Camion: nei primi dieci mesi del 2017,+3,9% per il traffico in autostrada

31 gennaio 2018

Il traffico di veicoli pesanti in autostrada nei primi dieci mesi del 2017 in Italia è aumentato del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Considerando solo il mese di ottobre l’incremento è stato del 7,2% rispetto a ottobre 2016. I dati sull’andamento del traffico in autostrada, elaborati da Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori) e resi noti dal Centro Ricerche Continental Autocarro, mettono inoltre in evidenza che il traffico pesanti è cresciuto di più sia rispetto al traffico di veicoli leggeri (che nei primi dieci mesi del 2017 è aumentato dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2016) sia rispetto al traffico in generale (+2,4%).

Si intensifica, quindi, la ripresa delle attività di trasporto di merci e persone, una tendenza che era già emersa dall’esame dei dati dei mesi precedenti. Tale ripresa è di certo un segnale positivo per l’economia del nostro Paese ma va sostenuta dall’intero sistema di aziende coinvolte nel settore dei trasporti pesanti, e quindi anche dalle società che forniscono prodotti e servizi alle aziende di trasporto.

Trasporti-Italia.com – 31.01.2018

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Iata: nel 2017 miglior risultato per il cargo dal 2010

I dati diffusi dall’Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata) in merito al traffico cargo indicano che complessivamente nel 2017 la domanda – misurata in FTK (freight tonne kilometers) – è cresciuta del 9%. Più del doppio della crescita registrata nel 2016 (+3,6%).
La capacità – misurata in AFTK (available freight tonne kilometers) – è cresciuta del 3%, che rappresenta il dato inferiore di crescita annuale registrato dal 2012.
L’ottima performance del cargo 2017 ha risentito positivamente del solido risultato registrato a dicembre, mese che ha visto la domanda in crescita del 5,7% rispetto allo stesso mese 2016. Sebbene meno della metà rispetto alla crescita media registrata nella prima parte dell’anno ma ancora ben al di sopra rispetto alla media degli ultimi cinque anni (4,7%). A dicembre la capacità ha registrato una crescita del 3,3%.
“Il cargo aereo ha registrato nel 2017 il suo risultato migliore dall’inizio della ripresa dalla crisi globale nel 2010. Abbiamo registrato miglioramenti per quanto riguarda il load factor, i rendimenti e ricavi – ha commentato Alexandre de Juniac, direttore generale e ceo Iata -. Il cargo rimane un business ancora molto solido e competitivo ma l’evoluzione a cui abbiamo assistito nel 2017 è stata la più positiva a cui abbiamo assistito da anni a questa parte.
Le previsioni per il 2018 sono ottimiste. La fiducia dei consumatori sta vivendo un momento positivo. E vediamo un crescente rafforzamento nei commerci internazionali e in particolare nel trasporto delle merci sensibili ai tempi di trasporto e alla temperatura, come i farmaci. Complessivamente prevediamo che la crescita subisca un rallentamento rispetto al risultato eccezionale registrato quest’anno. Ma ci aspettiamo comunque un aumento della domanda pari ad almeno il 4,5% nel 2018. Rimangono sfide da affrontare, tra cui il bisogno che il settore si evolva verso processi più efficienti”.
In tutte le aree geografiche la domanda risulta in crescita: in Asia-Pacifico la crescita a dicembre è stata del 5,6, quella annuale è stata del 7,8%; in Nord America la crescita è stata del 5,4% a dicembre e del 7,9% nell’intero anno; in Europa +5% a dicembre e +11,9% annuale (secondo risultato dopo l’Africa); in Medio Oriente la crescita a dicembre è stata del 6,3% mentre nell’intero anno dell’8,1%; in America Latina la domanda nel mese di dicembre è cresciuta del 4,9%, nell’intero anno del 5,7%; l’Africa si segnala per aver riportato la crescita maggiore complessivamente nel corso dell’anno, +15,6% a dicembre e +24,8% complessivamente nel 2017.

Trasporti-Italia.com – 31.01.2018

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Offensiva green mobility in Alto Adige

30 gennaio 2018

Incentivi per taxi, autoscuole e moto elettriche

La Provincia di Bolzano amplia il suo intervento a favore della mobilità ecologica. Le aziende interessate all’acquisto di veicoli elettrici potranno richiedere un contributo durante tutto l’anno senza limitazioni temporali mentre vengono raddoppiati gli incentivi per taxi e autoscuole. Potranno chiedere un contributo anche gli acquirenti di scooter elettrici ed e-bike cargo. La giunta provinciale metterà inoltre a disposizione delle aziende altoatesine 20 veicoli elettrici che potranno essere testati gratuitamente nell’uso quotidiano.

Ansa/Trentino A.A. – 30.01.2018

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Spv, gli industriali in coro «Aprite il primo tratto»

Vertice tra l’impresa Sis, la Regione e la Confindustria di Treviso e Vicenza «Pedemontana al 40 per cento, i primi sei chilometri utilizzabili entro l’anno»

di Daniele Ferrazza

La richiesta giunge dal mondo confindustriale ed è forte e chiara: aprite prima possibile la Superstrada Pedemontana Veneta. Un primo tassello, del resto, è completato da tempo: si tratta dei sei chilometri che vanno da Breganze all’interconnessione con la Valdastico. In teoria, potrebbero essere aperti al traffico domani mattina, anche se vi sono alcune partite aperte con il concessionario autostradale della A31 che deve provvedere ai caselli.

A Vicenza ieri mattina si sono incontrati il direttore generale di Sis, Claudio Dogliani, il direttore della struttura di progetto Spv della Regione, l’ingegnere Elisabetta Pellegrini, il vicepresidente di Confindustria Vicenza Gaetano Marangoni, il rappresentante di Ance Treviso Davide Feltrin. In sala una nutrita pattuglia di imprenditori coinvolti nei sub appalti dell’infrastruttura destinata ad «avvicinare» Treviso a Vicenza e del costo di 2,258 miliardi di euro.

Confermato il cronoprogramma dei cantieri: entrata in esercizio al 30 settembre 2020, trenta mesi esatti da oggi. Possibilità di aperture parziali e progressive, a partire dai sei chilometri tra Breganze e l’A31 e del tratto tra Trissino e Montecchio Maggiore. La prima entro il 2018, la seconda entro i primi mesi del prossimo anno.

La richiesta dal mondo delle imprese è netta e unanime: il groviglio della viabilità tra Bassano del Grappa e Vicenza è tale che ogni chilometro di superstrada consentirebbe alle imprese di risparmiare minuti preziosi. «Fate presto» è l’appello giunto dalle due Confindustria territoriali, preoccupate di aggiungere alla ripresa industriale anche un evidente risparmio nelle percorrenze stradali. L’incontro è servito anche per fare il punto generale sull’opera, giunta al 40% della sua realizzazione in termini di lavori, espropri e interferenze. La Regione ha illustrato la propria piattaforma di monitoraggio e controllo, un raffinato sistema di «prevenzione» dei ritardi con il quale i tecnici della struttura di progetto hanno il controllo, giorno per giorno, dell’avanzamento lavori. Che, da quando è stato sottoscritto il bond da 1,5 miliardi di euro, mostrano una netta accelerazione. «Il clima è decisamente cambiato» spiegano in Regione, perchè il closing ha consentito di sbloccare i fondi per gli espropri, il pagamento dei subfornitori, gli stati di avanzamento lavori che procedono ora a ritmo mensile (da giugno ad ora liquidati circa 180 milioni di euro).

L’apertura parziale e progressiva di alcuni tratti sembra incontrare l’interesse congiunto del concessionario (la Regione) e del costruttore (la Sis dei Dogliani). Il primo ha interesse a incassare i pedaggi per ridurre l’impatto economico, il secondo ha vantaggio nel consegnare l’opera collaudata perchè così riduce i costi di cantiere. «Una valutazione che stiamo facendo» spiegano in Regione, anche se nessuno nasconde le difficoltà: l’apertura parziale comporta un aggiornamento dell’atto convenzionale tra Sis e Regione, che devono trovare un punto di incontro. Altro nodo quello dei caselli di interconnessione con l’A31, gestita da A4 holding (oggi spagnola).

Il Mattino di Padova – 30/01/2018

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Logistica 4.0, Verona sviluppa un centro per aiutare le aziende

27 gennaio 2018

Dalla gestione dei resi alla re-ingegnerizzazione dei prodotti per un loro successivo smaltimento. Confindustria Verona ha realizzato un hub di innovazione per migliorare la catena distributiva delle imprese, nel loro rapporto con i clienti e i fornitori

di Fabio Savelli

Il punto di partenza è geografico. Verona — in virtù della sua collocazione che la pone come crocevia tra l’Autobrennero (verso la Germania) e l’A4 che va fino a Trieste — è il più grande interporto d’Italia. Un centro logistico capace di raccogliere e smistare la merce che arriva (via nave) a porto Marghera e a Genova. Così la locale Confindustria ha partorito un hub — grazie allo strumento giuridico della fondazione — per aiutare le aziende a digitalizzare completamente la catena distributiva. A migliorare il rapporto con i loro fornitori e i loro clienti e la gestione dei magazzini. Al momento le imprese coinvolte sono 28, la gran parte di Verona. L’iniziativa s’inserisce nel programma Industria 4.0, il piano ideato dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, a supporto degli investimenti per la riconversione tecnologica dei macchinari.

Si pensi a come lavorare sui resi: i prodotti inviati ai clienti che per vari motivi devono tornare al mittente. Si pensi alla necessità di re-ingegnerizzare i prodotti per il loro successivo smaltimento. L’economia circolare, d’altronde, sta assumendo maggiore importanza incentivata dall’Unione europea che sta lavorando, ad esempio, a una fortissima riduzione della plastica ritenuta più inquinante. Per rendere più efficienti la «logistica industriale» — come viene chiamata — è necessario lavorare a monte usando le tecnologie digitali per adoperare materiali migliori nella fattura dei prodotti. Dice Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona e della fondazione Speed Hub, che il progetto «può contare anche sul supporto della fondazione Cariverona e su alcune territoriali di Confindustria sull’asse del Brennero». Come le associazioni di Confindustria Bolzano, Trento e di Mantova. Il Consorzio Zai, l’ente gestore dell’Interporto di Verona. Soprattutto Mercitalia Logistics, la controllata di Ferrovie dello Stato attiva nel trasporto merci che ha appena lanciato una sua società logistica in Svizzera per trasportare su ferro la merce verso Germania, Olanda e Belgio, utilizzando i corridoi ferroviari del Gottardo e del Lotschberg.

Corriere della Sera/Economia – 27/01/2018

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Autostrade, da Madrid ok all’italiana Atlantia (Benetton) all’opa su Abertis

26 gennaio 2018

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha deciso di autorizzare il trasferimento delle quote di Abertis ad Atlantia in caso di successo dell’Opas italiana. La decisione consente ora al gruppo che fa capo ai Benetton di competere con l’offerta rivale del gruppo Acs-Hochtief di Florentino Perez. Uno scontro finanziario da 19 miliardi

Atlantia incassa il via libera del governo di Madrid all’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sul gruppo delle concessioni autostradali Abertis. «Il Consiglio dei ministri ha deciso di autorizzare il trasferimento delle quote di Abertis ad Atlantia» in caso di successo dell’Opa italiana, ha spiegato il portavoce del governo Inigo Mendez de Vigo, «il che significa che la società Atlantia può entrare in gara». È un passaggio importante, visto che si tratta di un via libera «politico» agli italiani sull’operatore iberico delle concessioni autostradali. Anche perché Madrid aveva già autorizzato la controfferta a rilevare Abertis nel caso in cui appunto la contro Opa, lanciata in competizione con quella di Atlantia avesse successo.

Il governo spagnolo, che si era detto neutrale sull’operazione, ha fatto sapere che era necessaria anche un’autorizzazione da parte del governo di Madrid dal momento che nel gruppo Abertis, oltre alle infrastrutture autostradali ci sono altre società controllate come Hispasat che gestisce la maggior parte delle comunicazioni. Il gruppo italiano ha, quindi, deciso il 21 dicembre di chiedere l’autorizzazione di Madrid che è giunta oggi dal consiglio dei ministri. Ora gli occhi del mercato sono puntati su un eventuale rilancio di Atlantia. Il gruppo ha convocato un’assemblea degli azionisti il 21 febbraio per votare l’estensione della procedura di offerta pubblica e ha fatto sapere che attende il via libera della Cnmv all’opa di Acs per valutare modiche alla struttura e al prezzo dell’operazione.

Il gruppo italiano aveva presentato richiesta di autorizzazione al Ministero dello Sviluppo e al Ministero dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda Digitale del Governo spagnolo in relazione alle concessionarie autostradali spagnole controllate da Abertis.

L’offerta pubblica di acquisto di Atlantia è stata lanciata a maggio. Se Atlantia riuscirà a prevalere sull’offerta concorrente della spagnola Acs, l’operazione creerà il maggior operatore autostradale al mondo.

Per alzare il prezzo dell’offerta su Abertis è comunque presto. Atlantia dovrà aspettare martedì 6 febbraio, data entro la quale l’Antitrust Ue si pronuncerà sulla proposta concorrente della Hochtief-Acs di Florentino Perez. Che dovrà anche incassare l’ok della Consob spagnola. Ma Atlantia resta determinata nella conquista del gruppo delle autostrade che vale 18,7 miliardi in Borsa. La scorsa settimana il board del gruppo che fa capo alla famiglia Benetton ha preso due decisioni chiave. Primo, ha convocato per il 21 febbraio un’assemblea straordinaria per estendere l’aumento di capitale a servizio dell’offerta, dal 30 aprile al 30 novembre 2018. Già, perché i tempi lunghi delle autorizzazioni della Consob di Madrid hanno dilatato l’operazione lanciata ormai quasi un anno fa. Secondo, il cda vuole ridurre da un anno a 90 giorni l’obbligo di permanenza nel capitale dei soci (con le azioni speciali) che aderiranno all’Opas. Così potranno monetizzare prima.

Corriere della Sera/Economia – 26/01/2018

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Anas-Fs, acceleratore delle infrastrutture

La fusione è un buon inizio. Vediamo il seguito

di Carlo Valentini

È arrivato nel finale della legislatura ma è certamente il provvedimento più importante di questi anni che riguardi i trasporti. Si tratta della fusione tra Fs e Anas, che tra non poche difficoltà il ministro Graziano Delrio è riuscito a realizzare. È nato un gruppo da 11 miliardi di giro d’affari, che dovrebbe investire 108 miliardi secondo il piano industriale 2017-2026.

Le premesse sono positive: la pianificazione integrata di rotaie e strade dovrebbe garantire più effi cienza e consentire risparmi (calcolati in 800 milioni in 10 anni) sulle manutenzioni, poi la grande dimensione permetterà di partecipare a gare internazionali con migliori possibilità di successo (sulla scia di quanto è avvenuto con Autostrada per l’Italia che ha acquisito la spagnola Abertis). Inoltre le capacità gestionali di Fs risultano largamente superiori a quelle di Anas, ridotta male proprio per scelte (o non scelte) di organizzazione interna. Non a caso, nel comunicato che dà conto delle nozze è scritto che «Anas sarà in grado di compiere passi decisivi verso quella dimensione di mercato indispensabile per uscire, progressivamente, dal perimetro della pubblica amministrazione». Si tratta di una sfida che potrebbe segnare lo spartiacque tra un passato di partecipazioni statali e di intervento pubblico nell’economia pasticciato, clientelare, colpevole (in parte) del debito pubblico e un modo più responsabile, competente e finalizzato alla crescita, così come avviene negli altri grandi paesi europei. Sulle grandi infrastrutture, infatti, l’impegno pubblico è decisivo. Il problema è che avvenga nella trasparenza e seguendo le regole di mercato. Il nostro paese, per vari motivi, è in arretrato sui grandi lavori pubblici e anche per questo cresce a rilento. L’unica grande infrastruttura recente, per altro realizzata con grande fatica e contro i «comitati del No», è stata l’Alta velocità ferroviaria ed è sotto gli occhi di tutti cosa oggi rappresenti per la mobilità e quindi per l’economia. Ma a fronte dell’Alta Velocità si registra una situazione a dir poco carente del trasporto locale, non meno importante. Il confronto e la concorrenza avvengono sempre più tra sistemi-paese, il nostro ha terreno da recuperare e la qualità del cammino della nuova Fs-Anas sarà la cartina di tornasole se davvero l’Italia, la sua classe politica, i manager pubblici riusciranno ad avviare una nuova fase delle infrastrutture, meno levantina.

Italia Oggi – 26/01/2018

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È record per il cargo negli aeroporti italiani

di Marco Miorino

Il sistema aeroportuale italiano conferma di essere determinante per la crescita del turismo nel nostro Paese e per le esportazioni dei prodotti italiani nel resto del mondo. Il bilancio relativo all’anno 2017 diffuso ieri da Assaeroporti (l’associazione dei gestori aeroportuali), dice due cose. Uno: i passeggeri in transito negli aeroporti italiani, pari a 175,4 milioni, crescono del 6,4% sull’anno precedente, un dato che appare in linea con la crescita del 7,1% registrata a livello mondiale dall’Icao nello stesso anno. Due: è record per il cargo che, con un totale di 1,1 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2017 si attesta a quasi 102 mila tonnellate in più rispetto al 2016.

Anche nel caso del cargo, come per i passeggeri, la crescita italiana è in linea con quella mondiale (+9,5%).

Nella piena consapevolezza dello sviluppo che interesserà il settore del cargo negli anni a venire, spinto a sua volta dall’esplosione dell’e-commerce, che viaggia su aerei cargo per circa il 90%, le società di gestione hanno incluso nei piani opere infrastrutturali dedicate al trasporto delle merci per un importo pari a 157 milioni di euro, nei prossimi quattro anni.

Il ruolo del cargo
È molto importante confrontare la dinamica del sistema aeroportuale nazionale con quella globale. Come sottolinea il Censis, la ricerca attiva e continua di una collocazione significativa nel grande flusso degli scambi internazionali è oggi un atto dovuto per qualunque Paese nel mondo. Prendiamo il caso delle merci. Nel mondo solo il 2% del tonnellaggio di merci passa per le vie aeree. In valore si raggiunge però il 35% del totale, poiché si tratta di beni pregiati (per esempio il lusso). Una grande opportunità per il made in Italy. «Con il trasporto merci aereo viaggia il valore aggiunto dell’Italia, l’eccellenza del made in Italy» nota il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Nel sistema nazionale il traffico cargo è molto più polarizzato del traffico passeggeri. Milano Malpensa, lo scalo leader, movimenta attualmente circa la metà del volume totale e quattro scali del Nord (Malpensa, Orio al Serio, Venezia e Bologna) insieme a Fiumicino valgono più del 92% del totale movimentato.

I passeggeri
E veniamo al traffico passeggeri. L’industria aeroportuale mondiale vale 260 miliardi di dollari e dà lavoro a 2,6 milioni di addetti diretti. A livello nazionale il settore aeroportuale, considerando l’impatto diretto, indiretto e indotto, vale il 3,6% del Pil. La crescita del trasporto aereo sulle rotte internazionali traina gli investimenti diretti esteri (secondo Cassa Depositi e Prestiti ogni incremento di traffico del 10% genera aumenti di investimenti dall’estero del 4,7%). Il turismo mondiale presenta tassi di crescita notevoli (+75% negli ultimi quindici anni, +110% per i Paesi emergenti). L’Italia ha il capitale di base per intercettarne quote importanti, ma per cogliere questa opportunità è necessario il miglioramento quantitativo e qualitativo della connettività aeroportuale. Le società di gestione si stanno già muovendo. I nuovi contratti di programma nati dalla collaborazione tra Assaeroporti e le istituzioni competenti prevedono investimenti di circa 4,2 miliardi di euro in un quinquennio. Di questi, il 93% proviene dalle risorse proprie delle società di gestione e solo il 7% è finanziato con risorse pubbliche (Ue, Stato, Regioni). Gli interventi programmati sono finalizzati sia all’incremento della capacità aeroportuale (hard infrastructuring), sia al miglioramento dei servizi (airport experience).

Le classifiche
I dati raccolti nel 2017 da Assaeroporti vedono attestarsi tra gli aeroporti più trafficati d’Italia gli scali di: Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Bergamo, Venezia, Milano Linate, Catania, Napoli, Bologna, Roma Ciampino, Palermo, Pisa e Bari. Fiumicino (41 milioni di passeggeri) si conferma lo scalo leader anche nel 2017; Malpensa supera quota 22 milioni di passeggeri (+14,2%) mettendosi alle spalle la lunga crisi seguita al de-hubbing di Alitalia; Bergamo-Orio al Serio è sempre più la terza forza, grazie al recordi di passeggeri e al trend positivo dei vettori courier (merci); alle spalle di Orio troviamo Venezia, terzo hub intercontinentale del Paese insieme a Fiumicino e Malpensa. Nel settore cargo, come detto, Malpensa sovrasta tutti (589 mila tonnellate di merci movimentate nel 2017, +7,5%), con una quota di mercato del 51% circa. Oggi Malpensa è la porta di transito privilegiata per le imprese del made in Italy che esportano e puntano a raggiungere in tempi rapidi i mercati più dinamici del pianeta.

Il Sole 24 Ore/Impresa & Territori – 26/01/2018

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Assaeroporti: 175 milioni di passeggeri negli aeroporti italiani nel 2017

25 gennaio 2018

Nel 2017 continua ad aumentare il traffico aereo negli aeroporti italiani. Nell’anno appena concluso sono stati 175,4 mln i passeggeri transitati negli scali del nostro Paese; 1,5 ml sono stati i movimenti aerei e 1,1 mln le tonnellate merci trasportate, miglior risultato di sempre, quest’ultimo, per il traffico cargo.
Importanti gli incrementi percentuali registrati rispetto al 2016 che corrispondono al 6,4% per il traffico passeggeri, al 3,2% per il numero dei movimenti aerei e al 9,2% per i volumi di merce trasportata.
Per quanto riguarda il traffico passeggeri in particolare, sono stati 175.413.402 i viaggiatori transitati nel corso del 2017 nei 38 scali italiani monitorati da Assaeroporti, equivalenti a 10,7 mln di passeggeri in più rispetto al 2016. Trainano il risultato la forte crescita del traffico internazionale sia Ue, +8,5%, sia extra Ue, +7,9%, e l’incremento del segmento nazionale, +3%, rispetto al 2016.
Più nel dettaglio, i dati raccolti nel 2017 vedono attestarsi tra i primi 10 aeroporti più trafficati di Italia gli scali di: Roma Fiumicino (41 mln), Milano Malpensa (22,2 mln),Bergamo (12,3 mln), Venezia (10,4 mln), Milano Linate (9,5 mln), Catania (9,1 mln), Napoli (8,6 mln), Bologna (8,2 mln), Roma Ciampino (5,9 mln) e Palermo (5,8 mln).
Sempre in termini di passeggeri trasportati, si segnalano inoltre i significativi risultati del sistema aeroportuale romano (Fiumicino e Ciampino) con 46,9 mln, di quello milanese (Malpensa e Linate) con 31,7 mln, del sistema Venezia-Treviso con 13,4 mln, della Sicilia orientale (Catania e Comiso) con 9,6 mln, del sistema toscano (Pisa e Firenze) con 7,9 mln e della rete aeroportuale pugliese (Bari, Brindisi, Foggia e Taranto) con 7 mln.
Anno record per il settore cargo che, con un totale di 1.145.218,99 tonnellate di merci movimentate nel 2017, registra quasi 102 mila tonnellate in più rispetto al 2016.
In questo contesto, si segnalano nella graduatoria dei primi 10 aeroporti per volumi di merce trasportata gli scali di: Milano Malpensa (589,7 mila tonnellate), Roma Fiumicino (185,9 mila tonnellate), Bergamo (125,9 mila tonnellate), Venezia (60,9 mila tonnellate), Bologna (56,1 mila tonnellate), Brescia (34,8 mila tonnellate), Roma Ciampino (17 mila tonnellate), Milano Linate (13,8 mila tonnellate), Napoli (11,1 mila tonnellate) e Pisa (10,6 mila tonnellate).
Gli eccellenti risultati registrati nel traffico merci appena descritti sono in linea con il position paper sul cargo aereo approvato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e condiviso da 12 organizzazioni di settore nel corso del 2017, documento che supporterà, grazie a precise linee d’azione, l’ulteriore crescita del settore attesa per i prossimi anni.
I dati evidenziano infine un incremento positivo anche per i movimenti aerei che crescono del 3,2% rispetto al 2016, spinti principalmente dalle destinazioni internazionali, +3,4%, in particolare da quelle extra Ue, che si attestano al 4,8%.
Lo sviluppo del trasporto aereo italiano appena descritto appare in linea con la crescita registrata a livello mondiale dall’Icao, l’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile, che registra un incremento passeggeri nel 2017 pari al 7,1%.
Il dato è tuttavia da accompagnare alla consapevolezza, a livello mondiale, della necessità di intercettare i flussi per i singoli Paesi. Come sottolineato anche dal Censis nell’ultimo rapporto sulla situazione sociale del Paese “La ricerca attiva e continuata di una collocazione significativa nel grande flusso degli scambi internazionali, è oggi un atto dovuto per qualunque Paese nel mondo”. Questo processo sembra già iniziato in Italia in modo significativo per il settore cargo che a fronte di una crescita del 9,5% a livello mondiale (dati Icao) vede il nostro Paese attestarsi su un significativo 9,2%.

Trasporti-Italia.com – 25/01/2018

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Porto di Trieste primo in Italia per tonnellaggio e ferrovia

E’ lo scalo petrolifero più importante del Mediterraneo

Primo porto in Italia per tonnellaggio totale movimentato, quasi 62 milioni (+4,58%) con 1.314.953 TEU (+13,52%), primo porto italiano per traffico ferroviario (8.681 treni; +13,76%) e primo porto petrolifero nel Mediterraneo. Sono i dati 2017 dello scalo triestino, per il terzo anno consecutivo con performance da primato. “Il porto sta tornando ad essere il volano di sviluppo economico per Trieste, Friuli Venezia Giulia e Italia, nonché su scala internazionale”, commenta il presidente dell’Autorità, Zeno D’Agostino Nello specifico, i dati più rappresentativi sono relativi a container e treni: il settore container registra un traffico mai raggiunto in precedenza nello scalo con 616.156 TEU (+26,66%); ma sommando la movimentazione dei container con i semirimorchi e le casse mobili (espressi in TEU equivalenti) nel 2017, si sono raggiunti 1.314.953 TEU (+13,52%). Crescita che D’Agostino ha definito “molto positiva in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi”. Basti guardare al numero dei container pieni sul totale movimentato: 89%. Per il presidente dell’Autority giuliana si tratta di un dato “esemplare” se paragonato alla normale performance di un terminal contenitori. “A Trieste non solo crescono i container, ma crescono in maniera sana: qui passano merci, non scatole vuote”. Di “rilievo assoluto” anche il traffico ferroviario: la crescita è stata sostenuta da treni su direttrice internazionale legati al traffico container (+34,31%) e da quelli lavorati nel porto industriale, del settore siderurgico (+24,58%).

Ansa/Mare – 25/01/2018

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