uscire hanno una sola via possibile: passare davanti a San Marco, con un effetto spettacolare sulle fotografie delle migliaia di crocieristi imbarcati e con un effetto pessimo sulle fotografie delle migliaia di turisti a terra.
Si scandalizzano soprattutto gli intellettuali, i forestieri e coloro che non vivono in mare (gli intellettuali forestieri di terraferma sono i più arrabbiati).
Il decreto Clini-Passera della primavera 2102 stabilì che bisognava trovare una via alternativa per le grandi navi. Le vie alternative sono due: o si sposta altrove il terminal crociere, o si scava nei bassifondi della laguna una strada diversa.
Spostare l’approdo è il principio del progetto Venis proposto dal gruppo siderurgico Duferco sul modello di un esponente di spicco del Pci (e oggi Pd) veneziano, cioè Cesare De Piccoli. La sua posizione definitiva, ma sempre nello stesso braccio d’acqua, potrebbe variare: collocato sulla sponda opposta, quella di San Niccolò, oppure sull’isola artificiale del Baccàn, dove si trova la centrale elettrica del Mose che potrebbe dare al progetto l’ energia necessaria. Dipenderà dal progetto esecutivo finale.
Sono in giacenza da anni 100 milioni destinati alla realizzazione di infrastrutture che risolvano il tema delle grandi navi a Venezia. Intanto il Patto per Venezia che Matteo Renzi e il sindaco Brugnaro hanno firmato sabato scorso (con mille incertezze su quale fosse il documento definitivo) ha destinato 2 milioni da destinare al progetto per spostare le grandi navi, e Andreina Zitelli, esperta di impatto ambientale e docente allo Iuav di Venezia, propone che il finanziamento cominci ad arrivare al progetto Venis.

Il Sole 24 Ore – 30.11.2016

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Save, aeroporto di Venezia sopra 9 milioni di passeggeri

28 novembre 2016

Dei 9 milioni di passeggeri, il 70% ha volato su destinazioni europee, il 13% in Italia, il 10% sul Nord America ed il 5% in Estremo oriente.

L’aeroporto Marco Polo di Venezia ha tagliato il traguardo dei 9 milioni di passeggeri e a fine novembre supera ampiamente il volume di traffico dell’intero 2015 che aveva registrato 8,8 milioni di utenti. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la crescita è del +10%, a fronte di una media nazionale del +4%.
Il precedente record di 8 milioni di passeggeri era stato conseguito ad ottobre 2013. Da allora lo scalo veneziano ha continuato a crescere, attraverso una strategia commerciale che considera tutti i segmenti di traffico, tradizionale e low cost, nazionale ed internazionale.

Terzo scalo intercontinentale italiano, il Marco Polo serve attualmente 9 destinazioni di lungo raggio. Abu Dhabi è, in termini temporali, l’ultima destinazione introdotta in questo settore di traffico. Attivata infatti nel 2015, è andata ad aggiungersi ai due collegamenti per New York (Delta Air Lines su JFK e American Airlines su Newark), Atlanta (Delta Air Lines), Philadelphia (US Airways), Toronto (Air Canada), Montreal (Air Canada), Dubai (Emirates), Doha (Qatar Airways).Etihad Airways di recente ha aumentato i collegamenti con l’Italia con un volo giornaliero per Abu Dhabi dall’Aeroporto Marco Polo di Venezia. Il nuovo collegamento è attivo a partire dal 30 ottobre 2016 ed è operato da un Airbus A319.

Nel 2016, forte impulso all’ulteriore sviluppo dello scalo è stato dato dall’avvio ad aprile della base di Easy Jet (4 aeromobili basati) e dal consolidamento di quella di Volotea (7 aeromobili basati). L’anno in corso segna una forte ripresa del traffico nazionale, in aumento del +7% ed un’ ulteriore crescita dei volumi internazionali, in incremento del +10%. Dei 9 milioni di passeggeri, il 70% ha volato su destinazioni europee, il 13% in Italia, il 10% sul Nord America ed il 5% in Estremo oriente.

La Nuova di Venezia – 28.11.2016

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Aeroporto Fvg, nuove rotte e alta velocità: ecco i piani di sviluppo

26 novembre 2016

La società punta su collegamenti con Francoforte, Genova e Malpensa. A dicembre il cantiere del polo intermodale. Dal 2017 bilancio in forte utile.

di Maurizio Cescon

Aumento delle destinazioni (Francoforte, Genova, Malpensa) e del traffico con nuove rotte. Ammodernamento dello scalo e servizi adeguati, primo fra tutti il collegamento con il treno. Un’azienda solida, con i conti a posto già da quest’anno. I vertici dell’Aeroporto, il presidente Antonio Marano e il direttore generale Marco Consalvo, illustrano le strategie dello scalo a un anno e poco più dal loro insediamento. E lo fanno in occasione del taglio del nastro della nuova area partenze, irriconoscibile (in meglio) rispetto a prima.

Un lavoro da 5 milioni di euro, che si è accompagnato al lancio del logo rinnovato e al nome inglese “Trieste Airport” dell’infrastruttura. Complimenti da parte della presidente della Regione Debora Serracchiani che, nel suo discorso, ha ricordato come «non sia stato semplice intervenire da subito nella situazione dell’aeroporto». «E’ stato un lavoro duro, durissimo – ha rimarcato -. Diventiamo finalmente raggiungibili. Questo non sembrava nemmeno un aeroporto, adesso ha una dignità diversa. Nei miei incontri istituzionali, con politici o imprenditori stranieri, vorrei smettere di dire che Udine o il Friuli sono “solo” vicini a Venezia. L’identità è importante». Serracchiani ha accennato pure alla denominazione. «Trieste Airport è per essere riconosciuti in modo semplice e diretto, ma lo scalo resta intitolato a Pietro Savorgnan di Brazzà – ha precisato -. Un po’ come Fiumicino, che porta il nome Leonardo da Vinci. So che è un tema sensibile e mi arriveranno delle mail».

A caccia di destinazioni. Nessuna ufficialità, perchè i tempi sono prematuri, ma i vertici del Trieste Airport stanno lavorando su parecchi dossier. C’è incertezza sul futuro di Alitalia che, subito dopo il referendum del 4 dicembre, annuncerà un piano di tagli lacrime e sangue, con circa 2 mila esuberi e 20 aerei a terra. Ma la “scure” non dovrebbe toccare Ronchi che con la compagnia di bandiera è collegato solo a Linate e a Roma. Anzi l’obiettivo è quello di convincere Alitalia a introdurre la rotta per Genova, visto che tutto il Nord Ovest italiano è “scoperto”. Altro capitolo riguarda Lufthansa.

Qui l’ambizione è quella di “strappare” dai tedeschi il sì al Trieste-Francoforte. Sarebbe un colpaccio, visto che la città sul Meno è un hub intercontinentale. In pratica dalla nostra regione si arriverebbe davvero in ogni angolo del mondo. Continua la “corte” a Ryanair, ma il vettore low cost ha un problema di mancanza di aerei, quindi è difficile che al momento possa inserire altre rotte (oltre a Londra, Valencia, Trapani, Catania e Bari) in tempi brevi. Ma non appena la compagnia irlandese avrà i velivoli, anche Ronchi potrebbe approfittare di nuove destinazioni, domestiche ed europee. Infine, notizia fresca fresca, Marano e Consalvo hanno avuto un contatto con gli emissari di una linea aerea italiana che nascerà nei prossimi mesi e che vuole proporre a Ronchi una tratta con Milano Malpensa, altro hub importantissimo, due volte la settimana. Molto buone, finora, le performance delle linee già avviate, Catania, Istanbul e Tirana.

Il polo intermodale. «Abbiamo firmato ieri (giovedì, ndr) dopo 3 ore e mezza dal notaio, il contratto con l’impresa che ha vinto l’appalto».  L’annuncio del presidente Antonio Marano ha fatto partire l’applauso di molti ospiti. «Di collegamento con la ferrovia – ha aggiunto la presidente Serracchiani – si parlò per la prima volta nel 2000. Adesso saremo comunque il primo aeroporto ad avere la stazione del treno lì, a disposizione». Il cantiere del primo lotto aprirà subito, a dicembre, e avrà una durata di 13 mesi. Dunque dalla primavera del 2018 si potrà arrivare comodamente in treno, dalle principali città, per prendere l’aereo. «Se avremo i finanziamenti che mancano entro marzo 2017 – ha detto ancora il Dg Consalvo – potremo già fare in contemporanea le opere previste del secondo lotto».

Passeggeri e conti. L’Enac (Ente nazionale aviazione civile) stima per Ronchi, nel 2030, un traffico di 1,8 milioni di viaggiatori l’anno, più del doppio di oggi, che non superano i 750 mila. Ma incrementi sono ipotizzati, sull’ordine del 10/15% già dall’anno prossimo, per toccare il milione tra arrivi e partenze nel 2020. Sono 39 i milioni di investimenti (25 autofinanziati) previsti dal piano industriale, 12 dei quali per la nuova pista di decollo e atterraggio, che si farà in estate. Anche il bilancio della società Aeroporto, controllata interamente dalla Regione, cambia rotta, rispetto agli ultimi esercizi in rosso. Piccolo utile (forse 100 mila euro) già nel 2016, mentre per il 2017 e gli anni a venire «gli utili saranno superiori al milione – ha detto Consalvo -, grazie anche al contenimento dei costi».

Messaggero Veneto/Udine – 26.11.2016

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“Trieste Airport”, ecco i nuovi spazi

Inaugurata a Ronchi l’area partenze, lavori costati 5 milioni di euro. L’anno prossimo il rifacimento della pista principale.

di Luca Perrino

Una spesa di 5 milioni di euro per un intervento che rappresenta la prima tappa di una serie di lavori per i quali, sino al 2020, saranno messi in campo 39 milioni di euro. È stata inaugurata ieri la nuova area partenze dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, il “Trieste Airport” che, con un “prodotto” rinnovato, punta ora al rilancio. Sebbene nei primi dieci mesi del 2016 i passeggeri siano scesi di oltre 18mila unità (-2,9%) rispetto allo stesso periodo del 2015, arrivando a quota 614.388, anche se la previsione resta quella di chiudere l’anno con lo stesso numero di presenze dei 12 mesi precedenti. Tornando alla nuova area, nei cinque mesi di cantiere si è lavorato su una superficie di 5.600 metri quadrati realizzando una zona più ampia di quasi 2mila metri quadri, con 4 varchi per il controllo di sicurezza, 9 gate, 245 metri quadrati destinati alla ristorazione, tre ascensori e uno spazio che entro pochi mesi comprenderà anche il nuovo duty free, il tutto grazie anche al recupero di spazi in precedenza non dedicati ai passeggeri. Al taglio del nastro hanno partecipato fra gli altri il presidente e il direttore generale, Antonio Marano e Marco Consalvo, la governatori Debora Serracchiani con gli assessori Sergio Bolzonello e Maria Grazia Santoro, l’eurodeputato Isabella De Monte, il direttore pianificazione e progetti di Enac, Franco Conte, il sindaco di Ronchi dei Legionari, Livio Vecchiet, presente anche l’assessore comunale di Trieste Maurizio Bucci.

Nelle scorse ore – è stato annunciato – è stato formalizzato l’appalto per la realizzazione del polo intermodale dei trasporti. Il costo è di 12,4 milioni di euro. Il cantiere sarà allestito a dicembre, i lavori verranno completati entro un anno. Nel 2017 avrà il via libera il rifacimento della pista principale che nelle tre settimane di lavori con un costo di 12 milioni di euro non interromperà il traffico aereo. «È un passo importante – ha detto Marano – che ci consente anche di fare un bilancio di questo primo anno di gestione che ci ha permesso di centrare tutti gli obiettivi prefissati che partono dall’accordo di programma sottoscritto con Enac. Abbiamo elaborato il nuovo piano industriale, è stata aperta la nuova sala vip, abbiamo effettuato una potente razionalizzazione delle partecipazioni societarie, il che ci permetterà di chiudere in pareggio il bilancio 2016. Tutto questo è avvenuto con una internalizzazione dei servizi, oltre a un efficientamento di molti processi aziendali. Il risanamento si è ottenuto coinvolgendo tutta la struttura e a fronte di questi presupposti – ha continuato – il nostro azionista sarà messo in condizione di valutare soluzioni, anche di carattere strategico, per il futuro del nostro scalo. E sono state aperte anche nuove rotte».

Il direttore generale, Marco Consalvo, ha preannunciato un attivo di bilancio, nel 2017, attraverso il quale, almeno per il 50%, sarà possibile attuare nuovi investimenti. «A chi mi chiede perché abbiamo pensato prima ai lavori e poi allo sviluppo dei traffici – è intervenuta Serracchiani – voglio ricordare che per vendere un prodotto bisogna disporre appunto di un prodotto. Ora abbiamo una struttura che ha una dignità diversa e che avalla il lavoro svolto per essere presenti nel piano nazionale degli aeroporti». De Monte ha infine ricordato che entro dicembre approderà al Parlamento europeo l’atto di iniziativa sull’aviazione, che indica alla Commissione le strategie per il settore da adottare il prossimo anno: nel testo sono stati accolti alcuni emendamenti dell’eurodeputata legati proprio allo sviluppo degli aeroporti regionali», ha detto.

Il Piccolo – 26.11.2016

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Terza corsia A4, via al nuovo cantiere

24 novembre 2016

Delrio e i presidenti di Veneto e Fvg alla posa della prima pietra del terzo lotto Portogruaro-Gonars. Valore 500 milioni.

di Maurizio Cescon

Sarà il più grande cantiere del Nord Italia, quello del terzo lotto della terza corsia sull’A4, tra Portogruaro e Gonars. Darà lavoro a 300 addetti, costerà 442 milioni di euro, lo realizzerà entro la fine del 2019 (o al massimo nel 2020) il consorzio Tiliaventum, una joint-venture tra l’emiliana Pizzarotti e la friulana Rizzani-de Eccher. Nella tensostruttura che ospita la cerimonia per la posa della prima pietra (in realtà il cantiere, a ridosso dell’argine sul Tagliamento è già operativo) c’è tutto il gotha della politica e dell’imprenditoria di Friuli Venezia Giulia e Veneto. A benedire (laicamente) l’avvio del cantiere il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, con accanto i governatori Debora Serracchiani e Luca Zaia, il presidente di Autovie Venete Maurizio Castagna e il costruttore Marco de Eccher. E’ proprio il presidente della concessionaria Castagna che snocciola dati e cifre per testimoniare come sia indispensabile fare la terza corsia. «Il traffico, soprattutto quello pesante, sta tornando ai livelli pre-crisi». Quell’immensa mole di veicoli la si vede ad occhio nudo perché l’autostrada passa a poche centinaia di metri dal vecchio casello di Ronchis, sede della cerimonia. «Lo sblocco di questo cantiere che vale 500 milioni vuol dire lavoro – dice il ministro Delrio – Ovviamente sappiamo che oltre al potenziamento autostradale dobbiamo agire sul ferro, e quindi gli investimenti sul porto di Trieste e per la velocizzazione della linea Venezia-Trieste. Se siamo seri, le cose le facciamo e le facciamo tutte, come nel caso della terza corsia. Io non sono innamorato delle grandi opere, sono innamorato delle opere utili». «È una delle opere più grandi e importanti del Nord Italia – osserva dal canto suo la presidente Fvg Serracchiani – Abbiamo portato a termine un lavoro di squadra complesso, ereditando una situazione complicata. Entro la fine di quest’anno firmeremo anche il contratto per il quarto lotto, quello tra Gonars e Palmanova e nel 2020-21 sistemeremo pure la pratica relativa al secondo lotto, tra San Donà e Portogruaro, che è il più problematico». Il presidente del Veneto Luca Zaia ha ammesso che sono stati superati momenti difficili. «Ringrazio i lavoratori, auspico che le imprese subappaltanti parlino veneto e friulano, perché qui comunque c’è qualche disoccupato da sistemare». Gli ospiti, dopo la firma del protocollo di legalità con i prefetti di Udine Vittorio Zappalorto e di Venezia Carmelo Cuttaja, si sono incamminati verso il cantiere vero e proprio. Sulla rampa di accesso all’autostrada è stato dato il primo, simbolico, colpo di badile su un cumulo di terra. Appuntamento alla fine del 2019, per il brindisi inaugurale.

Il Piccolo – 24.11.2016

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Trasporti, la rivoluzione dei treni: opere per 2,6 miliardi

23 novembre 2016

Patto tra Fvg e Rfi per la velocizzazione della tratta fra Venezia e Trieste. Coinvolte Cervignano e Latisana, Udine e Pordenone restano in attesa. Lo scalo di Ronchi dei Legionari sarà dotato entro il 2018 di una stazione per completare il nuovo polo intermodale.

di Mattia Pertoldi

Il sogno di trasformare il Fvg da una terra alla periferia dell’impero – a livello di collegamenti – in un territorio in cui, almeno in parte, l’alta velocità su treno non è soltanto un miraggio lontano, che termina a Mestre potrebbe, in qualche anno, diventare realtà grazie al protocollo d’intesa per lo sviluppo dei servizi ferroviari siglato ieri a Roma dalla presidente Debora Serracchiani e l’amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi) Maurizio Gentile. Una firma che vale, in soldoni, un pacchetto di interventi complessivo in Fvg da 2,6 miliardi di euro, di cui 413 milioni già finanziati e che secondo Serracchiani «va nella direzione giusta perché finalmente rende competitiva la nostra regione e ci rende raggiungibili».

Venezia-Trieste. L’intervento principale e dal valore più consistente – pari alla bellezza di 1,8 miliardi di euro – riguarda la velocizzazione dell’attuale linea che da Venezia (Mestre) porta a Trieste – passando per la Bassa friulana a Latisana e Cervignano – e che, attualmente, costringe sempre più spesso i passeggeri a veri e propri “viaggi della speranza”, lunghissimi e scomodi. Nell’accordo quadro si prevede una serie di interventi propedeutici tali da ottenere effetto immediato sul traffico ferroviario. I lavori successivi, che assicureranno risultati significativi in termini di velocizzazione, riguarderanno la realizzazione di un nuovo sistema di distanziamento in sicurezza dei convogli e la soppressione dei passaggi a livello. Successivamente saranno realizzate anche varianti al tracciato in modo tale che alla conclusione dei lavori – entro il 2025 – si potrà viaggiare in poco più di un’ora tra Venezia e Trieste. Per quanto riguarda Udine e Pordenone, invece, bisognerà attendere che per il potenziamento di velocità venga trovata una quadratura del cerchio con Trenitalia.

Aeroporto di Ronchi. Buone notizie, per il Fvg, arrivano anche per quanto riguarda lo scalo aeroportuale. Entro il 2018, infatti, sarà realizzata ex novo la nuova fermata a servizio del Savorgnan di Brazzà, mentre l’anno successivo sarà quello che vedrà il completamento dell’adeguamento tecnologico del tratto Udine-Ronchi e, nel 2020, si passerà al potenziamento della linea tra Bivio d’Aurisina e Villa Opicina. «Finalmente l’aeroporto del Fvg – ha evidenziato Serracchiani – avrà la stazione ferroviaria e quindi il suo polo intermodale».

Stazioni e intermodale. Con la firma del protocollo sono state anche condivise misure e interventi destinati al miglioramento dell’attrattività dei servizi di trasporto pubblico locale, in termini di intermodalità, ovvero lo scambio treno, bus, auto, bicicletta, per rendere maggiormente accessibili le stazioni, in particolare per le persone a ridotta mobilità, eliminando le barriere architettoniche. Per quanto riguarda il miglioramento dell’accessibilità nelle stazioni e per l’accesso ai treni, si prevede uno stanziamento iniziale da parte di Rfi pari a 16,6 milioni di euro per interventi di innalzamento dei marciapiedi, così come prevede lo standard metropolitano, e la realizzazione di rampe e ascensori da attuarsi tra il 2017 e il 2019, che riguarderanno le principali stazioni della regione, comprese quelle di Trieste e Udine. L’accordo comprende anche il tema dell’informazione ai viaggiatori, per una migliore integrazione con il trasporto pubblico locale con il posizionamento nelle stazioni di nuovi monitor, pannelli e totem informativi sui servizi ferroviari e sulle coincidenze con i bus. Le informazioni saranno multilingue, nell’intento di supportare i passeggeri transfrontalieri. È prevista, inoltre, la realizzazione di canaline per accedere ai binari con le biciclette, iniziando dalle stazioni posizionate lungo la ciclovia Alpe Adria.

Nodo di Udine. Confermato, infine, anche l’intervento sul capoluogo friulano – già oggetto di un finanziamento statale da 50 milioni di euro – adeguando le strutture esistenti ai parametri del corridoio Adriatico-Baltico. La prima fase dei lavori, entrando nel dettaglio, prevede la realizzazione della nuova stazione merci di Cargnacco, l’informatizzazione completa del sistema di controllo e gestione dello scalo di Udine con la soppressione di due passaggi a livello in Comune di Pavia di Udine e uno nel territorio di Pozzuolo. Per quanto riguarda, invece, l’annosa questione dei passaggi a livello all’interno della città come spiegato la scorsa settimana dall’assessore ai Trasporti Mariagraza Santoro esiste l’impegno di Regione e Rfi per iniziare una valutazione sulla possibilità di spostare fuori città non soltanto – come già previsto – il traffico merci, ma anche quello passeggeri studiando, quindi, la possibilità di eliminare le barriere.

Il Messaggero Veneto – 23.11.2016

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Calo di passeggeri a Ronchi dei Legionari. «Effetto Ryanair»

22 novembre 2016

A ottobre flessione dell’1,8%. I vertici: «Riduzione legata alle scelte della low cost. Siamo in ripresa. Conti in pareggio».

di Marco Ballico

L’aeroporto regionale conferma il trend in discesa sul fronte dei passeggeri. Dopo la frenata estiva seguita a quattro mesi positivi su cinque nella prima parte dell’anno, “Trieste airport”, come da nuova denominazione, ha registrato un calo a ottobre (-1,8%). Nei primi dieci mesi del 2016 le presenze salgono così a quota 614.388, oltre 18mila in meno (-2,9%) rispetto allo stesso periodo del 2015.

A Ronchi dei Legionari, tuttavia, non suonano allarmi. Le cifre all’ingiù non sorprendono in società perché motivate da fatti ritenuti contingenti, a partire dalla riduzione dei voli Ryanair nel periodo estivo. Nulla in ogni caso che faccia cambiare idea sulle prospettive di media e lunga durata. Tanto più, sottolinea il presidente Antonio Marano, «alla luce di un risultato che rappresenta una vera svolta per l’aeroporto: il raggiunto pareggio di bilancio».

Le dichiarazioni di Marano e del direttore generale Marco Consalvo non si discostano dunque più di tanto da quanto osservato a fine agosto, quando i passeggeri erano scesi del 2% a confronto con i primi otto mesi del 2015. Il -9,1% di settembre e il -1,8% di ottobre non intaccano la previsione, ribadita in società, di un 2016 “flat”, vale a dire con lo stesso numero di passeggeri di dodici mesi fa. Il recupero, assicura Consalvo, si concretizzerà nei due mesi di fine anno, «in particolare grazie al collegamento con Catania che è partito molto bene». Pure Marano guarda al futuro senza preoccuparsi dei numeri diffusi ieri da Assaeroporti, un quadro complessivamente positivo per i 35 scali italiani monitorati (passeggeri in transito a ottobre al +3%, gennaio-ottobre 2016 al +4,1%), con Venezia, sempre a ottobre, al +10,3%, Verona al +14,4%, Treviso al +10,9%, mentre calano più di tutti Foggia (-51,7%), Ciampino(-51,1%, ma la pista è stata sottoposta a lavori di manutenzione per 15 giorni) e Perugia (-21,7%).

Detto del conto economico, l’elemento di maggiore soddisfazione, il presidente rileva che «l’attività commerciale ha tempi che, per un aeroporto, possono essere lunghi stagioni, se non semestri o anni».E dunque si deve attendere ancora un po’ per un rilancio che si cerca di ottenere non solo con i voli, non solo con il consolidamento di un brand più semplice da comunicare come “Trieste”, ma anche con la nuova area partenza e gli spazi dedicati ai servizi e alla ristorazione che saranno inaugurati in settimana, venerdì 25 novembre. Anteprima di un 2017 che dovrebbe finalmente segnare l’inversione di tendenza.  La governance ronchese è infatti convinta che qualche mese di perdita di passeggeri non rappresenta un periodo significativo in una prospettiva di risanamento, promozione e investimenti nel medio-lungo periodo per 39 milioni di euro tra i 18 per la realizzazione del polo intermodale per fare di Ronchi lo snodo regionale dei trasporti su gomma, ferro e aria, i 12 per la pista di volo e gli 8 per la riqualificazione dell’aerostazione, finanziati per il 66% con fondi propri e il 34% con fondi comunitari e nazionali.

Un “pacchetto” di interventi sbloccato a inizio anno dall’approvazione da parte dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) del piano quadriennale presentato dalla società. La linea rimane dunque ferma a quanto scritto nel piano industriale: tenuta delle presenze nel 2016, obiettivo +15% il prossimo anno, un milione di passeggeri nel 2020.

Il Piccolo – 22.11.2016

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Porti: l’autorità dei trasporti avvia una consultazione sui servizi ferroviari

Riguarda 14 comprensori del sistema logistico

L’Autorità di regolazione dei trasporti ha avviato una consultazione pubblica sui servizi di manovra ferroviari di porti e interporti. I soggetti interessati – si legge in una nota – potranno formulare osservazioni e proposte secondo le modalità indicate nella documentazione disponibile sul sito Internet dell’Autorità www.autorita-trasporti.it entro il 22 dicembre 2016. Con questo provvedimento, l’Autorità si propone di garantire, attraverso la applicazione di criteri oggettivi e misurabili, il rispetto dei principi di trasparenza, equità e non discriminazione nell’accesso ai servizi di manovra ed il perseguimento in ciascuno degli impianti interessati di obiettivi di massimizzazione dell’efficienza produttiva delle gestioni e di contenimento dei costi per gli utenti. Il procedimento si riferisce, in questa fase, a quattordici comprensori ferroviari posti a servizio di porti ed interporti per i quali occorre definire un nuovo assetto organizzativo del servizio di manovra. Essi sono caratterizzati da particolare complessità e da una collocazione strategica nell’ambito del sistema logistico nazionale. Si tratta di: Novara Boschetto, Melzo Scalo, Milano Smistamento (Fascio smistamento), Gallarate (Terminal Ambrogio), Verona Quadrante Europa, Padova Interporto, Venezia Marghera Scalo, Bologna Interporto, Castelguelfo, Piacenza, Ravenna, Nodo di La Spezia (La Spezia Marittima, La Spezia Migliarina, S. Stefano di Magra), Livorno Calambrone, Bari Lamasinata.

Ansa/Mare – 22.11.2016

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Metropolitane e Tav priorità 2017

20 novembre 2016

Delrio lancia il piano con 22 interventi sulle linee urbane, finanziamenti da 1,3 miliardi

«L’ evoluzione e lo sviluppo di un Paese non può prescindere da quello delle principali città che lo compongono». Sono le parole con cui inizia il documento del governo «Piano per lo sviluppo dei sistemi di trasporto rapido di massa delle città metropolitane» che approva 22 interventi sulle linee metropolitane e ferroviarie urbane e concesse, suddivisi per la Penisola e finanziati per 1.318 milioni con il Fondo sviluppo e coesione (Fsc). L’ incipit del documento spiega bene l’ indirizzo generale della politica infrastrutturale e trasportistica che punta a un riequilibrio degli investimenti in favore delle città e di una nuova agenda urbana. D’ altra parte, anche i 4 miliardi voluti nella legge di bilancio dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, per il rinnovo del parco autobus e i 4,5 miliardi della gara Trenitalia per il rinnovo dei treni regionali vanno in questa direzione. In secondo luogo, con il «piano metropolitane» si conferma l’ obiettivo, fondamentale per Delrio, di spostare passeggeri e merci sul ferro, in ambito nazionale ma anche in ambito urbano. E infatti l’ altra grande priorità infrastrutturale del 2017 sarà accelerare la spesa per le 4 nuove tratte dell’ Alta velocità da 8,9 miliardi dopo che l’ 11 dicembre sarà aperta al traffico la Treviglio-Brescia (si veda l’ articolo sotto). Tornano le grandi opere, insomma, nella programmazione ministeriale che molto aveva puntato invece sul riavvio della manutenzione bloccata da anni per ferrovie e strade, ma saranno grandi operefortemente selezionate. Sono pronte, d’ altra parte, le linee-guida con cui Ennio Cascetta, capo della struttura di missione del Mit, ridefinirà la programmazione statale in materia di infrastrutture, riportando in primo piano l’ analisi costi-benefici nella programmazione degli investimenti statali .
Il piano metrò, messo a punto da Delrio con il contributo fondamentale di Cascetta, è stato condiviso con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, con Regioni e città metropolitane, con la cabina di regìa sul Fsc che l’ ha portato all’ approvazione del Cipe il 10 agosto nell’ ambito della più ampia ripartizione del Fondo.
Le 22 opere, descritte puntualmente nel grafico qui a fianco, toccano dieci regioni con un’ ampia gamma di interventi: tre treni bimodali per la Val d’ Aosta; le tratte Lingotto-Bengasi e Collegno-Cascine sulla linea 1 di Torino; la M1 e la M4 a Milano ma anche il 1° lotto della metrotranvia Milano-Limbiate e il reintegro di fondi per la metrò di Brescia; il completamento del servizio ferroviario in Emilia-Romagna e l’ interramento della ferrovia Bologna-Portomaggiore; il potenziamento della Ferrovia centrale Umbra; la Roma-Lido e la Roma-Viterbo nel Lazio; il servizio metropolitano nell’ agro-nocerino-sarnese, il completamento della tratta Dante-Garibaldi sulla linea 1 e della tratta Mergellina-Municipio sulla linea 6 a Napoli, gli interventi di compatibilità urbana della ferrovia nel territorio di Pompei e un pezzo della ferrovia Circumflegrea; il prolungamento della tratta metropolitana Bari-San Paolo fino alla stazione «delle Regioni» e materiale rotabile per le ferrovie concesse pugliesi; la tratta Nesima-Misterbianco in Sicilia; gli interventi su vari lotti delle metro di Cagliari e Sassari.

Il Sole 24 Ore – 20.11.2016

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Il treno delle Dolomiti: avanti tutta col progetto anche se i costi scoraggiano

La ferrovia delle Dolomiti c’è già. Almeno sulla carta. È quella progettata da Sad (l’azienda di trasporto locale dell’ Alto Adige). Va da Bolzano a Cortina e si arrampica su pendenze elevate con un treno a cremagliera: 85 chilometri scarsi, una quindicina di fermate, poco più di due ore di viaggio (e quasi 2 miliardi di euro di costi di realizzazione). Il percorso possibile, con tanto di videosimulazione, è stato presentato ieri pomeriggio, nel corso del convegno sul treno e sulla mobilità dell’Alto Bellunese (organizzato da Libera Cadore, Cipra, Italia Nostra, Wwf, Peraltrestrade Dolomiti, Mountain Wilderness ed Ecoistituto del Veneto). A quel treno dovrebbe attaccarsi il Bellunese per arrivare fino a Calalzo, e giù fino a connettersi con le linee esistenti. Dovrebbe: il condizionale è d’obbligo. Perché mentre Bolzano ha già in mente la sua strategia (su Cortina, non certo sul resto del Cadore e del Bellunese), la provincia dolomitica deve ancora sciogliere diversi punti interrogativi. A partire da quale percorso migliore per portare a Cortina il binario che oggi muore a Calalzo. Certo, chi va piano va sano. Ma andrà davvero anche lontano? Gli organizzatori e i relatori del convegno non hanno dubbi: il treno si deve fare. Anche se i rapporti costi-benefici sembrano squilibrati a favore del non si può.
Il cuore deve andare oltre la matematica, ha sostenuto Maria Rosa Vittadini, docente allo Iuav di Venezia: «I dati dicono che i costi superano di gran lunga i ricavi – ha detto -. Ma le linee ferroviarie locali hanno una dimensione diversa». Un esempio? Il treno della Val Venosta, dismesso agli inizio degli anni Novanta, ripristinato e potenziato nel 2005. E oggi utilizzato da residenti e turisti. «Si tratta di un esempio replicabile anche nel Bellunese – ha detto l’ingegner Helmut Moroder, progettista della rinata linea Merano-Malles -. Ma deve essere un treno attrattivo per molti passeggeri. Deve servire per davvero». Quale percorso? Valboite o val d’Ansiei? «Bisogna studiare attentamente dove farlo passare per intercettare il maggior numero di utenti – ha detto Moroder -. Con la possibilità di intercettare anche il flusso di passeggeri sull’aeroporto di Venezia. Prolungamento della A27? Credo sia un investimento sbagliato e anacronistico».

Il Gazzettino/Belluno – 20.11.2016

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