A22: dal primo gennaio pedaggi +1,67%

30 dicembre 2017

Dal primo gennaio entrano in vigore le nuove tariffe 2018 per i pedaggi sull’Autostrada del Brennero con aumenti pari all’1,67%.
“L’adeguamento avviene dopo tre anni di blocco e secondo le direttive nazionali e non dipende direttamente da Autobrennero”, precisa la società sottolineando come “la nuova tariffa chilometrica unitaria viene moltiplicata per i chilometri delle varie percorrenze e maggiorata dell’Iva. Il valore così ottenuto è arrotondato in eccesso o per difetto ai 10 centesimi di euro.
Per questo motivo, alcune tratte addirittura non subiscono aumenti di pedaggio”.
Per il calcolo dettagliato e aggiornato delle diverse tratte di A22 e tipologie di mezzo si può consultare la sezione “Calcola pedaggio” sul sito www.autobrennero.it.

Ansa/Trentino A.A – 30.12.2017

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A novembre il traffico delle merci nel porto di Venezia è aumentato del +9,0%

29 dicembre 2017

I crocieristi sono stati 67 mila (-12,7%)

Lo scorso mese nel porto di Venezia sono state movimentate 2,3 milioni di tonnellate di merci, con in incremento del +9,0% rispetto a 2,1 milioni di tonnellate nel novembre 2016. Le merci allo sbarco sono ammontate a 1,8 milioni di tonnellate (+9,1%) e quelle all’imbarco a 489 mila tonnellate (+8,7%).

Complessivamente le merci varie si sono attestate a 847 mila tonnellate (+14,9%), di cui 501 mila tonnellate di merci containerizzate (+9,0%), 146 mila tonnellate di rotabili (+65,9%) e 200 mila tonnellate di altre merci varie (+5,4%).

Nel settore delle rinfuse liquide il traffico è stato di 703 mila tonnellate (-3,6%), di cui 563 mila tonnellate di prodotti petroliferi raffinati (-10,8%), 88 mila tonnellate di prodotti chimici (-0,8%), 23 mila tonnellate di petrolio grezzo ( traffico non presente nel novembre 2016) e 28 mila tonnellate di altre rinfuse liquide (+210,9%).

Le rinfuse secche hanno totalizzato 757 mila tonnellate (+16,6%), di cui 326 mila tonnellate di prodotti metallurgici (+69,3%), 219 mila tonnellate di carbone e lignite (+11,6%), 132 mila tonnellate di cereali (-3,9%), 46 mila tonnellate di mangimi, foraggi e semi oleosi (+1,3%), 13 mila tonnellate di minerali e materiali da costruzione (-39,7%) e 20 mila tonnellate di altre rinfuse solide (-50,4%).

Lo scorso mese il porto di Venezia ha accolto 67 mila crocieristi (-12,7%).

Nei primi undici mesi del 2017 il traffico delle merci è stato pari complessivamente a 22,7 milioni di tonnellate, con una flessione del -2,2% sul periodo gennaio-novembre dello scorso anno. Le merci allo sbarco sono state 17,8 milioni di tonnellate (-2,6%) e quelle all’imbarco 4,9 milioni di tonnellate (-1,2%).

Nei primi undici mesi di quest’anno le merci varie sono ammontate ad un totale di 8,7 milioni di tonnellate (+3,2%), di cui 5,2 milioni di tonnellate di merci in container (-0,1%) realizzate con una movimentazione di contenitori pari a 560.801 teu (0%), 1,4 milioni di tonnellate di rotabili (+45,1%) e 2,1 milioni di tonnellate di altre merci varie (-6,8%).

Il volume complessivo delle rinfuse liquide è stato di 8,0 milioni di tonnellate (-4,3%) ed è risultato costituito da 6,6 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi raffinati (-5,7%), 1,1 milioni di tonnellate di prodotti chimici (-5,2%), 50 mila tonnellate di petrolio grezzo (traffico pari a zero nei primi undici mesi del 2016) e 286 mila tonnellate di altre rinfuse liquide (+22,1%).

Nel comparto delle rinfuse solide il traffico è stato di 6,0 milioni di tonnellate (-6,7%), di cui quasi 1,8 milioni di tonnellate (-23,2%), 1,6 milioni di tonnellate di prodotti metallurgici (+11,0%), 1,3 milioni di tonnellate di mangimi, foraggi e semi oleosi (-11,3%), 701 mila tonnellate di cereali (+9,7%), 251 mila tonnellate di minerali e materiali da costruzione (+16,8%), 82 mila tonnellate di prodotti chimici (+18,4%) e 274 mila tonnellate di altre rinfuse liquide (+1,6%).

Nei primi undici mesi del 2017 i crocieristi nel porto di Venezia sono stati oltre 1,4 milioni (-12,2%).

InforMare – 29.12.2017

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Kompatscher, ridurre Tir con pedaggi

Il Brennero attira per il basso prezzo del carburante in Austria

Alla conferenza europea sul traffico di Monaco di Baviera del prossimo 8 gennaio, “per la prima volta l’Italia si posizionerà in maniera chiara a favore di una crescita dei pedaggi autostradali lungo l’asse del Brennero con l’obiettivo di trasferire il traffico pesante da gomma a rotaia”. Lo ha detto il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, parlando della sua partecipazione all’appuntamento europeo.
Quello della mobilità, ha sottolineato il presidente altoatesino, è un tema legato a doppio filo non solo alle questioni ambientali, ma anche all’economia.
Tra i motivi che rendono il Brennero il valico più utilizzato per i passaggi da nord a sud, Kompatscher ha indicato non solo i pedaggi, ma anche il prezzo decisamente inferiore del carburante nel territorio austriaco.

Ansa/Trentino A.A. – 29.12.2017

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Ferrovie, FVG: Santoro, prorogato per 2 anni il contratto Regione-Trenitalia

Proroga di due anni per il contratto fra Regione Friuli Venezia Giulia e Trenitalia per l’espletamento del servizio ferroviario regionale. Lo prevede una delibera approvata dalla Giunta Fvg su proposta dell’assessore al Territorio, Mariagrazia Santoro. Il provvedimento è funzionale a garantire la continuità dei servizi nelle more delle valutazioni sul nuovo affidamento dei servizi ferroviari regionali, alla luce delle modifiche del quadro normativo di riferimento, delle recenti indicazioni delle autorità di settore e della presentazione, nel corso del 2017, di due manifestazioni di interesse, da parte di operatori del settore, per il nuovo affidamento dei servizi ferroviari.

La proroga di due anni, dal 01 gennaio 2018 al 31 dicembre 2019, si potrà concludere anticipatamente in caso in cui il nuovo affidamento intervenga prima. Per assicurare la copertura dei servizi sono state prenotate le risorse disponibili a bilancio nel biennio 2018-19, pari a 82,6 milioni di euro.

Tra gli elementi significativi della proroga, spiccano la previsione di un incremento dei servizi da rendere nel biennio, tra i quali l’attivazione di un collegamento transfrontaliero Fvg-Lubiana, il riavvio dei servizi ferroviari, attivati a dicembre 2017 tra Sacile e Maniago, sull’intera linea, da Sacile fino a Gemona e potenziamenti estivi sulle direttrici Sacile-Udine-Trieste e Tarvisio-Udine-Cervignano-Trieste.

Quest’ultimo potenziamento punta a migliorare le connessioni con la ciclovia Alpe Adria, utilizzando la riapertura della tratta Udine-Cervignano nei fine settimana prevista nel corso del 2018, anche al fine di valorizzare la città di Palmanova, patrimonio Unesco. Viene prevista anche la collaborazione di Trenitalia per la realizzazione di treni storici nell’ambito di una specifica convenzione da stipulare con Fondazione FS.

Trasporti-Italia.com – 29.12.2017

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Aeroporto di Verona: raggiunti i 3 mln di passeggeri

22 dicembre 2017

L’aeroporto Catullo di Verona festeggia il traguardo dei 3 milioni di passeggeri registrati da gennaio 2017. Un risultato frutto di molteplici fattori, in particolare l’incremento a 3 aeromobili basati sullo scalo da parte di Volotea – che da Verona opera su 17 destinazioni – l’incremento dei voli di Ryanair – che ha integrato il ventaglio di destinazioni con Madrid, Berlino, Amburgo, Norimberga e Siviglia – i nuovi collegamenti di CSA per Praga e di Fly Ernest per Tirana, il consolidamento di Neos sulle destinazioni del Mediterraneo e sul lungo raggio (Egitto, Madagascar, Messico, Capoverde, Santo Domingo, Zanzibar, Giamaica, Maldive).
Volotea, Ryanair e Neos i vettori che hanno trasportato il maggior volume di traffico passeggeri.
Il traffico domestico, con circa 1 milione di passeggeri, rappresenta il 33% del totale: Catania, Palermo, Roma e Cagliari sono le destinazioni a maggior volume di traffico.
Il restante 67% del traffico vola su destinazioni internazionali: le principali città per volume di passeggeri sono Londra, Mosca, Monaco, Tirana e Francoforte.
Il 2018 prevede un’ulteriore crescita, con la presenza di 4 nuovi vettori – Aeroflot, Aegean Airlines, Cyprus Airways, Tunisair – e 9 nuove destinazioni: Atene di Volotea e di Aegean Airlines, Heraklion, Faro e Pantelleria di Volotea, Larnaka di Cyprus Airways, Djerba e Monastir di Tunisair, Belfast di Jet2.com, San Pietroburgo di S7.
“Siamo molto soddisfatti per il raggiungimento di questo importante traguardo che rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso con SAVE di recupero del traffico ai valori precedenti alla crisi del Catullo – ha dichiarato Paolo Arena, presidente di Catullo –. Le prospettive per il 2018 sono di una crescita in linea con quella di quest’anno, a conferma della bontà delle strategie messe in atto all’interno del Sistema aeroportuale del Nord Est.”
Le previsioni del traffico per fine anno, considerati anche i volumi determinati dalle prossime festività natalizie, sono di circa 3,1 milioni di passeggeri, con un incremento del 10,5% rispetto all’anno precedente, superiore alla media nazionale che si prevede intorno al 7%.
“L’accelerazione impressa al traffico del Catullo e le prospettive per il prossimo anno sono l’esito dell’offerta aumentata verso hub europei –  ha aggiunto Camillo Bozzolo, direttore Sviluppo Aviation del Gruppo SAVE -, dell’incremento del numero di destinazioni punto a punto, a cui si aggiunge l’impegno sul mercato leisure, testimoniato dalla recente presentazione da parte di NEOS del nuovo aeromobile B787 operativo sullo scalo”.

Trasporti-Italia.com – 22.12.2017

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Tav Verona-Vicenza al Cipe

Sul tavolo del comitato oggi l’approvazione del progetto da 2,8 miliardi

di Alessandro Macciò

Previsioni rispettate. Salvo colpi di scena, oggi il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) si riunirà per approvare il progetto definitivo della Tav Verona-Vicenza (ma potrebbero esserci novità anche sul secondo stralcio, fino a Padova). Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, aveva assicurato il via libera entro fine anno. Se la promessa verrà mantenuta, i cantieri sono attesi a metà 2018.

L’ultimo capitolo risale allo scorso agosto, quando la Regione ha riunito gli enti e i comuni coinvolti dal passaggio della Tav lungo i 44,2 chilometri del tracciato Verona-Vicenza e ha espresso un parere positivo al progetto del tracciato. Oggi il Cipe (l’organismo del governo che dipende dal dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica sulle grandi infrastrutture) affiderà il progetto della linea ferroviaria al consorzio di imprese di costruzione Iricav Due, il general contractor costituito nel 1991 e formato da cinque partner: Astaldi al 37,49%, Salini Impregilo al 34,10%, Ansaldo Sts al 17,05%, Società Italiana per Condotte d’Acqua al 11,35% e Fintecna allo 0,01%.

Il valore del tragitto è di circa 2,8 miliardi, di cui 1,3 già disponibili, su un totale di 5 miliardi per il completamento fino a Padova: «Una parte del contributo è già stato erogato alla fine del 2013, per cui speravamo di partire con i cantieri nel 2014 o al più tardi nel 2015 – ricorda Franco Miller, presidente di Transpadana e delegato di Confindustria per i Corridoi europei -. Il ritardo è dovuto alle varianti eseguite sul tracciato, in particolare a sud di San Bonifacio. Per il resto, il consorzio è stato individuato e manca solo il controllo di fattibilità. Aspettiamo da anni, siamo pronti a partire».

Il progetto (compreso nella trasversale Ovest-Est TorinoVenezia) verrà approvato prima ancora che l’alta velocità sia arrivata a Verona, dato che il Cipe ha approvato la Tav Brescia-Verona lo scorso luglio e i lavori devono ancora partire: «In quel caso la Corte dei Conti ha chiesto ulteriori dettagli per registrare la delibera del Cipe e le operazioni sono slittate di qualche settimana, per un totale di sei mesi dall’approvazione – dice Miller -. Se le tempistiche per la Tav Verona-Vicenza saranno simili, è plausibile che i cantieri apriranno entro la seconda metà del 2018». Molto dipenderà anche dal risultato delle prossime elezioni, dove l’ago della bilancia potrebbe pendere dal lato della Tav o al contrario da quello dei suoi detrattori. In ogni caso, oggi va in scena un passaggio decisivo: «Speriamo che sia la volta buona, sarebbe un bel regalo di Natale – commenta Luigi Schiavo, delegato regionale di Confindustria al coordinamento delle infrastrutture -. Dopo il via libera al piano strategico, l’anno prossimo si entrerà nel vivo col progetto esecutivo». Il documento che oggi finirà sul tavolo del Cipe contiene le prescrizioni dei Comuni, come l’allargamento e il prolungamento di alcune strade, oltre agli studi sul traffico e sulla fragilità idraulica. E oggi il Cipe potrebbe anche porre le basi per l’estensione del tracciato a Padova: il progetto è di una linea a doppio binario, lungo 76 chilometri e affiancherà la linea storica per 36.

Corriere del Veneto – 22.12.2017

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Porti: Serracchiani-Torrenti, intesa su Monfalcone in Authorità

21 dicembre 2017

Conferenza Regioni conferma pareri favorevole a proposta Governo

Il porto di Monfalcone verrà inserito nell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. Lo ha annunciato l’assessore alla Cultura, Gianni Torrenti, che oggi a Roma ha rappresentato la Regione alla riunione della Conferenza delle Regioni, precisando di essere “soddisfatto che la conferenza si sia pronunciata in maniera favorevole”. Con “questa intesa si compie un atto fondamentale per la razionalizzazione e il coordinamento dell’attività dei principali scali portuali” del Fvg, ha spiegato.

La Conferenza ha confermato il parere favorevole alla proposta del Governo già espresso in modo unanime da tutti i soggetti convocati, ovvero Ministero infrastrutture e trasporti (Mit), Ministero economia e finanze (Mef), Associazione Comuni italiani (Anci) e Regioni.

La presidente della Regione, Debora Serracchiani, ha evidenziato che “questa decisione consente una riorganizzazione del sistema portuale basata su criteri di efficienza, con sicuri riflessi positivi sia per gli scali sia per l’occupazione e il tessuto socioeconomico. La Regione ha investito considerevoli risorse sulla portualità che sta vivendo una fase di forte sviluppo dei traffici e ritengo che l’integrazione degli scali di Trieste e Monfalcone, ma anche delle aree retroportuali che afferiscono all’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale, darà ulteriore impulso alla crescita al passaggio delle merci”. Serracchiani ha quindi rimarcato che “questa decisione assume ulteriore importanza in considerazione del ruolo che Trieste e Monfalcone hanno nel collegamento tra Asia ed Europa lungo la nuova via della seta, ma anche vantaggi offerti dallo status di Porto Franco riconosciuto allo scalo giuliano”.

Ansa/Mare – 21.12.2017

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«Porto, un Piano da 440 milioni, ma basta opere inutili. Le navi? Fino a 340 metri e 170-180 mila tonnellate»

Pino Musolino, presidente del Porto, in redazione alla Nuova Venezia «Navi ibride, per quelle da crociera non si scaverà il canale dei Petroli»

di Roberta De Rossi e Alberto Vitucci

440 milioni di investimenti. Ma basta con le grandi opere inutili. Addio all’off-shore, e anche al cold ironing: «Tecnologia vecchiae superata». No agli alberghi in Marittima, sì alle navi da crociera a Marghera. Con «approfondimenti in corso» per lo scavo del Vittorio Emanuele. E il porto commerciale da rilanciare, mettendo a gara le concessioni. Ecco Pino Musolino, da aprile presidente dell’Autorità portuale di Sistema dell’Alto Adriatico. Ha accettato di partecipare a un forum nella redazione della Nuova. Grinta da vendere, sicurezza oratoria, critiche dure alla gestione del suo predecessore Paolo Costa per decisioni prese «senza adeguati studi». E l’accusa di aver pagato le aree ex Syndial molto più del loro valore.

Presidente Musolino, l’Autorità Portuale ha presentato un piano triennale di investimenti per 440 milioni. Nel 2021 cosa avrete concluso?

«Le cose importanti, ma anche gli investimenti per l’accessibilità nautica piena del porto, con la manutenzione di fari e fanali: in passato si parlava di Porto 4.0, ma non si è fatto il porto 1.0. Siamo un grande porto competitivo, il primo dell’Adriatico per movimento container e poi al primo sentore di nebbia non ci sono i fari? Realizzeremo interventi che servono, legati non solo alla infrastruttura fisica. In un mondo transazionale, se non hai la Usb che permette al player di connettersi in tutto il mondo, ma non con te, perché hai un sistema diverso, vieni tagliato fuori. Poi c’è il nuovo Piano regolatore portuale, strumento strategico fondamentale la cui stesura era stata data in appalto. Ma che senso ha avere un’Autorità portuale di sistema, se poi si danno in appalto le linee guida? Basterebbe un travet per i timbri. Non dobbiamo abdicare al nostro dovere di indirizzo. Sono abituato che si risponde delle cose che fai: se sei pressapochista e cialtrone, devi essere valutato. Se no paga sempre Pantalone».

Parla la stessa lingua del sindaco Brugnaro…

«Lo dice anche mia mamma. E fino a oggi ha pagato Pantalone: per anni ha pagato per i massimi sistemi con significative quantità risorse pubbliche, mentre il cittadino-porto che aveva bisogno di ferrovie, accessibilità, logistica, aspettava come un “coca”.

Si riferisce al suo predecessore Paolo Costa e al progetto di off shore?

«Possiamo scrivere cose meravigliose, fare filosofia peripatetica e non avere risultati, come negli ultimi tre anni. Ci sono cose da fare oggi, tra 6 mesi, 1 anno e poi tirare una riga: contiamo di fare almeno il 70-80 per cento di quanto contenuto nel piano triennale.

Faccia due esempi concreti.

«Realizzaremo la “virtualizzazione “ di tutti i punti critici in laguna, portandoli in plancia di comando delle navi, perché il comandante e il pilota abbiano il pieno controllo in sicurezza anche in condizioni di scarsa visibilità e notturna: massima accessibilità, evitando incidenti. Così si aumenta tantissimo la competitività del porto: chiederemo la disponibilità dei sindacati a lavorare su fasce orarie molto più ampie. Oggi il porto di Venezia è aperto 8-17, a Rotterdam e in altre porti d’Europa si lavora 24 ore su 24. Avevamo un nostro sistema operativo, il Logis, per far dialogare operatori portuali, capitaneria, porto che funzionava benissimo. Il ministero ci ha imposto un nuovo sistema, che però non è funzionale per tutti i porti italiani. Stiamo lavorando a uno sviluppo del nostro software per far dialogare le due piattaforme: dobbiamo creare un hub virtuale per lo scambio di tutti i documenti e le informazioni. Sarà uno dei risultati del 2021. Come altre “stupidissime” cose: la digitalizzazione varchi, le letture dei container alle dogane attraverso un chip. Sfrutteremo tutte le misure che ci portano ad avvicinarci all’Europa».

Cosa sarà delle aree Montesindyal, ex Enichem, fra tre anni? C’è una bonifica da fare.

«Sono aree acquistate al doppio del prezzo di mercato: valevano 80 euro al mq e il porto le ha pagate il doppio. Ex post mi trovo in eredità questa graziosa concessione: hanno pagato un’area da bonificare che ci è costata, alla fine, 160 milioni di euro, ora che le bonifiche sono in gran parte fatte. Stiamo incontrando grandi operatori internazionali, realizzando progetti che abbiano un sostegno finanziario, con simulazioni reali. Da anni si parla di un traffico da 6 milioni di Teu. Oggi l’Alto Adriatico ne fa 2,4, di cui 610 mila a Venezia. Dove sono i 3,6 in più, da dove arrivano e da dove partono»?

Cosa diventerà l’ex Syndial? Un terzo terminal container per liberare Molo A ad altri usi?

«Io non sono l’Unione Sovietica e non impongo al privato scelte quinquennali. Siamo un porto che fa 615 mila Teu (porto leader italiano in Adriatico)e aspiriamo realisticamente a 1,1 milioni di Teu: ricordo che per il porto off shore si puntava a 1,35 milioni. Tre terminal non servono, una fase di razionalizzazione alla luce delle simulazioni è necessaria, con gli operatori attualmente presenti e non solo. Metteremo i terminal a gara. Ragioneremo con gli operatori sullo spostamento, sulla base logistica. L’hanno fatto Singapore, Anversa: sono umani come noi, si può fare. Non è una bestemmia in chiesa avendo l’ex Syndial. Devo mettere a reddito un terreno acquistato con le pepite d’oro. I porti non sono luoghi immutabili, ma luoghi che cambiano in base alle necessità».

«Ma il nostro porto sta dentro una laguna, non è uguale agli altri. Quali navi possono entrare in laguna, sia commerciali che passeggeri? L’off shore era stato presentato come soluzione all’arrivo delle grandi navi portacontaner.

« L’off shore aveva critiche pesanti fatte dal mercato: player come Aponte e Psa mi hanno detto “Va in zo… non starebbe mai in piedi!”.

Dunque fino a che misure le navi grandi possono stare qui?

«La fisica della laguna dice che non passeranno navi con pescaggio superiore agli 11 metri, visto che il fondale è 12 e ci vuole un metro di “franco chiglia”».

Ma nell’ultima “analisi multicriteri” ha scritto che arriveranno navi da 200 mia tonnellate.

«Ho scritto che i mercati arriveranno a 200 mila. Il criterio è il pescaggio. Una nave da 8500 Teu ha un pescaggio maggiore di 12 metri, quindi non entrerà. E, in generale, navi da 200 mila hanno pescaggio superiore a 12 metri. Quindi, non ci stanno. I nostri canali, inoltre prevedono una larghezza massima di 43 metri: le navi più grandi, Madre Natura non le fa passare».

Se non si allarga il canale dei Petroli: intende farlo?

«A Piano regolatore invariato, non abbiamo nessuna intenzione di allargare il Canale dei Petroli: faremo solo gli interventi previsti dalla legge, “smussamenti” rispetto alla curva, ritocchi per una maggiore sicurezza nell’ambito delle manovre. Madre natura, ripeto, dice che navi più larghe di 43 e più lunghe di 340 metri non possano. Entreranno navi tra le 170 e le 180 mila tonnellate massime di stazza: per le 200 mila è Madre Natura a fermarle».

340 metri sono tanti. Lei sostiene che non facciano danni?

«La “Spectre” Cnr dice che se una nave naviga a velocità inferiore ai 6 nodi non produce danni erosivi rilevanti. Teniamo conto che con navi più grandi si riducono i passaggi: ne passa una invece di due, il mercato non è illimitato. Il porto ha ridotto del 30 per cento i passaggi, anche per le navi da crociera».

Ma un ingegnere idraulico di fama come Luigi D’alpaos dice tutt’altro…..

Il Cnr è un ente nazionale di ricerca certificato: che il professore ci dimostri di avere un metodo scientifico omologato. Una volta verificato, possiamo discuterne».

Comitatone e spostamento delle grandi navi da crociera a Marghera: critiche dai Comitati No GrandiNavi e dal presidente di Save Enrico Marchi.

«Mentre Marchi speculava in Borsa, noi abbiamo lavorato mesi con ministero dei Trasporti, dei Beni culturali, dell’Ambiente, Comune, Regione per costruire una soluzione al problema grandi navi, che tenesse conto dell’elemento ambientale, economico. Una soluzione di compromesso, certo, figlia dell’incattivimento del dibattito: si fosse deciso questo 5 anni fa avremmo esasperato meno gli animi e fatto meglio gli interessi città. Ricordo che abbiamo tolto di mezzo gli “ecomostri” Contorta e Trezze, perché io ho scritto che non li vogliamo più. Si parlava di tagliare un’isola di fanghi tossici. Tentiamo di tenere in piedi un mercato che rappresenta il 3,6 del Pil cittadino: non è demagogico».

Portare le grandi navi al Lido o a Pellestrina è fattibile?

«No. Abbiamo fatto analisi».

Perché a Marghera il nuovo scalo si può fare?

«Le navi procederanno a convoglio, a senso unico, con le navi bianche in testa. Le portiamo nell’ultima parte del Canale dei Petroli e le altre entrano. Ecco perché abbiamo individuato la prima zona, senza dover allargare i canali. Stiamo facendo il progetto: non decideremo su un rendering. Il pressapochismo crea i danni del Mose».

Tempi?

Lo studio di prefattibilità credibilmente tra 6 mesi. Le navi più piccole continueranno a passare per il canale della Giudecca, come previsto dal Clini Passera. Quelle più grandi arriveranno a Marghera e per le altre stiamo facendo la verifica sulla Valutazione di impatto ambientale rispetto all’adeguamento manutentivo dei fondali, come da piano portuale, per uno scavo massimo attorno al milione e mezzo di metri cubi».

Le navi inquinano?

«Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, ha il potere di fare rilevazioni rispetto a emissioni e inquinamento. Ha funzioni di polizia e non ci ha mai rilevato una violazione».

La Capitaneria di porto ha però dato multe.

«L’Arpav non ci ha mai notificato nulla. Ho detto ai No Grandinavi: ci facciamo carico dei costi di un anno di rilevazioni, ad opera di un ente terzo, arbitro che va bene a voi e a noi, poi però ci adeguiamo ai risultati: mi hanno risposto….ciccia! Se domani arrivasse la notifica che dobbiamo chiudere perché superiamo i limiti ci adegueremmo. Lo studio Apice dice che il porto in stagione contribuisce per l’8% all’inquinamento, fuori stagione per il 2 e il totale trasporto pubblico per il 17%».

Anche il porto dovrà fare qualcosa?

Siamo uno dei più porti più green d’Europa, citato come “best practice” grazie all’accordo Blue Flag siglato con gli armatori e la Capitaneria, per l’utilizzo di carburante con lo 0,1 per cento di zolfo. Parametri che l’Europa ha stabilito come obbligatori dal 2020 e noi abbiamo già».

Torniamo allo sviluppo. Ci sono altre imprese interessate alle vostre aree?

«Si: oltre alla ripartenza della Pilkinkton, Fincantieri ci chiede aree per ulteriori produzioni meccanico industriali. Ci sarebbero altre grandi imprese pronte ad investire se avessero risposta su area franca, fiscalità».

Novità sulla Free Zone?

«Pare che in Parlamento sia passata la Zona logistica speciale, ma non ci è stato mai chiesto nulla né mandato il testo ufficiale. All’articolo 4 e 5 parlano di agevolazioni amministrative, ma lo Sportello unico ce l’abbiamo già dalla legge di riforma porti. E il credito di imposta è escluso. Non c’è la parte premiale; che cosa mi hai dato?! Non dico togliete a Trieste, ma date anche a me! Comunque abbiamo contatti con altre imprese, per le nostre aree a Porto Marghera. Un grandissimo player internazionale sta ragionando su Fusina, per la seconda darsena e il traffico Ro-Ro, cresciuto del 50%, con il passaggio intermodale sui treni. Koper e Trieste sono al limite della grandezza fisica: noi siamo qui».

Poi ci sono le concessioni in scadenza…

«Andranno a gara e decideremo a fronte di un piano industriale che ci sarà presentate. Aspettiamo proposte di gestione realistiche, che portino investimenti. Ci sono operatori di profilo internazionali interessati: se vogliamo ambire ad essere un grande porto, ci rivolgiamo a chi c’è già che vorremmo tenere qui con maggiori investimenti, Euroports, Psa, cinesi, coreani, danesi. Ma io giro anche il mondo a cercare investitori: non faccio la principessa sul Pisello!»

La Nuova di Venezia – 21.12.2017

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Assaeroporti: passeggeri in aumento a novembre

Sono stati 11.816.420 i passeggeri transitati negli aeroporti italiani nel mese di novembre, in aumento del 5% rispetto allo stesso mese 2016. Positivi anche i dati relativi al traffico cargo, con 99.126,2 tonnellate movimentate, in aumento del 6,3% rispetto a novembre dello scorso anno.
Nel dettaglio, leggermente negativo il risultato dell’aeroporto di Roma Fiumicino, con 2.833.610 passeggeri, -2,6% rispetto a novembre 2016 e in leggera crescita l’aeroporto di Ciampino (+1,2%) con 477.260 passeggeri.
Passando agli aeroporti milanesi, positivo il risultato di Malpensa, con 1.598.444 passeggeri (+11%); in diminuzione, invece, del 4,7% i passeggeri all’Aeroporto di Linate (725.254).
Particolarmente positivi i risultati del traffico passeggeri negli aeroporti di Pescara (+57,4%), Napoli (+49,8%), Palermo (+25,6%); più contenuto, ma comunque positivo, il risultato degli aeroporti di Verona (+17%), Cagliari (+11,2%), Bari e Catania (+8%), Bergamo (+7,4%), Venezia (+6,8%), Bologna (+5,4%).
Negativo, invece, l’andamento del traffico passeggeri negli aeroporti di Ancona (-20,9%), Alghero (-15,9%), Torino (-1,5%).
Complessivamente, nel periodo gennaio-novembre sono stati 163.473.192 i passeggeri transitati negli aeroporti del nostro Paese, in aumento del 6,6% rispetto allo stesso periodo 2016.

Trasporti-Italia.com – 21.12.2017

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Livorno: intesa per un nuovo servizio intermodale tra Toscana e Veneto

Ha preso avvio lo studio per l’attivazione di un nuovo servizio intermodale per i traffici delle Autostrade del Mare del porto di Livorno. Questo grazie a un protocollo di intesa che è stato sottoscritto tra Interporto di Livorno, promotore dell’iniziativa, Ram Logistica Infrastrutture e Trasporti, Autorità di Sistema Portuale dell’Alto Tirreno, Interporti Padova, Verona, Regione Toscana, Regione Veneto e Rete Ferroviaria Italiana

In particolare, l’iniziativa prevede l’implementazione di un servizio strada-ferrovia-mare per il trasporto delle merci dal porto di Livorno, verso i mercati dell’Europa centro-settentrionale. Il nuovo servizio mira ad eliminare 2.700 camion al mese dalle strade dell’Italia Centro-Settentrionale, per una riduzione di emissioni di CO2 stimabile in circa 4.800 tonnellate/anno. Lo scalo livornese vanta in Italia il primato per traffico Ro-Ro, con il 13% del totale nazionale e 390.000 veicoli commerciali in transito nel 2016. Trasferendo su rotaia parte del percorso, oggi effettuato totalmente su gomma, il nuovo servizio potrebbe arrivare a togliere 2.700 camion ogni mese dalle strade dell’Italia centro-settentrionale con un notevole beneficio in termini ambientali, stimabile in circa 4.800 tonnellate di emissioni di Co2 in meno all’anno.

I firmatari del protocollo collaboreranno alla definizione di un progetto di fattibilità tecnico-economica per uno o più nuovi servizi intermodali volti a fluidificare i flussi di traffico connessi alle Autostrade del Mare afferenti al Porto di Livorno, riducendo il congestionamento di terminal, aree portuali e vie d’accesso. Il gruppo di lavoro analizzerà la sostenibilità dell’utilizzo dell’Interporto Vespucci come vero e proprio gate portuale e come scalo di riferimento per l’instradamento dei semirimorchi su ferro verso gli Interporti di Verona e Padova, snodi strategici sulle direttrici di traffico nord-sud ed est-ovest.

Trasporti-Italia.com – 21.12.2017

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