Ferrovie: Santoro, massima attenzione ambientale in Fvg

22 aprile 2017

L’attuale livello di sviluppo progettuale non consente ancora di individuare tutti i dettagli delle opere ferroviarie necessarie al territorio. Tuttavia la Regione Friuli Venezia Giulia, rispondendo attraverso l’assessore alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro, alle domande poste dal quotidiano Il Fatto Quotidiano, ha nuovamente ribadito la propria contrarietà alla realizzazione di una galleria sul Carso nella tratta tra Monfalcone e Trieste.
Secondo quanto riferito da Santoro, sarà compito di Rfi l’individuazione della o delle soluzioni progettuali che rispettino tale indicazione. Santoro ha quindi evidenziato al Fatto Quotidiano come già in passato la Regione si fosse espressa negativamente contro il progetto che prevedeva il passaggio, in un’unica galleria nel Carso, della Tav nella tratta Ronchi-Trieste.
“Questa posizione rimane immutata”, ha puntualizzato l’assessore anche riguardo al progetto che sta sviluppando Rfi sulla velocizzazione della Venezia-Trieste. “Un elaborato che preveda quanto già bocciato dalla valutazione di impatto ambientale (Via) – ha sottolineato – non potrebbe che avere i medesimi esiti”.
Santoro ha quindi ricordato come il progetto preliminare del 2010 realizzato da Rfi per il potenziamento della tratta sia stato parzialmente modificato nelle linee di indirizzo dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. In particolare, rispetto alla quadruplicazione dei binari, i due enti decisero per il potenziamento e la velocizzazione di quanto già esistente, posizione accolta da Rfi.

“Gli interventi da individuare e realizzare – ha aggiunto Santoro – saranno oggetto di approfondimento e verranno realizzati per fasi funzionali. Il piano di finanziamento dell’intervento è stato sottoposto all’attenzione del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, nella recente proposta di aggiornamento del contratto di Programma, con una spesa complessiva di 1,8 miliardi di euro, recentemente ribadita anche nel documento di Economia e Finanzia approvato dal Governo”.
Alla luce delle recenti intese raggiunte con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie, con le risorse già disponibili “sarà gradualmente attivato – ha precisato Santoro – lo studio di fattibilità tecnico economico per il potenziamento della linea Venezia-Trieste. Pertanto, l’attuale livello di sviluppo progettuale non consente ancora di individuare nel dettaglio opere particolari e puntuali”.
Parlando del raddoppio della Udine-Cervignano, altra opera inserita nell’accordo quadro Regione-Rfi, Santoro ha dichiarato come “anch’essa prevede la necessità del massimo rispetto ambientale e la risoluzione di ogni punto critico. Sostenere che l’importo previsto nei progetti realizzati sia sbagliato senza la necessità di dover dimostrare il perché non rivela un atteggiamento improntato a oggettività e scientificita”.

Regione Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 22.04.2017

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Il Bbt apre il suo sesto fronte

Ieri la cerimonia con una spettacolare detonazione: prosegue l’avanzamento del tunnel a nord e sud

di Fabio De Villa

Con un assordante boato, è stato dato il via ieri pomeriggio a Mules di Campo di Trens al sesto ed ultimo fronte di avanzamento del Tunnel di base del Brennero – Bbt nella pancia della Alpi prima del confine di Stato.

Sono stati usati oltre 200 chilogrammi di dinamite per scavare 1,5 metri di galleria “dispari sud”, corrispondente a un volume di 120 metri cubi di roccia. Ma questa è stata solo l’ultimo dei fronti di scavo che hanno permesso l’avanzamento del tunnel: il 6 dicembre scorso, infatti, la galleria di accesso alla futura fermata di emergenza di Trens era stata la prima in ordine cronologico, seguita poi il 13 febbraio dal cunicolo esplorativo in direzione nord. E, ancora, il 13 marzo si era proceduto con la canna principale pari in direzione di Brennero, mentre il 16 marzo era stata la volta della canna dispari sempre verso Brennero e poi il 3 aprile era toccato alla canna principale ovest in direzione sud.

Con quello aperto ieri sono dunque appunto sei i fronti di scavo che avanzano in contemporanea verso nord e verso sud.

Oltre un centinaio ieri gli invitati che hanno seguito la detonazione per l’avanzamento del tunnel. Fra questi vi erano dirigenti, rappresentanti dei comuni limitrofi, collaboratori Bbt e forze dell’ordine. L’ingresso al tunnel è stato possibile solo con dei pullman che hanno caricato tutti i presenti trasportandoli nel cuore del Bbt attraverso i cunicoli scavati nei mesi scorsi. Spettacolare quanto assordante poi la detonazione, avvenuta in tutta sicurezza.

Nel lotto Mules 2-3, il cui valore è di 993 milioni di euro, saranno scavati complessivamente quasi 40 chilometri di gallerie principali, 14,8 per il solo cunicolo esplorativo, e 10,2 chilometri di gallerie logistiche e di sicurezza, per un totale di circa 65 chilometri. “In una prima fase tutti gli scavi procedevano con il metodo tradizionale, ovvero tramite l’impiego di esplosivi ed escavatori meccanici – ha spiegato l’amministratore Bbt Raffaele Zurlo – una volta superata la linea di disturbo geologico denominata Faglia Periadriatica, si inizierà a scavare anche con le talpe. La prima entrerà in funzione entro la fine del 2017. Per quanto concerne la conclusione degli scavi di questo lotto, è prevista nel 2022, quanto si raggiungerà il confine di Stato”.

Alto Adige – 22.04.2017

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“Treno per Jesolo”. Legambiente plaude all’idea di Zoggia

21 aprile 2017

Per gli ambientalisti la proposta del sindaco uscente va bene se però viene abbandonato il progetto della “Via del mare”

di Giovanni Monforte

Legambiente Veneto approva l’idea di realizzare una ferrovia che serva tutto il litorale. Ma per gli ambientalisti la proposta dev’essere alternativa ai collegamenti autostradali, non un’opera in più. Prioritario, dunque, è l’abbondono del progetto della “Via del Mare”. Inoltre, la nuova ferrovia dovrà essere integrata con i progetti di potenziamento della tratta Venezia-Trieste oppure sviluppare pettini ferroviari alternativi a quelli autostradali. È questa la posizione di Legambiente Veneto, che chiede al sindaco di Jesolo, Valerio Zoggia, di dare seguito alla proposta di un collegamento ferroviario per il litorale. «Le recenti dichiarazioni di Zoggia aprono a una riflessione in linea con i nuovi modelli di sviluppo: meno strade e trasporto singolo, più infrastrutture per trasporti collettivi integrati», spiega Maurizio Billotto, vice presidente di Legambiente, «la proposta di un collegamento ferroviario che serva tutto il litorale riprende quanto avanzato da noi, e non solo, durante i dibattiti sulla Via del Mare e la Tav». Per Legambiente, però, è prioritario decidere l’ abbandono del project-financing della Via del Mare, riprendendo in mano per la Treviso Mare gli studi già redatti per la sua messa in sicurezza e il superamento delle strozzature presenti sulla strada già esistente. «La tassa regionale istituita sulla Pedemontana veneta dovrebbe far riflettere i sostenitori di queste follie», prosegue Billotto, «crediamo che gli attuali amministratori debbano guardare avanti, oltre il loro mandato». Ed ecco, dunque, la questione ferrovia, su cui Legambiente Veneto si dice pronta ad aprire un tavolo di discussione. «Abbandonata anche l’idea della Tav, dopo avere sprecato risorse in progetti inutili, e tornati a sani principi di potenziamento e velocizzazione sull’asse Venezia-Trieste-Tarvisio, bene si inserisce una proposta di ferrovia a servizio del litorale che dovrà essere il nuovo, e unico, sistema integrato per portare i turisti sulle spiagge», conclude il vice presidente Billotto, «quest’opera deve essere sostenibile, economicamente e ambientalmente, perciò non potrà essere solo un collegamento stagionale. Ma la sua progettazione, dove possibile, dev’essere integrata con i progetti di potenziamento e velocizzazione della linea Venezia-Trieste e dell’aeroporto di Venezia, oppure sviluppare pettini ferroviari alternativi a quelli autostradali. Cogliamo la proposta del sindaco, siamo pronti ad aprire tavoli reali e concreti, non legati alle campagne elettorali, che sappiano guardare al futuro».

Nuovavenezia.gelocal.it – 21.04.2017

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Pedemontana da 3 miliardi parte la caccia ai fondi Ue

20 aprile 2017

Se Bruxelles assegna 100 milioni di euro l’addizionale Irpef sarà congelata

di Albino Salmaso

Il sogno della Pedemontana veneta inizia a Montecchio Maggiore, all’uscita del casello A4 più intasato del Nordest: auto e camion in coda per entrare nella mega-rotonda che porta a Lonigo, Gambellara, Arzignano e Trissino nel distretto della concia e tra i vigneti di Zonin, il padre-padrone della Popolare di Vicenza che ha lasciato sul lastrico centomila famiglie. «Con i soldi “bruciati” da Bpvi ne costruivi due di Pedemontane: devono realizzarla assolutamente» dice sconsolato un camionista fermo al distributore davanti alla «Mosaici Bisazza». Il nastro d’asfalto che taglia la campagna seminata dalle fabbriche rilancia il mito di Vicenza e Treviso, due province che esportano 29 miliardi di euro contro i 25 della Grecia, raccontano le statistiche Cgia.

Soldi, maledetti soldi: quanti ne dovranno mettere le famiglie per circolare su quei 94 km che collegheranno la A4 Brescia-Padova da Montecchio con la A 27 Mestre-Belluno a Spresiano, dopo aver superato la A31 Valdastico? La questione è banale: basterà l’addizionale Irpef da 300 milioni di euro per far ripartire i cantieri? Nell’Italia delle Grandi Opere mai finite, per scongiurare uno scenario da Salerno-Reggio-Calabria, Luca Zaia ha deciso di mettere le mani nelle tasche dei veneti perché non aveva alternative. Ma dopo il calo di popolarità registrato nei sondaggi per la medicina amara, a Palazzo Balbi stanno studiando il piano B, grazie allo staff di manager cresciuti alla scuola di Paolo Costa: ottenere 100 milioni da Bruxelles con i fondi europei di coesione e sviluppo ed evitare così l’addizionale Irpef.

Con Roma il dialogo è chiuso, Letta e Renzi hanno “regalato” 615 milioni di euro e il ministro Delrio è stato chiaro: «Stop, il governo non è un bancomat» ha detto a Vicenza. Dopo il flop della “Brebemi” costata 2,4 miliardi per 64 km mai così sgomberi da auto e camion, meglio stare alla larga dai project faraonici.

La Corte dei conti. Quanto costerà la Pedemontana? La risposta si trova a pagina 81 della relazione della Corte dei conti: 3 miliardi e 101 milioni di euro. Così suddivisi: 2.258 milioni di investimento, 422 mln di Iva, 354 di oneri finanziari capitalizzati del project e 67 di riserva obbligatoria. Cifre che stanno alla base del nuovo patto firmato tra Regione e consorzio Sis che cambia la natura del contratto, tanto che Impregilo ha annunciato ricorso al Tar. Com’è nata la spirale dei prezzi in una stagione di recessione? La vera spada di Damocle è il fattore tempo e si teme che la Pedemontana possa avere una parabola simile a quella del Mose e della Tav Milano-Trieste. Il progetto delle paratoie mobili immerse nel mare alle bocche di porto della laguna di Venezia quando è stato presentato nel 2003 costava 2,4 miliardi di euro: dopo 14 anni siamo a 5,493 mld. Ma si arriverà a 7-8 nel 2021. La Pedemontana veneta, pensata dalla Dc che nel 1990 che aveva disegnato una “tangenziale” per collegare l’alto Vicentino con il Trevigiano, spunta nel 2003 spunta uno studio di fattibilità che vale 895 milioni di euro (vedi tabella), ma il progetto preliminare porta il costo a 1,7 miliardi con un incremento dell’ 87%. L’atto aggiuntivo alla convenzione del 2013 aggiorna i costi a 2,6 miliardi, con un rincaro del 56% che diventa del 190% se confrontato con il 2003. Insomma, l’investimento è triplicato perché la Corte dei conti a pagina 81 della relazione fissa in 3,1 miliardi la spesa globale. E siamo al 18% dell’ opera. Le analogie non finiscono qui: se il Mose è nascosto nelle acque della laguna, con i cassoni a 12 metri di profondità per non bloccare il transito delle navi, anche la Pedemontana sarà a impatto “ambientale zero”: i viadotti sono stati sostituiti dalle corsie in trincea, tunnel e gallerie. Come in Norvegia: la “lezione” dell’architetto De Simone che voleva un grande tunnel per il Passante di Mestre ha fatto scuola. Su 94 km di tragitto (e altri 53 di viabilità accessoria) quasi 50 sono “nascosti” nella campagna e di cemento sono le barriere di protezione costruite dalla Trevi, azienda leader per i pozzi per il petrolio: si tratta di salvare la Pedemontana dai laghi sotterranei delle falde freatiche che zampillano acqua limpida che alimenta gli acquedotti di Padova e Vicenza e i prati verdi per i pascoli di grana padano e Asiago.

L’operaio morto. Il cantiere-clou sta tra Castelgomberto e Cornedo e si chiama galleria di Malo: 8 km tra terra e collina, che corrono accanto alla Poscola, il torrente che qualche km più a valle, a Trissino, è stato avvelenato dai Pfas. Una galleria che costerà 500 milioni di euro: il 15% della spesa totale per coprire l’ 8-9% del tracciato. I lavori del tunnel sono fermi perché il 19 aprile 2016 è morto Sebastiano La Ganga, un operaio di 54 anni di origine messinese: stava lavorando con la gru nella galleria all’imbocco di San Tomio di Malo ed è stato schiacciato da un sasso. Ora la magistratura vuole capire se le misure di sicurezza e i ponteggi rispettano le norme Ue e le ruspe sono bloccate. Che la Pedemontana sia indispensabile per salvare Montecchio, Trissino, Malo, Schio, Thiene, Bassano, Montebelluna e Castelfranco dall’assedio dei camion lo affermano le categorie economiche fin dagli anni Ottanta: l’autostrada serve per collegare le piccole e medie città, quel capitalismo policentrico veneto più efficiente della Germania, che rischia di essere emarginato dalla globalizzazione e invoca infrastrutture efficienti.

L’osservatorio. Resta il problema del boom dei costi e a indicare il percorso è stato Agostino Bonomo, presidente regionale di Confartigianato veneto: «La Pedemontana va realizzata in fretta e avevamo segnalato da subito la necessità di concentrare il sacrificio dell’addizionale Irpef per il solo tempo necessario a soddisfare il fiscal compact con la garanzia che i denari venissero spesi per completare un’opera così necessaria al nostro territorio. L’idea di creare un osservatorio sui costi e i tempi di realizzazione mi sembra giusta» conclude Bonomo.

tribunatreviso.gelocal.it – 20.04.2017

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«Venezia più vicina con treni e battelli»

di Giuseppe Babbo

Nuovi collegamenti per unire Jesolo con Venezia. Sono i progetti al vaglio dell’assessore all’Urbanistica Otello Bergamo, che ha avviato degli studi di fattibilità da sottoporre alla Città Metropolitana e alla Regione sia per il collegamento via mare con Venezia ma anche per la realizzazione di una metropolitana di superficie per unire la città con l’aeroporto di Tessera e di una stazione ferroviaria a ridosso di Jesolo Paese. Tre progetti da tempo affrontati in città e ora destinati a scaldare il clima della campagna elettorale. A rilanciarli è appunto l’assessore Bergamo, che ha ufficializzato la sua candidatura al fianco del sindaco Valerio Zoggia ricordando di essere stato il più votato tra gli amministratori uscenti (e di tutto il centro destra) alle scorse Amministrative, raccogliendo inoltre alle ultime regionali 2.500 preferenze che però non sono bastate per entrare a palazzo Ferro Fini. «Per quanto riguarda il collegamento via mare con Venezia abbiamo ripreso il dialogo con il sindaco di Venezia e della Città Metropolitana che si è detto disponibile ad avviare il servizio – annuncia Bergamo – .
Stiamo pensando ad un collegamento quotidiano, con partenza dal Faro e soprattutto che possa favorire l’arrivo nella nostra città dei turisti che frequentano Venezia e che in questo modo potranno usufruire anche dei nostri servizi.
Se non ci saranno intoppi in due anni il collegamento potrà essere avviato».

Ancora da definire, invece, i tempi per un collegamento ferroviario in città, un sogno in passato più volte auspicato. «La linea ferroviaria consentirà insieme alla monorotaia di far diventare Jesolo una città sempre più green e smart – conclude Bergamo -. Si tratta di un obiettivo fattibile che potrà consolidare il primato di Jesolo nella costa veneziana e di superare i tanti ostacoli del traffico viario. Allo stesso tempo questo progetto potrà permettere alla nostra città di rimanere collegata con il resto d’Europa. Con i nostri tecnici abbiamo avviato un progetto di fattibilità che a breve presenteremo alla Regione».

La Nuova di Venezia/Jesolo – 20.04.2017

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Polo intermodale di Ronchi dal Cipe ok al secondo lotto

L’opera che collegherà l’aeroporto alla stazione ferroviaria è in fase di realizzazione. Serracchiani: cantiere strategico, adesso può essere completato in tempi brevi.

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha pubblicato la delibera numero 57 con cui viene definitivamente formalizzato il finanziamento del progetto, presentato dalla Regione e dall’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia, relativo al secondo lotto dei lavori per la realizzazione del Polo intermodale annesso al Trieste Airport, per un importo complessivo di 6,9 milioni di euro. «Lo scorso 23 gennaio abbiamo dato avvio ai lavori del primo lotto – ha ricordato la presidente della Regione Debora Serracchiani – e adesso abbiamo ricevuto la positiva conferma che tutto il lavoro impostato nel corso dello scorso anno ha visto i suoi frutti. Un’opera strategica per i trasporti, in attesa da anni di sbloccarsi e dei finanziamenti, vede oggi tutti gli elementi necessari per essere realizzata in tempi brevi e in modo completo, ovvero I e II lotto assieme. L’aver avuto un progetto immediatamente cantierabile da presentare al Cipe ci ha consentito di rientrare subito nel circuito dei finanziamenti del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) nazionali, grazie all’impegno preso dal Governo nei nostri confronti». «Considerando che al nostro arrivo il progetto era finanziato solo per il primo lotto, non c’era nemmeno la previsione della rotatoria sulla Sr14, recentemente realizzata, e non era pronta nemmeno una bozza dell’accordo di programma tra Regione, Provincia di Gorizia, Comune di Ronchi dei Legionari e Aeroporto – ha commentato l’assessore regionale alle Infrastrutture Mariagrazia Santoro – oggi ci troviamo di fronte a un importante traguardo che ci consentirà di consegnare ai cittadini e al territorio un’opera fondamentale». «Il cantiere procede molto bene e velocemente – ha aggiunto Santoro – come è visibile a vista d’occhio passando lungo la strada regionale. Con questo finanziamento saremo in grado di dare continuità ai lavori e giungere a un’opera completa alla fine del cantiere senza dividere in due fasi le lavorazioni». Santoro ha inoltre rilevato che «sono state realizzate tutte le opere di fondamenta del parcheggio multipiano, il parcheggio multipiano è quasi al 50 per cento ultimato in elevazione, sono state eseguite al 90 per cento le opere fondazione della passerella pedonale sopraelevata di collegamento tra l’aerostazione, il multipiano, la stazione degli autobus e la fermata ferroviaria e sono iniziati i lavori in sedime ferroviario per la costruzione della fermata». Per un costo complessivo di 17,2 milioni di euro (di cui 13,9 di importo globale delle opere), la costruzione del polo è stata divisa in due lotti. Il primo vale 10,3 milioni, mentre il secondo 6,9 milioni. Trieste Airport sarà così uno degli otto scali in Italia collegati alla rete ferroviaria.

Messaggero Veneto – 20.04.2017

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Porti: D’Agostino (Trieste) eletto presidente di Assoporti

“Primo passo ridefinire il ruolo dell’associazione”

Il Presidente dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino, è stato eletto questo pomeriggio presidente di Assoporti. D’Agostino resterà in carica due anni. “Ridefinire il ruolo di Assoporti alla luce della riforma dei porti ma fondamentale e centrale è anche la rappresentanza dei porti italiani a Bruxelles e alla Associazione europea dei porti, che non è stata seguita in maniera adeguata”. Sono le prime attività che si propone di avviare Zeno D’Agostino, neo presidente di Assoporti, intervistato dall’ANSA subito dopo essere stato eletto, peraltro primo presidente dell’Autorità di Trieste in questo ruolo. L’assemblea interna degli associati che ha eletto D’Agostino si è aperta con l’intervento del presidente uscente, Pasqualino Monti, che ha illustrato la delicata fase di transizione della portualità italiana dopo l’emanazione del decreto di riforma della legislazione portuale. L’Assemblea ha eletto il nuovo presidente per acclamazione A margine dell’assemblea, D’Agostino ha detto di essere “lieto di accompagnare Assoporti in questa fase di attuazione della riforma, fiducioso che nei prossimi mesi il ruolo dell’Associazione sarà meglio definito e rafforzato, in sinergia con la Conferenza Nazionale dei Porti. Confido molto – ha aggiunto – sul ruolo attivo di tutti i presidenti delle Autorità di Sistema Portuale, per rendere l’Associazione il luogo di discussione e concertazione di qualsiasi tematica d’interesse”.

Ansa/Mare – 20.04.2017

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Porto di Trieste, nel 2017 continua la crescita dei traffici su rotaia

Continua la crescita del traffico ferroviario nel porto di Trieste più di 2000 treni (+ 20,06%) movimentati tra gennaio e marzo 2017, un trimestre nel quale la movimentazione delle merci ha registrato una flessione del -2,10% sui volumi totali con 14,489 milioni di tonnellate.

Continua la crescita del traffico ferroviario nel porto di Trieste più di 2000 treni (+ 20,06%) movimentati tra gennaio e marzo 2017, un trimestre nel quale la movimentazione delle merci ha registrato una flessione del -2,10% sui volumi totali con 14,489 milioni di tonnellate.

Per il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (AdSP), Zeno D’Agostino, la crescita del traffico ferroviario è «segno che Trieste ha la ferrovia nel DNA e qui sta la sua forza. Dal 2015 a oggi – ha detto – abbiamo fatto grandi progressi in questo settore grazie all’ottimizzazione della manovra ferroviaria, all’investimento sui locomotori, sul personale e sull’infrastruttura esistente che ha ancora ottimi margini di crescita. Tutto ciò ha favorito la nascita di nuovi collegamenti ferroviari, soprattutto a livello internazionale, impensabili fino a due anni fa».

Per quanto riguarda la movimentazione delle merci, la flessione – spiega l’AdSP in una nota – è collegata alle rinfuse liquide e dovuta ad alcune operazioni programmate di manutenzione ordinaria al Terminal marino petrolifero della SIOT.

«Numeri molto positivi» – riferisce l’AdSP – si registrano invece nelle principali categorie merceologiche, che confermano la crescita ormai consolidata di alcuni traffici, tra cui una buona ripresa del settore container con 137.220 TEU movimentati nel primo trimestre 2017 (+14,02%). In crescita anche le merci varie (+5,75%) e il comparto RO-RO con 74.358 unità transitate (+2,21%). Un «buon dato generale» – evidenzia l’AdSP – ad eccezione delle rinfuse solide che segnano un -34,14%.

La Nuova di Venezia – 20.04.2017

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Pedemontana, parte il mutuo da 300 milioni

19 aprile 2017

Pubblicato sul Bur il bando per il finanziamento con tasso fisso al 5%, la prima tranche è di 170 milioni.

Dopo il via libera del consiglio regionale, la giunta veneta ha pubblicato il bando per il mutuo da 300 milioni di euro con cui far ripartire i lavori della Pedemontana. E al cui pagamento concorrerà l’addizionale Irpef sui redditi alti e medio alti introdotti ad hoc dalla giunta Zaia. Sul Bur è apparso proprio ieri mattina il bando per la prima tranche da 170,660 milioni di euro (con altri 51,84 euro di spiccioli): la giunta Zaia apre la procedura per assumere il mutuo, con oneri a carico proprio, per «attuare l’opera pubblica Superstrada Pedemontana Veneta».

E’ il finanziamento del contributo in conto capitale per 300 milioni, mutuo che la Regione vuole avere con formula trentennale e a condizioni precise: tassi di interesse non superiori al 5%, e comunque concorrenziali, come specificano gli atti allegati al bando, con quelli della Cassa Depositi e Prestiti, pena il ricorso all’authority della concorrenza.

Inine, il bando precisa che l’importo, in una o due tranche, va erogato alla Regione entro il 2018/2019, a conferma della volontà di concludere l’opera, tanto attesa quanto discussa e contestata, entro il 2020. Scadenza per le offerte – in lizza, presumibilmente, banche e società finanziarie – è quella del 4 maggio prossimo. La giunta Zaia ha fretta di sciogliere lo stallo finanziario che impedisce la prosecuzione dell’infrastruttura.

Intanto, mentre la Regione va a caccia dei fondi per scongiurare la paralisi, restano sempre bloccati i lavori della galleria di Malo. La procura di Vicenza ha imposto lo stop al tunnel di 8 chilometri e 500 milioni di euro di costo, in attesa di capire se i ponteggi rispettano le norme Ue.

Tutto è legato alla tragedia di Sebastiano La Ganga, operaio di Messina, morto un anno fa mentre stava lavorando con una ruspa: un sasso lo ha schiacciato. E oggi, a un anno esatto dal decesso, (19 aprile 2016) nella chiesa di san Martino a Brogliano, nell’Alto vicentino, verrà celebrata una messa si suffragio: l’appuntamento è alle 19,30, come ricorda il Covepa, che invita tutti a partecipare. «A un anno dalla morte la vedova e gli orfani di La Ganga devono ancora essere liquidati. Al termine della messa ci sarà un importante annuncio», fa sapere l’architetto Massimo Follesa.

mattinopadova.gelocal.it – 19.04.2017

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Atlantia, i Benetton puntano Abertis. Il maxi-polo tocca A4 Holding e Save

Le due società: interesse per un’ operazione. Che avrebbe conseguenze anche in Veneto

di Gianni Favero

Atlantia, la società infrastrutturale di Edizione, la holding di casa Benetton, con in pancia Autostrade per l’Italia e Aeroporti di Roma, torna a farsi sotto con Abertis. E sta valutando una possibile operazione di acquisizione della per dar vita a uno dei maggiori operatori autostradali del mondo. La notizia, lanciata ieri da Bloomberg, e su cui Abertis ha confermato, su richiesta della Consob spagnola, che Atlantia «le ha manifestato il proprio interesse ad esplorare una possibile operazione societaria i cui termini non sono ancora stati specificati», ha agitato le acque intorno ai due titoli in Borsa (+6,61% per Abertis a Madrid, a 16,29 euro, -3,33% per Atlantia a Milano, a 23,2 euro).
E non è bastato a quietare il clamore la nota della società italiana che minimizzava, sostenendo che «nel contesto delle opzioni strategiche che su base continuativa» vengono valutate, Atlantia avrebbe solo «manifestato un generico e preliminare interesse a valutare progetti comuni. Nessun impegno è stato assunto – si legge ancora – né alcuna ipotesi è stata discussa o portata all’ attenzione degli Organi sociali di Atlantia».
Ma non è così facile pensare che colossi valutati in Borsa il primo 2o miliardi di euro, il secondo 15, già protagonisti di intense relazioni nel 2006 quando Atlantia si chiamava Autostrade Spa e Abertis non la comperò solo per l’opposizione dell’allora ministro dei Lavori pubblici, Antonio Di Pietro, possano farsi scappare un semplice pour parler .
In ballo, secondo quanto riferito da Bloomberg, ci sarebbe la possibilità per Atlantia di avanzare ad Abertis un’offerta in denaro e azioni; la struttura dell’operazione sarebbe in valutazione. Pur se i colloqui potrebbero non condurre a nulla.
Un passo simile sarebbe in linea con la strategia già delineata in autunno dal l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, di operazioni di acquisizione all’estero, per alleggerire la dipendenza di Atlantia dal mercato italiano, con il margine operativo lordo che nel 2020 dovrebbe arrivare per il 50% dall’estero. Atlantia oltretutto sta raccogliendo fondi con la vendita del 15% di Autostrade per l’Italia, valutata in circa 2,5-3 miliardi di euro, su cui ci sarebbe l’interesse da parte di investitori internazionali, dagli australiani di Macquarie ad Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi.
Si trattasse di un’aggregazione, comunque la si raggiunga, nascerebbe un operatore con un giro d’affari complessivo di oltre 10 miliardi di euro, superiore a quello della rivale francese Vinci, che nel 2016 ha portato a casa ricavi dalle concessioni pari a circa 6,3 miliardi. Visti attraverso i bilanci 2016, Atlantia fattura quasi 5,5 miliardi e vanta un utile netto di 1,12, Abertis ha ricavi per poco meno di 5 miliardi e profitti per 796 milioni. Gli spagnoli gestiscono asset autostradali su tre continenti però non sono affatto estranei ai giochi veneti e i movimenti compiuti sono recenti. E in questo un’ operazione planetaria di aggregazione, che metterebbe insieme asset che dal Cile arrivano all’India, passando per l’Europa, avrebbe effetti rilevanti anche nel cortile di casa dei Benetton.
In Veneto a febbraio Abertis è salita al 60% nel controllo della Brescia-Padova acquistando le quote di Mantovani e Gavio, rinnovando agli altri soci (fra cui le Province) la disponibilità a comperare il resto a 300 euro ad azione. In settembre i catalani avevano acquistato da Intesa Sanpaolo, Astaldi e Tabacchi il 51,4% di A4 Holding. E si preparano a lasciar perdere i progetti del Project Nogara Mare e a vendere Infracom. La Brescia-Padova si affiancherebbe all’A27 Venezia-Belluno e all’A13 Padova-Bologna in mano ad Autostrade per l’Italia.
E poi ci si chiede se questa operazione possa spingere Atlantia a vendere il 22% di Save, acquisto a settembre, nell’Opa che Enrico Marchi lancerà con la Bidco creata con i nuovi alleati, i fondi francese Infravia e tedesco Infrahub, dopo il riassetto in Finint. I 181 milioni spesi sono già aumentati di 30 milioni e la vendita a 21 euro garantirebbe 80 milioni di plusvalenza, pur se da dividere con il fondo Amber. Poca cosa, le cifre in ballo, rispetto a quanto si sta discutendo sul fronte più grande. Ma chissà se non fosse solo un caso il fatto che nel patto parasociale della Bidco, oltre ad Atlantia, ci fosse anche il nome di Abertis, che non ha aeroporti, nell’elenco delle società a cui è vietato vendere azioni.

Corriere del Veneto – 19.04.2017

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