Per il Porto una dote di 14 milioni

29 aprile 2017

Approvato il bilancio 2016. D’Agostino: “Realtà solida e partecipate rilanciate”

di Diego D’Amelio

Il porto di Trieste segna un utile di oltre 14 milioni. Questo dice il bilancio 2016, approvato ieri nella seconda riunione del nuovo comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale. Rendiconto generale e relazione sulle attività dell’anno passato hanno ricevuto unanime via libera dai tre componenti con diritto di voto: il presidente dell’Autorità Zeno D’Agostino, la presidente della Regione Debora Serracchiani e il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza.

Il documento contabile presenta per l’esattezza un avanzo di amministrazione di 14,3 milioni, nel quadro di un bilancio 2016 chiusosi con un aumento dei ricavi pari al +3,43% rispetto al 2015 e un margine operativo lordo di 23,7 milioni. Il comitato ha inoltre chiuso una serie di pendenze contabili di lunga data, che in alcuni casi si trascinavano addirittura dagli anni Ottanta: un passaggio che produrrà un ulteriore avanzo da 2,5 milioni. Come recita la nota dell’Autorità portuale, «tale risultato positivo contribuirà, insieme ad altre fonti di finanziamento esterne, al sostenimento del piano di sviluppo del porto di Trieste, che prevede importanti interventi contenuti nel Piano operativo triennale dell’Authority (introdotto dalla riforma Delrio, ndr). L’avanzo di parte corrente, pari a 11 milioni, verrà anche utilizzato per dare copertura agli investimenti con fondi propri». D’Agostino saluta con soddisfazione il conto economico del porto: «I numeri sono frutto della gestione armonica e virtuosa di tutti gli elementi che compongono l’Autorità di sistema: una realtà solida, con un patrimonio totale da 608 milioni e indebitamenti sotto la media dei porti italiani. Si tratta di dati positivi che si aggiungono alla creazione di occupazione e di valore per l’intero scalo giuliano, in cui le sue società partecipate hanno un ruolo di primo piano». Il neonominato presidente di Assoporti evidenzia al proposito la scelta strategica di trattenere e rilanciare Trieste Terminal Passeggeri, Adriafer e Porto Trieste Servizi, tutte in fase di vendita ai privati al momento del suo insediamento: «Queste realtà non sono più palle al piede, ma sono diventate un traino. Grazie a Pts non abbiamo esternalizzato alcuni servizi e ciò consente di risparmiare 700 mila euro all’anno. Adriafer ha invece triplicato i dipendenti e raddoppiato il fatturato: abbiamo ricapitalizzato una società decotta e l’abbiamo fatta diventare una punta di diamante». Serracchiani parla a sua volta di «numeri assolutamente positivi e così anche quelli riguardanti i primi mesi del 2017, per quanto riguarda sia il traffico merci che il numero dei treni. Il piano operativo triennale rafforza i servizi del porto e ci permette di guardare al futuro con una certa serenità».

Il Piccolo – 29.04.2017

© Riproduzione riservata

Zanardo, ampliare attuale area franca per il porto di Venezia

28 aprile 2017

Proposta del presidente della Camera di commercio

“L’ampliamento dell’attuale porto franco o la creazione di una zona franca speciale può determinare le condizioni per un notevole sviluppo del porto di Venezia nei prossimi dieci anni, con ricadute positive per l’intero Paese. In particolare, la possibilità di ampliare il perimetro della Zona Franca Doganale di Venezia ad aree ricomprese in ambito portuale non contigue potrebbe essere la premessa per un secondo upgrade quello del riconoscimento di Zona Economica Speciale. Nel Patto per lo sviluppo di Venezia, Governo e Municipalità avevano già concordato questa prima fase di sviluppo; ora è il momento di agire”.

Lo sottolinea Damaso Zanardo, Coordinatore della Commissione Città Metropolitana della Camera di Commercio Venezia Rovigo, tra i protagonisti del convegno “La portualità veneziana: scenari e opzioni strategiche”, promosso da Prodemos, Associazione di cultura politica e di governo presso l’Hotel Bologna di Venezia Mestre con il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Angelo Rughetti, e il Presidente Autorità di Sistema Portuale del mare Adriatico Settentrionale Pino Musolino.

Ansa/Mare – 28.04.2017

© Riproduzione riservata

Via libera ai bilanci 2016 degli enti portuali di Trieste e Piombino

I rendiconti sono stati esaminati dal Comitato di gestione e dal Comitato Portuale

Via libera del Comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale al rendiconto generale 2016, che è stato approvato all’unanimità e che presenta un avanzo di amministrazione di 14,3 milioni di euro. Tale risultato positivo – ha sottolineato l’AdSP – contribuirà, insieme ad altre fonti di finanziamento esterne, al sostenimento del piano di sviluppo del porto di Trieste, che prevede importanti interventi contenuti nel Piano Operativo Triennale dell’Authority. L’avanzo di parte corrente, pari a 11,0 milioni di euro, verrà anche utilizzato per dare copertura agli investimenti con fondi propri. Il bilancio 2016 si è chiuso con un margine operativo lordo di quasi 23,89 milioni di euro (+3,4% sul 2015).
«Questi numeri – ha commentato il presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino – sono il frutto di una gestione armonica e virtuosa di tutti gli elementi che compongono l’Autorità di Sistema. Dati positivi che si aggiungono alla creazione di occupazione e di valore per l’intero scalo giuliano, in cui le sue società partecipate hanno un ruolo di primo piano»
Anche il Comitato Portuale di Piombino ha approvato il bilancio 2016 dell’Autorità Portuale dello scalo toscano, che la recente riforma portuale ha accorpato all’Autorità Portuale di Livorno con la costituzione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale. Il documento evidenzia che lo scorso anno l’Autorità Portuale di Piombino ha speso 23 milioni di euro per realizzare e manutenere le infrastrutture, di cui più di quattro milioni per il completamento del dragaggio dello specchio acqueo antistante il banchinamento il I° Banchinamento della Variante II del Piano Regolatore Portuale e altri quattro milioni per il raccordo e prolungamento del molo Batteria.
Sul fronte delle entrate lo scorso anno l’Autorità Portuale di Piombino ha incamerato 20,4 milioni di euro, di cui 1,2 dalle tasse sulle merci imbarcate/sbarcate ed erariali, 400mila euro dalle tasse di ancoraggio; 3,2 milioni di euro dai canoni di concessione e 6,6 milioni dalle entrate in conto capitale per trasferimenti di risorse da Stato e Regioni. Nel 2016 è stato conseguito un utile di esercizio al netto delle imposte di tre milioni di euro.
Ha espresso soddisfazione il presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Settentrionale: «stiamo gradualmente mettendo il porto di Livorno e quello di Piombino – ha rilevato Stefano Corsini – nella condizione di affrontare al meglio le sfide rappresentate dalla riforma della 84/94 e i bilanci dei due porti presentano numeri di tutto rispetto che ci lasciano ben sperare per il futuro».

InforMare.it – 28.04.2017

© Riproduzione riservata

La Banca europea degli investimenti scommette sul porto

Il dirigente della Bei Tinagli al convegno per i 50 anni della Siot «Speriamo di poter intervenire presto finanziando progetti»

di Giovanni Tomasin

«Speriamo di poter investire a breve sul porto di Trieste. Qui si parla di intermodalità, di legame fra porto e ferrovia, e sicuramente si tratta di progetti che la Banca europea per gli investimenti deve finanziare». È l’annuncio che Andrea Tinagli, Capo divisione Italia della Banca europea per gli investimenti (Bei), ha fatto durante il convegno internazionale in occasione dei cinquant’anni dell’Oleodotto transalpino del gruppo Tal-Siot, che si è svolto ieri al Ridotto del teatro Verdi. L’evento, intitolato “Friuli Venezia Giulia, Austria, Germania, energia per la crescita – Il ruolo di economia e finanza nell’integrazione europea”, ha visto sfilare tutte le realtà che collaborano con Siot o che sono ad essa vicine. E tra i fattori di maggiore rilievo emersi dai relatori c’è sicuramente l’interesse della Bei per il porto triestino. Poco prima il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino aveva tessuto le lodi del riassetto del sistema portuale e del suo effetto sullo scalo nostrano: «La riforma delle Autorità portuali centralizza le decisioni, il che premia i porti efficienti. Prima c’era stata una deriva nell’utilizzo dei fondi pubblici». Non è un caso, ha aggiunto, «se finora la riforma ha premiato porti come Trieste e Genova». Guido Ottolenghi, coordinatore del gruppo tecnico di Confindustria per logistica, trasporti, economia del mare, ha posto l’accento sull’intermodalità: «Per far crescere i nostri porti servono le grandi infrastrutture come gli oleodotti ma anche i treni e le autostrade che trasportino le merci confezionate. Per tutto il sistema portuale italiano la coscienza di questo obiettivo va interiorizzata molto più di quel che si è fatto fino a oggi». Per Ottolenghi, «perché i nostri porti abbiano accesso all’entroterra europeo abbiamo bisogno di treni, e di treni che siano regolari». Il resto della conferenza ha scattato una fotografia dell’area multinazionale disposta lungo l’oleodotto, dall’industria digitalizzata di Wärtsilä al mondo delle banche. Il presidente di Wärtsilä Guido Barbazza ha spiegato il rapporto dell’azienda con l’industria 4.0: «A Trieste siamo sicuramente all’avanguardia – ha detto -. I nostri operatori in officina utilizzano lo smartphone a fianco della chiave inglese». In Italia, ha aggiunto, Wärtsilä ha sviluppato il primo sistema a realtà aumentata: «Qui abbiamo dei tecnici che possono assistere una nave in mezzo al mare, vedendo e sentendo in tempo reale quel che succede a bordo, ma anche facendo comparire al tecnico i dati sugli occhiali, e perfino le mani dell’esperto». Alessio Lilli, presidente e ad Siot, ha rivendicato le pratiche e la filosofia che hanno portato il gruppo a coprire fette notevoli del fabbisogno energetico di Germania, Austria, Baviera. Ma anche la scelta di Trieste come punto di partenza: «Qui c’è un sistema-porto, composto da tutta la città, dall’Ap al Nautico, che costituisce una base di partenza fondamentale per servire al meglio i nostri clienti». La presidente della Regione Debora Serracchiani ha dichiarato che «il lavoro fatto finora in Fvg è stato quello di rammendare l’esistente per far funzionare il sistema»: «Per la prima volta la sinergia creata tra le imprese» e il sistema regionale di istituzioni e formazione «ci ha consentito di dialogare con il governo italiano come non abbiamo mai fatto prima». Il porto, ha aggiunto, «a sua volta sta diventando lo strumento attraverso cui impresa e ricerca si parlano, una traduzione in pratica del trasferimento tecnologico». Imgard Maria Fellner, ministro plenipotenziario e vicecapo missione dell’ambasciata tedesca in Italia, ha dichiarato: «Il mondo di cinquant’anni fa era difficile, c’era la guerra fredda. Adesso quando si dice Europa lo si pensa in termini sovranazionali. Non penso sia giusto dire “locomotiva tedesca dell’Europa”: in ogni auto tedesca c’è un contributo italiano. L’economia non funziona più su scala nazionale. Per questo dobbiamo ispirarci a figure come Enrico Mattei». Fu proprio Mattei uno degli ispiratori dell’Oleodotto transalpino.

Il Piccolo di Trieste – 28.04.2017

© Riproduzione riservata

Quest’anno è prevista una diminuzione del -6,5% del traffico crocieristico nei porti dell’Adriatico

27 aprile 2017

Attesa una leggera crescita dei passeggeri trasportati dai servizi regolari (+1,5%)

Quest’anno il traffico crocieristico nei porti dell’Adriatico diminuirà del -6,5% e verranno movimentati circa 4,73 milioni di passeggeri. Il dato previsionale è stato presentato oggi in occasione dell’avvio a Budva, in Montenegro, della terza edizione di Adriatic Sea Forum – cruise, ferry, sail & yacht, l’evento internazionale e itinerante dedicato al turismo via mare nell’Adriatico (crociere, traghetti e nautica – vela e motore) ideato da Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza a servizio della macroindustria turistica.
Nell’ambito della sessione plenaria di apertura intitolata “Tackling the Adriatic challenge together” il presidente di Risposte Turismo, Francesco di Cesare, ha presentato la nuova edizione di Adriatic Sea Tourism Report, studio realizzato dall’azienda che fa il punto e indica le prospettive del turismo via mare nell’Adriatico per i settori delle crociere, dei traghetti e della nautica.
Lo studio evidenzia che nel 2017 i porti adriatici saranno scalati da 3.428 navi da crociera, con un calo del -8,0% sullo scorso anno. A livello di singoli porti, il 2017 dovrebbe chiudersi con Venezia saldamente al primo posto con circa 1,42 milioni di crocieristi movimentati (-11,4%) e 473 toccate nave (-10,6%), seguito da Dubrovnik con circa 744mila crocieristi (-10,7%) e 537 toccate nave (-16%) e da Corfù con 635mila crocieristi (-15,2%) e 408 toccate nave (-15,2%).
Adriatic Sea Tourism Report contiene anche le previsioni 2017 relative alla movimentazione passeggeri su traghetti, aliscafi e catamarani in 16 scali portuali, rappresentativi del 58% del totale dei passeggeri movimentati nel 2016. Secondo Risposte Turismo, l’anno in corso dovrebbe chiudersi con una leggera crescita rispetto al 2016 (+1,5%), per un totale di 17,9 milioni di passeggeri. Stabile, invece, il numero atteso delle toccate nave (circa 83.800, +0,3%). Più in particolare, tra i porti italiani esaminati Pesaro dovrebbe doppiare le connessioni con le isole croate (circa 64 toccate nave), il porto di Otranto dovrebbe essere connesso durante l’estate per la prima volta con Corfù. Stabile la movimentazione passeggeri attesa per Ancona e Brindisi con, rispettivamente, 950mila e 510mila passeggeri. Passando ad altri porti dell’area oggetto di analisi, previsioni positive per Split (4,6 milioni di passeggeri, +2%), Zadar (2,3 milioni, +1,9%), Rijeka (130 mila passeggeri, +1,3%), Sibenik (285mila passeggeri, +3,2%) e Durazzo (847mila passeggeri, +0,9%). Stabile invece la movimentazione passeggeri attesa nei porti di Dubrovnik (550mila passeggeri), Porec (81mila passeggeri), Rovinj (23mila passeggeri) e Umag (9.500 passeggeri).
Quest’anno l’Adriatic Sea Forum è organizzato da Risposte Turismo in partnership con l’Ente Nazionale del Turismo del Montenegro, il Ministero dello Sviluppo Sostenibile e del Turismo e l’Ente per la gestione delle coste del Montenegro.

InforMare.it – 27.04.2017

© Riproduzione riservata

Nel 2016 i ricavi di Adriafer sono cresciuti del +91%

24 aprile 2017

A breve la società potrà operare come impresa ferroviaria

Adriafer, la società di intera proprietà dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale che svolge le operazioni di manovra ferroviaria portuale nel porto di Trieste, ha chiuso l’esercizio 2016 con ricavi pari a 5,36 milioni di euro, con un incremento del +91% rispetto a 2,81 milioni di euro nel 2015. Il risultato economico netto è stato pari a 14mila euro.
L’authority portuale ha specificato che il dato 2016 dei ricavi «va in parallelo all’incremento delle attività della società come gestore unico della manovra ferroviaria in porto, a Trieste Campo Marzio nei raccordi del Porto Industriale e all’Interporto di Trieste» e ha sottolineato che tali dati «sono particolarmente importanti, perché ottenuti pur avendo ridotto del 20% i prezzi dei treni manovrati con tirata unica».
«Il risultato di bilancio positivo – ha commentato Giuseppe Casini, amministratore unico della società – è particolarmente significativo per Adriafer, che ha la missione di gestire i servizi ferroviari con criteri di economicità, efficienza e neutralità, riducendo il più possibile i prezzi, ma garantendo ugualmente un bilancio positivo».
L’Autorità di Sistema Portuale ha evidenziato come, oltre alla capacità di generare crescita economica, nel contempo Adriafer produca occupazione: sono infatti quasi raddoppiati gli addetti saliti da 42 nel 2015 a 81 alla fine dello scorso anno.
Intanto Adriafer ha iniziato il percorso per ottenere la certificazione come impresa ferroviaria presso l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria sulle tratte interessanti il sistema portuale (Trieste Campo Marzio – Villa Opicina; Trieste Campo Marzio – Servola – Aquilinia; Trieste Campo Marzio – Monfalcone – Cervignano; Villa Opicina – Monfalcone – Cervignano). L’azienda prevede che tale iter si concluderà entro luglio permettendo ad Adriafer di cominciare ad operare sulle linee come impresa ferroviaria con i primi treni a trazione diesel e, successivamente, noleggiare locomotori elettrici di adeguata potenza con cui poter lavorare da gennaio 2018.

InforMare.it – 24.04.2017

© Riproduzione riservata

Stanziati i 5 milioni per collegare la rete ferroviaria tra le due Gorizie

Lo ha annunciato l’amministratore delegato di Rfi Gentile alla senatrice Fasiolo. Uno sbocco per la la piattaforma logistica dell’autoporto della Sdag e per la Transalpina. Cronoprogramma da definire

di Francesco Fain

Servivano cinque milioni. E 5 milioni arriveranno. Serviranno a cogliere tre obiettivi: migliorare la fruibilità ferroviaria della piattaforma logistica dell’autoporto gestito dalla Sdag; creare un collegamento su rotaia tra Gorizia e Nova Gorica destinato a convogli passeggeri; rilanciare sotto il profilo turistico la stazione della Transalpina, con treni e iniziative che partiranno dal capoluogo isontino. L’annuncio che il pressing romano è andato a buon fine è della senatrice Laura Fasiolo (Pd) che, ieri mattina, ha convocato una conferenza stampa alla stazione ferroviaria di Gorizia: presenti anche il segretario provinciale dem Marco Rossi, quello comunale Franco Perazza e il candidato sindaco Roberto Collini. Fra l’arrivo di un treno e la partenza di un altro, la parlamentare ha dato l’annuncio tanto atteso. «Ho avuto conferma da Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi (Reti ferroviarie italiane), che sono stati stanziati 5 milioni di euro per la “lunetta” di Gorizia: sono parte integrante della tranche di 130 milioni complessivi, destinati al rinnovo e al potenziamento della rete ferroviaria del Friuli Venezia Giulia». Ovviamente, lo stanziamento copre il tratto italiano. «Poi, starà al governo sloveno completare l’opera nella parte di sua competenza», ha aggiunto Fasiolo. Che fosse l’uovo di colombo l’abbiamo scritto più e più volte. Appena dieci minuti di percorrenza in più, otto chilometri in tutto e le porte dell’Italia si sarebbero spalancate alla vicina Slovenia. Sarebbe bastato prolungare la linea dei treni sloveni provenienti da Sezana o da Jesenice (che oggi ferma a Nova Gorica) sino a Gorizia. Ma mancavano i soldi, il danè, l’argent. Ora il finanziamento è stato erogato.

L’intervento in pillole. Dunque, si procederà con la realizzazione della “lunetta” sul versante italiano del confine: circa otto chilometri di tracciato ferroviario, oggi utilizzabile unicamente da convogli merci, che saranno dunque essere ammodernati per consentire il transito dei treni per il trasporto dei passeggeri. Il collegamento permetterà di raggiungere in meno di 10 minuti le stazioni di Gorizia centrale e Nova Gorica (la vecchia “Gorizia confine” o semplicemente Transalpina), con evidenti ricadute anche sotto il profilo turistico. Il nodo, essendo uno dei due valichi ferroviari esistenti tra Italia e Slovenia (e quindi con l’Europa orientale e la Penisola balcanica) e trovandosi a ridosso dell’intersezione tra le due direttrici della Rete transeuropea dei trasporti (Ten-T) note come Corridoio “AdriaticoBaltico” e Corridoio “Mediterraneo” (già Corridoio 5), potrebbe svolgere per i due Corridoi un rilevante ruolo di supporto e complemento, sia nella fase di realizzazione degli stessi sia quando giungeranno a regime, consentendo un’ulteriore intersezione tra direttrice est-ovest e direttrice nord-sud. «Non vi è dubbio – le parole di Fasiolo, Rossi, Perazza e Collini – che il territorio ne trarrà enormi vantaggi dal punto di vista logistico ma anche da quello turistico, valorizzando il potenziale della Transalpina». «Senza dimenticare – ha rimarcato la senatrice – i benefici che potrà avere la Sdag in funzione di retroporto e interporto. Il parallelo impegno in Europa dell’europarlamentare Isabella Demonte ha consentito di attivare una positiva sinergia tra i vari attori».

Cronoprogramma da definire. Ovviamente, è ancora presto per delineare un cronoprogramma. «Al momento – parole di Fasiolo – non è possibile parlare di tempi di realizzazione. L’importante, comunque, è che i soldi sono arrivati, dopo che l’Europa non aveva accolto la richiesta di finanziamento del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect) goriziano, il quale tre anni fa aveva presentato un piano, appunto, da 5 milioni di euro», la conclusione della parlamentare goriziana.

Il Piccolo di Trieste – 24.04.2017

© Riproduzione riservata

Fs, utile record a 772 milioni operazione Anas entro ottobre

22 aprile 2017

L’ad Mazzoncini: «Primi per redditività in Europa», meglio di Francia e Germania

Utile netto a 772 milioni di euro in aumento rispetto al 2015 di ben il 66,4%, ricavi operativi a 8,93 miliardi (+4%), Ebitda a 2,3 miliardi di euro (+16,1%), Ebit a 892 milioni di euro (+38,5%): sfreccia a tutta velocità il gruppo Ferrovie dello Stato con Renato Mazzoncini in cabina di comando. Il 2016 è stato un anno più che positivo. Per l’azionista Ministero dell’Economia significa una cedola da 300 milioni. All’aumento dei ricavi hanno contribuito operazioni di valorizzazione di asset. Fra queste la vendita di Grandi Stazioni Retail. I ricavi da servizi di trasporto raggiungono 6,38 miliardi di euro (con una crescita complessiva dei margini industriali pari a +29 milioni di euro rispetto al 2015). I costi operativi si mantengono allineati al livello del 2015 (+0,4%). Con un Ebitda margin al 25,7% e l’Ebit margin al 10%, il gruppo Fs è al vertice delle aziende ferroviarie europee per redditività, molto meglio sia della francese SNCF (Ebitda margin 12,8%, Ebit margin 6,6%) che della tedesca Deutsche Bahn (Ebitda margin 10,3%, Ebit margin 3,4%). «Abbiamo tutti gli indicatori in crescita, siamo molto soddisfatti», dichiara Mazzoncini. Mentre il presidente Gioia Ghezzi precisa che «sono nove anni di fila» che Fs presenta «profitti», che il Gruppo è «in grado di dare un buon dividendo all’azionista» e che Fs ha «restituito molto all’Italia».

FLOTTA POTENZIATA. In Italia Fs si conferma il principale gruppo industriale per investimenti, con 5,95 miliardi, +8,2% rispetto a quanto speso nel 2015. Nel 2016 sono aumentate le rotte coperte dal Frecciarossa 1000 grazie alla consegna di altri 23 nuovi convogli (41 totali a fine 2016) che affiancano gli ETR 500; è stata inaugurata la linea AV Treviglio-Brescia che in 36 minuti collega la città della Leonessa a Milano. Sul fronte del trasporto regionale, la flotta è stata rinnovata per un investimento di 455 milioni di euro. Continuano le sfide sul fronte internazionale: «Entro fine mese chiuderemo l’acquisizione delle ferrovie greche, aspettiamo solo l’ok di Bruxelles» annuncia Mazzoncini. Tra i grandi progetti in cantiere c’è poi l’incorporazione di Anas con Fs, operazione che il gruppo punta a chiudere entro ottobre.

LE PROSSIME SFIDE. Per la quotazione in Borsa bisognerà invece attendere il 2018: va creata «una newco che richiede dei tempi che si collocheranno sicuramente all’inizio del 2018» spiega Mazzoncini. Il progetto è dividere in due diverse entità i trasporti regionali e quelli a lungo raggio e, quindi, quotare quest’ultima. Mazzoncini precisa: i tempi lunghi non dipendono da «divergenze di opinioni» con l’attuale governo, anche se la decisione finale quasi certamente sarà presa da un nuovo esecutivo. Nessuna novità infine sul fronte acquisizione Atac: «Non c’è la più pallida idea di cosa voglia fare il Comune di Roma, ma quando vorranno parlare, sapranno dove trovarci» dice l’ad. Intanto dal Ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, arrivano i complimenti: «Con obiettivi chiari e un lavoro costante, i risultati arrivano», scrive Delrio in un post, sottolineando che «il piano industriale presentato sta portando frutti».

Il Messaggero – 22.04.2017

© Riproduzione riservata

Ferrovie: Santoro, massima attenzione ambientale in Fvg

L’attuale livello di sviluppo progettuale non consente ancora di individuare tutti i dettagli delle opere ferroviarie necessarie al territorio. Tuttavia la Regione Friuli Venezia Giulia, rispondendo attraverso l’assessore alle Infrastrutture, Mariagrazia Santoro, alle domande poste dal quotidiano Il Fatto Quotidiano, ha nuovamente ribadito la propria contrarietà alla realizzazione di una galleria sul Carso nella tratta tra Monfalcone e Trieste.
Secondo quanto riferito da Santoro, sarà compito di Rfi l’individuazione della o delle soluzioni progettuali che rispettino tale indicazione. Santoro ha quindi evidenziato al Fatto Quotidiano come già in passato la Regione si fosse espressa negativamente contro il progetto che prevedeva il passaggio, in un’unica galleria nel Carso, della Tav nella tratta Ronchi-Trieste.
“Questa posizione rimane immutata”, ha puntualizzato l’assessore anche riguardo al progetto che sta sviluppando Rfi sulla velocizzazione della Venezia-Trieste. “Un elaborato che preveda quanto già bocciato dalla valutazione di impatto ambientale (Via) – ha sottolineato – non potrebbe che avere i medesimi esiti”.
Santoro ha quindi ricordato come il progetto preliminare del 2010 realizzato da Rfi per il potenziamento della tratta sia stato parzialmente modificato nelle linee di indirizzo dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. In particolare, rispetto alla quadruplicazione dei binari, i due enti decisero per il potenziamento e la velocizzazione di quanto già esistente, posizione accolta da Rfi.

“Gli interventi da individuare e realizzare – ha aggiunto Santoro – saranno oggetto di approfondimento e verranno realizzati per fasi funzionali. Il piano di finanziamento dell’intervento è stato sottoposto all’attenzione del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, nella recente proposta di aggiornamento del contratto di Programma, con una spesa complessiva di 1,8 miliardi di euro, recentemente ribadita anche nel documento di Economia e Finanzia approvato dal Governo”.
Alla luce delle recenti intese raggiunte con le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia per lo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie, con le risorse già disponibili “sarà gradualmente attivato – ha precisato Santoro – lo studio di fattibilità tecnico economico per il potenziamento della linea Venezia-Trieste. Pertanto, l’attuale livello di sviluppo progettuale non consente ancora di individuare nel dettaglio opere particolari e puntuali”.
Parlando del raddoppio della Udine-Cervignano, altra opera inserita nell’accordo quadro Regione-Rfi, Santoro ha dichiarato come “anch’essa prevede la necessità del massimo rispetto ambientale e la risoluzione di ogni punto critico. Sostenere che l’importo previsto nei progetti realizzati sia sbagliato senza la necessità di dover dimostrare il perché non rivela un atteggiamento improntato a oggettività e scientificita”.

Regione Friuli Venezia Giulia/Notizie dalla Giunta – 22.04.2017

© Riproduzione riservata

Il Bbt apre il suo sesto fronte

Ieri la cerimonia con una spettacolare detonazione: prosegue l’avanzamento del tunnel a nord e sud

di Fabio De Villa

Con un assordante boato, è stato dato il via ieri pomeriggio a Mules di Campo di Trens al sesto ed ultimo fronte di avanzamento del Tunnel di base del Brennero – Bbt nella pancia della Alpi prima del confine di Stato.

Sono stati usati oltre 200 chilogrammi di dinamite per scavare 1,5 metri di galleria “dispari sud”, corrispondente a un volume di 120 metri cubi di roccia. Ma questa è stata solo l’ultimo dei fronti di scavo che hanno permesso l’avanzamento del tunnel: il 6 dicembre scorso, infatti, la galleria di accesso alla futura fermata di emergenza di Trens era stata la prima in ordine cronologico, seguita poi il 13 febbraio dal cunicolo esplorativo in direzione nord. E, ancora, il 13 marzo si era proceduto con la canna principale pari in direzione di Brennero, mentre il 16 marzo era stata la volta della canna dispari sempre verso Brennero e poi il 3 aprile era toccato alla canna principale ovest in direzione sud.

Con quello aperto ieri sono dunque appunto sei i fronti di scavo che avanzano in contemporanea verso nord e verso sud.

Oltre un centinaio ieri gli invitati che hanno seguito la detonazione per l’avanzamento del tunnel. Fra questi vi erano dirigenti, rappresentanti dei comuni limitrofi, collaboratori Bbt e forze dell’ordine. L’ingresso al tunnel è stato possibile solo con dei pullman che hanno caricato tutti i presenti trasportandoli nel cuore del Bbt attraverso i cunicoli scavati nei mesi scorsi. Spettacolare quanto assordante poi la detonazione, avvenuta in tutta sicurezza.

Nel lotto Mules 2-3, il cui valore è di 993 milioni di euro, saranno scavati complessivamente quasi 40 chilometri di gallerie principali, 14,8 per il solo cunicolo esplorativo, e 10,2 chilometri di gallerie logistiche e di sicurezza, per un totale di circa 65 chilometri. “In una prima fase tutti gli scavi procedevano con il metodo tradizionale, ovvero tramite l’impiego di esplosivi ed escavatori meccanici – ha spiegato l’amministratore Bbt Raffaele Zurlo – una volta superata la linea di disturbo geologico denominata Faglia Periadriatica, si inizierà a scavare anche con le talpe. La prima entrerà in funzione entro la fine del 2017. Per quanto concerne la conclusione degli scavi di questo lotto, è prevista nel 2022, quanto si raggiungerà il confine di Stato”.

Alto Adige – 22.04.2017

© Riproduzione riservata