Bbt in Val d’Isarco: ci sono 32 milioni a favore dei Comuni

30 settembre 2016

Vertice sui lavori per la tratta Fortezza-Ponte Gardena Bando nel 2017, lavori nel 2018. Il costo è di 1,55 miliardi

Il lotto Fortezza-Ponte Gardena della tratta di accesso sud del Bbt sarà messo a gara nel 2017. Il progetto già predisposto da Rfi (Rete ferroviaria italiana, che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale), gli interventi migliorativi in termini di sostenibilità ambientale, l’iter autorizzativo sono stati i temi al centro dell’incontro di ieri pomeriggio a Fortezza del presidente della Provincia Arno Kompatscher e del commissario governativo per il Bbt Ezio Facchin con i rappresentanti di Rfi e di Italferr (società del Gruppo Ferrovie che si occupa dei servizi di ingegneria), con i sindaci dei Comuni della Val d’Isarco e dell’alta val d’Isarco, il direttore dell’Osservatorio Bbt Martin Ausserdorfer, i tecnici degli uffici provinciali competenti. Il presidnete Kompatscher ha chiesto ai Comuni di accelerare la presentazione delle osservazioni sul progetto che saranno formalizzate per iscritto e consegnate dal presidente al commissario Facchin. Queste questioni saranno affrontate in sede di elaborazione del progetto definitivo. Nell’incontro è stato ribadita l’importanza di illustrare alla popolazione le soluzioni tecniche previste per la tratta di accesso e i risultati significativi già raggiunti: 3 assemblee pubbliche sono previste nelle prossime settimane a Chiusa, Ponte Gardena e Varna. Per quanto riguarda la compensazione ambientale sono a disposizione 32 milioni di euro, per questo i Comuni sono chiamati a sviluppare richieste concrete che potranno essere presentati già nella riunione pre Cipe del 17 ottobre con indicazione e tipologia dell’intervento, finalità, stima dei costi. Il lotto Fortezza-Ponte Gardena è considerato prioritario perché riduce la pendenza massima dall’attuale 22%o rendendola conforme alle caratteristiche di interoperabilità. Il tracciato si sviluppa per circa 24,7 km, dall’interconnessione di Fortezza al bivio per Ponte Gardena e prevede la realizzazione di 2 gallerie collegate da un ponte di attraversamento sull’Isarco a Funes. Il tunnel Scaleres, lungo circa 15 km, collegherà la stazione di Fortezza all’imbocco della val di Funes, mentre la seconda galleria di 6 km partirà dalla fermata di Funes e terminerà a Ponte Gardena. L’intero tracciato sarà interrato, ad eccezione della stazione di Ponte Gardena, del ponte di Funes e della fermata di Funes. I costi sono stimati in 1,55 miliardi di euro, già finanziati. I punti critici, su cui si è intervenuti in modo significativo, riguardano in particolare la finestra di Albes nella galleria Scaleres, la zona della Funes e l’inquinamento acustico a Ponte Gardena. Non è stato possibile stralciare completamente dal progetto la finestra di Albes, che tuttavia è stata ridotta al minimo nelle dimensioni. Tutti i sistemi di avanzamento sono stati trasferiti sotto la montagna e una volta ultimata la finestra è previsto uno smantellamento fino al portale, in modo da lasciare soltanto un semplice accesso. Per il ponte di Funes si è concordato di aumentare l’altezza delle barriere antirumore. Il rumore sarà inoltre ridotto anche con interventi ai portali dei tunnel e a un sistema a massa flottante sulla massicciata ferroviaria. Per contenere il più possibile le dimensioni dei lavori edili all’imbocco della val di Funes, è stato deciso di realizzare un cunicolo finestra aggiuntivo, partendo dall’area Prader Holz in direzione sud, per consentire di trasferire i lavori sotto la montagna. Tutto il materiale sarà trasportato via autostrada. Anche riguardo alla zona di Ponte Gardena è stato possibile migliorare il progetto originario con misure che riducono notevolmente l’inquinamento acustico rispetto alla situazione attuale. I lavori inizieranno nel 2018 e termineranno contestualmente al tunnel di base del Brennero.

Alto Adige – 30.09.2016

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«Concessione e poi il via ai cantieri»

di Enrico Giardini

Le sei richieste presentate ad Autobrennero nel protocollo d’intesa preparato da Comune di Verona, Camera di Commercio e Provincia – soci veronesi – giungono alla società Autostrada A22 nel momento in cui si sta completando il percorso per la futura gestione dell’Autostrada Brennero-Verona-Modena, che seguirà il rinnovo della concessione. «È già stato firmato il protocollo con tutti i soci pubblici della A22, cioè Comuni, le Province e le Camere di Commercio per creare una società “in house” interamente pubblica, a cui poi si uniranno i privati», dice il veronese Fausto Sachetto, vicepresidente dell’A22. «Poi si uniranno tutti i soci privati, con l’obiettivo di ottenere il rinnovo della concessione, dai 30 ai 35 anni, senza andare in gara, ciò in accordo con l’Europa. Si stanno dunque perfezionando con il ministero delle infrastrutture gli importi dell’operazione e anche le opere da realizzare, e quindi il piano economico-finanziario».

Il programma di opere di compensazione chiesto dalle istituzioni locali veronesi rientra dunque in questo grande piano infrastrutturale di connessione, con caselli e strade, fra l’autostrada stessa e le piattaforme logistiche, come l’Interporto Quadrante Europa e quello che si punta a realizzare l’Isola della Scala. «A queste si aggiungeranno poi altre richieste minori dai territori, che cercheremo di convogliare in un altro documento», aggiunge Sachetto, «ascoltando i sindaci dei Comuni veronesi».

L’Arena – 30.09.2016

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Caselli, strade, interporti: richieste ad A22

Bretella di gronda verso Verona nord, ingresso al Quadrante, mediana e polo logistico a Isola: il programma per Autobrennero

di Enrico Giardini

Nuovo ingresso all’interporto Quadrante Europa, dalla località Fenilon. Sistemare la strada statale 12 che porta al casello autostradale di Verona nord. Costruire la cosiddetta «strada di gronda» a ovest di Verona (zona Ca’ di Cozzi-Parona) dallo stesso casello di Verona nord all’ingresso in città. E poi altre opere stradali nel territorio provinciale. Sono richieste dei soci veronesi della società Autostrada A22 Brennero-Modena, cioè Comune di Verona, Provincia e Camera di Commercio, contenute in uno schema di protocollo d’intesa. È il programma di sei infrastrutture di connessione fra l’autostrada e la viabilità provinciale, di cui si dovrà fare carico economicamente Autobrennero.

IL PROTOCOLLO. Nella sala Rossa dei Palazzi Scaligeri, sede della Provincia, il presidente dell’Autobrennero, Andrea Girardi, ha ricevuto il documento – già approvato dalla Provincia, condiviso dal Comune che comunque lo presenterà in Giunta; mentre dovrà avere il via libera definitivo degli organi collegiali della Camera di Commercio – dai rappresentanti dei soci. Vale a dire: per l’Amministrazione provinciale, il presidente Antonio Pastorello, per il Comune scaligero l’assessore agli enti partecipati Enrico Toffali, per la Camera di Commercio il segretario generale Cesare Veneri. Erano presenti con Girardi i veronesi Fausto Sachetto, vicepresidente di Autobrennero, e Carla De Beni, consigliere e presidente di Str Spa-Brennero Trasporto Rotaia, società interamente di proprietà della A22. Mentre si sta perfezionando (altro articolo) il percorso verso il rinnovo della concessione per la gestione dell’autostrada, con il relativo piano economico-finanziario che comprende tutti i lavori, «i soci chiedono dunque compensazioni e opere viarie a sostegno del territorio», dice Pastorello.

VERONA. Per il territorio comunale scaligero, e per risolvere storici ingorghi di traffico automobilistico, il protocollo punta a sistemare la statale 12 verso Verona nord. E a costruire la strada di gronda (che in teoria completerebbe il tragitto verso Verona nord, da Ca’ di Cozzi, all’uscita del passante nord con traforo delle Torricelle) appunto da Verona nord all’ingresso della città e all’inizio della Valpolicella. Inoltre, considerando che la zona intorno al casello di Verona nord è particolarmente congestionata per notevoli attrattori di traffico come l’interporto Quadrante Europa, l’aeroporto Catullo, Veronamercato, nel piano si ritiene «necessario sgravare la tangenziale a sud del casello di parte dei flussi di traffico pesante dirottandola su alra direttrice, come la bretella di Verona nord, costruendo un nuovo accesso al Quadrante Europa dal Fenilon». Questo va a unirsi, come ricorda la De Beni, «al progetto di collegare i due parcheggi del casello di Verona nord e di sistemazione degli altri due caselli di Affi e di Nogarole Rocca». Le altre quattro opere riguardano altri Comuni della provincia. Le prima richiesta è la piattaforma intermodale di Isola della Scala, intervento promosso dalla A22 con Str, «da realizzarsi in stretta sinergia con il Quadrante Europa, al fine che Verona possa contare sul potenziamento del sistema logistico integrato». Si punta a una infrastruttura di qualità da e per il nord Europa, per gli operatori della logistica, «strategica per l’economia veronese», dice il protocollo, «che potrà avere un collegamento intermodale ferro/gomma a integrazione dell’interporto Quadrante Europa per l’Autobrennero, per spostare buona parte del traffico pesante».

LA MEDIANA. Sarà una nuova bretella autostradale dal casello di A22 di Nogarole Rocca alla nuova piattaforma intermodale di Isola della Scala, nel nuovo polo di sviluppo fra Nogarole Rocca, Vigasio e Trevenzuolo. La costruzione della piattaforma, inoltre, obbligherà, dice il protocollo, «a un collegamento viario con l’A22, come previsto, ma anche a una connessione con la Transpolesana per raccogliere i flussi di traffico da est della media pianura veronese e condurli al casello di Nogarole Rocca». Infine, si chiede il nuovo casello di Isolalta, in Comune di Vigasio, in corrispondenza dell’intersezione della A22 con la strada provinciale del Serraglio.

Questo il programma richiesto dai soci. «A chi dice cose inopportune sull’azionariato di Comuni ed enti in società come la A22», dice Toffal, «vorrei chiedere che cosa diranno dopo che una tale mole di opere viarie, necessarie, verrà realizzata».

L’Arena – 30.09.2016

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«Stop allo shunt: non si farà»

29 settembre 2016

Per l’uscita da Brescia verso Verona si procederà con il quadruplicamento dei binari. In città si dovranno abbattere «non più di dieci palazzi» che interferiscono con la linea

di Mimmo Varone

Cala una pietra tombale sullo shunt per Montichiari. A posarla è l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, il bresciano Renato Mazzonicini, nel giorno della presentazione a Roma del piano industriale 2017-2026, dieci anni durante i quali la holding che dirige farà investimenti da 94 miliardi di euro per raddoppiare il fatturato. L’Alta velocità sarà quindi tutta cittadina. I treni veloci, tutti quanti, arriveranno in Stazione e da lì partiranno per Verona. Brescia, però, pagherà un prezzo. Il quadruplicamento dei binari in uscita verso Est comporterà la demolizione di «meno di dieci palazzi» che interferiscono. Nelle settimane scorse erano circolate voci, soprattutto da parte di esponenti di Regione Lombardia, che la deviazione per Montichiari fosse ancora in campo. « Confermo che non si farà – ha detto ieri Mazzoncini davanti alla stampa nazionale -, la Giunta Maroni cerca ancora di metterlo in discussione ma considero chiusa la questione». L’Ad spiega che sono in corso due studi sulle prospettive del traffico ferroviario per capire la centralità della stazione cittadina e per connettere Montichiari con la ferrovia per San Zeno Naviglio mediante uno sfiocco per il D’Annunzio. D’altronde, «i clienti dell’aeroporto vengono da Brescia non da Milano o altrove – riflette -, e Brescia è il vero snodo da potenziare». E poi, «quanti treni ad alta velocità potrebbero fermare a una stazione come quella ipotizzata a Montichiari?», si chiede. La sua risposta è: «Sicuramente molto pochi». Capitolo chiuso, insomma. Mazzonicini, peraltro, rivela di aver già avuto un’interlocuzione con i veneziani di Save, azionista di riferimento di Catullo spa e per essa dello scalo bresciano. «Abbiamo convenuto che tra la stazione dell’alta velocità e lo sviluppo dell’aeroporto – dice – c’è una relazione marginalissima». Piuttosto, l’esempio da seguire, per l’Ad di Ferrovie, è quello di Orio al Serio, diventato il terzo scalo nazionale per passeggeri grazie al collegamento con i bus di lunga percorrenza. Dunque, si progettano i quattro binari in uscita verso Verona, « secondo la prescrizione di Regione Lombardia». Per la verità il Pirellone aveva raccomandato anche il passaggio per Montichiari, ma «il quadruplicamento dei binari costa quasi quanto lo shunt – sottolinea Mazzoncini -, entrambe le cose non si possono fare e noi non abbiamo alcun interesse a non andare a Brescia con qualunque treno». Tecnicamente, si concluderanno i primi due lotti funzionali della tratta Treviglio-Brescia. «Stralciamo ogni decisione sul terzo lotto che prevede lo shunt e rappresenteremo il problema con le idee più chiare sulla scorta di uno studio trasportistico spiega Fad di Rfi Maurizio Gentile -.

Nel frattempo il collegamento Brescia est-Verona può essere approvato». Ci sarà un prezzo da pagare, e Gentile non se lo nasconde. Il nuovo studio di fattibilità del quadruplicamento è fatto e finito, e non si parla più di oltre 20 stabili da abbattere. «Alcuni palazzi interferiscono direttamente con la linea e saranno da demolire – ammette -, ma abbiamo ottimizzato il tracciato e sono sotto i dieci». Per altri, troppo vicini alla linea, «c’è solo un problema di sicurezza e di protezione dal rumore». In ogni caso, Gentile getta acqua sul fuoco. Non è la prima volta che nuovi binari comportano l’abbattimento di immobili in ambienti molto urbanizzati, ed è capitato anche con l’ingresso della Tav da ovest. E Fad di Rfi promette che «chi resterà senza casa ne avrà una nuova, e magari anche più bella di quella che sarà costretto a lasciare». Tutto questo è ormai in un Piano industriale che si da un orizzonte decennale, necessario ai grandi progetti infrastnitturali, a cui sono destinati ben 73 miliardi, mentre 14 saranno spesi per il materiale rotabile e 7 per lo sviluppo tecnologico.

L’IMPRESSIONE è che l’orizzonte decennale non sia un escamotage per rimandare tutto al futuro. «Ben 58 miliardi sono già disponibili, 35 già stanziati nei contratti di programma e 23 in autofinanziamento – precisa Mazzoncini – e molte opere verranno realizzate nei primi anni del Piano». Brescia inserita nel corridoio mediterraneo a sud delle Alpi, che è una delle priorità «È il primo capoluogo non di Regione a essere interessato dalla Tav – dice Mazzoncini -, ma ha una provincia di quasi un milione e mezzo di abitanti, una conurbazione che arriva a 350 mila, e non esiste che le Frecce, metropolitana d’Italia, non le diano la dovuta attenzione». Si chiude così il capitolo delle incertezze, e lo scenario diventa chiaro. Certo che la decisione finale spetterà al Governo, ma alla presentazione di ieri sono intervenuti pure il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, che hanno espresso adesione pressoché incondizionata a quanto Ferrovie dello Stato hanno in progetto.

Brescia Oggi – 29.09.2016

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Porti: Trieste punta a 60 milioni di tonnellate di merci

D’Agostino, raggiungeremo obiettivo 7.000 treni

“Trieste per crescere ancora di più deve aggiungere altri “step” e il primo è quello di integrare la filiera marittima con la filiera intermodale e su questo siamo il primo porto in Italia e consolidiamo la posizione con una crescita del 5% per cui quest’anno puntiamo a 60 milioni di tonnellate. Dall’altra parte siamo il primo porto in Italia dal punto di vista ferroviario, perché quest’anno avendo già fatto più di 3.500 treni nei primi sei mesi, sicuramente raggiungeremo l’obiettivo di 7 mila treni”. Sono le previsioni dell’attività del Porto di Trieste espresso dal presidente dell’Autorità Portuale, Zeno D’Agostino, a margine della presentazione della Barcolana.

Secondo D’Agostino, “l’efficienza di un porto non si misura solo attraverso le cifre tradizionali. Sarebbe ora che si iniziasse, non solamente a Trieste, a valutare le performance di un porto con criteri e con ordine quantitativi diversi da quelli che sono utilizzati oggi”. Per il responsabile del porto triestino, “in molti casi vediamo porti che crescono ma con una occupazione che cala, in altri casi porti che crescono ma il valore aggiunto cala. Io azzardo: potrebbe anche calare il traffico del porto, ma se questo genera attività ad alto valore aggiunto che crea a sua volta occupazione, probabilmente sarei felice. Come sarei felice vedere il traffico che cala ma aumenta l’occupazione e il valore e questo è possibile se alle normali attività portuali si integrano altre attività”, ha aggiunto.

“Il primo elemento per noi è quindi quello del potenziamento dell’integrazione intermodale con quelli che sono i nostri bacini del mercato internazionale – ha spiegato D’Agostino – Secondo elemento è aumentare il valore delle attività che si sviluppano nel porto e nel sistema portuale nel complesso.

Quindi non solo attività all’interno dello scalo ma anche in quelle aree e in quelle piattaforme che stanno sempre più integrandosi con le attività portuali, vedi interporto di Fernetti piuttosto che le aree sul canale industriale delle Noghere. Il tutto naturalmente con l’utilizzo del punto franco”.

Ansa – 29.09.2016

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Porti: Venezia offshore, piano a consorzio italo-cinese

Solo il raggruppamento di imprese italo-cinese 4C3 (costituito dalle società 3Ti Progetti Italia ed E-Ambiente e guidato dal quinto general contractor mondiale, China Communication Constructions Company Group) ha superato la stringente soglia di sbarramento prevista dal bando internazionale di gara per la progettazione definitiva dell’innovativo sistema portuale offshore-onshore di Venezia. Lo ha reso noto l’Autorità portuale di Venezia, ricordando che al bando, finalizzato ad ottenere un elevato standard di progettazione, hanno preso parte le migliori società di ingegneria mondiale provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Cina e Stati Uniti.

Espletate le ultime verifiche amministrative, il gruppo cui verrà aggiudicato il bando, del valore di oltre 4 milioni di euro, avrà il compito di sviluppare la progettazione definitiva della diga e del molo container del terminal d’altura, nonché di eseguire le attività di monitoraggio e indagini ambientali per la durata di 180 giorni.

“Anche questa volta la gara internazionale bandita per lo studio e la progettazione del sistema portuale onshore-offshore di Venezia è stata un successo in termini di partecipazione e risposta. Non nascondo la mia soddisfazione nel poter annunciare che il primo della lista è il consorzio italo-cinese che sta studiando da tempo il progetto, anche nella prospettiva della sua costruzione, gestione e finanziamento e che per questo ha deciso di creare un apposito raggruppamento europeo di imprese per poter prendere parte alla gara di progettazione” ha dichiarato il presidente di Apv, Paolo Costa.

Ansa – 29.09.2016

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Renzi «lancia» la Treviglio-Brescia. Il 10 dicembre parte l’alta velocità

Il premier inaugurerà l’opera, costata 2 miliardi Ma i lavori in stazione finiranno solo in estate

di Davide Bacca

«La data da segnare in agenda è il 10 dicembre, dopo il referendum, quando a Brescia inaugureremo un nuovo “tassellone” significativo e rilevante». È il premier Matteo Renzi ad annunciare il taglio del nastro della Tav Treviglio-Brescia, durante la presentazione del piano industriale delle Ferrovie. Un’opera costata 2.050 milioni e quattro anni e mezzo di cantieri per posare 58 km di nuovi binari, prima affiancati a Brebemi e poi, con l’ingresso in città, posati a sud della linea storica Torino-Venezia. Ora il nuovo tracciato avvicinerà Brescia e Milano, «liberando» i vecchi binari, dove il trasporto regionale dovrebbe farsi più veloce e regolare. Sarà un avvio a step, visto che alcuni lavori nella tratta urbana non sono ancora ultimati.

Prima fase. Oggi un Frecciarossa arriva a Milano centrale in 46 minuti. Dall’11 dicembre ce ne metterà 36, a regime 31. La fase intermedia è dovuta alla strozzatura che resta a Roncadelle, per via degli scarti di produzione trovati sul sedime espropriato all’Atb Riva Calzoni: lì le bonifiche hanno chiesto più tempo del previsto e in quel tratto non ci sono ancora quattro binari, ma solo i due «storici». Quelli nuovi dovrebbero essere pronti a giugno 2017, quando il viaggio sull’alta velocità andrà a regime.

Stazione. Resta ancora molto da fare anche in stazione, come verificato dall’ad di Fs Renato Mazzoncini nel suo sopralluogo di lunedì. Il progetto Tav prevede una riconfigurazione funzionale della stazione, destinata ad assumere una nuova centralità. Il 10 dicembre, però, non tutto sarà pronto. La posa di nuovi binari a sud del fascio attuale, a ridosso di via Sostegno, con la realizzazione di tre ampi marciapiedi, con pensiline in vetro e acciaio, due per i supertreni e uno per le linee per Cremona e Parma, è in ritardo. Cosi per ora i Frecciarossa continueranno a fermarsi sui binari 1 e 2. Il trasloco (definitivo) sui nuovi marciapiedi V e VI avverrà solo nell’estate 2017.

Riqualificazione. È invece già stata ultimata la riqualificazione dei binari 1 e 2, con l’innalzamento dei marciapiedi e l’allungamento della pensilina. Per dicembre sarà pronto anche il nuovo sottopasso, realizzato più a est dell’attuale, all’altezza della stazione del metrò. Anche l’allargamento del tratto sud del vecchio tunnel dovrebbe essere ultimato per tempo. Tutti e sette i marciapiedi avranno ascensori trasparenti per entrambi i sottopassi. La Loggia ha poi chiesto e ottenuto altre migliorie: una nuova illuminazione, indicatori di carrozza sui binari 1 e 2, nuovi monitor di informazioni, l’innalzamento del marciapiede al binario 6.

Work in progress. L’ingresso in città, va ricordato, ha comportato non pochi disagi: l’allargamento di 7 sovrappassi, con la chiusura per mesi di alcune vie (Dalmazia e Corsica su tutte) e l’abbattimento di alcune palazzine (via Toscana). Ora però dovrebbero arrivare i benefici, a partire da una maggiore «competitivita» del territorio, «tra i più infrastrutturati d’Italia», come dice il sindaco Emilio Del Bono. Senza scordare gli investimenti: le ultime migliorie in stazione valgono 14,1 milioni. Ma l’obiettivo è portare avanti la riqualificazione per tutto il 2017, offrendo nuovi servizi: sala d’attesa con wifi e deposito bagagli. Si vedrà. Intanto però il 10 dicembre si parte.

Il Giornale di Brescia – 29.09.2016

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Ferrovie, Vittorio Veneto-Belluno verso l’elettrificazione

28 settembre 2016

L’assessore De Berti annuncia che la richiesta della Regione è stata accolta

“Nel corso di un incontro con l’amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, ho acquisito la certezza che la richiesta della Regione di inserire nel piano di elettrificazione delle linee ferroviarie venete il cosiddetto ‘anello basso’ del Bellunese, vale a dire il percorso Vittorio Veneto, Ponte nelle Alpi, Belluno, Feltre, Montebelluna, e la tratta Vicenza, Schio, è stata accolta”. Lo comunica l’assessore regionale ai trasporti, Elisa De Berti, che nei giorni scorsi ha avuto modo di ribadire a Roma all’ad di Rete ferroviaria italiana le priorità nell’opera di modernizzazionecomplessiva della rete ferroviaria del Veneto.

“Con Rfi stiamo definendo gli ultimi dettagli dell’accordo quadro e abbiamo chiesto e ottenuto di aggiungere questi interventi a quelli già finanziati su richiesta della Regione e in particolare del presidente Zaia – precisa l’assessore -. Oltre all’elettrificazione della Conegliano – Vittorio Veneto, della Castelfranco – Montebelluna e della Camposampiero – Cittadella – Bassano, il cui costo ammonta a 30 milioni di euro, Rfi ora è impegnata a quantificare i costi anche dei due nuovi interventi, ritenuti sino a ieri solo possibili e che oggi possiamo considerare certi”.

L’elettrificazione del tratto ferroviario bellunese permetterà non solo di migliorare la qualità dei servizi e di garantire più sicuri tempi di percorrenza, “ma consentirà – spiega De Berti – di non avere più una rottura di carico a Montebelluna e quindi di poter finalmente realizzare servizi di collegamento diretto tre Belluno e Venezia e Belluno e Padova”. Per quanto concerne, infine, la Vicenza – Schio, l’assessore sottolinea che è già attivo un tavolo tecnico con i Comuni del territorio interessato per analizzare le problematiche della linea.

“L’obiettivo – conclude De Berti – è avere ogni 30 minuti un treno che percorra 30 chilometri in 30 minuti e per raggiungerlo è necessario superare la principale criticità rappresentata da ben 22 passaggi a livello. Quando l’elettrificazione verrà realizzata si potrà contare su un collegamento ferroviario efficiente e sarà possibile attuare compiutamente l’integrazione ferro – gomma, favorendo in tal modo la ridistribuzione nel territorio delle risorse che vengono impegnate per finanziare il servizio di bus che oggi si sovrappone su questa tratta a quello dei treni”.

Oggi Treviso – 28.09.2016

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27 mln per elettrificazione Venosta

27 settembre 2016

Ok giunta provinciale a mutuo con Bei

Procedono i preliminari per l’attuazione del progetto di elettrificazione della linea ferroviaria della Val Venosta. Come ha annunciato l’assessore altoatesino Florian Mussner, la giunta provinciale ha infatti autorizzato la stipula di un mutuo di 27 milioni di euro con la Banca europea degli investimenti destinato alla realizzazione dell’opera. La giunta provinciale, inoltre, ha approvato i costi standard per il 2017 per i servizi ferroviari della Sad e dei servizi pubblici di linea urbani ed extraurbani.

Ansa – 27.09.2016

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Interporto Verona Quadrante Europa: investimenti strategici per 10 anni

26 settembre 2016

L’Interporto Verona Quadrante Europa è entrato in una fase di ulteriore decisivo sviluppo, grazie a un progetto di potenziamento elaborato da Consorzio Zai e da Rfi, Rete ferroviaria italiana, che con un programma di interventi sviluppato in due fasi disegna un profilo strategico del Paese. Nel 2015 il Quadrante ha lavorato 15mila treni merci e, stando ai risultati dei primi sei mesi, nel 2016 supererà questo record storico. A dare ancor più vitalità a questo progetto, presentato ufficialmente a giugno, il riconoscimento da parte dell’Art, l’Authority di Regolazione dei Trasporti, della Quadrante Servizi come gestore unico delle manovre ferroviarie dell’lnterporto Quadrante Europa, scalo compreso. Per la società, che già era gestore di tutti i servizi amministrativi, tecnici e informatici dell’lnterporto, è stato un risultato conquistato sul campo, che gratifica l’intenso lavoro svolto negli anni nell’identificare un modello organizzativo dell’attività di manovra ferroviaria di ultimo miglio elemento determinante nel far emergere il Quadrante Europa di Verona come distretto leader in Italia ed Europa nel traffico ferroviario merci. Il progetto di potenziamento intende realizzare entro i prossimi dieci anni una infrastrutture di scambio modale (ferro/ gomma) in grado di rispondere in maniera funzionale ai flussi di traffico intermodali (treni lunghi fino a 750 metri, standard europeo) fra Italia e Nord Europa e nell’area della Valle Padana. Con questi interventi il Quadrante diventerà il più importante distretto europeo a servizio dell’intermodalità ferro/gomma posto lungo il Corridoio Ten-T scandinavo-mediterraneo ed essere anche a servizio del bacino di traffico del Corridoio mediterraneo con la realizzazione della nuova linea alta capacità/velocità Brescia-Verona. Nella prima fase di intervento sono tre le aree di sviluppo per l’Interporto, oltre alle opere per migliorare la viabilità stradale di accesso alle autostrade e tangenziali. Sarà realizzato un nuovo fascio arrivo/partenze che sarà direttamente collegato con la direttrice del Brennero e con la linea per Bologna; un nuovo terminal di carico e scarico con gru a portale e area di stoccaggio, associato al nuovo fascio arrivo/ partenze. Inoltre, sarà spostato il settore automotive in un’area a ridosso della tangenziale o in alternativa nelle vicinanze della linea Verona-Mantova, realizzando così un polo dedicato di rilevanza internazionale. Prevista, non da ultimo, la connessione del Quadrante Europa con la direttrice Torino-Venezia-Trieste e lavorazione del traffico conbinato, intermodale-marittimo Alto Tirreno.

Per quanto riguarda la seconda fase di interventi, si prevede il completamento dell’area a Nord di Quadrante Europa. I tre nuovi binari che saranno realizzati potranno essere ampliati creando così un fascio arrivi/partenze di dieci binari e un nuovo terminal dedicato prevalentemente alla gestione dei flussi di traffico con i principali porti del Tirreno e dell’Adriatico. Ovviamente, il corredo dei servizi non dimentica aspetti ausiliari come è l’officina ferroviaria utile e sicuramente necessaria per la manutenzione dei carri e le locomotive. Ma non si dimentica neppure il modello di gestione dell’ultimo miglio, che nel tempo si è calibrato a Verona nel rispetto del quadro regolatorio vigente. Consorzio Zai – il socio che mantiene la maggioranza del capitale di Quadrante Servizi – e Rfi insieme dimostrano come scelte strategiche e finanziamenti correlati riescono a raccogliere obiettivi a servizio del Paese e della sua capacità di competere in Europa e nel mondo.

Il Sole 24 Ore – 26.09.2016

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