Tunnel Brennero, lavori per un miliardo

31 agosto 2016

Per costruzione del lotto Mules-Brennero

Il consiglio di sorveglianza della Bbt Se (Brenner Basis Tunnel) ha autorizzato il consiglio di amministrazione a sottoscrivere il contratto per la costruzione del lotto Mules-Brennero. I lavori, per un importo che ammonta a circa 1 miliardo di euro, verranno svolti dal consorzio Astaldi Spa, Ghella Spa, Oberosler Spa, Cogeis Spa e Pac Spa.

“Sono felice che ci siano continui progressi nella costruzione della galleria di base del Brennero e che si proceda secondo il programma di costruzione”, dice il governatore altoatesino Arno Kompatscher.
L’anno scorso il consiglio di sorveglianza aveva approvato il bando da 1,4 miliardi per il quale hanno presentato un’offerta sei società. “Per il progetto è stato importante che il Tar e il Consiglio di Stato abbiano respinto i ricorsi della Cmc, la società giunta seconda in graduatoria, confermando così la regolarità del procedimento”, dice Kompatscher.

Ora possono procedere i lavori per il cunicolo pilota e le due canne principali tra Mules e il Brennero.

Ansa – 31.08.2016

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Casello di San Donà di Piave superstar con + 12,84% di uscite in un anno

27 agosto 2016

Ancora 5 chilometri di coda in ingresso a Trieste Lisert e 13 fra Redipuglia a nodo di Palmanova. Salita durante la giornata  a 21 chilometri la coda sulla A23, chiuso il casello di Udine sud verso Venezia. Molto elevati i flussi in transito su tutta la A4. Le previsioni per domenica.

Lunghe code e rallentamenti, come previsto, stanno caratterizzando la giornata di oggi sulla rete autostradale del Nordest, gestita da Autovie Venete. È la A23 l’autostrada più «sotto pressione» dalla mattinata di sabato, in particolare nel tratto Udine Nord-nodo di Palmanova, dove si registra una coda che alle 11.00 ha raggiunto i 19 chilometri. Con il passare delle ore, dopo pranzo, la coda ha raggiunto i 21 chilometri.  L’intenso flusso di veicoli che già da ieri aveva caratterizzato il traffico in autostrada, è aumentato costantemente trasformandosi prima in rallentamenti e poi in code. Poco prima delle 10.00 del mattino Autovie Venete ha deciso di chiudere l’entrata di Udine Sud in direzione Venezia. Sul piazzale del casello, il personale in servizio dirotta gli automobilisti entrati in autostrada nonostante il messaggio esposto sul pannello che indica la chiusura, lungo i percorsi alternativi predisposti. Molto elevati i flussi in transito su tutta la A4, code in entrata a Latisana, code a tratti fra Villesse e San Giorgio di Nogaro, mentre qualche rallentamento si registra, in entrata, ai caselli di San Donà di Piave e San Stino di Livenza.

Super lavoro a San Donà. Centocinquantanove telecamere distribuite lungo la rete autostradale per monitorare il traffico, i caselli, le aree di servizio, gli svincoli, un centinaio di persone impegnate in una giornata di controesodo come quella di sabato 27 agosto, 77 pannelli a messaggio variabile per consentire di informare gli utenti sulle condizioni della viabilità prima che entrino in autostrada e durante il viaggio con aggiornamenti costanti, a cui si affiancano le postazioni mobili e 20 mezzi dotati di pannelli luminosi che si spostano a seconda delle necessità lungo la rete. A questo, si aggiungono le frecce per i percorsi alternativi che reindirizzano i veicoli – in caso di chiusura del casello autostradale – verso le strade statali o regionali. E’ un’organizzazione accurata quella messa in campo da Autovie Venete per fronteggiare le giornate di traffico estivo che restano comunque difficili. Di fronte a flussi di traffico così forti come quelli registrati durante i week end estivi, non c’è intervento che tenga. Le auto sono troppo numerose rispetto alla capacità dell’autostrada e le code, quindi, inevitabili.

Superlavoro per i caselli “balneari”, con San Donà di Piave da record: + 12,84 di uscite in più rispetto allo scorso anno registrate alle 16 di sabato, seguito da San Stino, con un onorevole + 5,68%. Anche Latisana, in Friuli Venezia Giulia segnala un buon incremento con 5,88% di uscite in più rispetto al 2015. Per quanto riguarda la viabilità, alle 17.30 di oggi, sabato 27 agosto, dopo una mattinata in cui la coda in A23, da Udine Nord in direzione Palmanova in prossimità del nodo di interconnessione con la A4 aveva raggiunto i 21 chilometri, la situazione registra ancora 1 chilometro di coda in A23, 5 chilometri di coda – in entrata – alla barriera di Trieste Lisert e 13 chilometri di coda da Redipuglia al nodo di interconnessione di Palmanova. Rallentamenti dal nodo di Palmanova a Latisana in direzione Venezia. I dati sulle uscite ai caselli, registrati alle ore 16. 00 segnalano, rispetto allo scorso anno un incremento del 12,84% a San Donà di Piave, del 5,68% a San Stino e del 5,88% a Latisana. Alla barriera di Trieste Lisert + 4,40 in entrata e – 2,25 in uscita. Nel complesso, le uscite di questo sabato 2016 sono state superiori del 4,74% rispetto al 2015 mentre le entrate sono cresciute del 2,55%.

Previsioni per domenica. Per domenica 28 agosto si prevede traffico intenso sulla a4 – in entrambe le direzioni di marcia –  per tutto l’arco della giornata. Rallentamenti e code interesseranno gli svincoli in direzione delle località di mare. Probabili code o rallentamenti in entrata, anche alla barriera di Trieste Lisert. Sulla A57 Tangenziale di Mestre (durante le ore del mattino, in direzione Trieste) e sull’autostrada A23 Palmanova Tarvisio (per tutta il giorno e in entrambe le direzioni di marcia) il traffico sarà sostenuto. I mezzi pesanti non potranno circolare dalle 7 alle 22.

La Nuova di Venezia – 27.08.2016

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Terza corsia, cantieri oltre il 2021

25 agosto 2016

Venezia-Trieste, il cronoprogramma: tempi lunghi per i 25 chilometri fra Portogruaro e San Donà

di Giovanni Monforte

Entro il 2021 o il 2022 sarà attivata la terza corsia sull’intero tratto di A4 tra Portogruaro e Palmanova, compreso il segmento in territorio veneto tra Portogruaro e Alvisopoli, per cui la gara d’appalto sarà bandita tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2017. Ma per il tratto di 25 chilometri tra San Donà e Portogruaro bisognerà attendere. E ancora a lungo. Al momento non ci sono date certe, ma per la sua realizzazione si andrà oltre il 2021. A fare chiarezza sul cronoprogramma è una lettera che il commissario delegato per l’A4, Debora Serracchiani, ha inviato al sindaco di Portogruaro, Maria Teresa Senatore.

Era stata quest’ultima, insieme ad altri politici locali, a chiedere notizie sulle tempistiche per il tratto portogruarese, dopo averne scoperto l’assenza tra gli investimenti prioritari inseriti nel nuovo Piano finanziario della terza corsia, in corso di approvazione al Cipe. Nella missiva Serracchiani ripercorre l’intero iter del progetto, fin dal piano iniziale del 2009, che prevedeva la suddivisione in quattro lotti: il primo da Quarto d’Altino a San Donà (oggi già funzionante), il secondo tra San Donà e Alvisopoli, il terzo tra Alvisopoli e Gonars e il quarto tra Gonars e Villesse. In tutto 100 chilometri di opere, più un’altra serie di lavori, per un importo di 2 miliardi e 145 milioni di euro, coperti solo in parte da risorse di Autovie. Il grosso si sarebbe dovuto ricavare sul mercato in base al precedente Piano finanziario che prevedeva incrementi tariffari annuali di circa il 13% negli anni 2011-2017, nonché un maxi indennizzo a fine concessione. Un piano ambizioso, ma, rileva Serracchiani, rivelatosi «tecnicamente non realizzabile, socialmente insostenibile (aumenti tariffari non sopportabili)» e soprattutto non appetibile per le banche. Ecco perché, dopo il suo insediamento nel 2013 come commissario, Serracchiani ha dovuto chiedere ad Autovie di rimettere mano alla programmazione.

Così il nuovo piano ha individuato come prioritaria la costruzione della terza corsia sul segmento tra Portogruaro e Palmanova, l’unica tratta a non avere percorsi autostradali alternativi in caso di incidente. Questo segmento corrisponde al terzo lotto Alvisopoli-Gonars e al primo stralcio (Portogruaro-Alvisopoli) dei tre in cui adesso è stato ripartito il secondo lotto. Nella lettera Serracchiani ricorda gli sforzi compiuti per aggiornare il Piano finanziario (che ora prevede aumenti tariffari pari massimo all’1,5%), reperire contributi pubblici e rinegoziare il prestito con la Cassa Depositi e Prestiti.

Il commissario riconferma l’intenzione di inserire nel tratto prioritario il segmento da Alvisopoli a Portogruaro, per la cui progettazione esecutiva verrà bandita la gara d’appalto tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2017, non appena si avrà la certezza di ulteriori finanziamenti possibili a seguito dell’imminente approvazione del Piano finanziario. Infine, i tempi. «Possiamo avere una ragionevole certezza di poter, a scalare entro il 2021-2022, riuscire a realizzare la tratta Portogruaro-Palmanova, comprese le canalizzazioni oltre Portogruaro con i relativi espropri», conclude Serracchiani, «il completamento dell’intera opera avverrà certamente dopo tale data».

Il sindaco di Portogruaro, Maria Teresa Senatore, si dice pronta a collaborare. «Com’è nelle corde di qualsiasi buon amministratore, si valuteranno le esigenze di sicurezza», commenta Senatore, «sono certa che il commissario Serracchiani terrà conto dell’importanza di mettere in sicurezza l’autostrada. Ci saranno un confronto e degli altri incontri. Scriverò ancora al commissario nello spirito collaborativo che ci contraddistingue. È compito di un buon amministratore trovare la soluzione più corretta per i cittadini».

Il Mattino di Padova – 25.08.2016

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Venezia. Delrio al Cipe: «Avanti con l’off-shore»

24 agosto 2016

Il ministro scrive al Comitato per chiedere l’approvazione del progetto preliminare e l’autorizzazione ad avviare i lavori

di Alberto Vitucci

Il progetto del porto off-shore fa un passo avanti. Forse decisivo. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha infatti scritto al Cipe chiedendo l’approvazione del progetto preliminare Voops (Venice off-shore on-shore port system) e l’autorizzazione ad avviare i lavori del primo lotto (fase 1) e la progettazione definitiva. Un atto che il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa aspettava da mesi. «Ringrazio il ministro per aver tenuto fede a quanto aveva promesso», commenta Costa, prossimo alla scadenza da presidente, «questo ci consente finalmente di andare avanti con la ricerca dei finanziamenti privati». Soldi che dovrebbero arrivare dalla Cina, per coprire la parte privata dell’investimento di circa 2 miliardi di euro, in parte finanziato dallo Stato con 948 milioni per le difese a mare e il porto petroli.

La lettera, partita dalla direzione generale del ministero delle Infrastrutture, è datata 8 agosto. Il ministero propone al suo comitato che distribuisce i finanziamenti per le opere pubbliche «l’approvazione in linea tecnica del progetto preliminare “Hub portuale di Venezia, piattaforma d’Altura al Porto di Venezia e Terminal container Montesyndial” con le prescrizioni e le raccomandazioni delle amministrazioni competenti, degli enti gestori delle interferenze e del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, anche ai fini della attestazione della compatibilità ambientale, della localizzazione urbanistica e della apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e l’autorizzazione all’avvio dei lavori della Fase 1 (primo lotto) e della progettazione definitiva fase 1 (lotto 2)».

Adesso toccherà al Cipe mandare avanti la pratica. Ma sembra alquanto improbabile che il comitato interministeriale possa ignorare l’invito del suo ministero a procedere.

Un atto che arriva dopo qualche mese di silenzio. Opinioni contrastanti anche all’interno del centrosinistra sull’opportunità di avviare la grande struttura al largo di Chioggia che dovrebbe ospitare le navi portacontainer transoceaniche di ultima generazione. «Ma è l’unica occasione per rilanciare la portualità italiana», ripete Costa, «opera in qualche modo risarcitoria del porto veneziano che altrimenti si troverebbe penalizzato con le opere del Mose». Per questo, proprio quando Costa era sindaco nei primi anni Duemila, si era progettata su richiesta del Comune la conca di navigazione a Malamocco. Centinaia di milioni di euro di spesa, ma la struttura si è rivelata presto inadeguata. Troppo piccola per le navi moderne, già inutilizzabile. «Portando i container al largo si intercetta il traffico del futuro», insiste l’Autorità portuale, «e questo non va a danno di nessuno, né di Trieste né del Tirreno».

Un grande progetto nato anche per mettere in pratica, dopo più di 40 anni, i dettami della Legge Speciale che prescriveva allora di allontanare i traffici petroliferi dalla laguna.

L’off-shore al largo consentirebbe di tenere fuori dalla laguna le petroliere e anche le grandi portacontainer. Le merci sarebbero caricate e trasportate a Marghera, nella nuova area logistica ricavata nell’ex Montesyndial. «Daremo lavoro a 1600 persone», promette Costa. Chi pagherà i costi della nuova grande opera? 948 milioni sarebbero a carico dello Stato, un miliardo e trecento milioni dei privati. Compagnie di armatori cinesi che Costa sostiene di avere già disponibili. Qualche mese fa li ha presentati al sindaco Luigi Brugnaro, in luglio a un convegno sulle Vie della Seta organizzato dalla fondazione di Romano

Prodi e Enrico Letta. Un progetto su cui Costa punta molto. Che adesso ha fatto un importante passo avanti. Già nella prossima seduta il Cipe potrebbe esprimersi come richiesto dal ministro sul progetto Voops e sbloccare autorizzazioni e finanziamenti.

La Nuova di Venezia – 24.08.2016

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«Grandi navi, confronto tra i progetti alternativi»

21 agosto 2016

La commissione Ambiente del Senato: valutazione comparata tra le ipotesi Tresse Nuovo, terminal del Lido, stazione di Marghera e avamporto galleggiante

di Alberto Vitucci

«Una valutazione comparata e partecipata di tutte le soluzioni progettuali alternative per le grandi navi fin qui formalizzate». È l’invito contenuto nel documento finale approvato dalla commissione Ambiente del Senato al termine dell’audizione con i firmatari del progetto di avamporto galleggiante al Lido.
Un’ora di domande e risposte davanti al presidente della commissione di Palazzo Madama, Francesco Maria Marinello, con i progettisti Stefano Boato, Vincenzo Di Tella e Carlo Giacomini che hanno risposto alle domande dei senatori.
La novità è che per la prima volta è emersa, condivisa alla fine da tutti i commissari, la necessità di mettere sul tavolo le soluzioni alternative e di confrontarle «conmodalità obiettive ed equanimi». Come peraltro prevedeva un mai applicato ordine del giorno del Senato approvato praticamente all’unanimità nel febbraio di due anni fa su proposte del senatore veneziano Felice Casson. «Abbiamo chiesto al ministero delle Infrastrutture di fare un bando di gara che precisi le condizioni funzionali e lemodalità tecniche dei progetti», ha detto in aula Boato, «ma non è mai stato fatto».
Gianpiero Della Zuanna ha chiesto se il progetto di avamporto galleggiante, che prevede di spostare la stazione Marittima al Lido, davanti all’isola artificiale delMose, sia «sicuro».
«Gli studi sono stati effettuati dalla società internazionale Principia», hanno riposto i progettisti. Costo dell’opera, 120 milioni di euro. E i rifornimenti delle merci e dei passeggeri arriveranno con imbarcazioni a basso impatto di onde e inquinamento attraverso il canale dell’Orfano, dietro la Giudecca.
Incalzanti le domande dei senatori Paolo Arrigoni, Laura Puppato, Paola De Din.
«Siamo soddisfatti», commentano Boato, Di Tella e Giacomini, che hanno ricordato ai senatori come esistano anche le normative che prevedono il confronto prima di qualunque decisione. In particolare il Codice degli appalti. Il 18 aprile scorso, con il decreto legislativo numero 50, è stato introdotto nell’ordinamento dei Lavori pubblici lo strumento del dibattito pubblico. Una svolta rispetto alle decisioni sulle grandi opere del passato, calate dall’alto e poi spesso rivelatesi sbagliate.
Per le alternative alle navi si discute di alcuni progetti. Il canale Tresse Nuovo, per far arrivare le navi in Marittima passando dal Lido, sostenuto dall’Autorità portuale e dal sindaco Brugnaro, Il terminal al Lido di De Piccoli-Duferco, la nuova stazione passeggeri a Marghera. E l’avamporto galleggiante, presentato adesso al Senato. Ipotesi che i proponenti hanno chiesto e ottenuto siano confrontate prima di ogni decisione.

La Nuova di Venezia – 21.08.2016

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Pedemontana ferma: ecco lo stato dei lavori

Cantieri chiusi per ferie ma a rischio anche di stop. La lettera del commissario alla Corte di conti indica la situazione di ogni lotto della superstrada

di Piero Erle

Il cantiere della superstrada Pedemontana veneta è fermo. Niente di eccezionale: è per le ferie estive che i lavori si sono fermati in questi giorni. Ma come noto sull’opera da 2,25 miliardi di euro resta pendente la spada di un blocco sine die perché al momento non c’è il necessario finanziamento privato da 1,5 miliardi. Lo stesso consorzio Sis l’ha scritto al commissario di governo Silvano Vernizzi a fine giugno, facendo scoppiare il caso. Per emettere il bond da 1,5 miliardi, e trovarne i compratori, la banca JpMorgan infatti chiede un “timbro di garanzia” di Cassa depositi e prestiti: se venisse negato «sarebbe letto dai mercati nazionali e internazionali quale una bocciatura del progetto». E senza i soldi scatterebbe «la necessità di interrompere immediatamente la costruzione».
LA QUESTIONE SOLDI. La Cdp, per dire sì, non è convinta dei flussi di traffico e come noto chiede una modifica del contratto con il consorzio Sis. E Vernizzi ha annunciato al Corriere Veneto che domani avrà «un incontro con il concessionario. Ha elaborato un nuovo piano finanziario, basato sulla riduzione delle tariffe e dunque sull’ aumento del traffico». Secondo le indiscrezioni, come noto, la Sis sarebbe disposta a portare da 500 a 550 milioni i fondi che metterebbe di tasca propria, e chiederebbe però alla Regione di rinunciare alle esenzioni per i residenti delle aree dove passa l’opera. Intanto il punto sulle cifre l’ha fatto lo stesso Vernizzi nella lettera inviata in risposta ai quesiti della Corte dei conti. Lo “stato di avanzamento formalizzato” dice che sono stati finora pagati 445 milioni, di cui 347 per lavori e 98 per somme a disposizione. Dei soldi pagati, circa 400 milioni sono venuti dalle casse pubbliche (su 614 milioni totali concessi), anche se è vero che il privato ha sostenuto di fronte alla Corte dei conti di aver già tirato fuori oltre 300 milioni di euro anche per allestire il cantiere, attivare le fidejussioni e altro.
I CANTIERI. Ma se i soldi utilizzati finora sono 450 milioni – su 2,25 miliardi di costo complessivo – è la cifra che dà lo spunto di un attacco duro del “Coordinamento veneto Pedemontana alternativa”, da sempre contrario all’ opera, che sostiene: «La percentuale di avanzamento degli investimenti ad agosto 2016 è pari a meno del 20% rispetto ai costi complessivi del progetto», e quindi l’opera non sarebbe al 30% di realizzazione come sostenuto più volte da Vernizzi e i suoi. A che punto è allora la Pedemontana?
Sempre nella risposta alla Corte dei conti, in realtà, Vernizzi fa il punto su ogni singolo lotto. E si vede chiaro come il tracciato vicentino sia tutto un cantiere mentre quello trevigiano è ancora gli inizi o quasi.
DA ALTE A BASSANO-ROSÀ. Sono solo all’inizio i lavori nell’area di accesso da Brendola verso Alte, mentre è al 24% il lotto che va da Alte al futuro casello “Valle dell’Agno” (Castelgomberto-Cornedo) nonostante che solo un mese fa sia stato dato il via libera alla variante per evitare la trincea nell’area della Poscola: il clou dei lavori è stato la galleria di S. Urbano, oltre a gallerie artificiali “Roggia Molin” e “strada 246”, e il cavalcavia in contrada Sandri. Per il lotto dalla valle dell’Agno all’ incrocio con la A31 Valdastico, a Villaverla, c’è il buco nero della galleria di Malo (6,5 chilometri), col cantiere in parte sequestrato per il tragico incidente che ha causato la morte di un operaio: si è quindi solo al 14%, anche se sono stati eseguiti tra l’ altro gli svincoli a Malo e con l’ A31, ben 5 gallerie artificiali, un cavalcavia e un ponte. Da notare che si mira ad aprire la Pedemontana al 2018 ma senza la galleria di Malo, per la quale i tempi sono ben più lunghi. Il lotto da Thiene a Breganze, sei chilometri, è quello che come noto potrebbe anche già aprire a fine anno: è al 76% dei lavori, compreso il ponte sull’Astico. Il lotto da Breganze a Marostica è invece solo al 22% con gallerie artificiali (una è a Marostica), ponti, viadotti e svincoli. Il lotto da Marostica a Bassano-Rosà è più avanti: 37% dei lavori, con il viadotto sul Brenta già fatto e poi lo svincolo di Bassano, tre ponti e altre opere fatte.
VERSO TREVISO. Anche il lotto da Rosà a Mussolente è in piena attività: è al 29% dei lavori con le gallerie di Cassola e Loria, i monoliti sotto la ferrovia e gli svincoli. Più a est, si è al 13% per il lotto da Mussolente a San Zenone degli Ezzelini (ponte sul Giaron), al 21% per il tratto fino Trevignano (cinque gallerie artificiali più lo svincolo di Altivole). Ma poi e si è praticamente all’ inizio per i restanti lotti fino a Spresiano.

Il Giornale di Vicenza – 21.08.2016

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Cantieri aperti per rianimare il Pil Il governo ricomincia da dieci opere

15 agosto 2016

Progetti pubblici per quattro miliardi entro l’anno. Stop ai piccoli interventi

di Nicoletta Magnoni

I cantieri aperti sono un sintomo di buona salute economica di un Paese. Ma la fotografia delle grandi opere in Italia è sbiadita.
Tanto che la crescita zero, certificata dall’Istat per il secondo trimestre, ha smorzato anche il brindisi ai 28 miliardi di fondi per le opere pubbliche, assegnati mercoledì. Eppure, la cifra distribuita dal Cipe, il comitato che presiede alla programmazione economica, è da record. E da questo tesoretto il governo prova a ripartire per avviare, sì, i lavori, ma anche per presentarsi ancora una volta a Bruxelles a chiedere flessibilità nei conti. L’obiettivo è sforare con il deficit nel nome della clausola per gli investimenti e finanziare una manovra espansiva. I soldi sul piatto ci sono, dirà Renzi alla Ue, dateci quindi respiro e non ragionate solo in termini di contabilità e rigore. In attesa che la Commissione europea apra il dossier, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, annuncia un’agenda «poderosa» di progetti da mettere in cantiere, rifinanziare e accelerare in questa seconda parte dell’anno.
UNA SPINTA alla crescita che, però, non sarà immediatamente quantificabile. «La pianificazione – dice – serve a dare continuità alla nostra politica, determinatissima ad accelerare le opere pubbliche». Con una differenza, almeno nelle intenzioni, rispetto all’italica abitudine dei finanziamenti a pioggia: il Fondo di sviluppo e coesione, cioè il portafoglio pubblico che si affianca ai fondi europei, non dovrebbe più essere un bancomat per migliaia di interventi, anche di poco conto o di semplice ripianamento di debiti.
Il passato è ricco di casi di questo genere, circa 22 mila negli anni dal 2007 al 2013. Uno sperpero di denaro e di occasioni. Ecco perché Delrio e governo puntano su poche opere ma buone, significative in termini di spesa e di volano per la crescita da inseguire. Le voci forti sono dieci e vanno dal tunnel ferroviario del Brennero, per dare propulsione al cantiere, al Terzo valico dell’Alta velocità ferroviaria di Genova.  In tutto, lavori per circa quattro miliardi già quest’anno. Ovviamente, Rfi e Anas sono in prima linea per le opere su su binari e strade.
La società della rete ferroviaria ha fatto salire la spesa per investimenti a quattro miliardi quest’anno.

L’ Anas, invece, conta 53 gare per la manutenzione straordinaria, aggiudicate tra aprile e giugno per 300 milioni, e altre cinque in pista per 295 milioni.
C’ È POI il piano per le metropolitane, che non rientra nelle grandi opere, ma che comunque può contare su 1,2 miliardi per finanziare i progetti di Torino, Milano, Napoli, Catania e Palermo. I lavori, però, non sono in corso nei Comuni, che hanno un po’ rovinato i piani del governo: investimenti calati del 5 per cento quest’anno, nonostante i sindaci siano stati liberati dal gioco del Patto di stabilità. E il nuovo codice degli appalti non ha dato l’impulso sperato, almeno per ora, data la difficoltà per adeguare i bandi alle nuove regole. La burocrazia non molla la presa. Ma, secondo il ministro delle Infrastrutture, la musica ora cambierà in fretta per tutti. Delrio fa l’esempio dell’Anas che deve ancora fare i conti con il 70 per cento dei bandi aggiudicati bloccati dal contenzioso.
IN QUESTO clima da «magnifiche sorti e progressive», il governo spiega che questa volta i soldi ci sono e sono veri. Intanto, tutte le risorse legate ai contratti approvati dal Cipe saranno subito disponibili. Una semplificazione che taglia di due anni i tempi di attesa per ottenere i fondi. Inoltre, Delrio annuncia un «patto» – così lo chiama – con il capo del governo Renzi, il ministro dell’ Economia Padoan e il Ragioniere dello Stato Franco: tutti uniti per aprire rapidamente la cassa (anche con eventuali cifre aggiuntive) ai progetti veramente pronti a partire con la spesa.

Il Resto del Carlino – 15.08.2016

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Valdastico, Il Cipe dà il via libera al “corridoio” per la Valsugana

11 agosto 2016

Si può fare il collegamento con il Trentino. Rinviata la definizione di costi e finanziamenti dell’opera

di Claudio Baccarin

Il Comitato interministeriale per la programmazione economica, riunitosi in serata, ha «recepito» l’informativa sul «corridoio d’interconnessione infrastrutturale viaria tra la valle dell’Astico, la Valsugana e la Valle dell’Adige» Il Cipe ha insomma dato il via libera alla prosecuzione dell’iter di progettazione del corridoio di interconnessione viaria fra Valdastico, Valsugana e Valle dell’Adige. Il Cipe ha infatti ritenuto ammissibile il fattore di remunerazione dell’opera, così com’è stato proposto dal ministero delle Infrastrutture, guidato da Graziano Delrio.

Il via libera del Comitato rappresenta un altro significativo passo in avanti verso la realizzazione dell’opera. Il 19 luglio era stata la Provincia di Trento – che pure in passato non aveva nascosto le sue perplessità – a esprimere un parere favorevole, purché fosse esclusa l’opzione autostradale. Il Cipe ha comunque ricordato al ministero che sarà possibile definire, nel dettaglio, il costo dell’opera, soltanto quando sarà stato approvato il progetto definitivo della Valdastico Nord, con il prolungamento verso Trento. Resta ancora da sciogliere, insomma, il nodo delle risorse finanziarie.

Insomma, serviranno altri passaggi burocratici, ma la rotta è significativamente tracciata: prima di sottoporre il progetto al Cipe dovranno essere adottate le decisioni amministrative a livello provinciale, regionale e statale e, soprattutto, si dovrà svolgere la fase di partecipazione a livello territoriale prevista dall’intesa fra il governo, la Provincia di Trento e la Regione Veneto. Commenta soddisfatto l’onorevole Roger De Menech (Pd): «Il dato politico è che il corridoio fra Veneto e Trentino si farà e diventerà un’opera strategica per la connessione dei porti adriatici con il Nord Europa». Sulla questione, nelle scorse settimane, il senatore Antonio De Poli (Udc) aveva presentato un’interrogazione al ministro Delrio. «Il Cipe – ha risposto Delrio – ha provveduto all’analisi e alla valutazione dei costi e dei benefici dell’opera e ha accertato la necessità d’individuare un corridoio stradale per il completamento della Valdastico Nord, una soluzione che ha trovato il consenso sia da parte della Provincia di Trento che della Regione Veneto». Già nel maggio scorso Delrio aveva dichiarato che sulla Valdastico Nord era stato trovato l’accordo.

La Tribuna di Treviso – 11.08.2016

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Terza corsia dell’A4, Roma sblocca il piano: pedaggi “congelati”

Il Cipe approva le nuove direttive strategiche e finanziarie. Serracchiani: grande notizia, premiato un lavoro intenso

Buone notizie per la terza corsia dell’A4 e per gli automobilisti che la percorrono. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha dato l’ok al piano finanziario di Autovie Venete, piano che ovviamente comprende il maxi investimento per allargare l’autostrada. Una decisione attesa che è finalmente arrivata.

Per gli utenti invece, congelato ogni aumento di tariffe almeno per tutto il 2016, visto che il buon andamento del traffico (più 4,5% nei primi sette mesi e trend positivo anche ad agosto) ha fatto comunque lievitare gli incassi della concessionaria. Per il possibile ritocco massimo dell’1,5% ai ticket se ne riparlerà nel 2017, ma comunque anche questo aumento non è automatico.

Soddisfazione della presidente del Fvg Debora Serracchiani per le buone nuove sul fronte A4. «È una grande notizia che conferma e premia l’intenso lavoro fatto dalla concessionaria e dalla Regione in sinergia con il Governo», ha affermato la presidente nonché commissario per l’emergenza della mobilità sull’autostrada A4 Venezia-Trieste Serracchiani, dopo l’approvazione, avvenuta ieri in serata da parte del Comitato interministeriale per la programmazione ecomica (Cipe), del nuovo piano economico e finanziario di Autovie Venete su cui si baseranno tutti i futuri investimenti e quelli in corso di realizzazione.

Per Serracchiani «aver scongiurato aumenti annui dei pedaggi pari al 13 per cento, che avrebbero portato a un raddoppio degli stessi dal 2011 al 2017, e aver contribuito a cambiare condizioni tecnicamente difficili da realizzare e socialmente insostenibili, è un punto che va evidenziato. Dovendo risolvere contemporaneamente il problema di gare aggiudicate senza la copertura economica e garantire la continuità dei cantieri, siamo riusciti a trovare un equilibrio finanziario che porta a concorrere lo Stato in maniera determinante e non scarica sugli utenti dell’autostrada la gran parte dei costi».

Da metà 2013 a oggi, sono stati reperiti contributi dello Stato pari a 160 milioni, è stato aumentato il prestito con la Cassa depositi e prestiti di 150 milioni di euro e dilazionata la scadenza al 2020 (rispetto a marzo 2014 del precedente) ed è stato firmato il contratto per il terzo lotto (Portogruaro-Gonars) con piena copertura economica e risoluzione di diverse questioni tecniche che erano ancora pendenti. «Un piano economico finanziario che razionalizza, riorganizza e sposta i costi dall’aumento dei pedaggi alla contribuzione pubblica – ha concluso Serracchiani – ha una valenza fondamentale per i cittadini della nostra Regione e mette al sicuro la realizzazione di un’opera strategica e fondamentale».

Con il nuovo Pef, i pedaggi saranno legati quindi al solo andamento dell’inflazione in linea con le scelte nazionali del Mit che da un anno a questa parte sta privilegiato la via dei mancati aumenti o delle riduzioni ove possibile. I primi cantieri del terzo lotto, come annunciato all’atto della firma del contratto tra la Regione e l’impresa costruttrice, partiranno già da settembre, dopo la fine del contro esodo estivo.

Messaggero Veneto – 11.08.2016

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Porti: Trieste, I sem 2016, traffici commerciali +4,71%

7 agosto 2016

Impennata traffico ferroviario +17,64%. In crescita Teu + 2,84%

Traffici commerciali in crescita nel primo semestre 2016 nel porto di Trieste. La movimentazione complessiva segna un incremento del 4,71% rispetto allo stesso periodo del 2015, con 29,4 mln di tonnellate di merce lavorata.
Una crescita ripartita su tutti i comparti: rinfuse liquide (+4,14%), rinfuse solide (+13,45%), merci varie (+5,16%).
Aumentato anche il movimento containers: 243.326 teu (+2,84%), con il dato determinante dei container pieni che porta a una variazione positiva a doppia cifra (+16,67%). Tiene il settore RO-RO: 152.159 i mezzi movimentati (-0,80%); aumenta il numero delle navi in arrivo e partenza: 1.192 vale a dire 43 in più rispetto al 2015 (+3,74%). Impennata per il traffico ferroviario, che registra un aumento del 17,64%, con 3.334 treni movimentati. Commenta il Commissario Autorità Portuale Zeno D’Agostino: “Puntiamo a diventare il primo porto ferroviario internazionale d’Italia con collegamenti diretti e quotidiani verso tutte le destinazioni del Nord Italia e Centro-Est Europa”.

Ansa – 07.08.2016

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