Pedemontana, due mesi per far ripartire i cantieri

31 dicembre 2016

Zaia: a gennaio le stime di traffico ricalibrate, poi il nuovo piano finanziario. Ma Dogliani (Sis) cerca di rassicurare: lavori riavviati subito dopo le feste.

di Eleonora Vallin

La Pedemontana veneta senza il commissario Silvano Vernizzi preoccupa sindacati e industriali, ma non cambia alcuna carta sulla tavola del Consorzio Sis e non sembra spaventare la Regione Veneto e Luca Zaia. Il governatore ha già individuato in Pier Paolo Baretta il puntello romano per portare a casa l’accordo con Cdp e il sottosegretario ha già fatto proprio l’impegno, aggiungendo anche i capitoli Tav e Mose, oggi sospesi.
“In casa” Zaia punta però su Ilaria Bramezza, dg della Regione Veneto; sarà lei, e già in parte lo era, la donna della Pedemontana. La dottoressa Bramezza seguirà la partita e coordinerà la squadra, che rimarrà la stessa a meno di qualche aggiunta. La struttura commissariale che fu di Silvano Vernizzi, compreso l’ ingegner Giuseppe Fasiol, viene infatti in toto assorbita dalla Regione e, a questa, si affiancherà il nuovo tavolo tecnico nominato il 29 dicembre per seguire l’iter amministrativo.
La road map. Il tempo stringe, ma la Regione si dichiara pronta a risolvere in un paio di mesi il nodo finanziamento con l’ok di Cdp all’emissione del bond di 1,6 miliardi. Nel 2019 la Pedemontana sarà fruibile e, a primavera, verrà aperto il tratto nel bassanese, a «Breganze» annuncia Zaia. A fine mese sarà pronto lo studio della Regione sui flussi di traffico. Stiamo lavorando sodo per risolvere i problemi assicurano da Palazzo Balbi.
Imprese e lavoro. I cantieri sono fermi per la pausa natalizia ma Claudio Dogliani in persona, che in Sis ricopre la carica di direttore, assicura: riprenderanno dopo le festività. E, in risposta, alle affermazioni di Vernizzi sul rallentamento dei lavori da metà novembre perché i soldi scarseggiano (così ha detto ieri al nostro giornale l’ormai ex commissario), Dogliani replica: i rallentamenti sono dovuti a diversi fattori ma sono disgiunti dal finanziamento. Non ci aiuta la stagione e in parte è una questione fisiologica legata al cronoprogramma. Quanto al bond, aggiunge Dogliani, alcuni investitori istituzionali hanno sollevato problemi legati ai flussi di traffico: è un interesse pubblico, non privato, portare avanti l’opera – precisa l’ingegnere torinese – e la Regione ha tutte le intenzioni di andare avanti; per questo sta cercando tutte le soluzioni possibili per rendere bancabile l’opera sulla base delle indagini reali.
Il nodo traffico. Si torna dunque ai numeri e da qui si riparte. Sarà da rivedere l’intero impianto, la Regione non aveva un proprio studio indipendente ed è stato un errore, le stime del Pef sono troppe alte, il piano andrà rivisto confermano fonti regionali. Ma non ci saranno cambiamenti in corsa: l’opera approvata resta quella, Sis – che ha vinto la gara – non cambierà. Non ci saranno nuovi investitori, non scenderà il costo dell’opera. Forse qualcosa in meno, ma poco. E non farà la differenza. L’equity è già tutto a disposizione – conferma Dogliani – circa 480 milioni.
Il futuro. Quanto ai 105 contratti non rinnovati, Sis precisa: Erano a termine e non abbiamo visto, al momento, l’opportunità di una proroga. Quando apriremo nuovi fronti potremmo riassumere. Bisogna guardare avanti, afferma Zaia. La questione ora ruota attorno al tavolo nazionale, ma si parte dai nuovi flussi di traffico di febbraio 2017 e qui sarà da trovare la giusta via di mezzo, perché se è vero che se troppo alti non porteranno all’ok di Cdp, il rischio è che con numeri ben minori venga a mancare la sostenibilità dell’opera.

Corriere delle Alpi – 31.12.2016

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Vernizzi dice addio alla Pedemontana, non confermata la struttura commissariale

29 dicembre 2016

Così l’ingegnere rodigino, che è anche direttore di Veneto Strade, si congeda dalla nomina che il consiglio dei ministri gli decretò il 15 agosto 2009 sulla scia dello «stato di emergenza». Ora arriva un tavolo tecnico regionale.

“Coerentemente con quanto enunciato nei mesi scorsi, il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha deciso di non prorogare la gestione commissariale straordinaria governativa per la Superstrada Pedemontana Veneta, la cui gestione ricade ora interamente nelle competenze della Regione Veneto. La Regione del Veneto si sta quindi organizzando per il passaggio di consegne che avverrà auspicabilmente in tempi brevi”. Così un comunicato stampa da Palazzo Balbi annuncia la fine dell’emergenza e del conseguente commissariamento della Pedemontana Veneta.

L’ingegnere rodigino Silvano Vernizzi, che è anche direttore di Veneto Strade, si congeda dunque dalla nomina che il consiglio dei ministri gli decretò il 15 agosto 2009 sulla scia dello «stato di emergenza determinatosi nel settore del traffico e della mobilità nel territorio delle province di Treviso e Vicenza».

“Il lavoro in questi ultimi mesi si è incentrato sulle possibili soluzioni ai problemi emersi. La Regione del Veneto, in vista anche dell’imminente fine della gestione commissariale, ha costituito un gruppo di lavoro per studiare possibili soluzioni, composto da Marco Corsini, Avvocato dello Stato esperto in materia di contratti e appalti pubblici (Comitato scientifico RV), Velia Leone, Avvocato esperto in diritto comunitario e finanza di progetto, Bruno Barel, Pietro Calzavara, Diego Signor (Comitato scientifico RV), tutti dello Studio legale Barel e Veronica Vecchi, economista esperta in finanza di progetto, anch’essa membro del Comitato scientifico RV”.

La Regione del Veneto ha affidato tramite gara un incarico a Redas Engineering di Bologna e Area Engineering  per la determinazione di uno studio di traffico indipendente e aggiornato (i consulenti sono gli stessi consulenti del Passante di Mestre che hanno centrato le stime con i dati reali).

Messaggero Veneto/Nord Est economia – 29.12.2016

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Terza Corsia A4, c’è la firma per l’avvio del quarto lotto

28 dicembre 2016

Il primo sub-lotto del quarto  è di poco meno di 5 Km per 65 milioni di euro e riguarda i comuni di Gonars e Bagnaria Arsa. L’intero quarto lotto prevede un investimento complessivo di 222 milioni di euro.

«È l’anno delle infrastrutture. Chiudiamo l’anno con un’altra importante firma, con la società aggiudicatrice il primo sub-lotto del quarto lotto della terza corsia, da Gonars a Palmanova». Lo ha dichiarato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani in occasione della firma degli atti per la progettazione e l’esecuzione dei lavori del IV Lotto per la Terza corsia della A4, Trieste-Venezia.

L’intesa è stata firmata con il legale rappresentante dell’impresa contraente, Ruben Saetti, della Cmb di Carpi, capofila dell’Ati aggiudicataria dell’appalto con il consorzio.

Messaggero Veneto/ Nord Est Economia – 28.12.2016

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Integra, composto da Cgs, Celsa e Consorzio stabile grecale. Il sub-lotto, poco meno di 5 chilometri per un importo dei lavori di 65 milioni di euro, riguarda i comuni di Gonars e Bagnaria Arsa.

L’intero quarto lotto prevede un investimento complessivo di 222 milioni di euro.

Autostrade: firmato protocollo intesa tra Fvg, Veneto e Anas per NewCo

22 dicembre 2016

La nuova società pubblica avrà il compito gestire e realizzare le infrastrutture in concessione ad Autovie Venete Spa. 1,5 miliardi di investimenti e contenimento degli incrementi tariffari

E’ stato firmato ieri a Roma il Protocollo d’Intesa finalizzato alla costituzione di una New company​ interamente pubblica che avrà il compito gestire e realizzare le infrastrutture in capo ad Autovie Venete Spa. La presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ed il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, nell’ambito del Protocollo, si sono impegnati a porre in essere tutte le misure necessarie per l’affidamento, da parte del Ministero delle Infrastrutture, della concessione autostradale attualmente in capo ad  Autovie Venete ad una costituenda società interamente partecipata dai soggetti firmatari, a maggioranza della Regione Friuli Venezia Giulia.

Autovie Venete SpA è concessionaria delle tratte autostradali A4 Venezia-Trieste, A23 Palmanova-Udine Sud, A28 Portogruaro-Pordenone-Conegliano, A57 tangenziale di Mestre (con competenza fino al Terraglio) e della A34 Villesse  Gorizia, per un totale di 210,2 Km. In particolare l’operazione disciplinata dal Protocollo prevede che alla scadenza della Convenzione, il prossimo 31 marzo 2017, Autovie Venete riceva il pagamento di un indennizzo pari al valore del capitale investito netto, ad oggi stimabile in circa 350 milioni di euro. Il Protocollo prevede inoltre che, a valle della costituzione della NewCo, venga affidata a questa la concessione  autostradale della attuale concessionaria Autovie Venete. L’operazione di passaggio della concessione avverrà nel pieno rispetto del Decreto Legislativo n. 175/2016 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) e della direttiva 2014/23/UE relativa all’aggiudicazione dei contratti di concessione tra enti nell’ambito del settore pubblico che prevede il Principio della libera organizzazione dei servizi e delle attività di competenza della pubblica amministrazione. I tre firmatari si sono altresì impegnati, nell’ambito dei primi step propedeutici al perfezionamento dell’operazione, a predisporre e presentare al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un nuovo Piano Economico Finanziario che, tramite autofinanziamento e mediante il ricorso al mercato dei capitali, consenta alla società pubblica neo concessionaria di sviluppare il nuovo piano con investimenti pari a circa 1,5 miliardi di euro e di contenere gli incrementi tariffari entro il valore dell’inflazione programmata. L’intero processo si prevede che possa essere concluso entro il primo semestre del 2017.

E’ un ulteriore passo avanti per la continuità della realizzazione delle opere autostradali e per il mantenimento di un asset importante per la gestione delle politiche della mobilità nel nostro territorio” ha affermato la presidente Serracchiani. “Per noi è anche un fondamentale strumento operativo – ha evidenziato – che pone le premesse per significative ricadute economiche finanziarie a beneficio delle casse della Regione, e quindi dei cittadini. Dopo aver acquisito l’approvazione del piano economico e finanziario, dopo i positivi dati del bilancio di Autovie, dopo l’avvio dei lavori del terzo lotto della terza corsia, proseguiamo il lavoro – ha concluso la presidente – per mettere in definitiva sicurezza la realizzazione di un’opera strategica per il Paese.

Udine Today – 22.12.2016

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Porti: nuova gru della CPM a Monfalcone

Della portata di 150 tonnellate con uno sbraccio di 54 metri

“Inaugurata” a Monfalcone, sulla banchina Compagnia Portuale (Gruppo TO Delta), una nuova gru acquistata dalla società che gestisce il traffico di merci varie nello scalo di Portorosega, una Liebherr LHM 550 della portata di 150 tonn. con uno sbraccio di 54 metri e una velocità di sollevamento fino a 120 metri al minuto. Sarà destinata a sbarco di bramme, a sbarco e imbarco di cellulosa, di project cargo (carichi speciali) e all’imbarco di prodotti siderurgici. La CPM conta con questa macchina di migliorare del 20-30% le rese. CPM ha mezzi e personale specializzato per movimentazione ferroviaria, con 8 binari a servizio dello scalo; a 500 metri dall’ingresso dello scalo di Portorosega gestisce un terminal intermodale di 40.000 metri quadrati, con 10 binari ferroviari.

“L’investimento è un’ulteriore dimostrazione della volontà di TO Delta e CPM ad investire sul territorio. Per continuare è necessario trovare una soluzione per i piazzali e l’escavo del canale nel Porto di Monfalcone” ha detto Fabrizio Zerbini, a.d.di TO Delta, secondo il quale l’integrazione fra porti di Trieste e Monfalcone sarà una sinergia che consentirà la proposta al mercato di un prodotto unico. Mario Sommariva, Segretario generale della neocostituita Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, ha sottolineato che “nessuno ha bacchette magiche, ma questo è il nostro compito. Monfalcone e Trieste sono integrabili e possono giovarsi delle reciproche caratteristiche”.

Ansa/Mare – 22.12.2016

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Fs e Hupac alleati per nuovi terminal nel Nord

di Marco Morino

La regione logistica milanese si sta attrezzando per gestire con successo l’atteso incremento dei volumi di traffico che, grazie all’attivazione commerciale del nuovo tunnel di base del Gottardo, saranno trasferiti dalla strada alla rotoia. Per essere pienamente operativa, la linea ferroviaria transalpina del San Gottardo attende l’ultimazione della galleria di base del Ceneri (2020) e l’adeguamento dell’Italia al progetto con il Terzo valico dei Giovi Genova-Milano (si veda l’articolo sopra), che permetterà la piena realizzazione del corridoio ad alta velocità Genova-Rotterdam. Intanto il gruppo Ferrovie dello Stato italiane e Hupac, società ferroviaria svizzera specializzata nel trasporto combinato ferroviastrada, hanno concordato un programma con lo scopo di dotare il Nord Italia di nuovi terminal ferroviari tecnologicamente avanzati e a bassissimo impatto sull’ambiente per gestire l’incremento dei volumi di mercé. L’investimento complessivo previsto è di oltre 200 milioni di euro. I nuovi terminal inseriti in questo programma sono Milano Smistamento, Brescia “La Piccola Velocità”e Piacenza”Le Mose”. I tre terminal dispongono di caratteristiche infrastrutturali in linea con i parametri dei corridoi europei per il traffico merci, ovvero moduli per treni di 75o metri di lunghezza e profilo di 4 metri di altezza. Le aree identificate per la realizzazione di tali terminal sono strategicamente ben posizionate sul territorio sia per i collegamenti ferroviari sia per l’interconnessione con la rete viaria principale. I terminal di Milano e di Brescia saranno realizzati dalla società Terminal AlpTransit Srl (Teralp), controllata da Fs Logistica (gruppo Fs) e partecipata da Hupac, mentre il terminal di Piacenza verrà realizzato dalla società Centro Intermodale Spa, controllata da Hupac e partecipata da Fs Logistica. A regime i terminal di Milano, Brescia e Piacenza permetteranno di gestire un volume di traffico di circa 5oo mila unità di trasporto intermodali all’anno, il cui spostamento dalla strada alla ferrovia avrà ricadute positive sull’ambiente e sulla collettività.

Tutto questo rientra nella “cura del ferro” voluta dal ministro Graziano Delrio che ha l’obiettivo, in linea con la l’Unione europea, di trasferire entro il 2030 il 30% del traffico merci dalla gomma alla rotaia e il 50% entro il 2050. La volontà del governo svizzero di contribuire alla realizzazione dei terminal di Milano, Brescia e Piacenza, manifestata recependo le richieste di finanziamento inoltrate da Teralp Srl e da Centro Intermodale Spa, evidenzia l’importanza che tali impianti avranno per assicurare un adeguato sfruttamento delle potenzialità offerte dal nuovo tunnel di base del Gottardo.

Il Sole 24 Ore – 22.12.2016

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Piani ferroviari per 18 miliardi

21 dicembre 2016

Alle grandi opere il 58%, il resto nodi urbani, linee regionali, upgrading

di Alessandro Arona

Nel giro di un mese, tra novembre e dicembre, si sono sbloccati programmi di investimento sulle ferrovie nazionali per 17,9 miliardi di euro, interamente finanziati. I due “Aggiornamenti”, 2015 e 2016, del contratto Stato-Rfi (Gruppo Fs), parte Investimenti, sono diventati operativi dopo un lungo iter (documenti scaricabili dal sito di “Edilizia e Territorio”, II Sole 24 Ore). L’Addendum 2015 (8.971 milioni di euro di nuove risorse), firmato nel novembre 2015 e vistato dal Cipe il 23 dicembre 2015, dopo la pubblicazione in Gazzetta il 28 aprile e i pareri parlamentari è stato approvato con decreto Mit-Mef il 9 settembre scorso, registrato dalla Corte dei Conti il 2 novembre. Molto più rapido invece l’iter dell’Aggiornamento 2016 (8.934 milioni). Approvata la legge di Stabilità, il documento è stato definito tra Mit e Rfi nel luglio scorso e “vistato” al Cipe il 10 agosto. Poi, per accelerare un iter ancora fermo ai pareri parlamentari, il governo Renzi ha approvato per legge l’Addendum 2016 con la conversione del decreto legge Fiscale, in vigore dal 2 dicembre.

È la “cura del ferro” messa in campo da due anni dal Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. La spesa effettiva per investimenti di Rfi, dopo aver toccato il minimo di 2,9 miliardi di euro nel 2014, è risalita a 3,6 miliardi lo scorso anno ed è prevista in ulteriore crescita quest’anno a 4 miliardi, per salire nei prossimi anni (nelle previsioni Rfi) fino a 4,8/5 miliardi all’anno. I due Addendum contrattuali sbloccati in queste settimane servono proprio a dare benzina a questa crescita. Considerandoli insieme (17.905 milioni di euro), il 58% delle nuove risorse sono destinate alle “grandi opere”. Sono 10.401 milioni. Tra queste il Terzo Valico dei Giovi (2.230 milioni in tutto), il tunnel del Brennero (2.140 milioni nei due Addendum), tutti già anticipati dal Cipe. Poi, nell’aggiornamento 2015,1.500 milioni per la Brescia-Verona Av e 1.364 per la Verona-Padova, per la Napoli-Bari in tutto 500 milioni (345 per il primo lotto funzionale della Frasso Telesino-Vitulano e 155 per il 1° lotto costruttivo della Apice-Orsara). Poi ci sono 1.450 milioni per il primo lotto Verona-Brennero e 826 milioni per il primo lotto della Giampilieri-Fiumefreddo (Messina-Catania).

Poi ci sono altre “nuove opere”, ma dedicate a “Potenziamento e sviluppo delle linee regionali”, per 2.327 milioni (il 13% del totale). Tra queste un tratto di velocizzazione della per 190 milioni, il raddoppio Ponte S. Pietro-Bergamo-Montello (64 mln), un lotto del Nodo di Novara (81 mln), il raddoppio della Empoli-Granaiolo. Il resto dei due programmi (5,177 miliardi, il 29% del totale) va a Sicurezza e ammodernamenti. Per il Piano sicurezza 1.848 milioni (antisismica, opere anti-dissesto, piano binari, sicurezza gallerie, tecnologie per la circolazione, eliminazione passaggi a livello, etc…).

Poi 829 milioni per Tecnologie circolazione ed efficientamento, 1.139 mln per Upgrading delle aree metropolitane (120 milioni per il Nodo di Torino, 206 per Milano, 40 per Venezia, 185 per Roma, più altri diffusi. Altri 742 andranno all’Upgrading corridoi viaggiatori (lunga percorrenza), tra cui 63 mln per Genova-Ventimiglia, 137 mln per la Roma-Napoli Av e convenzionale, 65 mln per la velocizzazione della Torino-Genova (1° fase), 50 mln per il potenziamento della Milano-Genova (1° fase). Infine 619 milioni per i corridoi merci, interventi di adeguamento di sagome (gallerie), peso, lunghezza dei treni (aree di manovra), per renderli capaci di reggere il traffico merci con standard europei. Secondo Rfi il 65% dell’Addendum 2015 è “cantierabile” entro un anno (bandi di gara o affidamento ai general contractor), quello 2016 all’8o%. Questo significa che, nelle previsioni, 12,9 miliardi di euro su 17,9 andranno sul mercato entro la fine del 2017.

Il Sole 24 Ore/Edilizia e Territorio – 21.12.2016

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Via libera di Strasburgo al mercato unico delle ferrovie

17 dicembre 2016

La riforma consentirà dal 2019 l’apertura del traffico ferroviario europeo, offrendo la possibilità alle compagnie dei singoli Stati di operare sulle reti nazionali anche di altri Paesi.

di David Sassoli

Le ferrovie europee diventeranno più moderne e più economiche, così com’è successo per le linee aree con l’apertura del mercato ai voli low cost. Dopo anni di negoziati mercoledì al Parlamento europeo abbiamo approvato il cosiddetto IV pacchetto ferroviario, che ho seguito come relatore del Regolamento sulla governance ferroviaria. La riforma consentirà dal 2019 l’apertura del mercato ferroviario europeo, offrendo la possibilità alle compagnie nazionali di operare sulle reti nazionali di altri Paesi. Darà più servizi, più concorrenza, tariffe più basse e soprattutto più lavoro. Con l’apertura in particolare dell’Alta velocità si potranno sviluppare le potenzialità delle nostre compagnie nel mercato globale. La cornice della riforma è comunque chiara: reti e manutenzione restano pubbliche, anche a beneficio della sicurezza, mentre i servizi vanno a gara. Si liberalizzano i servizi e non si privatizza alcunché. Sarà anche l’occasione per ripristinare una concorrenza leale. Se i francesi partecipano con Italo al mercato italiano anche alle nostre compagnie dev’essere consentito di lavorare nel mercato francese. In passato le Ferrovie italiane si sono trovate davanti un vero e proprio blocco perché per operare in Francia sul Thalys è necessario un dispositivo frenante specifico ormai fuori produzione e interamente in possesso della compagnia francese. Lo hanno comprato e fatto sparire dal mercato. Con la riforma tutto questo non sarà possibile perché abbiamo dotato i Regolatori nazionali di poteri per evitare la chiusura della mercato.

Gli esempi comunque sono tanti e non riguardano certo solo la Francia. Chi ricorda come si viaggiava in aereo 12 anni fa? L’apertura del mercato dell’aviazione ha permesso a tanti cittadini di poter girare per il mondo a prezzi molto ridotti, a nuove imprese di svilupparsi, investire e all’occupazione di crescere. Non avverrà comunque nulla di simile a quanto accadduto per le ferrovie britanniche. Anzi, siamo all’esatto contrario. La riforma europea votata mercoledì a Strasburgo va nella dirczione opposta alle scelte imposte a suo tempo della signora Thatcher. Nel Parlamento, anche da parte di coloro che si sono schierati contro come leghisti e grillini, vi è stata sempre la volontà di concludere il trilogo. Abbiamo dovuto vincere molte resistenze. Mettere d’accordo 28 governi, 28 compagnie nazionali, 28 Regolatori nazionali e i gruppi politici è stata una impresa le autorità nazionali divedere diminuire un po’ della propria sovranità e portarli a scommettere sullo sviluppo di un l’ottica di una grande infrastruttura europea. Abbiamo anche avviato un percorso sul biglietto unico europeo che darà la possibilità ai passeggeri di organizzare i propri trasferimenti usando differenti modalità di trasporto. Integrare ferrovie, navigazione, bus e aerei sarà il prossimo traguardo. L’apertura del mercato dell’Alta Velocità è fondamentale per dare corpo ad una rete europea. Anche per la ricaduta nell’ambito degli investimenti e dell’occupazione. In questo momento solo sette Paesi europei su 28 hanno reti ad Alta velocità e nel mondo soltanto in tre, Giappone,Corea e Cina. Nemmeno negli Stati Uniti  – paese fondato sulla ferrovia – c’è l’Alta velocità.

Per le nostre aziende nel mercato europeo e globale vi è una enorme opportunità di essere leader. Tutti vorrebbero sviluppare l’Alta Velocità. Ci sta pensando la Russia, l’Egitto, l’Iran, l’India e le nostre compagnie hanno know-how, tecnologia, esperienza e grande tradizione. La riforma consentirà integrazioni che oggi facciamo fatica ad immaginare e che potrebbero consentire collaborazioni inedite per vincere la scommessa perduta dal settore aeronautico quando non è riuscito a costruire un polo europeo dell’aviazione. La sicurezza, infine, non può essere subordinata alla logica del profitto. Su questo aspetto abbiamo dato nuovi poteri all’Agenzia per la sicurezza europea di Valenciennes, che fino ad oggi era praticamente un organo consultivo, con la possibilità di intervenire in presenza di standard non adeguati. Un incidente come quello avvenuto di recente in Puglia poteva essere evitato con l’intervento preventivo dell’Autorità europea.

L’Unità – 17.12.2016

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La sfida della sostenibilità nel settore dei trasporti

di Damiano Zoffoli

Proporre politiche che rendano più sostenibile il trasporto delle merci attraverso il continente, questo l’obiettivo che deve porsi il settore logistico per il prossimo futuro, soprattutto alla luce degli obiettivi stabiliti dalla COP 21 di Parigi e ratificati dal Parlamento Europeo. Rendere sostenibile il trasporto significa operare per la salute dei cittadini, non solo riducendo le emissioni di gas serra e polveri sottili -un killer silenzioso-, ma anche abbassando i livelli di inquinamento acustico, problema molto sentito nelle aree urbane, centro di destinazione della maggior parte del traffico di merci e persone.

Una logistica dei trasporti intelligente e integrata è il punto di partenza per ripensare il modo di muovere e muoversi attraverso il continente. Ad oggi, il settore dei trasporti è responsabile del 25% delle emissioni di gas a effetto serra e, entro il 2050, ci si attende un aumento del 70% della quantità di merci spostata. Il trasporto su gomma, in particolare, produce i due terzi delle emissioni dannose e nocive. Un dato che sottolinea l’urgenza di predisporre una rete di trasporti pianificata a livello europeo che sia integrata, moderna e senza interruzioni, così da poter togliere le merci dalla strada e metterle su rotaia o nave. Una rete, quindi, che preveda l’integrazione e la connessione di ferrovie, canali navigabili, porti, interporti e aeroporti che possa essere un’alternativa valida al trasporto su gomma, che oggi viene preferito da chi usufruisce del settore logistico essenzialmente a causa dei costi, dei tempi e delle abitudini. Trasporti intermodali, dunque, ma anche digitalizzazione del settore e condivisione dei flussi d’informazione, per permettere ad imprese e consumatori di fare scelte logistiche consapevoli e rispettose dell’ambiente. La politica deve predisporre un sistema di disincentivazione anche economico del trasporto su gomma -rispettando il principio di “chi inquina paga”- ed incentivare invece quello su rotaia -che soffre a causa dei costi per l’utilizzo della rete ferroviaria e delle condizioni e capacita della rete stessa e quello fluvio-marittimo. Una politica dei pedaggi, dunque, che tenga contemporaneamente conto delle necessita economiche ed ambientali dei cittadini dell’Unione, con l’obiettivo di sviluppare un sistema verde, conveniente ed interconnesso. Nel fare questo è necessario ascoltare, coinvolgere e mettere al centro del progetto logistico le piccole e medie imprese che, costituendo il 90% della rete produttiva europea- sono le vere destinatarie delle politiche dei trasporti e devono essere considerate se si vuole raggiungere obiettivi concreti. La logistica incide per circa il 10% sui costi finali del prodotto, un prezzo alto che può essere contenuto pur rispettando le necessita dell’ambiente. Si deve perciò procedere alla digitalizzazione del settore, alla formazione di personale qualificato e in grado di servirsi delle nuove tecnologie, e alla condivisione dei dati sui flussi e sui traffici. E’ anche necessario affrontare e abbattere le barriere burocratiche e amministrative che ancora ostacolano la mobilita tra Stati Membri e talvolta anche quella interna agli Stati stessi. Per raggiungere questi obiettivi e consentire un trasporto senza interruzioni e multimodale attraverso TUE è stata pensata la rete delle TEN-T (Trans-European Transport Network), corridoi di trasporto transeuropei che si propongono di connettere tutto il continente in modo intelligente, multimodale e senza interruzioni. E’ poi necessario affrontare il tema della logistica inversa -quella che si occupa del ritorno del prodotto a fine ciclo o consumato al luogo d’origine-, ed inserirla nel contesto dell’economia circolare -dove i rifiuti, gli scarti e i prodotti consumati sono trattati da materie prime secondarie, riciclate e riutilizzate per la produzione di nuovo valore-. Lo sviluppo di reti di trasporto interconnesse permetterà di aumentare l’efficienza dell’intero settore, abbattere i costi, salvaguardare l’ambiente, creare nuovi posti di lavoro e portare, nel nostro continente, “più Unione e più Europa”.

L’Unità – 17.12.2016

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Italo di Ntv accelera: «Allo studio la tratta Venezia-Trieste»

16 dicembre 2016

L’ad Faragalli Zenobi: «Con il nuovo Pendolino targato Alstom vogliamo rafforzare la presenza a Nordest».

di Piercarlo Fiumanò

«Abbiamo allo studio la tratta Venezia-Udine-Trieste»: il presidente e direttore generale di Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori) la società di trasporto ferroviario per l’alta velocità concorrente a Trenitalia, Andrea Faragalli Zenobi, inserisce anche la rotta meno veloce del Nordest fra le possibili vie di espansione. Il “leprotto” di Italotreno arriverà anche in Friuli Venezia Giulia? Ntv ha presentato ieri alla Alstom di Savigliano il primo dei dodici Pendolino che andrà ad arricchire la sua flotta. Faragalli Zenobi, che ha detto di viaggiare verso il pareggio di bilancio nel 2016, ha però escluso un aumento di capitale e la quotazione in Borsa nel 2017. «Il bilancio 2016 dovrebbe chiudersi in equilibrio, forse anche con un leggero attivo, e con un Ebitda positivo, per cui escludo una richiesta di delega per aumento di capitale», ha aggiunto il successore di Flavio Cattaneo alla guida della compagnia. Rosso rubino, con il caratteristico leprotto dorato sulla fiancata, il nuovo Pendolino – giunto alla quarta generazione – entrerà in servizio tra un anno.

I convogli targati Alstom, acquistati nei mesi scorsi, dovranno contribuire a sviluppare l’offerta sulle direttrici Nordest e nord-ovest e che potranno essere usati anche sulle destinazioni più gettonate. Grazie a questi convogli made in Italy e green, perché realizzato per il 95% da materiale riciclabile, Nuovo Trasporto Viaggiatori «passerà dagli attuali 15 milioni di chilometri annui a 21 milioni», afferma il direttore delle operazioni Gianbattista La Rocca, che annuncia «160 nuove assunzioni, di cui 45 macchinisti». Al rafforzamento delle tratte esistenti, la società ne ha altre nuove allo studio. «Dove crescerà Italo? Subito sulle tratte Torino-Milano-Venezia – risponde La Rocca – e, novità, la Verona-Bolzano. Abbiamo anche allo studio Venezia-Udine-Trieste e Roma-Genova via Firenze».

Lungo 187 metri, e composto da sette carrozze in grado di ospitare 480 passeggeri, il nuovo Pendolino Italo potrà raggiungere una velocità di 250 chilometri orari. Oltre a Savigliano, gli altri siti Alstom coinvolti nella sua produzione sono Sesto San Giovanni (Milano), Bologna e il deposito di Nola (Napoli), che per trent’anni si occuperà della manutenzione, come già fa per i treni Agv Italo. Per quest’ultima attività sono previste nel prossimo anno 40 assunzioni e la realizzazione di una nuova ala del Centro manutenzione.

Nella compagine di Ntv sono presenti col 35% i fondatori Della Valle, Montezemolo e Gianni Punzo (con quote paritetiche), seguiti da Intesa Sanpaolo (20%), che aveva dato sostegno alla società durante la gestione di Corrado Passera ma che ora considera la partecipazione tra quelle da dismettere, e le ferrovie francesi Sncf con un altro 20%. Seguono poi Generali (15%), il patron della Brembo e, con una cifra analoga (5%), Isabella Seragnoli.

Il Piccolo – 16.12.2016

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