Tre turni di lavoro in porto. Via al dragaggio dei fondali

19 maggio 2017

Si parte a giugno con l’intervento dei mammelloni affidato alla ditta Polese. Notizie positive dopo un vertice in Regione per l’escavo e il piano regolatore

di Giulio Garau

Entro ferragosto sarà pronto il progetto esecutivo dell’escavo del canale di ingresso del porto di Monfalcone che porterà il fondale a -12,5 metri. A settembre è annunciata la gara e i lavori in inverno. Intanto parte a giorni il dragaggio di manutenzione del canale (il cosiddetto intervento dei mammelloni) che già porterà il fondale sotto banchina a -11,70. È di questi giorni infatti la notizia dell’affidamento dei lavori alla ditta Polese di Sacile che ha vinto la gara.

Ma arrivano anche buone notizie sui turni di lavoro nello scalo, è imminente infatti la nuova disposizione dell’Autorità marittima sul terzo turno per i picchi di traffico e per non far attendere le navi in rada. «Se il lavoro che stiamo facendo ora l’avessimo iniziato tre anni fa l’escavo sarebbe già stato fatto. Fnalmente un clima positivo, se tutto procede riusciremo a mettere a reddito tutto quello che funziona in porto a Monfalcone». Il commento di Riccardo Scaramelli, presidente della Compagnia portuale e ieri rappresentante degli operatori, all’uscita della “densa” riunione in Regione con tutti i protagonisti dello scalo alla presenza della governatrice Debora Serracchiani e dell’assessore alle infrastrutture Mariagrazia Santoro è più che positivo. «Sono soddisfatto» ribadisce Scaramelli, e lo è anche il sindaco Anna Cisint che aveva spinto per questa riunione per fare il punto sui nodi ancora aperti in porto. «Bene perché c’è l’accordo sul terzo turno di lavoro, la Regione si metterà d’accordo con la Capitaneria di porto che modificherà l’ordinanza – conferma – abbiamo avuto risposte chiare anche sull’escavo. E su mia richiesta è stato tracciato lo stato dell’arte sul piano regolatore. È fondamentale per lo sviluppo dei traffici, la Regione ha confermato che si va avanti e che a breve lo studio sarà affidato al professionista incaricato di redigere il piano finale».

L’unico punto, forse, quello del piano regolatore portuale, che deve trovare una vera soluzione ma i tempi per questo tipo di studi è ancora lungo, complicato e Comune e operatori spingeranno per dare un’accelerata. «Un incontro davvero proficuo» il commento della governatrice Serracchiani, una sensazione condivisa da tutti i presenti al mega tavolo dove si è percepito concretamente che finalmente c’è la svolta decisiva per il porto di Monfalcone bloccato da oltre 10 anni. Per quanto riguarda la manutenzione dei fondali l’Azienda porto ha affidato i lavori alla ditta che ha vinto, la Polese, e ieri l’assessore Santoro ha brevemente illustrato il cronoprogramma. Si tratta di un’opera che prepara l’escavo ed è inclusa nel pacchetto di interventi da quasi 12milioni di euro. La Polese di Sacile ha vinto con un’offerta al ribasso di 907mila 936,38 euro (il prezzo di partenza era 986mila 675 più ina al 22%) e riguarda i lavori che comprendono oltre 12mila euro di oneri di sicurezza. Le opere dovrebbero partire entro il mese di giugno. «Finalmente mettiamo i ferri in acqua – la sottolineatura di Serracchiani – per questo escavo propedeutico all’approfondimento del canale di accesso». Si scaverà sotto le banchine degli ormeggi più importanti (7,8 e 9), ma si metterà a posto anche quelli delle autostrade del mare, l’1,2 e 3 che funzionavano con qualche difficoltà per gli errori di esecuzione dell’opera.

Ma la giornata di ieri è stata utile per fare il punto, una sorta di ricognizione, sugli altri lavori di infrastrutturazione del porto, opere per circa 12milioni di euro. Dai binari del raccordo portuale alle nuovissime barriere (alte ben 6 metri) a protezione delle aree di deposito delle autovetture per il traffico che è uno di punti di forza dello scalo. Manca ancora un punto di domanda, quello sull’attuazione della riforma che dovrebbe portare all’alleanza tra i porti di Trieste e Monfalcone con l’Autorità di sistema. Del decreto non c’è ancora traccia. In compenso la presidente ha rimarcato al sindaco Cisint che sta lavorando perché il decreto arrivi e «l’importanza che il Comune di Monfalcone stia all’interno del Comitato di gestione». Un affermazione riportata dalla nota della giunta e che il sindaco di Monfalcone ha confermato «Ci rassicura moltissimo perché ci permetterà di lavorare con la stessa dignità assieme a Trieste le pianificazione e lo sviluppo dei traffici».

Il Piccolo – 19.05.2017

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Pedemontana veneta, la Regione firma un mutuo da 300 milioni

L’intesa con Cassa depositi e prestiti consente di evitare il ricorso all’addizionale Irpef per la realizzazione dell’opera

La Regione Veneto ha firmato, oggi a Venezia, con Cassa Depositi e Prestiti, un mutuo di 300 milioni di euro per il contributo in conto costruzione per il completamento della Superstrada Pedemontana Veneta.

Si tratta della soluzione trovata per evitare di pagare l’opera in fase di realizzazione introducendo un’addizionale all’Irpef.

Oggi l’accordo avvia, secondo una nota, la «Procedura aperta per l’assunzione di un mutuo, con oneri a carico della Regione, per l’attuazione dell’opera pubblica Superstrada Pedemontana Veneta per il finanziamento di un contributo c/capitale – in conto costruzione ai sensi dell’art. 5 bis della L.R. 32/2016: presa d’atto gara deserta, autorizzazione alla stipula del mutuo con Cassa Depositi e Prestiti Spa e approvazione schema di contratto».

L’impianto del contratto è coerente con lo schema di Terzo Atto Convenzionale approvato dalla Giunta regionale il 16 maggio scorso. Il mutuo, la cui efficacia è subordinata alla sottoscrizione del Terzo Atto Convenzionale da parte del concessionario, è già strutturato per le due erogazioni previste nello stesso Terzo Atto: 140 milioni nel 2018 e 160 milioni nel 2019.

La Nuova di Venezia – 19.05.2017

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Quasi tre miliardi euro per gli aeroporti di Roma, Milano e Venezia

18 maggio 2017

Nei prossimi cinque anni gli investimenti sugli aeroporti di Roma, Milano e Venezia, che insieme rappresentano oltre il 50% del traffico nazionale, cresceranno del 50% rispetto al quinquennio passato, per una cifra pari a 2,9 miliardi di euro. Il piano di investimenti è stato presentato questa mattina dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, dal presidente dell’Enac, Vito Riggio, e da Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, che controlla Aeroporti di Roma, Pietro Modiano, presidente di SEA ed Enrico Marchi, presidente di Save.
“Il settore aereo è in crescita significativa in Italia – ha sottolineato il ministro Delrio – e tra le priorità del Governo c’è l’aumento degli investimenti nel settore aeroportuale, che nel 2016 ha registrato un aumento di oltre il 2% del 2016, grazie al piano di investimenti”. Nel quinquennio 2010-2016 sono stati realizzati investimenti per 1,89 miliardi di euro e per il prossimo quinquennio è previsto, appunto, un ammontare pari a 2,9 miliardi. In totale, in dieci anni (fino al 2021), verranno realizzate opere per 4,8 miliardi. Nel dettaglio, per l’aeroporto di Roma Fiumicino gli investimenti previsti ammontano a 1.745,1 milioni mentre per Roma Ciampino 41,1 milioni. Su Milano Linate, ormai saturo in quanto a capacità, verranno investiti 316,62 milioni mentre su Milano Malpensa 265,71 milioni. Infine per lo scalo di Venezia sono previsti investimenti per 540,57 milioni.
Investimenti con cui gli aeroporti intendono far fronte all’aumento passeggeri: in totale sugli scali italiani, nel 2021, sono previsti 97 milioni di passeggeri, di cui 47,5 milioni a Fiumicino, 5,5 milioni a Ciampino, 9,8 a Linate, 23,2 a Malpensa e 11,6 a Venezia. Nel 2030, invece, i passeggeri complessivi dovrebbero aumentare fino a 128 milioni.
Su Fiumicino si concentrerà quindi la quota maggiore degli investimenti, tutti privati, che si vanno ad aggiungere al miliardo già speso da Adr nei cinque anni precedenti, di cui il 95% su Fiumicino e il restante 5% su Ciampino. Tra i principali interventi previsti: l’ampliamento del Terminal 1, dove si concentreranno tutte le attività dell’area Shenghen, la ristrutturazione dei Terminal 3 e 5, la realizzazione di una nuova pista di volo e l’ampliamento dei piazzali aeromobili.
Sugli scali gestiti da SEA, invece, come ha spiegato il presidente Modiano, non vi saranno investimenti sulla capacità degli scali, perché Linate è già satura mentre Malpensa è in grado di gestire l’aumento dei passeggeri fino al 2030. Vi saranno però investimenti sulla qualità. I 316,6 milioni di Linate andranno quindi ad adeguare il sistema gestione bagagli, riqualificare la pista e il piazzale aeromobili, il terminal passeggeri e quello di aviazione generale. I 265,7 milioni per Malpensa, invece, saranno utilizzati per potenziare la Cargo City, adeguare il sistema di gestione bagagli, ristrutturare il terminal 1 con adeguamento per l’attracco dell’Airbus A380.
Infine, su Venezia, gli investimenti di oltre 540 milioni andranno ad ampliare l’aerostazione passeggeri, riqualificare e adeguare le infrastrutture di volo, adeguare i sistemi di accesso, viabilità e parcheggi e ad adeguare reti e impianti.

Trasporti-Italia.com – 18.05.2017

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Per molti porti italiani il futuro parla cinese

17 maggio 2017

Gli investimenti promessi da Pechino possono fare crescere Genova e Trieste. I due scali saranno coinvolti nella nuova Via della Seta, sfidando giganti come Rotterdam e Amburgo. Un volano per le autorità di sistema dopo un piatto 2016

di Paolo Pittaluga

La possibilità di nuova crescita dei porti italiani passa dalla Cina? Stando a quanto affermato dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, la risposta è “sì”. Il premier, al termine del suo viaggio a Pechino, ha definito «importante il fatto che il presidente cinese abbia confermato la loro intenzione di inserire i porti italiani tra i porti sui quali investire, come terminali della Via della Seta». «In particolare – ha proseguito – stiamo parlando del potenziamento dei porti di Trieste e Genova, non in alternativa al Pireo. Sono mestieri diversi che possono essere sviluppati in modo diverso e parallelo. E senza dimenticare il ruolo tutto speciale e simbolico di Venezia».

Nelle considerazioni di Gentiloni ci sono diverse parole chiave: Via della Seta, Pireo, Trieste, Venezia e Genova. Via della Seta è quel percorso che in poco meno di due anni è passato da una sorta di strada (ferrata) visionaria a pezzi di binario percorsi già dai primi treni sull’asse che dalla Cina porta ai terminal del nord Europa. Con un tempo (14 giorni) più che dimezzato rispetto a quello via nave. Certo, per ora quei convogli vanno ancora a Nord, in porti come Rotterdam e Amburgo che continuano nella loro ascesa. Ma domani le cose potrebbero cambiare e l’Italia non può essere tagliata fuori diventando un hub utile per il naviglio in arrivo dal Canale di Suez e (grazie anche ai nuovi tunnel alpini – Terzo valico, Torino-Lione e Brennero) andarsi a collegare alla Via della Seta. Non in concorrenza al Pireo (seconda parola chiave), il porto greco acquistato l’anno scorso dai cinesi della Cosco per oltre 368 milioni – e che ha già movimentato oltre 3 milioni di teu (container) -. E in un contesto in cui il presidente cinese, Xi Jinping, mette 78 miliardi di dollari (il cosiddetto progetto One belt one road ) il Bel Paese non può restare tagliato fuori. Perché in caso di “non adesione” il sistema portuale italiano sarebbe praticamente ridotto alla marginalità del servizio interno. Con quali conseguenze sul settore – 160mila aziende per per un valore stimato di 220milioni di euro – facili da immaginare.

Ecco qua, allora, la altre parole chiave: Trieste, Venezia e Genova. Partendo dalla città di San Marco è doveroso ricordare che si lavora freneticamente per arrivare a realizzare una piattaforma off-shore che costerà 2,2 miliardi con una capacità di movimentazione di 3 milioni di teu l’anno. In attesa che “quell’isola per container” si vada a creare, l’oggi è dato dall’andamento della portualità del Bel Paese che ha visto un 2016 di difficile lettura in quanto è stato l’anno dei cambiamenti delle Autorithy voluti dalla riforma Delrio: 12 mesi nei quali le vecchie presidenze delle autorità portuali non hanno mosso, o quasi, euro in attesa delle novità e dove non tutte le poltrone sono “occupate” e c’è ancora un caso di ribellione, la Sicilia. Ciò premesso la movimentazione, a grandi linee, è stata in linea con le attese, almeno a leggere i dati di Assoporti, dove si evince che vanno bene gli scali dell’arco Tirrenico (in particolare Genova e Spezia, perde container invece Livorno) e quelli dell’arco Adriatico (cresce Trieste tra l’altro leader nella sostenibilità grazie alla movimentazione via ferrovia). Spostandosi verso Sud nota di merito per Civitavecchia anche grazie al traffico Ro-Ro (import-export dei veicoli Fca), male Gioia Tauro condizionato dagli scioperi contro il taglio del personale e male Taranto dove il megaporto container è quasi una landa desolata. Quindi movimentazione in linea con le attese ma, non è un mistero, che deve crescere. Allora l’avvento cinese non può che leggersi positivamente anche se non mancheranno le voci contrarie. Anzi già ci sono state. L’ultima solo pochi giorni fa, quando uno storico terminalista genovese, Luigi Negri, ha parlato di overcapacity (eccesso di capacità) dei porti liguri individuando nella costruenda piattaforma di Savona-Vado un’opera inutile, osservando che «il terminal non avrà successo». «Ai cinesi – aggiungeva – gliel’avevo anche spiegato. Basta pensare ai costi superiori rispetto a Genova». Il riferimento ai cinesi è spiegato dal fatto che il nuovo terminal savonese oggi è partecipato al 49% da Cosco Shipping Ports e Qingdao Ports, mentre la maggioranza è ancora nelle mani del gruppo Maersk. Come a dire, non tutti sono convinti dell’avvento di Pechino.

Avvenire – 17.05.2017

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Nei primi tre mesi di quest’anno il traffico delle merci nel porto di Venezia è calato del -3,6%

16 maggio 2017

Merci varie +3,2%. In calo le rinfuse liquide (-8,4%) e secche (-6,3%).

Nel primo trimestre di quest’anno il traffico delle merci nel porto di Venezia è diminuito del -3,6% essendo stato pari a 6,19 milioni di tonnellate rispetto a 6,43 milioni di tonnellate nei primi tre mesi del 2016. Le merci allo sbarco sono ammontate a 4,95 milioni di tonnellate (-2,9%) e quelle all’imbarco a 1,25 milioni di tonnellate (-6,5%).

Complessivamente il traffico delle merci varie è cresciuto del +3,2% a 2,34 milioni di tonnellate, di cui 1,38 milioni di tonnellate di merci in container (-2,7%) realizzate con una movimentazione di contenitori pari a 147.921 teu (-0,4%), 334mila tonnellate di carichi ro-ro (+33,9%) e 625mila tonnellate di altre merci varie (+4,7%).

Nel comparto delle rinfuse liquide il totale è stato di 2,04 milioni di tonnellate (-8,4%). I prodotti petroliferi raffinati sono stati 1,68 milioni di tonnellate (-9,6%). In calo anche i prodotti chimici liquidi con 324mila tonnellate (-1,2%) e le altre rinfuse liquide con 42mila tonnellate (-11,5%).

È diminuito complessivamente anche il traffico delle rinfuse solide che si è attestato a 1,81 milioni di tonnellate (-6,3%). Sono risultati in calo i traffici di carbone e lignite (705mila tonnellate, -1,9%), di prodotti metallurgici (365mila tonnellate, -28,4%), di mangimi, foraggi e semi oleosi (344mila tonnellate, -3,5%) e di minerali e materiali da costruzione (58mila tonnellate, -9,1%). In aumento, invece, i volumi di cereali (234mila tonnellate, +14,6%), di prodotti chimici (23mila tonnellate, +139,6%) e delle altre rinfuse secche (77mila tonnellate, +15,8%).

Nel settore delle crociere il traffico è stato di quasi 7mila passeggeri, con una flessione del -75,9% sul primo trimestre dello scorso anno.

Nei primi tre mesi del 2017 il porto veneziano è stato scalato da 648 navi (-2,8%) per complessive 11,4 milioni di tonnellate di stazza lorda (-3,0%).

InforMare.it – 16.05.2017

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Porti: D’Agostino, c’è svolta in approccio cinese a Italia

“La Nuova Via della Seta torna sugli scali della Penisola”

L’Italia è tornata a essere uno snodo vitale della Nuova Via della Seta cinese, attraverso i porti di Genova e Trieste, e il presidente di Assoporti, Zeno D’Agostino, sottolinea che “il Paese ha superato il momento in cui sembrava che dal punto di vista cinese l’Italia non contasse più”. “In quella che era l’ultima versione della Belt&Road Initiative sembrava che l’Italia venisse bypassata”, ricorda D’Agostino, che è anche presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico Orientale, commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e l’impegno della Cina, riferito dal Presidente Xi Jingpin, di investire sui porti italiani, in particolare su Genova e Trieste. “Se in origine si parlava di Venezia come possibile snodo della Nuova Via della Seta – aggiunge D’Agostino – nelle versioni più recenti il braccio marittimo della Via cinese attraversava Suez e Gibilterra e arrivava in Europa da Nord, bypassando la nostra penisola. Una visione che, ovviamente, preoccupava l’Italia”. L’annuncio di oggi del presidente cinese Xi Jinping cambia radicalmente questo paradigma. “Torniamo a una prospettiva in cui l’ingresso marittimo della Via della Seta in Europa arriva da Sud. Da presidente di Assoporti questo mi rende felice”.

Bisognerà vedere come l’intento cinese si tradurrà in pratica. “Se pensiamo che i cinesi sono già presenti in capitale di investimento nel nuovo terminal container di Vado Ligure prosegue D’Agostino – mi viene da pensare che ora vada costruita la forma con cui investiranno a Trieste”. Questo risultato è “il frutto del lavoro fatto nell’ultimo anno – ricorda D’Agostino – Siamo stati in Cina con la missione tecnica che ha preceduto la visita a Pechino del presidente Sergio Mattarella. Assieme al governo abbiamo definito le priorità che riguardano il porto di Trieste, così come ha fatto anche Genova”.

Nella scelta dello scalo del Friuli Venezia Giulia da parte della Cina pesano diversi fattori. “I loro operatori stanno scoprendo le potenzialità del nostro porto. Conta molto il ruolo dei corridoi ferroviari che abbiamo creato in questi due anni, d’intesa con Governo e Regione. Le linee di treni per l’Europa orientale e centrale fanno di Trieste un ottimo luogo in cui investire”.

Il presidente del porto dell’Alto Adriatico riflette poi sui possibili fattori di competizione e cooperazione con il porto del Pireo. Lo scalo greco è infatti in mano cinese e Pechino lo considera un altro snodo vitale per la Belt&Road Initiative.

“Una cosa che abbiamo detto ai cinesi quando siamo andati in missione da loro è proprio questa: il Pireo non può essere la testa di ponte della Cina in Europa. Nel momento in cui si attracca a quel porto si è soltanto ai margini del nostro spazio continentale”. Un dato che difficilmente si può modificare con nuove infrastrutture: “Un collegamento ferroviario con l’Europa centrale non è semplice come i cinesi sembravano ipotizzare all’inizio”. Per cui la proposta italiana si basa su differenziazione e complementarietà: “È giusto che il Pireo sia una base per una serie di traffici. Ma per sfruttarlo appieno e per entrare in Europa serve un’altra testa di ponte cui anche il Pireo possa collegarsi via nave. E io la vedo a Trieste per l’Europa centro-orientale, come a Genova per l’Europa occidentale”.

Ansa/Mare – 16.05.2017

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Porti: Venezia a Giacarta rinforza rapporti asiatici

Nell’ambito dell’High Level Dialogue on Asean Italy Economic Relations

Il porto di Venezia è presente a Giacarta per attivare relazioni politico-economiche nell’ambito dell’High Level Dialogue on Asean Italy Economic Relations organizzato da Ambrosetti in collaborazione con l’Associazione Italia-Asean, presieduta dall’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, e nel contesto della missione istituzionale ufficiale del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Il summit di due giorni, realizzato con il coinvolgimento attivo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero dello Sviluppo Economico, dall’ICE e da Confindustria, vede la presenza di circa 200 leader politici ed economici Italiani e dell’Asean.

“Il Porto di Venezia ha istituito negli anni una relazione forte con i due pivot dell’area: Singapore e Vietnam” – ha dichiarato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale Pino Musolino “Si tratta dei primi due partner commerciali dell’UE nel blocco Asean con i quali l’Europa ha firmato Trattati di Libero Scambio rispettivamente nel 2014 e nel 2015, trattati la cui attuazione passa anche per una relazione efficiente ed efficace tra Gateway portuali strategici tra le due aree e Venezia ha tutta l’intenzione di giocare questo ruolo – continua Musolino – Con Singapore giochiamo in casa: mi piace ricordare che, quando nel 1998 è scattata l’operazione di globalizzazione di PSA Corporation, proprio il Terminal Vecon di Venezia è stato uno dei primi Terminal Container ad essere acquisito in Europa, cogliendo immediatamente la posizione strategica del nostro porto rispetto all’interscambio commerciale tra centri manifatturieri europei e economie più dinamiche del Far East; rispetto al Vietnam, stiamo già dialogando con i cluster portuali più importanti del Paese, nell’ambito delle relazioni internazionali tessute dalla Regione del Veneto e alla luce dell’Action Plan per l’implementazione di una partnership strategica tra Italia e Vietnam nel 2017-2018, firmato a novembre scorso”.

Ansa/Mare – 16.05.2017

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Tunnel del Brennero, ok da Verona a Monaco

Tunnel del Brennero, ok da Verona a Monaco ieri incontro in provincia

Lo stato di avanzamento dei lavori è stato al centro della riunione della Commissione tecnica della Comunità di azione ferroviaria del Brennero, che si è riunita ieri pomeriggio presso il palazzo della Provincia autonoma di Trento sotto la presidenza dell’assessore alle infrastrutture Mauro Gilmozzi, accompagnato dal dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture e mobilità Raffele De Col.

“Abbiamo registrato – ha detto l’assessore Gilmozzi – una grande sintonia tra i rappresentanti dei territori interessati dall’opera, da Verona a Monaco di Baviera; in particolare per quanto riguarda la volontà di attuare tutte le iniziative possibili per condividere con le comunità gli scenari e le opportunità che si aprono grazie a questa nuova infrastruttura che è destinata a cambiare le modalità di svolgimento del traffico”.

Alla riunione era presente anche Ezio Facchin, Commissario straordinario di Governo per le opere di accesso al Tunnel del Brennero, che ha evidenziato come la sfida oggi sia quella del trasferimento modale, da realizzare anche attraverso un’attenta analisi dei flussi e dell’evoluzione del traffico.

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento del corridoio del Brennero si è fatto il punto sui lavori che riguardano gli accessi a nord, fino a Monaco, e a sud, da Fortezza a Verona, e per quanto riguarda la Galleria di Base del Brennero. “Siamo molto soddisfatti per come l’attività sta proseguendo”: ha aggiunto l’assessore Gilmozzi. Durante l’incontro si è parlato anche del progetto “BrennerLec”, che è finanziato dal programma LIFE 2014-2020 per l’ambiente e il clima della Commissione Europea e che si pone l’obiettivo di creare un “corridoio a emissioni ridotte” (LEC – Lower Emissions Corridor) lungo l’asse autostradale del Brennero, tra Bolzano e Rovereto. Capofila è la società A22.

La Provincia partecipa attraverso l’Agenzia provinciale della protezione dell’ambiente che si occuperà del monitoraggio ambientale, per misurare le concentrazioni in atmosfera dei principali inquinanti al fine di quantificare l’impatto delle misure adottate sulla qualità dell’aria.

Il Trentino – 16.05.2017

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A pieno ritmo prima stazione italiana «Lng» aperta a Padova

Sta già lavorando a pieno ritmo, a meno di un mese dall’inaugurazione, la prima stazione italiana mono-fuel di carburante Lng (o Gnl: gas naturale liquido) aperta all’Interporto di Padova dalla “Liquimet”, società del Gruppo “Gasfin”. La struttura è finalizzata al servizio del traffico pesante di un interporto situato in un centro urbano ad alto tasso di inquinamento per favorire la svolta “green” dei mezzi di trasporto, in conformità al “Dlgs” 257 del 16 Dicembre dello scorso anno che attua la direttiva del Consiglio del Parlamento europeo 2014/94/Ue del 22 Ottobre 2014 sulla realizzazione delle infrastrutture dei combustibili alternativi per una strategia europea di energia pulita per il trasporto.

La stazione Lng di Padova è la prima realizzazione del progetto “Gainn4Dep” quarta fase dell’iniziativa nazionale “Gainn_It”, per lo sviluppo del Lng in Italia negli scali marittimi e negli interporti della rete Ten-T: un progetto del valore complessivo di 1,2 miliardi di euro.

Obiettivo dell’iniziativa, lanciata dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti nell’Aprile del 2014, è indirizzato a concepire, definire, prototipizzare, sperimentare, convalidare e implementare, nella cornice di tempo dal 2014 al 2023, la rete italiana delle infrastrutture del Lng per il trasporto marittimo e terrestre. Ogni scalo/interporto e centro intermodale strategico della rete “Gainn_It”includerà, al più tardi nel 2030, almeno uno dei seguenti quattro componenti: 1) Sistema di ricezione del Lng ed ausiliari collegati; 2) Stoccaggio del Lng e sistemi di distribuzione locale e ausiliare connessi; 3) Sistema di bunkeraggio Lng per navi e ausiliari connessi; 4) Sistema di rifornimento per veicoli Lng (autotrasporti) e relativi accessori correlati.

Per lo sviluppo della rete di rifornimento del Lng ad uso autotrazione, la Direttiva europea prescrive agli Stati membri di assicurare che entro il 31 Dicembre del 2025, sia realizzato un numero adeguato di punti di riferimento del Lng nei nodi intermodali interni e costieri e lungo i nove corridoi “core” che costituiscono l’asse portante della Trans European Network-Transport (Ten-T).

Il gas naturale è indicato dall’Unione europea e dal Governo italiano come combustibile preferenziale per il trasporto pesante perché non è tossico e non contiene zolfo; la combustione del metano “non puzza”, non produce polveri sottili né altri derivati cancerogeni, produce bassi contenuti di ossidi di azoto e di anidride carbonica: per questi motivi può essere ritenuto la chiave per la crescita sostenibile globale nel XXI secolo.

Inoltre, il metano è una fonte inesauribile di energia disponibile. Le quantità di bio-metano che si sviluppano naturalmente nell’atmosfera e che sono recuperabili dagli scarti di lavorazione della zootecnica, dell’agricoltura e delle estensioni forestali, oltre che dai rifiuti urbani, sono sempre crescenti e possono consentire di renderci energeticamente sufficienti e non dipendenti dalle importazioni. La produzione di bio-Lng (bio metano liquido) è necessaria e fattibile: 10% di quota rinnovabile nei trasporti entro il 2020 è l’obiettivo della Direttiva 2009/28/CE e 85% di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera entro il 2050 è l’obiettivo della Energy Roadmap 2050 della Commissione europea.

Il Messaggero Marittimo – 16.05.2017

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Atlantia lancia l’offerta sul 100% di Abertis a 16,5 euro

15 maggio 2017

Il nuovo gruppo sarà il principale operatore di autostrade nel mondo con un Ebitda di 6,6 miliardi di euro e investimenti per 2,4 miliardi (dati 2016, pro forma). L’integrale finanziamento dell’operazione è stato già assicurato da un pool di primarie banche

di Elenorova Vallin

Dopo poche settimane di trattative e in perfetta tempistica sulle attese, Atlantia ha annunciato stamani (lunedì 15 maggio) a mercati chiusi la decisione di promuovere un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria (opas) sulla totalità delle azioni di Abertis Infraestructuras, società quotata alla Borsa spagnola. Ovvero: sul 100%.

Il commento. «In queste settimane abbiamo lavorato alla messa a punto di un’offerta che confidiamo possa essere considerata friendly ed attrattiva per gli azionisti, gli stakeholders ed il management di entrambe le società. Pensiamo di esserci riusciti». Così l’amministratore delegato di Autostrade, Giovanni Castellucci. «In caso di successo – prosegue – il gruppo risultante manterrà una fortissima generazione di cassa e capacità di investimento che, abbinata ad una presenza geografica globale unica, ne farà un partner in grado di rispondere ancor meglio alle esigenze delle istituzioni e dei clienti nei Paesi di presenza. Dall’operazione risulterà il leader mondiale nelle infrastrutture di trasporto. Sono sicuro – conclude Castellucci – che le grandi opportunità che potranno aprirsi saranno sfruttate al meglio dal gruppo manageriale, coeso e di successo, che risulterà dalla combinazione delle competenze uniche di Abertis e di Atlantia».

La risposta spagnola. “Abertis ha appreso stamani i termini e le condizioni dell’offerta volontaria di Atlantia. Il board non commenterà la questione finché non vi sarà l’obbligo o il mandato legale di farlo e continuerà ad operare nel suo business as usual” spiega una scarna nota della società quotata a Madrid.

La struttura dell’operazione. L’offerta contempla un corrispettivo interamente in denaro pari a 16,5 euro per azione, ferma restando la possibilità per gli azionisti della società iberica di optare, in tutto o in parte, per una «Parziale Alternativa in Azioni». Quest’ultima prevede la possibilità per gli azionisti Abertis di preferire, in tutto o in parte, un corrispettivo in azioni Atlantia di nuova emissione aventi caratteristiche speciali sulla base di un rapporto di scambio di 0,697 azioni Atlantia per ogni azione Abertis, determinato sulla base di un valore per azione di Atlantia assunto pari a 24,20 euro. Il controvalore dell’operazione ammonta a 16.341 milioni per il 100% del capitale di Abertis.

Il pagamento del corrispettivo in Azioni Speciali Atlantia è soggetto ad una soglia massima di accettazione pari a 230 milioni di azioni Abertis (pari a circa il 23,2% del totale delle azioni oggetto dell’offerta), eventualmente superata la quale sarà effettuato un riparto pro-rata del corrispettivo in azioni, con versamento della rimanente quota in denaro. Le Azioni Speciali Atlantia offerte in scambio avranno i medesimi diritti economici e amministrativi delle azioni esistenti, ma non saranno quotate e saranno soggette al vincolo di intrasferibilità fino al 15 febbraio 2019, termine allo scadere del quale saranno convertite automaticamente in azioni ordinarie, sulla base di un rapporto di 1:1. Inoltre avranno un diritto di nominare fino a tre amministratori, per cui il Cda di Atlantia passerà da 15 ad un massimo di 18 componenti.

Le condizioni. L’efficacia dell’offerta è subordinata al raggiungimento di alcune condizioni sospensive, tra cui una percentuale minima di adesione (almeno il 50%+1 azione della totalità delle azioni Abertis oggetto dell’Offerta) e una quantità minima di adesione alla Parziale Alternativa in Azioni (non inferiore a 100 milioni di azioni Abertis, il 10,1% circa della totalità delle azioni oggetto dell’offerta).

Inoltre è necessaria l’approvazione dell’operazione da parte della Comision Nacional del Mercado de Valores, della Consob, delle Autorità antitrust e delle altre Autorità amministrative al cambio di controllo, oltre all’approvazione da parte dell’Assembla straordinaria di Atlantia dell’aumento di capitale a servizio dell’emissione delle Azioni Speciali e di talune modifiche statutarie connesse all’Operazione.

I numeri del nuovo gruppo. L’Offerta non è finalizzata al delisting di Abertis ma ha l’obiettivo di creare il leader mondiale nella gestione delle infrastrutture di trasporto con un portafoglio di asset diversificato in 19 paesi con 14.095 km di autostrade e 60 milioni di passeggeri negli aeroporti di Roma e Nizza. Il nuovo gruppo sarà il principale operatore di autostrade nel mondo con un Ebitda di 6,6 miliardi di euro e investimenti per 2,4 miliardi (dati 2016, pro forma). L’integrale finanziamento dell’operazione è stato già assicurato da un pool di primarie banche e istituzioni finanziarie.

Sul fronte Venezia: “Atlantia potrebbe considerare l’uscita dall’azionariato di Save, il gruppo per gestione del sistema aeroportuale di Venezia e Treviso, in cui ha circa il 21%”. È quanto emerso dalla conference call dell’ad Giovanni Castellucci.

La Tribuna di Treviso/Nord Est Economia – 15.05.2017

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