Sui binari del porto di Trieste il 45% dei treni in più

30 luglio 2016

Inaugurato il varco 4 a servizio del Molo Settimo che permette di liberare spazi usati finora per le manovre. Attesi 11.500 convogli all’anno.

di Giuseppe Palladini

Il porto di Trieste prende il volo sui binari verso le più diverse destinazioni in Europa. L’apertura del quarto varco ferroviario, sul lato Est del Molo Settimo, avvenuta ieri mattina con un treno diretto a Budapest, non solo rende più veloce il collegamento con la rete nazionale dei convogli da e per il terminal container, ma libera notevoli spazi sui binari retrostanti le banchine, finora utilizzati per le manovre. Il risultato è che la capacità ferroviaria dello scalo aumenta del 45%, con una potenzialità che passa da 7.500 a 11.500 treni all’anno. Un dato, questo, che apre importanti prospettive per nuovi traffici, posto che a fine 2016 i convogli transitati per il porto avranno raggiunto quota 7.000. Nuovi spazi sui binari erano quindi quanto mai necessari.

Il transito del convoglio (18 carri, con 1.200 tonnellate di merci), manovrato dal personale di Adriafer, società che gestisce tutte le attività ferroviarie dello scalo, ha segnato il momento clou di una breve cerimonia che ha visto presenti i numerosi attori coinvolti nell’operazione, in primis Regione, Autorità portuale e Rete ferroviaria italiana.

«Aspettavamo questo intervento da dodici anni – ha rimarcato la presidente della Regione, Debora Serracchiani – anche se sono bastati alcuni mesi di lavoro. Per aumentare la capacità ferroviaria del porto – ha aggiunto – non abbiamo creato nuove infrastrutture ma utilizzato meglio quelle disponibili». Ricordando che l’Authority e le istituzioni «lavorano nella direzione giusta», Serracchiani ha evidenziato che «questo cambio di approccio e di passo permette di cogliere la straordinaria opportunità costituita dalla logistica portuale».

Il nuovo varco, come detto, permette di velocizzare e semplificare le manovre ferroviarie per il Molo settimo. Su questo punto ha insistito il commissario straordinario dell’Authority, Zeno D’Agostino, che tra l’altro ha ricordato l’impegno garantito dalla Guardia di finanza e delle Dogane (il varco permette il transito dal punto franco alla rete ferroviaria nazionale). «Con questo varco – ha spiegato il commissario – non solo rendiamo autonomo il Molo settimo, ma i suoi treni non vanno più a intralciare il transito di quelli al servizio dei moli Quinto e Sesto, che diventano autonomi a loro volta. Liberiamo così – ha rimarcato – una serie di binari oggi occupati dalle manovre e li mettiamo a disposizione di nuovi treni, aumentando di conseguenza la capacità ferroviaria del porto di ben il 45%».

L’impegno complessivo dei vari attori per realizzare l’apertura del varco 4 ha richiesto circa cinque mesi, e una spesa attorno ai 600mila euro, come ha precisato Carlo De Giuseppe, direttore territoriale produzione di Rfi. «L’accordo fra le varie parti – ha commentato – ha permesso di abbattere un muro. D’ora in avanti molte più merci potranno arrivare e partire dal Molo settimo, beneficio che si ripercuoterà anche sui moli Quinto e Sesto».

Più che soddisfatto, ovviamente, Fabrizio Zerbini, presidente di Tmt, società che ha in concessione il Molo settimo: «La capacità ferroviaria passa da 120 a oltre 200 treni alla settimana. Grazie a un futuro allungamento del binario che passa per il varco 4 potremo disporre di un secondo binario sul lato Nord del terminal». A settembre, ha annunciato sempre Zerbini, partirà un collegamento ferroviario con la Repubblica Ceca, e quello con Budapest è destinato a divenire quotidiano.

L’apertura del varco 4 è un’ulteriore dimostrazione di quanto l’Authority punti, da tempo, sul vettore ferroviario e sulla logistica per far crescere i traffici. Il collegamento con Budapest, che dal Molo settimo viene raggiunta in una quindicina di ore, lo scorso anno non esisteva. Attualmente sono già quattro i treni diretti ogni settimana verso la capitale ungherese. «E’ un traffico che continua crescere – osserva D’Agostino -. Vogliamo dare al porto la vocazione di essere un gateway anche per l’Est europeo».

Non solo per questa direttrice, ma per tutti i traffici ferroviari dello scalo, l’Authority ha lavorato molto sulla riorganizzazione di Adriafer. E i risultati si sono visti in breve. «A febbraio 2015 – sottolinea il commissario – era una società in liquidazione. Ora, invece, abbiamo chiuso i conti del primo semestre 2016 con un fatturato pari a quello dell’intero 2015. I dipendenti – aggiunge – sono passati da 25 a 52, e gestiscono tutte le manovre ferroviarie del porto e di Fernetti. Stiamo poi dialogando per acquisire altre attività al di fuori dello scalo».

Il Piccolo – 30.07.2016

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Il 5 agosto la firma per l’avvio dei lavori da Portogruaro a Gonars

29 luglio 2016

La firma del contratto per la realizzazione del terzo lotto della terza corsia in A4, da Portogruaro a Gonars, è questione di giorni. Sarà siglato il prossimo 5 agosto e i lavori prenderanno il via subito, per entrare nel vivo a settembre. L’annuncio è arrivato ieri nel bel mezzo della manovra di assestamento dalla presidente, e commissario per l’emergenza in A4, Debora Serracchiani che ha voluto fare il punto sullo stato dei lavori rispondendo alla provocazione del capogruppo di Fi, Riccardo Riccardi. A partire dal piano economico-finanziario, la cui approvazione è ferma al ministero da più di un anno, di cui la presidente si è detta soddisfatta non ultimo per l’importante riduzione «di 500 milioni di euro» che però non ha intaccato le opere «tutte confermate». Il via libera è atteso a stretto giro, «nell’arco di pochi giorni – ha annunciato Serracchiani –, possibilmente prima dell’interruzione feriale». Tasselli a lungo attesi che andranno a segno. Uno dopo l’altro. Se è questione di giorni per il via libera al piano economico-finanziario lo è anche per la partenza dei cantieri. Del terzo lotto ma anche del quarto, «faremo il contratto – ha continuato la presidente – entro la seconda metà di agosto», mentre per la parte residua del secondo, «la progettazione è andata avanti a cura di Autovie – ha concluso ieri Serracchiani – e la gara arriverà entro il 2017».

Boom tir al Brennero, +8,2% in un anno

Nel 2016 previsti oltre 2,1 milioni di transiti

Al Brennero si registra un vero e proprio boom di camion. Nei primi sei mesi – secondo dati Asfing pubblicati dalla Tiroler Tageszeitung – 1,049 milioni di tir sono transitati al casello autostradale di Schönberg, ovvero 79.200 più rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel 2016 con ogni probabilità sarà superata la soglia di 2,1 milioni di tir.
Ad attirare il traffico pensante, secondo il giornale, sarebbe anche il prezzo del gasolio in Tirolo, più basso di 30 centesimi a litro che in Italia. Il risparmio per un pieno ammonta a 360 euro, per questo i camion fanno anche 120 chilometri in più e passano per il Brennero per fare il pieno.
Nel frattempo, Vienna ha annunciato di sostenere Innsbruck nella lotta a Bruxelles per il cosiddetto divieto settoriale per alcuni merci sull’autostrada dell’Inntal.

Ansa – 29.07.2016

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Porti: le 15 autorità di sistema portuale

28 luglio 2016

Secondo la riforma approvata dal Consiglio dei Ministri

Queste le 15 autorità di sistema portuale.

1) Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale: Porti di Genova, Savona e Vado Ligure.

2) Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale: Porti di La Spezia e Marina di Carrara.

3) Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale: Porti di Livorno, Capraia, Piombino, Portoferraio, Rio Marina e Cavo.

4) Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale: Porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta.

5) Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale: Porti di Napoli, Salerno e Castellamare di Stabia.

6) Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale, Jonio e dello Stretto: Porti di Gioia Tauro, Crotone (porto vecchio e nuovo), Corigliano Calabro, Taureana di Palmi, Villa San Giovanni, Messina, Milazzo, Tremestieri, Vibo Valentia e Reggio Calabria.

7) Autorità’ di Sistema Portuale del Mare di Sardegna: Porti di Cagliari, Foxi-Sarroch, Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Oristano, Portoscuso-Portovesme e Santa Teresa di Gallura (solo banchina commerciale).

8) Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale: Porti di Palermo, Termini Imerese, Porto Empedocle e Trapani.

9) Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale: Porti di Augusta e Catania.

10) Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale: Porti di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli.

11) Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio: Porto di Taranto.

12) Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale: Porto di Ancona, Falconara, Pescara, Pesaro, San Benedetto del Tronto (esclusa darsena turistica) e Ortona.

13) Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale: Porto di Ravenna.

14) Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale: Porti di Venezia e Chioggia.

15) Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale: Porto di Trieste.

Ansa – 28.07.2016

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Comune-Save, la “porta” non si apre

27 luglio 2016

Se il Consiglio non ratifica l’accordo siglato all’epoca tra commissario e Save saltano le opere pubbliche

di Elisio Trevisan

Il Terminal T2 a fianco del Marco Polo rischia di diventare un nuovo pezzo di aeroporto dritto dentro ai giardini delle case di Tessera. Dopo che alcuni mesi fa la commissione Via nazionale ha approvato il Masterplan di Save che programma l’espansione dello scalo da qui al 2021, qualsiasi momento è buono perché l’Enac e il ministero dei Trasporti lo approvino definitivamente rendendolo operativo. Se ciò avverrà prima che il Consiglio comunale ratifichi che quei 17 ettari sono una nuova porta di Venezia per i cittadini e i turisti, l’area diventerà demanio aeroportuale e non si potrà più tornare indietro.
Che cosa deve fare il Comune? Deve portare in Consiglio comunale il Protocollo d’intesa che aveva firmato il commissario prefettizio Vittorio Zappalorto con Enac e Save, la società di gestione dell’aeroporto: quel documento stabilisce che il Marco Polo potrà estendere i suoi confini al T2 ma dovrà comunque realizzare un parcheggio per cittadini e turisti che si recano a Venezia, un approdo per i vaporetti Actv e opere di mitigazione ambientale. Se, però, non viene approvato dal Consiglio comunale il Protocollo è carta straccia.
Il prossimo Consiglio comunale, fissato per il 29 luglio, non ha all’ordine del giorno l’argomento, poi ci sarà la pausa estiva di agosto, e in ogni caso gli uffici competenti non hanno ricevuto alcun input per inserirlo nelle prossime riunioni, nemmeno a settembre o comunque in autunno.
E così, anche sperando che pure a Roma rispettino il periodo feriale, da settembre in poi possono far diventare il T2 un nuovo pezzo di aeroporto. A gennaio 2014 l’Enac scrisse al Comune approvando la programmazione urbanistica prevista nel Pat per il Quadrante Tessera e aggiunse poche righe relative al vicino T2, affermando che serve una programmazione che tenga conto dell’interesse pubblico e anche delle necessità dell’aeroporto che vuole utilizzarla come area logistica e per depositi. Se il Comune non farà nulla, quella ipotesi potrebbe avverarsi in toto, e la nuova porta di Venezia verrebbe demolita ancora prima di essere costruita.
Il precedente assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, come capogruppo del Pd in Consiglio comunale ha presentato varie interrogazioni sulla vicenda anche perché era stato lui nel 2013 a predisporre e far approvare il Piano particolareggiato per il T2 e quindi lo conosce bene, ma dopo un anno ancora non ha ricevuto risposta e nemmeno le commissioni competenti hanno accolto l’ invito a discuterne: «Il sindaco deve farlo nell’interesse dei cittadini, e questo non significa che debba penalizzare l’aeroporto, perché è una realtà economica fondamentale per il territorio, significa invece che deve contemperare gli interessi dello scalo con quelli della città».
Quel Piano particolareggiato, tra l’altro, contempla pure servizi aeroportuali, «quindi è già equilibrato e garantisce lo scambio acqua-terra per tutti quei cittadini che vivono nelle isole e a Venezia, o vi lavorano e hanno bisogno di una via di accesso alternativa a piazzale Roma e meno congestionata. Inoltre assicura un’espansione dell’abitato di Tessera con nuove attività commerciali di vicinato».

Il Gazzettino – 27.07.2016

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Porti: la Regione FVG studia una ‘No tax area’ per Trieste

25 luglio 2016

L’potesi entra in una fase di valutazione

La Regione Friuli Venezia Giulia pensa di istituire una “No tax area”, ovvero uno spazio a regime di fiscalità di vantaggio, all’interno del Porto di Trieste. Un incontro in questo senso si è svolto oggi a Trieste, tra l’assessore regionale alle Finanze, Francesco Peroni, e il commissario straordinario dell’Autorità portuale triestina, Zeno D’Agostino.

“La Regione – spiega Peroni – vuole esplorare e approfondire con l’Autorità portuale quali siano le opportunità di una convergenza tra le attuali prerogative doganali, proprie del Porto franco, e un eventuale nuovo regime fiscale di vantaggio, che risulterebbe particolarmente benefico non solo per la zona direttamente interessata, ma per tutto il Sistema Regione, con ricadute positive per l’indotto e per il gettito regionale complessivo”.

L’ipotesi entra dunque in una fase di valutazione, in accordo con il commissario straordinario dell’Autorità portuale. Per D’Agostino, “il collocamento di aree nelle quali i vantaggi fiscali si aggiungerebbero alle peculiarità attuali del Porto di Trieste, ossia il Porto franco internazionale con diversi punti dove si possono svolgere attività industriali, sarebbe il completamento perfetto della nostra voglia di proporci al mercato internazionale”.

La proposta, tuttavia, deve tener conto delle rispettive competenze in capo alla Commissione europea e allo Stato italiano. Alla regione spetta la “regia” delle politiche industriali, ai cui obiettivi sono connesse le discipline fiscali di settore. Può anche agire come attore istituzionale di area vasta, propulsore d’idee presso il Governo nazionale e le istituzioni europee. La proposta di candidare Trieste a sede di una “No tax area” è stata oggetto di una lettera della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al presidente del Consiglio Matteo Renzi, il 30 giugno scorso, subito dopo il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

Ansa – 25.07.2016

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Regione e otto Comuni d’accordo sulla nuova Palmanova-Manzano

23 luglio 2016

La firma delle intese da 89 milioni sul tracciato veloce fra autostrada A4 e Distretto della sedia. Sarà rifatto il ponte sul Torre a Chiopris Viscone. Piste ciclabili da realizzare su quasi tutto il tratto.

di Davide Vicerdomini

Ottantanove milioni di euro per rilanciare il Distretto della sedia, realizzare il nuovo tracciato veloce tra l’autostrada A4 e l’area del Triangolo e rifare il ponte sul Torre a Chiopris Viscone. Con tre accordi separati, siglati ieri mattina nella sede di via Sabbadini, la Regione ha dato il via libera alle infrastrutture che dovranno servire – così nelle intenzioni – allo sviluppo economico di otto Comuni: Aiello, Bagnaria Arsa, Chiopris Viscone, Manzano, Palmanova, San Giovanni al Natisone, San Vito al Torre e Visco.

Il vecchio progetto della Palmanova-Manzano, datato dieci anni fa, è stato messo in soffitta. Al suo posto, grazie a 65 milioni di euro di fondi ministeriali, sorgerà una nuova opera che prevede in larga parte la riqualificazione delle sedi stradali esistenti portate a una larghezza di 9,5 metri «evitando così – ha spiegato l’assessore regionale Mariagrazia Santoro – ulteriore consumo di suolo», la costruzione lungo quasi tutti il tratto di piste ciclabili, per rendere più appetibili e godibili i territori dal punto di vista paesaggistico, il rifacimento del ponte del Torre (22 milioni di euro, conclusione dei lavori prevista nell’estate 2018), che presentava numerose criticità di portata, e il by-pass degli abitati di Nogaredo, San Vito al Torre e Jalmicco «soffocate – per gli amministratori – dal traffico dei tir».«È stato individuato un percorso condiviso con le amministrazioni – ha commentato la presidente della Regione, Debora Serracchiani – che ci ha portati a un’intesa per un tracciato alternativo che cancella la vecchia impostazione, ormai datata, tutelando pure l’ambiente».

Degli 89 milioni di euro complessivi, 24, stanziati dalla Regione, serviranno in larga parte per sviluppare progettualità di territorio sia stradali che di sviluppo industriale e locale nel Distretto della sedia.Proposte (riqualificazioni di strade locali, adeguamento delle fognature, piste ciclabili e progetti pilota in aree industriali) sono già state lanciate dalle amministrazioni di Manzano e di San Giovanni al Natisone e da Confindustria.«Adesso – ha spiegato l’assessore Santoro – bisognerà sedersi attorno a un tavolo e capire fattibilità e priorità».«Le risorse a disposizione – ha commentato il sindaco di Manzano, Mauro Lacumin – renderanno più appetibile il territorio, riqualificando le aree industriali e l’indotto».Soddisfatto anche il sindaco di Palmanova, Francesco Martines, il più forte oppositore del vecchio tracciato che, nel proprio territorio, vedrà anche sorgere una strada che collegherà la sede della Protezione civile e l’ospedale all’ingresso della A4. «È stata fatta una scelta di buon senso – ha rilevato Martines – e si è arrivati a un risultato che tiene conto delle esigenze dei vari Comuni».

Messaggero Veneto – 23.07.2016

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Delrio: «La Pedemontana dev’essere completata». E convoca Cdp e Jp Morgan

22 luglio 2016

Zaia e Vernizzi soddisfatti all’uscita dal vertice con il ministro. Ma Puppato (Pd) e Cappelletti (M5s) attaccano: così paga lo Stato.

di Marco Bonet

L’ indicazione politica è chiara: «I cantieri vanno avanti, la Pedemontana dev’essere completata». Quanto alla soluzione tecnica, quella è un po’ più complicata e se ne riparlerà in un vertice la prossima settimana, probabilmente venerdì, alla presenza dei costruttori e delle banche coinvolte nell’ operazione.
L’ incontro di ieri a Roma tra il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il governatore Luca Zaia ed il commissario della Superstrada Pedemontana Veneta Silvano Vernizzi è durato poco meno di un’ora e chi all’uscita si attendeva poderose relazioni è destinato a rimanere deluso. D’altra parte si sa, i ministri vanno di fretta e se si vuol essere ricevuti a Palazzo si deve andare al sodo. Così è stato, il che significa, nel caso della Pedemontana, che si è chiarito se l’impasse venutasi a creare nella realizzazione della più importante infrastruttura del Veneto (94 chilometri per 2,2 miliardi di euro in project financing) è dovuta ad un improvviso cambio di rotta del governo, il che onestamente sarebbe stato un bel problema, o «soltanto» a questioni tecniche, anche se non esattamente di poco conto.

Ebbene, Delrio, confermando quanto già anticipato nei giorni scorsi dalla capogruppo dem in Regione Alessandra Moretti, ha detto chiaro e tondo: «I cantieri devono proseguire». Con buona pace di chi, anche se pare una follia visto che è già stato steso un terzo dell’asfalto, li vorrebbe fermare.
Detto che il governo non intende mettersi di traverso, ma anzi spinge nella stessa direzione della Regione (i rapporti tra Delrio e Zaia sono ottimi), resta però da sciogliere il nodo che ha portato allo stallo attuale, e cioè la contrapposizione tra Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal ministero delle Finanze, e Jp Morgan, la società finanziaria di New York che deve emettere il project bond da 1,6 miliardi indispensabile per i costruttori del Consorzio Sis (i piemontesi Dogliani più gli spagnoli di Sacyr) per completare la Grande Opera.

Moretti ieri l’ha spiegata così (e la sua ricostruzione trova conferme sia nei corridoi di Palazzo Balbi che in quelli della struttura commissariale): «Nel luglio 2014 Cdp si propose a Sis per finanziare il progetto insieme a Unicredit, Intesa-San Paolo e Banco Santander con un mutuo decennale rinnovabile ma il consorzio rifiutò l’offerta, preferendo accettare quella poi presentata nel febbraio 2015 da Jp Morgan. A giugno dello stesso anno Jp Morgan presentò le analisi sui flussi di traffico, le stesse che oggi vengono contestate da Cdp, che però non pareva così dubbiosa nel 2014, quando tentò di entrare in gioco col pool di banche. Eppure all’epoca le previsioni di traffico, in piena crisi economica, erano perfino peggiori di oggi.
Cosa sta succedendo? – si è chiesta Moretti -. Non vorrei che la Pedemontana finisse stritolata in una guerra tra banche».
E qui si arriva all’ incontro tecnico della settimana prossima: a convocarlo formalmente sarà il commissario Vernizzi, ma i contenuti e gli «invitati», quelli li ha già scelti Delrio. Dovrà esserci la Regione in qualità di concedente, il consorzio Sis, in qualità di concessionario, e ci dovranno essere pure «gli istituti di credito coinvolti nell’iniziativa», il che significa Jp Morgan e Cassa Depositi e Prestiti. Tutti «alla presenza del ministero vigilante» ossia Delrio stesso. In quella sede andrà chiarita la querelle sui flussi di traffico, ritenuti insufficienti da Cdp e dunque inadeguati a ripagare con i pedaggi l’obbligazione miliardaria che sarà emessa da Jp Morgan (la quale a sua volta sostiene di non poter convincere gli investitori internazionali a prendere parte all’ operazione se non ci sarà il placet della Spa pubblica).
Soddisfazione trapela dagli uomini vicini al governatore ed al commissario Vernizzi, così come si dice felice per l’esito del vertice Moretti, secondo cui «a questo punto è certo che l’opera, strategica, si farà». Le polemiche, però, continuano.
Ora anche il Movimento Cinque Stelle chiede d’essere ricevuto da Delrio: «Vogliamo scongiurare la possibilità che, come già accaduto con la Brebemi, anche per la Pedemontana tutti i costi, i rischi e gli oneri finiscano a carico dei soggetti pubblici – dice il senatore Enrico Cappelletti -. Secondo l’infausto schema propugnato dall’inedita coppia Zaia-Moretti, dovrebbe essere ancora lo Stato tramite Cdp a garantire l’enorme esposizione finanziaria dei privati. Ma in tal caso che fine farebbe il rischio d’impresa, alla base di ogni progetto di finanza?». Considerazioni analoghe a quelle della senatrice del Pd Laura Puppato: «A questo punto il governo chieda alla Regione di rivedere il calcolo dei pedaggi, perché i veneti non paghino due volte l’opera, una con i contributi e facendo da garante al debito e un’altra con il pedaggio sine die .

Se sarà lo Stato a garantire i fondi non si capisce perché non si sia verificata la solvibilità dell’impresa promotrice della strada, prima di affidarle oltre 2 miliardi di lavori, e neppure dove stia il rischio di impresa se a pagare c’è solo lo Stato».
Parole che mandano su tutte le furie l’assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti: «Puppato dice sciocchezze, prenda esempio da Delrio e Moretti che con responsabilità comprendono l’importanza di quest’opera. È evidente che la senatrice non sa di cosa parla: i soldi, 1,6 miliardi, ci sono, il concessionario li ha recuperati sul mercato attraverso JP Morgan. Non siamo andati al ministero a chiedere soldi ma solo a combattere la burocrazia».

Corriere del Veneto – 22.07.2016

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Parte il progetto della ciclovia per Firenze

21 luglio 2016

Verona potrebbe essere toccata presto da una delle ciclovie più importanti del Nord Italia. Il tracciato c’è e pure il primi passi legislativi sono stati compiuti.
La giunta regionale veneta, infatti, con due provvedimenti proposti dall’assessore alle Infrastrutture Elisa De Berti e dal collega delegato al Turismo, Federico Caner, ha approvato i protocolli di intesa da sottoscrivere con il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quello ai Beni e delle attività culturali e del Turismo e le regioni territorialmente interessate, per l’avvio della progettazione e la successiva realizzazione delle ciclovie VEnTo e Sole.
La Legge di stabilità per il 2016 ha previsto infatti lo stanziamento di specifiche risorse per interventi finalizzati allo sviluppo della mobilità ciclistica e, specie, per la progettazione e la realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, con priorità per alcuni percorsi tra cui quello da Verona a Firenze (Ciclovia del Sole) e il percorso Torino-Venezia (ciclovia VEnTo).
Le risorse per la predisposizione dei progetti di fattibilità saranno assegnate con decreto ministeriale a valere sui 91 milioni di euro stanziati complessivamente per il triennio 2016-2018. La ciclovia del Sole è una pista che dal Brennero attraversa da Nord a Sud l’Italia per terminare a Palermo.
Il tratto Verona-Firenze, lungo 350 chilometri, collega alcune delle maggiori città storiche e artistiche italiane (Verona, Mantova, Bologna e Firenze) e attraversa zone di grande interesse sia naturalistico che enogastronomico come, ad esempio, il lago di Garda, il fiume Mincio, la Pianura emiliana e gli Appennini. Si colloca all’interno dell’ itinerario Eurovelo 7- ciclovia del Sole da Capo Nord a Malta

Corriere di Verona – 21.07.2016

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Aeroporto Fvg, c’è l’accordo sul personale

20 luglio 2016

Nel pacchetto per il taglio dei costi la riduzione del 25% dell’orario di lavoro. Niente licenziamenti né decurtazioni di stipendi

di Luca Perrino

C’è l’accordo tra azienda e lavoratori per il futuro impiego del personale all’aeroporto regionale di Ronchi dei Legionari. Dopo quello dei giorni scorsi, che aveva portato alla mobilità volontaria di 12 addetti in diversi settori, ieri è stato siglato un nuovo accordo su un secondo pacchetto di interventi:riduzione del 25% dell’orario di lavoro, con una maggiore flessibilità legata all’operatività dei diversi collegamenti. Non ci saranno licenziamenti né riduzione di stipendi visto che l’azienda potrà contare sugli ammortizzatori sociali. Il pacchetto, approvato dall’assemblea dei lavoratori, sarà valido per i prossimi 18 mesi.

Un lavoro difficile, quello avviato dai vertici dell’azienda dopo aver proposto un piano di rilancio dello scalo regionale a valle di un periodo 2011-2015 in cui Ronchi aveva subito un costante calo di fatturato (-21% nel quinquennio) per la riduzione dei passeggeri e la rigidità dei costi fissi: fattori che avevano eroso il flusso di cassa operativo (dai 2,1 milioni del 2011 ai 720 mila euro del 2015) mentre il patrimonio netto si era ridotto nello stesso periodo del 52%. «Si conclude così in tempi relativamente brevi – ha detto ieri il presidente, Antonio Marano – un iter che ha tenuto conto di una situazione molto complicata in cui versa l’azienda che ci consentirà di gettare le basi per un rilancio così come definito dal piano industriale». Grazie all’accordo sono state evitate ulteriori fuoriuscite di lavoratori, la riduzione a una sola giornata di riposo con articolazione dell’orario settimanale su sei giorni, mantenendo gli attuali 5 giorni e le stesse sequenze di turni.

«Abbiamo dimostrato coi fatti – ha commentato la presidente, Debora Serracchiani – che la Regione tiene sia al futuro dei lavoratori sia a quello dell’aeroporto. L’accordo rafforza il nostro impegno per la prosecuzione degli interventi di rilancio dello scalo». Serracchiani ha rivolto un ringraziamento ai dipendenti. E proprio le organizzazioni sindacali presenti all’incontro, tra cui le Rsu, hanno ritenuto importante che la Regione consideri centrale il ruolo dello scalo e mantenga fede agli impegni di crescita previsti dal piano industriale. «Anche per questo sindacato e lavoratori – hanno detto Valentino Lorelli di Filt Cgil e Lilli Bigoni di Fit Cisl – considerano gli accordi sottoscritti e le rassicurazioni della presidente un patto per il risanamento e lo sviluppo della società, come volano per l’economia del territorio, per mantenere e sviluppare gli attuali livelli occupazionali». Possibili alleanze? «Se verranno avanzate proposte serie saranno prese in debita considerazione. A oggi però – così Serracchiani – non c’è al vaglio alcuna ipotesi. L’aeroporto del Fvg continuerà a operare in autonomia, rafforzandosi in un contesto in cui possa oggettivamente aspirare».

Il Piccolo – 20.07.2016

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