Unioncamere: crolla la produzione industriale in Veneto, crisi epocale senza precedenti

Nel primo trimestre 2020, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato un crollo del -7,6% sull’analogo periodo dell’anno precedente

L’emergenza Covid-19 sta rappresentando uno shock violento per l’economia mondiale, con conseguenze socioeconomiche molto gravi. Nonostante la risposta politica rapida e integrata tanto a livello dell’UE quanto a livello nazionale, quest’anno l’economia italiana subirà una recessione senza precedenti e la ripartenza è incerta. Nel primo trimestre 2020, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, la produzione industriale ha registrato uncrollo del -7,6% sull’analogo periodo dell’anno precedente. L’indicatore in questi ultimi anni aveva evidenziato un graduale indebolimento (+1,3% in media d’anno 2019, +3,2% nel 2018), ma la pandemia di Covid-19 ha avuto un violento impatto per il comparto manifatturiero regionale.

L’analisi congiunturale sull’industria manifatturiera di Unioncamere del Veneto è stata effettuata su un campione di quasi 2.000 imprese con almeno 10 addetti, a cui fanno riferimento oltre 74.000 addetti (www.venetocongiuntura.it). Sono informazioni preziose che misurano lo stato delle imprese in un momento particolare di crisi e incorporano inevitabilmente l’incertezza degli indicatori misurati per le specifiche difficoltà di raccogliere informazioni in un periodo unico in cui molte attività manifatturiere erano sospese.

Fino a febbraio l’impatto delle misure di contenimento del virus risultava essere ancora limitato sull’industria, sebbene a fine febbraio un’azienda su cinque dichiarava di essere già stata interessata dal blocco delle attività in Cina e/o nel Sud-Est asiatico per effetto del Covid-19 e il 60% delle imprese era già stato interessato da una riduzione della produzione. A marzo la situazione è rapidamente peggiorata determinando uno shock per tutta l’economia regionale.

«Nel trimestre gennaio-marzo 2020, %) – sottolinea Mario Pozza, presidente di Unioncamere del Veneto – a seguito dell’emergenza Covid-19, il 72,6% delle imprese manifatturiere del Veneto ha dichiarato di aver sospeso la propria attività: un 63% in base alle disposizioni governative, un 9% per scelta. Solo il 27,4% invece ha dichiarato di non essere stato interessato dalla sospensione delle attività: oltre 1 su 3 di queste imprese ha potuto tenere aperto grazie al meccanismo della deroga agli obblighi di sospensione (in particolare per il comparto carta e stampa e i macchinari industriali). Se distinguiamo quindi nel campione le imprese sospese e non dalle diverse ordinanze con obbligo di chiusura, si evidenzia come il crollo della produzione per le attività sospese sia stato di ben il -11,9%, mentre per quelle che hanno potuto continuare a lavorare la produzione sia rimasta stabile (-0,1)».

Guardando all’insieme delle imprese manifatturiere intervistate, sotto il profilo dimensionale le imprese di piccole dimensioni (10-49 addetti) hanno sofferto di più segnando una contrazione della produzione del -9,4%, mentre per le medie e grandi imprese (50 addetti e più) la flessione tendenziale è risultata del -5,9%. Osservando la tipologia di bene la diminuzione è determinata soprattutto dalle imprese che producono beni intermedi (-9,5%) e di investimenti (-8,3%), più contenuta è stata la decrescita per le aziende che producono beni di consumo (-5,5%).

A livello settoriale i comparti che hanno registrato il crollo della produzione più marcato sono per ovvi motivi quelli colpiti dall’obbligo della sospensione, ai sensi dei provvedimenti normativi succedutisi dal 24 febbraio 2020 in poi. La contrazione peggiore, oltre il 10%, si è registrata per i mezzi di trasporto (-16,9%), il legno e mobile (-13,8%), il sistema moda (-11,3%) e il marmo, vetro, ceramica e altri minerali (-10,4%). Flessione meno marcata per metalli e prodotti in metallo (-9,3%), macchine elettriche (-7,8%) e meccaniche (-7%). Più tenue la caduta produttiva nei settori meno colpiti dall’emergenza sanitaria: gomma e plastica (-4,4%), carta stampa ed editoria (-1,3%) ed alimentare e bevande (-1%). Stabile il comparto delle “altre imprese manifatturiere” (+0,3%), grazie alla chimico-farmaceutica.

“Il quadro delineato – spiega Pozza – dai dati descrive una situazione gravissima che farà sentire i suoi effetti in modo ancora più pesante nei prossimi mesi. Con il crollo della produzione si è bloccata l’industria del Veneto, ovvero la locomotiva del Paese. Il timore è che questi indicatori descrivano solo la prima fase di una congiuntura negativa e che i prossimi mesi ci riveleranno una situazione ancora più difficile. Il fatto che non tutte le attività abbiano riaperto in questi giorni è un segnale di una difficoltà enorme da parte di ristoratori, imprenditori e operatori a rimettere in moto il motore delle proprie imprese”.

Il Presidente Pozza ha concluso il suo intervento con una riflessione sulle misure intraprese per la fase 2 e sulle priorità per le imprese: “non basta una serie di decreti con contributi a pioggia per far ripartire la situazione soprattutto se chi li realizza ha come modello la decrescita felice. È la visione di fondo che non funziona e che rischia di avere impatto zero. Non è solo una questione di risorse, ma anche di coinvolgimento di forze e soggetti che possono dare un contributo fondamentale. Per esempio sull’internazionalizzazione le Camere di Commercio possono mettere a disposizione la capillarità sul territorio e la presenza all’estero per aiutare le piccole medie imprese. E, infine, se la forza del virus sta calando c’è un altro virus che rischia di frenare la ripresa: la burocrazia. È necessario un intervento shock per semplificare procedure e adempimenti e permettere agli imprenditori di lavorare”

Nordest Economia – 20/05/2020

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