Cresce nel primo semestre il traffico sugli scali europei

27 agosto 2018

Nella prima metà del 2018 il traffico passeggeri sugli aeroporti europei è aumentato del 6,7%. Secondo i dati di ACI Europe, il consiglio degli aeroporti europei, l’incremento maggiore si è avuto nei Paesi non Ue, con un +10,5% mentre quelli Ue hanno registrato un +5,4%. Nei principali cinque scali europei l’aumento è stato del 6,3%, con Istanbul-Atatürk al primo posto con un aumento del 12,9%, seguito da Francoforte (+9,1%). Al terzo posto Amsrterdam-Schiphol (+5,4%), al quinto Parigi Charles de Gaulle (+3%) e al quinto Londra Heathrow (+2,6%). Molto bene anche gli aeroporti secondari e quelli regionali, spinti dalle low cost. Tra i migliori risultati: Lisbona (+12,9%), Milano Malpensa (+11,1%), Atene (+11,4%), Tel Aviv (+13,1%), Napoli (+24,7%) e sempre restando in Italia Palermo (+16,9%).
Per quanto riguarda invece il traffico cargo, nel primo semestre ha registrato un miglioramento del 3,3%, mentre i movimenti aerei sono saliti del 3,6%.

Trasporti-Italia.com – 27/08/2018

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Nuova Padana Inferiore, i privati lasciano. Stop alla superstrada Verona-Rovigo

25 agosto 2018

Si ferma il progetto da 291 milioni nel Basso Veneto. La Regione: avanti con Anas

di Marco Bonet

Il governatore Luca Zaia l’aveva definita «un’ulteriore spinta al recupero del gap infrastrutturale del quale soffre il Veneto rispetto ad altre regioni d’Italia e d’Europa». I sindaci e le imprese la invocano da anni ed anche per questo la «Nuova Sr 10 Padana Inferiore», superstrada a pedaggio da 291 milioni che dovrebbe collegare la Bassa Padovana alla Bassa Veronese da Carceri a Legnago, aveva goduto di un occhio di riguardo rispetto ad altri progetti, venendo esclusa dalla lista di quelli oggetto di revisione da parte della commissione istituita dalla legge 15 del 2015, sebbene due delle tre ditte che se l’erano aggiudicata, Maltauro e Coedmar, fossero state coinvolte nelle inchieste su Expo e Mose (motivo di stop per altri interventi poi cestinati oppure sospesi, come la Via del Mare il cui iter com’è noto è ripreso all’inizio del mese).

Tant’è, da una delibera di giunta dello scorso 7 agosto si apprende che in realtà sono state proprio Maltauro e Coedmar, insieme alla terza impresa della cordata, Vittadello, a tirarsi indietro rinunciando alla concessione per la progettazione, la costruzione e la gestione della superstrada, evidentemente ritenuta a 6 anni dalla gara non più così appetibile. A farsi carico della progettazione definitiva dovrà quindi essere ora la Regione (sono stati stanziati 4 milioni), mentre quella esecutiva toccherà ad Anas che si occuperà anche della costruzione procedendo per stralci funzionali, con un inevitabile allungamento dei tempi di realizzazione (i privati garantivano l’apertura in 4 anni). I motivi del passo indietro di Maltauro, Coedmar e Vittadello, oggetto di un carteggio durato due anni con la Regione, ricordano quelli del contenzioso risolto a fatica con Sis sulla Pedemontana. Dopo l’aggiudicazione della gara nel 2013 ai danni di Serenissima, l’opera è infatti finita in un limbo durato tre anni nel corso del quale, secondo le imprese, sono maturate criticità tali da costringerli a ridiscutere l’intera concessione per come era stata pensata, ossia 38 anni di durata, pedaggio «free flow» con esenzione per due anni per i residenti, contributo pubblico di 33,5 milioni (che peraltro all’epoca la Regione sosteneva di non poter più erogare). In particolare, i problemi riguardavano i flussi di traffico, ridottisi per via della crisi e della mancanza di certezze sulla costruzione della «Nuova Romea» e della «Nogara-Mare», pure finite nel limbo; il sistema di esazione «free flow», senza caselli, con le telecamere, che «non essendo stata ancora emanata la specifica normativa nazionale di applicazione della direttiva Ue, risulta causa di possibili mancati introiti dei pedaggi»; l’aumento dei costi di costruzione.

Anche per via del pressing del consiglio regionale (in prima linea il vicepresidente Massimo Giorgetti ed il consigliere di Fratelli d’Italia Massimiliano Barison) la Regione ha provato ad avviare una trattativa, trovando pure i soldi per il contributo pubblico, trattativa finita però malamente anche per via di alcune complicanze normative come le nuove regole sul closing bancario e la richiesta di uno studio di impatto ambientale aggiornato. Alcune richieste dei privati, a loro volta, sono state ritenute irricevibili, come quella secondo cui la Regione avrebbe dovuto sobbarcarsi il 50% dei costi di progettazione se l’opera avesse poi subito lo stop delle banche. E così si è arrivati alla rottura, con le imprese pronte ora a chiedere «il ristoro sia in ordine alle spese sostenute che alla impossibilità a dar seguito alle attività imprenditoriali». È la fine della Nuova Padana Inferiore? L’assessore alle Infrastrutture Elisa De Berti lo nega con forza: «Il privato non ha accettato di sottoscrivere la convenzione alle condizioni del bando e ha proposto modifiche giuridicamente inaccettabili. La chiusura del rapporto concessorio era la condizione imprescindibile per poter procedere ugualmente con la progettazione, che a questo punto faremo noi, di una strada libera, senza pedaggio e a due corsie. I soldi in bilancio ci sono». La Sr 10 è una delle strade che,  nell’ambito nell’operazione Veneto Strade, sarà riclassificata e trasferita ad Anas. Sarà quindi la società statale ad occuparsi del progetto esecutivo e a costruire l’arteria, procedendo per stralci funzionali.

Corriere del Veneto – 25/08/2018

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Sicurezza, Veneto Strade apre i cantieri. Previsti interventi su almeno venti ponti

24 agosto 2018

Dopo Genova, la Regione accelera: già stanziati 15 milioni. Il dossier delle strutture, i costi e le priorità

di Marco Bonet

Dopo il ponte di Vidor sul Piave, indicato come urgente dal governatore Luca Zaia (è di proprietà della Provincia di Treviso, l’intervento è stimato tra 35 e 40 milioni di euro) e il ponte della A4 sul Tagliamento, messo in cima alle priorità da Autovie (verrà costruito ex novo e quello vecchio sarà abbattuto, il cantiere è parte del terzo lotto della «Terza Corsia», un investimento di 442 milioni), ora è Veneto Strade a rendere noti i 20 ponti e viadotti bisognosi di cure per i quali la Regione ha stanziato – il 31 luglio e dunque prima del crollo del ponte Morandi a Genova – 15 milioni di euro.

La «cortese sollecitudine»

Una premessa è doverosa: come già spiegato dallo stesso Zaia e dall’amministratore delegato di Veneto Strade Silvano Vernizzi, nessuna struttura tra quelle di competenza regionale versa attualmente in uno stato di allarme («Non si rischiano crolli improvvisi» hanno assicurato i due all’unisono). Cionondimeno, nella nota spedita mercoledì da Palazzo Balbi alla società di via Baseggio il direttore dell’Unità Infrastrutture, Strade e Concessioni Marco d’Elia si raccomanda di trasmettere «con cortese sollecitudine» una sintetica descrizione degli interventi e di procedere poi «con tempestività» all’esecuzione dei lavori, relazionando periodicamente sui cronoprogrammi e le criticità, così da consentire «un corretto monitoraggio».

Veneto Strade, dopo una serie di ispezioni sul posto e grazie a uno specifico software (il Bms, Bridge Management System), ha stilato un elenco in ordine alla «difettosità» del ponte o del viadotto, ossia al suo degrado, elenco che verrà ora trasmesso al ministero dei Trasporti che ha chiesto a Regioni, Province, Comuni e concessionarie autostradali una ricognizione puntuale entro il primo settembre. Dunque al primo posto, con un indice di «difettosità» di 88 (per dire, al secondo posto siamo a 56, al terzo già si scende a 38) c’è il viadotto della Sr 355 di Val Degano che costeggia il fiume Piave tra Sappada e Santo Stefano di Cadore, poco prima – venendo da Sappada – del camping Val Visdende. La messa in sicurezza costerà 700 mila euro. Sempre nel Bellunese (ai primi cinque posti ci sono cinque arterie della provincia Dolomitica), c’è poi il viadotto della Ss 50 del Grappa, in uscita dalla galleria che confina con il Trentino Alto Adige e porta al lago del torrente Canali e alla diga di Val Schener. Si tratta del secondo intervento più costoso della lista, 3 milioni 340 mila euro. Terzo posto per la Sr 203 Agordina tra Cencenighe e Alleghe, lungo il torrente Cordevole, all’uscita dalla galleria con le arcate quadrate (cantiere da 1 milione 110 mila euro). Citiamo ancora il viadotto della Sr 10 Padana Inferiore che a Legnago, dopo l’Adige, oltrepassa via del Pontiere e il canale Bussè all’altezza di Mototecnica, perché si tratta del progetto più costoso, ben 5 milioni 110 mila euro. E poi, a Treviso, il viadotto della tangenziale, la Sr 53, che sovrasta la Strada di Sant’Angelo e il Sile prima di approdare alla rotonda della Noalese in dogana (360 mila euro). Sempre a Treviso e sempre in tangenziale, costerà invece 265 mila euro la sistemazione del sovrappasso di via Zermanese, che dalla caserma Serena va verso il centro città. Per Padova è in lista la Sr 47 Padova-Selvazzano, col sottopasso che consente di passare da via Carnia (Mandria) a via Polveriera (Tencarola) sull’ansa del Bacchiglione (330 mila euro). Infine a Cortina, lungo la Sr 48 delle Dolomiti, Veneto Strade interverrà con 120 mila euro sul ponte sul torrente Boite, nel tratto che dall’hotel Corona porta all’hotel Franceschi.

Rendere tutto pubblico

Nei giorni scorsi Vernizzi, preoccupato dall’effetto panico scatenato dalla vicenda di Genova, aveva preferito non divulgare l’elenco preciso dei ponti oggetto d’intervento da parte della società regionale, spiegando che si correva il rischio di creare inutile allarmismo tra gli automobilisti, con conseguenti problemi al traffico ed alla circolazione. Poi, martedì, è stato Zaia ad annunciare di voler rendere tutto pubblico, nell’ottica della trasparenza, perché «i cittadini hanno diritto di sapere dove intendiamo mettere le mani». L’amministratore delegato di Veneto Strade ha comunque già spiegato che si tratta di normali consolidamenti statici dovuti all’usura del tempo, decisi dopo le prove di carico: «Interverremo sul calcestruzzo con innovative tecniche di ripristino in fibre in carbonio».

Corriere del Veneto – 24/08/2018

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Anas, continua il piano #Bastabuche. 275 milioni di euro per lavori di pavimentazione

Al via una nuova fase del piano #bastabuche di Anas (gruppo FS Italiane). Pubblicato un bando nazionale suddiviso in 12 lotti per 275 milioni di euro complessivi destinati al rifacimento della pavimentazione e della segnaletica sulla propria rete di strade e autostrade.

Il nuovo bando è suddiviso in 12 lotti con procedura aperta per affidamento di accordi quadro della durata triennale ripartiti per aree regionale.

Le aree interessate sono: la Liguria (lotto 1) 20 milioni; Veneto e il Friuli-Venezia Giulia (lotto2) 10 milioni; Emilia-Romagna (lotto 3) 25 milioni; Toscana (lotto 4) 30 milioni; Marche (lotto 5) 30 milioni; Umbria (lotto 6) 20 milioni; Lazio (lotto 7) 25 milioni; Campania (lotto 8) 15 milioni; Abruzzo (lotto 9) 25 milioni; autostrade della Sicilia (lotto 10) 20 milioni; Sicilia 35 milioni per le strade statali (lotto 11); e 20 milioni per la Sardegna (lotto 12).

La definizione degli Accordi quadro garantisce possibilità di avviare i lavori con la massima tempestività nel momento in cui si manifesta il bisogno, senza dover espletare ogni volta una nuova gara di appalto, consentendo quindi risparmio di tempo, maggiore efficienza e qualità.

Il piano #bastabuche supera la logica del “rattoppo” saltuario con programmi di completo rifacimento del manto stradale con un investimento da parte di Anas di 1,2 miliardi di euro in meno di tre anni per lavori di nuova pavimentazione.

Trasporti-Italia.com – 24/08/2018

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Concessione ad Autostrade: «Revoca ma non in Veneto». Screening, province nel caos

18 agosto 2018

Il governo vuole (solo) la A10. Pochi giorni per inviare le criticità

di Giovanni Viafora

Autostrade — rectiusBenetton — questa volta potrebbe perdere per davvero il primo pezzo di concessione (3020 chilometri gestiti in tutto il Paese). Perché dopo un giorno di traccheggiamento all’interno del governo, con posizioni discostanti tra M5S e Lega, il ministro per le Infrastrutture, il grillino Danilo Toninelli, con un post su Facebook (sic) ha annunciato di aver «inviato ad Autostrade per l’Italia la lettera con cui prende avvio la procedura per la decadenza della concessione». Un’iniziativa che potrebbe avere delle conseguenze pesanti per il gruppo di Ponzano Veneto; addirittura peggiori di quelle causate dal collasso in borsa dell’altro giorno di «Atlantia», la società con cui i Benetton controllano Autostrade (-22,2%; collasso parzialmente recuperato ieri, con un rimbalzo di +5,68%).

Veneto escluso

Sia chiaro: la faccenda appare tutt’altro che definita, visto che l’iter voluto dall’esecutivo legastellato si preannuncia lungo e tortuoso, se non addirittura azzardato (basterebbe solo pensare che il ministero dei Trasporti stesso alla fine potrebbe essere trascinato a giudizio come responsabile civile, per i mancati controlli previsti dal contratto di convenzione). Ma si tratta, comunque, di un confine superato. Una sorta di soglia psicologica, se non altro. «È stata formalizzata la contestazione del grave inadempimento, ordinaria e straordinaria», facevano sapere dal ministero. C’è tuttavia un elemento importante, da evidenziare: e cioè che la revoca della convenzione — o comunque l’avvio della procedura ad essa collegata — non dovrebbe coinvolgere le tratte gestite da «Autostrade per l’Italia» in Veneto. E cioè la A27, la via che da Venezia porta a Belluno; e la A13, ossia la dorsale meridionale, che collega Padova a Bologna. Ma, come confermavano fonti del ministero, soltanto la A10, ovvero la tratta del viadotto sul Polcevera, che si è distrutto.

La mappatura

Toninelli, nello stesso messaggio su Facebook, è tornato anche sull’altra iniziativa del suo dicastero; cioè l’avvio di una «ricognizione dello stato di salute di strade, autostrade, dighe». Una lastra che è stata richiesta a tutti gli enti e i soggetti gestori delle infrastrutture, che dovranno mandare a Roma le segnalazioni di criticità e le «azioni necessarie a rimuovere le condizioni di rischio» entro il 1 settembre prossimo. Una scadenza — così ravvicinata e, per altro, nel cuore del periodo estivo — che ha già mandato in crisi gli uffici e le segreterie di mezzo veneto. Soprattutto quelle delle Province, che detengono, anche in Veneto, un ampio portafoglio di manufatti viari. «Siamo a corto di personale e senza fondi — è stato il refrain di ieri —, e per preparare, come è stato chiesto, una attestazione tecnica precisa per ogni opera ci vuole molto tempo». Chi sarebbe pronto a inviare tutto in tempo, invece, è Veneto Strade, la società della Regione Veneto, che già mesi fa ha presentato a Venezia un dossier con le opere di pertinenza — ponti e viadotti — necessitanti di un intervento di manutenzione. Trecento in tutto i ponti controllati, 14 quelli risultati «ammalorati». Niente a che fare con Genova e il viadotto «Morandi» — sia chiaro —, ma comunque da tenere sotto osservazione. Già nei giorni scorsi si è conosciuto il numero delle opere in oggetto e la loro divisione geografica (sette nel Bellunese, 3 nel Veronese, 2 nel Veneziano, 2 nel Trevigiano e uno nel Polesine). Ma sul sito internet di Veneto Strade, nella sezione dei bandi e degli appalti, si trova anche qualche nome. C’è per esempio il ponte Tione lungo la Padana Inferiore, nel Comune di Sorgà in provincia di Verona («lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza»); oppure il cavalcaferrovia sulla tangenziale di Treviso (definito «degradato», per cui serve un «risanamento»); o ancora il ponte sulla provinciale di Lamosano, nel Bellunese («risanamento della fondazione»). Ma ripetiamo: si tratta di opere monitorate e interventi programmati, relativi ad una condizione che non è nemmeno paragonabile a quella di Genova.

Gli esperti

«In Veneto la situazione è sotto controllo», è quello che ripetono gli esperti. Come il professor Enzo Siviero (Iuav), che è considerato un’autorità nel settore. «La situazione nella nostra regione è abbastanza tranquilla — ci ha detto ieri — sia Anas, che Veneto Strade hanno un quadro conoscitivo del materiale sufficientemente accurato. Ma attenzione a considerare i ponti delle opere solide e eterne. Necessitano sempre di una manutenzione costante e per altro servirebbero più fondi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie. Il problema del Veneto — ha proseguito — è che abbiamo un sovraccarico enorme di traffico su strade vetuste e su ponti e ponticelli che hanno la loro età. E probabilmente alcuni di questi hanno bisogno di qualche intervento di più».

Il monitoraggio

Giudizio sostanzialmente rassicurante anche da parte del professor Carlo Pellegrino, direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova che guida anche uno dei progetti più interessanti e innovativi per quanto riguarda la sicurezza di ponti e viadotti. «Si tratta del protocollo che abbiamo firmato qualche anno fa con Cav (la società concessionaria del Passante di Mestre, per intenderci) — spiega il professore — per il quale ottanta ponti e viadotti sono costantemente monitorati da un algoritmo. Alla società abbiamo fornito il software che dati gli input delle verifiche a vista, restituisce lo stato dell’arte del manufatto».Un esperimento che dovrebbe consentire di dormire sonni tranquilli (si spera). E che potrebbe essere esteso anche a livello nazionale.

Corriere del Veneto – 18/08/2018

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Autostrade, lavori in corso e ponti sotto osservazione

17 agosto 2018

Genova è l’ennesima ferita italiana. Ancora si cercano, con la pietà garantita dal linguaggio, altri «dispersi». Tra accuse e polemiche, mentre oggi si celebrano i funerali di Stato delle vittime e in attesa degli esiti di un’inchiesta complessa, emerge il problema della manutenzione delle strutture, «opere d’arte» in gergo tecnico, sulla rete viaria nazionale. Verona, intersecata dalla «Brescia-Padova» A4 e dalla «Modena-Brennero» A22, è uno snodo chiave. Con una dotazione di viadotti, cavalcavia e sottopassi, per la prima, di 325 (647 considerando la A31 «Valdastico» e le pertinenze di competenza di A4 Holding). Sono invece 150 le opere distribuite lungo l’asse Sud-Nord dell’Autobrennero.

SULLA «A4». Il 2017, sulla tratta Brescia-Padova, è stato contrassegnato da una campagna di censimento, catalogazione e ispezione visiva «da parte di personale tecnico specializzato», si legge in un comunicato della società, che ha avuto come esito una sorta di carta d’identità digitale di ponti, viadotti, cavalcavia e sottopassi. Un riassunto che include anche i progetti dell’epoca di esecuzione e le manutenzioni effettuate. Il tutto affidato a un software in grado di elaborare anche gli interventi da prevedere. Tra lo scorso anno e i primi mesi del 2018, sono state ripristinate le superfici in calcestruzzo di 54 cavalcavia nel tratto tra Brescia e Sommacampagna. Altri undici manufatti hanno subito un «restauro» radicale, con una serie di 174 cantieri. «Nell’immediato futuro», fa sapere A4 Holding, «la società ha in programma il ripristino completo di alcune “opere d’arte“ per rimediare al degrado del tempo e una serie di verifiche e ispezioni per garantire la sicurezza e programmare le manutenzioni».

AUTOBRENNERO. Sono circa 150 le opere di scavalco lungo il tracciato della «A22». «Strutture che sono in corso di rinnovo», fa sapere la società, per tenere il passo «con le accresciute e modificate esigenze del traffico veicolare, tenendo conto dei più moderni criteri in materia di tecnica costruttiva e tecnologia dei materiali». L’investimento ammonta a circa otto milioni e tra le opere il programma figurano due sovrappassi nel Comune di Pegognaga, sulla «strada Sacchetta» e sulla «provinciale 49 Ovest Suzzara, Pegognaga, San Benedetto», poco più a Sud. «Il monitoraggio strutturale si inserisce tra le tecniche più moderne ed efficaci per la verifica del comportamento delle strutture e per la valutazione di tutti i parametri funzionali», spiega in un comunicato Autostrada del Brennero spa. Nel tempo «i livelli di sicurezza residui non corrispondono più a quelli previsti nei documenti di progetto». L’integrità, da verificare costantemente, corrisponde di fatto alla sicurezza. «Il problema principale è riuscire a rilevare tempestivamente e prevenire l’insorgere di eventuali dissesti e situazioni di degrado avanzato, valutarne in maniera efficace cause e gravità e consentire una corretta programmazione degli interventi». Caso esemplare e ben noto a molti veronesi: il viadotto di Colle Isarco. «Equipaggiato con sensori per un controllo sulle 24 ore dei parametri elettrochimici e meccanici (corrosione, concentrazione di cloruri liberi, temperatura, umidità, deformazioni e comportamento di flessione)» e periodicamente interessato da campagne di misura per l’analisi delle caratteristiche dinamiche della struttura.

IL TRAFFICO. La rete viaria e autostradale deve inseguire la curva ascendente del traffico, in crescita esponenziale rispetto alle epoche di realizzazione delle opere. Il dato relativo alla «A4» Brescia- Padova e «A31» Valdastico segnala per i primi quattro mesi dell’anno il transito di 35,5 milioni di automezzi, con una percentuale di crescita rispetto all’anno precedente del 2,38, in gran parte legata i mezzi pesanti, 8 milioni in totale. Se Genova impone una riflessione generale, i dati rappresentano una prima base di lavoro. Un passo oltre le sterili polemiche politiche. E uno a fianco del dolore di tanti.

L’Arena – 17/08/2018

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A22, la manutenzione costa 200mila euro al km

Dopo i fatti di Genova, con il crollo del viadotto conosciuto come «ponte Morandi», duecento metri di ponte caduti nel vuoto con 38 morti e una cifra di dispersi che rischia di toccare i 20, il pensiero sarà venuto a tutti: ma come sono messe autostrade e ponti che ogni giorno percorriamo? Le indicazione (e i conti) li fa Marco Angelucci sul Corriere dell’Alto Adige. Da Modena al Brennero ci sono 23 gallerie e 37 fra ponti e viadotti, riferendosi alla A22. La società subito ha ricordato come la situazione altoatesina sia sotto controllo: in particolare nell’opera più imponente, il viadotto di Colle Isarco. Da poco, là, sono stati stabilizzati i pilastri di calcestruzzo che sostengono l’opera. L’A22, quindi, non ha problemi. Nonostante i 194mila veicoli che transitano al giorno (oltre 70 milioni l’anno), l’autostrada è in buone condizioni.

Soprattutto perché la manutenzione è costante. E costosa, verrebbe da dire. Considerando tutti i costi, quindi anche quelli del personale, ogni chilometro è costato 200mila euro di manutenzione dalla costruzione ad oggi. Solo nel 2017, per dare un numero, i costi di manutenzione hanno sfiorato i 50 milioni di euro. E solo i tratti sopraelevati ne sono costati quasi 6. Cifre elevate, fuori mercato verrebbe da dire. Ma finché il traffico sarà così imponente, l’unica soluzione possibile è quella di accelerare la manutenzione.

Alto Adige Innovazione – 17/08/2018

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Cresce il traffico a Nordest, trend positivo per le merci

13 agosto 2018

Unioncamere del Veneto ha analizzato l’andamento dei movimenti di merci e persone, tutti i dati sono in progresso grazie al buon andamento dell’economia locale, alla crescita delle esportazioni e del turismo. Nel 2017 si sono registrati tassi record per porto di Trieste ed aeroporti di Treviso e Verona

Continua a Nordest il trend positivo dei movimenti di merci e persone grazie al buon andamento dell’economia locale, alla crescita delle esportazioni e del turismo. Nel 2017 si sono registrati tassi record per i traffici nel porto di Trieste ed aeroporti di Treviso e Verona. Flussi in aumento anche nelle tratte autostradali Brennero-Modena (A22), Udine-Tarvisio (A23) e Valdastico (A31). Questi i dati più rilevanti dalle analisi del Centro Studi di Unioncamere del Veneto nell’ambito dell’Osservatorio sui Trasporti, le Infrastrutture e la Logistica del Nordest.

Sulla base degli ultimi dati disponibili, nel 2017 il volume di traffico veicolare per chilometro sulla rete autostradale del Nordest è aumentato in tutte le tratte, determinato soprattutto dall’intensificazione del traffico pesante (camion). In particolare, la crescita del traffico di veicoli pesanti interessa principalmente i grandi corridoi europei (Rete TEN-T).

Gli incrementi maggiori si sono registrati nelle tratte dell’A23 Udine-Tarvisio (+8,3%), dell’A31 Valdastico (+8,7%), dell’A22 Brennero-Modena (+7,6%). Seguono le tratte dell’A4 Venezia/Mestre-Trieste (+4,9%) e Brescia-Padova (+4,3% contro il +2,8 dell’anno precedente).

Per quanto riguardi i porti dell’Alto Adriatico, Trieste e Ravenna hanno registrato nel 2017 un trend positivo nel traffico complessivo di merci (rispettivamente +4,6% e +2,1% rispetto all’anno precedente). Nello scalo triestino, che ha confermato una performance nazionale da primato con circa 62 milioni di tonnellate di merci movimentate, spicca l’aumento del general cargo (+14,1%), con le movimentazioni ad alto valore aggiunto, il RO-RO e il settore container, che ha raggiunto il record storico di oltre 616 mila TEU (+26,7% rispetto al 2016). Trieste è il secondo porto dell’Alto Adriatico per la movimentazione di container, facendo seguito al primato del porto di Koper con quasi 912 mila TEU. Nello scalo di Ravenna, che nel 2017 ha movimentato oltre 26 milioni di tonnellate di merci, spiccano le rinfuse solide, grazie al traffico record di materie prime per la produzione di ceramiche nel distretto di Sassuolo. Per il porto di Venezia il 2017 si è rivelato un anno di stabilità in termini di merci movimentate (25 milioni di tonnellate). In forte crescita invece i passeggeri del comparto traghetti (204 mila, +34,4%) a fronte di una diminuzione dei croceristi (1,4 milioni, -11%).

Drastico calo per il porto di Chioggia (-33,8%) causato dal persistere dei problemi di accessibilità alle banchine portuali, di navigazione dei canali lagunari e della fase di transizione istituzionale dovuta all’aggregazione dell’Azienda Speciale per il Porto di Chioggia (ASPO) all’Autorità Portuale di Venezia, oggi un’unica realtà definita come Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (AdSP MAS) – Porti di Venezia e Chioggia.

Aumento record dei passeggeri negli aeroporti del Nordest, che hanno evidenziato incrementi nei flussi superiori alla media nazionale (+6,4%), raggiungendo complessivamente oltre 17 milioni di passeggeri all’anno. Nel 2017 il traffico passeggeri è aumentato del +14,4% a Treviso (superando i 3 milioni di persone), del +10,4% a Verona (3 milioni), del +7,8% a Venezia (10 milioni), del +7,3% a Ronchi dei Legionari (quasi 1 milione), inferiore invece l’incremento evidenziato all’aeroporto di Bolzano (+4,3%, 16 mila passeggeri).

In particolare, negli scali di Treviso, Verona e Ronchi dei Legionari fa da traino la crescita del segmento nazionale (rispettivamente +22,4%, +14,4%, +15%), da e verso le città del Centro-Sud e Isole italiane. Nello scalo veneziano invece prevale lo sviluppo del segmento internazionale, soprattutto nei collegamenti da e verso il Nord America, il Medio e l’Estremo Oriente.

L’interporto Quadrante Europa di Verona è il primo interporto in Europa per volumi di traffico merci. Nel 2017 il nodo logistico ha movimentato oltre 8 milioni di tonnellate di merci su ferrovia, grazie a 16 mila treni in movimento, e 20 milioni di tonnellate su gomma. Il traffico ferroviario è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2016 a seguito di alcuni eventi eccezionali che hanno interessato la linea ferroviaria.

In termini di unità di carico nei 3 terminali intermodali dell’interporto prevale il traffico intermodale ferroviario, che è aumentato del +6% rispetto al 2016 (con oltre 426 mila UTI, corrispondenti a circa 763 mila TEU), grazie all’efficientamento nella gestione dell’attività di manovra ferroviaria di ultimo miglio e all’ampliamento del bacino di mercato verso l’Est Europa.

Il Piccolo/Nordest Economia – 13/08/2018

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Save guarda a Trieste Airport. Marchi: valuteremo il bando

12 agosto 2018

I giochi per lo scalo regionale si riaprono dopo il via libera della giunta Fedriga alla cessione del 55% delle quote. Ma in lizza potrebbe tornare anche F2i

di Roberta Paolini

«Prima di esprimerci in qualsiasi modo, è necessario per noi valutare il nuovo bando». Enrico Marchi, presidente di Save, il concessionario che gestisce l’aeroporto di Venezia-Tessera e Treviso ed è azionista di riferimento del Catullo di Verona, non cede a facili entusiasmi. Ma con la notizia di ieri, che vede la giunta del Friuli Venezia Giulia dare l’ok alla cessione della maggioranza assoluta dello scalo Ronchi dei Legionari ovvero il 55% del pacchetto significa un notevole passo avanti. Cade, infatti, uno dei due paletti principali che avevano tenuto lontana Save da Trieste.

Le condizioni che Marchi ha più volte espresso negli ultimi mesi (e che da quando ha iniziato ad interessarsi all’aeroporto friul giuliano ormai quasi cinque anni fa) erano sulla possibilità di incidere sulla governance dello scalo e quindi esprimere il management e riguardano, paletto che bisogna capire se cadrà, la valorizzazione di Aeroporti Fvg.

La valutazione a 70 milioni che comprendeva anche i contributi regionali, che come tali sono sottoposti a logiche politiche prima che industriali, avevano tenuto lontano Marchi. Abbassare il prezzo è, con il quadro politico attuale poco friendly nei confronti delle infrastrutture, è oggi ancor più una discriminante. Dopo che la gara per la cessione della minoranza, pari al 45% per un valore di 40,4 milioni di euro, era andata deserta, Marchi è dunque pronto a guardare le carte. Con mille cautele e una certezza: il prezzo dovrà essere più basso e questa è una condizione imprescindibile.

I contributi della regione pari a 3 milioni all’anno e passati dall’aeroporto alle compagnie aeree erano computati per tutta la durata della concessione decennale e portavano il valore a 30 milioni di euro in più. Il ragionamento di Marchi è che se quei contributi non venissero più dati per lo scalo quel plus si tramuterebbe in un minus nelle poste di bilancio e quindi è un elemento che deve essere scomputato dalla valorizzazione dello scalo.

I giochi sono dunque parzialmente riaperti, anche in considerazione che oltre a Marchi a dimostrare interesse per Trieste c’è anche un altro soggetto, F2i. Il fondo di Renato Ravanelli che a Nordest sta valutando anche altri dossier. Si è affacciato a Ascopiave creando scompiglio tra i soci, anche se non ha formalizzato alcuna offerta e rumors lo danno anche sul dossier di A4 Holding che ha tra gli altri asset la concessione del tratto Brescia-Padova.

La cessione della maggioranza, senza ulteriori opzioni di acquisto, andrà a favore di un unico investitore di profilo nazionale o internazionale, che supporti finanziariamente il piano 2016-23 e, parallelamente, migliori i principali parametri tecnico-economici del piano industriale. Tra le modifiche anche l’impegno per il nuovo socio a non vendere per almeno cinque anni dal closing.

Il Piccolo/Nordest Economia – 12/08/2018

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Torna oggi la nave da crociera Mein Schiff 2

11 agosto 2018

Attraccherà questa notte. Rive chiuse fino alle 20 di lunedì

Torna questa notte la nave da crociera Mein Schiff 2. Appartenente alla compagnia tedesca Tui cruises attraccherà come sempre alla Stazione marittima, utilizzando Trieste come home port.

Per questo motivo sarà vietato parcheggiare sulle Rive da questa mattina, sabatto 11 agosto, fino alle 20 di lunedì 13 agosto.

Il Piccolo – 11/08/2018

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